A Londra, in Brook Street, esiste un luogo capace di affascinare chiunque ami la musica senza distinzioni di genere: le abitazioni che furono, a distanza di due secoli, di George Frideric Händel e di Jimi Hendrix.
Al numero 25 visse Händel per ben trentasei anni, mentre al numero 23 abitò, seppur per un periodo molto più breve, Hendrix, tra il 1968 e il 1969, nel pieno della sua fama, insieme alla compagna Kathy Etchingham. Oggi questi spazi, un tempo separati, sono stati resi comunicanti e visitabili attraverso un unico percorso museale che invita a mettere in dialogo due universi musicali solo apparentemente lontani.
Il genio di Händel si colloca nel cuore del periodo barocco, accanto a figure come Johann Sebastian Bach e Domenico Scarlatti. Dal 1723 fino alla morte, avvenuta nel 1759, il compositore lavorò proprio in queste stanze, dando vita a capolavori come Il Messia, Zadok il Sacerdote e Musica per i fuochi d’artificio reali. Gli ambienti, oggi accuratamente conservati, restituiscono un’atmosfera autentica: strumenti come il clavicembalo, la spinetta e un organo da camera ispirato ai modelli di Richard Bridge e Thomas Parker — gli stessi legati alla figura di Charles Jennens, librettista del Messiah — permettono di intuire la dimensione quotidiana della sua attività creativa.
Di tutt’altra natura, ma non meno significativa, è l’esperienza dell’appartamento che ospitò Hendrix. Figura imprescindibile per la storia del rock, il chitarrista statunitense, originario di Seattle, trovò a Londra un centro nevralgico della propria carriera, anche grazie a esibizioni entrate nella leggenda. La casa conserva ancora oggi oggetti personali che contribuiscono a restituire la sua presenza: una collezione di LP, il letto e persino una delle sue rare chitarre elettriche.
Visitare queste due abitazioni significa attraversare epoche e linguaggi diversi, scoprendo come, al di là delle distanze storiche e stilistiche, il filo della creatività musicale sappia unire mondi solo in apparenza inconciliabili.