Anne Akiko Meyers diretta da Emmanuel Tjeknavorian in Auditorium

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Il concerto ascoltato ieri pomeriggio in Auditorium con l’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Emmanuel Tjeknavorian si è rivelato di particolare interesse per la scelta dell’impaginato. Tutto novecentesco, con una prima parte statunitense e una seconda sovietica: tra Leonard Bernstein e Samuel Barber dapprima, e poi Dmitrij Šostakovič.

Un contrasto di mondi per due brani importanti composti tra l’inizio della Seconda guerra mondiale, il Concerto per violino op. 14 di Barber, e gli anni che la precedono con la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Šostakovič, forse la sua più celebre. Ad introduzione, quasi a creare un filo di continuità con la musica statunitense, l’Ouverture dall’opera Candide di Leonard Bernstein, brano del 1956 di particolare freschezza compositiva, tipica di molta produzione del compositore americano. Dopo la brillante interpretazione dell’Ouverture — perfetta per la positività direttoriale di Tjeknavorian — è salita sul palcoscenico la violinista statunitense Anne Akiko Meyers per il bellissimo concerto che Samuel Barber scrisse nel 1940 con prima esecuzione nell’anno successivo.
È un concerto di grande efficacia melodica, sospeso tra uno stile tardo romantico europeo e i colori tipici della nuova cultura musicale americana dei primi decenni del secolo scorso. Nei classici tre movimenti — Allegro, Andante, Presto in moto perpetuo — è soprattutto il primo a rivelare la maggiore qualità espressiva, esaltata dalle timbriche incisive, dettagliate e virtuosistiche della Meyers. Il suo è un violino corposo e ricco di colori. Ottima la direzione di Emmanuel Tjeknavorian e la risposta orchestrale della Sinfonica milanese. Applausi calorosi.
Originale il bis solistico offerto dalla violinista con la dolce melodia — molto americana — di Over the Rainbow di Harold Arlen, dove il delicato suono del violino della Meyers ha incantato la sala. Dopo il breve intervallo, l’interpretazione della celebre Quinta di Šostakovič ha dato i suoi frutti con una resa di eccellente qualità. Tjeknavorian e i sinfonici milanesi hanno trovato la giusta mediazione tra le timbriche più sottili, spesso presenti, e l’estroversione più voluminosa, definendo colori delicati e, quando necessario, forti, sempre delineati con una chiarezza espositiva esemplare. Eccellenti tutti e quattro i movimenti — Moderato, Allegretto, Largo e Allegro non troppo — che formano il capolavoro del 1937. Applausi calorosi e meritatissimi.