Musica evocativa con I Pomeriggi Musicali diretti da George Pehlivanian

0
50

Il programma musicale ascoltato ieri sera al Teatro Dal Verme sembrava una progressiva immersione in un racconto: tre modi diversi di evocare immagini, atmosfere, quasi visioni sonore, affidati all’Orchestra I Pomeriggi Musicali guidata da George Pehlivanian.

Il breve ed espressivamente pregnante inizio con il brano introduttivo di Luigi Dallapiccola, con la sua Piccola musica notturna, ha creato un’atmosfera scura ma particolarmente evocativa, seppure molto diversa dai brani successivi di fine ’800. Qui eravamo nel 1954, per un brano che utilizza una serie dodecafonica, lavoro commissionato dal grande direttore Hermann Scherchen e ispirato dal poeta sivigliano Antonio Machado. Un’interpretazione riflessiva, ottimamente restituita dalla compagine orchestrale nella sua atmosfera notturna.
La popolarità dei lavori successivi di Edvard Grieg e di Nikolaj Rimskij-Korsakov ha trovato interpretazioni giocate su andature attente più al dettaglio coloristico che a una sintesi discorsiva. Prima la Suite n. 1 da Peer Gynt di Grieg, con il celebre “Il mattino”, che introduce una luminosità controllata che fa un unicum nel carattere con “La morte di Åse”, per il fraseggio sobrio, quasi pudico ed esteticamente profondo. La “Danza di Anitra” resta leggera e un po’ trattenuta, mentre “Nell’antro del re della montagna” sceglie una crescita misurata piuttosto che spettacolare, pur nelle voluminose battute finali.
Dopo l’intervallo, il celebre “racconto” di Rimskij-Korsakov e la sua Shéhérazade op. 35 hanno messo in risalto i colori della compagine orchestrale, di molti solisti e soprattutto quelli del primo violino, l’ottima Fatlinda Thaci, che con il suo timbro caldo, preciso e ricco d’espressione ha spesso ruolo di protagonista nell’evocare il tema introduttivo e finale, oltre che in una breve e intensa cadenza.
Un’interpretazione complessiva, quella di Pehlivanian, forse troppo analitica, che, seppur esaltando le geniali qualità d’orchestrazione del compositore russo e lasciando emergere il lato narrativo della partitura senza forzature, ha messo troppo in risalto gli elementi ripetitivi del lavoro. Una maggiore sintesi discorsiva avrebbe probabilmente giovato alla comunque valida interpretazione. Ottima l’Orchestra in ogni sezione e gli altri solisti, tra cui il primo violoncello Leonardo Notarangelo. Applausi calorosi a tutti i protagonisti. Sabato alle ore 17.00 la replica.