Di particolare rilievo il concerto cameristico di musica moderna e contemporanea ascoltato ieri pomeriggio al Museo del Novecento, nella panoramica Sala Fontana, uno spazio che da molti anni ospita i programmi musicali organizzati da NoMus in collaborazione con la Società del Quartetto.
Il programma, particolarmente diversificato, proponeva brani di Polito, Gentilucci, Colombo Taccani, Giani-Luporini e Boccadoro. Protagonisti del concerto la pianista Ilaria Baldaccini e il sassofonista Michele Bianchini, entrambi specialisti del repertorio contemporaneo.
Il primo brano, Le désaccordé Stockhauslein (2026) di Alessandro Polito, scritto per l’occasione e proposto in prima esecuzione assoluta, si è rivelato un lavoro interessante, giocato su sottili situazioni di riverbero tra le poche note del pianoforte e quelle del sax alto: un dialogo tenue, attraversato da momenti più effervescenti nei registri acuti. Un esito convincente, salutato da applausi per il compositore e gli interpreti.
Di intensa espressività il brano di Armando Gentilucci, Le trame di un labirinto (1986) per sax contralto in mi bemolle, che ha esaltato le qualità dello strumentista e, al tempo stesso, ha ricordato la statura del compositore-musicologo leccese, scomparso nel 1989. Unstable Portrait for A.S. per sax e pianoforte, composto nel 2016 da Giorgio Colombo Taccani, è apparso come un lavoro non semplice, in cui il sassofono di Bianchini emerge per virtuosismo e per una timbrica variegata che sembra trarre spunto anche da certe inflessioni jazzistiche. L’intesa tra i due strumenti è risultata pienamente riuscita. Applausi anche per il compositore, presente in sala.
Da Fogli d’album (1984) di Gaetano Giani-Luporini, Baldaccini ha proposto tre brani particolarmente significativi — Per la morte di una farfalla, Il grillo zoppo e Il valzer delle falene — ai quali ha aggiunto un Omaggio a Sylvano Bussotti per pianoforte solo, composto in occasione di un suo compleanno. Pagine tenui e ricche d’invenzione, che hanno meritato calorosi consensi per la pianista.
L’ultimo lavoro in programma, Flori et herba (1997) di Carlo Boccadoro, si muove tra linguaggi diversi ma accessibili, grazie a una complessiva cantabilità. Le armonie pianistiche ripetute, che evocano tratti del minimalismo, si intrecciano con le note lunghe del sax soprano, dando vita a una scrittura ricca di suggestioni quasi pittoriche. Un brano ampio nelle dimensioni, capace di stabilire un’immediata presa sull’ascolto. Applausi fragorosi anche per il compositore,
presente in sala. Calorosi consensi, infine, per tutti i protagonisti del concerto.