Successo meritato per l’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Emmanuel Tjeknavorian in Wagner e Bruckner

0
15

Il valido accostamento tra Richard Wagner e Anton Bruckner nel programma scelto da Emmanuel Tjeknavorian e dall’Orchestra Sinfonica di Milano è stato apprezzato con applausi calorosi dal numeroso pubblico di appassionati che ormai da tempo segue le brillanti qualità di questo giovane direttore.

La scelta del Siegfried-Idyll ad introduzione della serata, nella versione originaria per tredici strumenti, ci ha fatto entrare in una dimensione particolarmente intima, dove i solisti, in dialogo tra loro e ben coordinati dalla direzione di Tjeknavorian, hanno restituito tutta la delicatezza con cui i temi affiorano e si intrecciano. Una chiarezza di dettaglio e una luminosità proprie di una versione “domestica”, dedicata da Wagner alla moglie Cosima, che ci rivelano tutta la poetica del grande compositore tedesco.
È in apparente contrasto la monumentale Sinfonia n. 7 in Mi maggiore di Anton Bruckner, un compositore che, al contrario di Wagner — interamente votato al teatro musicale — ha dedicato alla sinfonia il proprio essere musicista. Bruckner parte da quelle intime armonizzazioni wagneriane per una dilatazione quasi infinita dei temi nella sua tipica grandiosità architettonica. Nel primo movimento, Allegro moderato, si avverte subito quella tipica respirazione bruckneriana: grandi arcate che non procedono per tensione e risoluzione, ma per accumulo e graduale restituzione. Nell’Adagio. Sehr feierlich und sehr langsam, il movimento che insieme al primo è il più importante nella definizione di questo capolavoro, il discorso si fa ancora più radicale, con una dilatazione del tempo esemplare e con i colori inconfondibili di quelle immortali tube wagneriane. Lo Scherzo. Sehr schnell — con la sua ritmica inconfondibile — ci riporta a una dimensione più terrena, mentre il Finale. Bewegt, doch nicht schnell, forse più disarticolato e meno incisivo, conclude un percorso di oltre sessantacinque minuti che rivela la complessiva grandiosità del compositore austriaco.
Ne emerge, nel complesso, non solo la statura di Bruckner, ma anche la qualità della direzione di Emmanuel Tjeknavorian, capace di penetrare i momenti più significativi dello spirito bruckneriano, insieme all’eccellente prova degli strumentisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano, che con precisione e ricchezza timbrica danno piena forma a una partitura tanto monumentale quanto complessa. Una serata di grande valore musicale, accolta con entusiasmo pienamente meritato.