Nel cartellone della stagione 2025/26 della Società del Quartetto di Milano, il concerto cameristico di ieri sera si è presentato come un attraversamento compatto ma eloquente di oltre un secolo di scrittura per violino e pianoforte, accostando linguaggi lontani, accomunati dalla straordinaria lettura dei protagonisti.
A darne forma è il sodalizio ormai storico tra il violinista greco Leōnidas Kavakos e il pianista riminese Enrico Pace, una collaborazione che negli anni ha affinato un’intesa fondata tanto su un attento ascolto reciproco quanto su una profonda complicità, dando vita a restituzioni musicali di rara perfezione tecnico-espressiva.
L’apertura, affidata a Sonata n. 21 K 304 di Wolfgang Amadeus Mozart nei due movimenti Allegro e Tempo di Minuetto, introduce un tono misurato e ricco di equilibrio, espresso con efficacia nell’attenzione al dettaglio del duo. In netto contrasto sul piano espressivo e coloristico, la Sonata in sol maggiore op. 134 di Dmitrij Šostakovič segna un deciso cambio di prospettiva. La sua forza espressiva, incisiva anche nei frangenti meno sonori — spesso presenti — rivela la capacità dei due interpreti di ampliare il respiro dinamico anche entro limiti di contenuta voluminosità, qualità propria dei grandi musicisti. Si tratta di una sonata in tre ampi movimenti — Andante assai, Allegretto e Largo — che rappresenta una delle più alte espressioni del compositore russo e mette in luce, al contempo, la piena maturità artistica di Kavakos e Pace nella loro perfetta integrazione discorsiva.
Dopo l’intervallo, altri due brani apparentemente contrastanti: il Rondò in si minore D 895 di Franz Schubert e il neoclassico Divertimento di Igor Stravinskij. Il virtuosismo del primo, con le sue tipiche armonizzazioni schubertiane, si è posto in relazione con la raffinata ricerca timbrica del più corposo Divertimento stravinskiano, brano che ritrova un equilibrio di matrice classica, ancora una volta restituito con grande precisione e coerenza interpretativa da Kavakos e Pace. Raffinato il bis concesso: il profondo Dithyrambe dal Duo concertante, ancora di Igor Stravinskij.
Applausi calorosi del numeroso pubblico intervenuto in Sala Verdi per un concerto memorabile per qualità complessiva.