Anselm Kiefer. Le Alchimiste

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Nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, con unico accesso dallo Scalone dell’Arengario in Piazza Duomo, si può visitare fino al 27 settembre 2026 l’affascinante mostra “Anselm Kiefer. Le Alchimiste”, curata da Gabriella Belli.

Kiefer, classe 1945, è un artista tedesco già molto noto a Milano per la sua opera permanente al Pirelli Hangar Bicocca, ossia l’installazione I Sette Palazzi Celesti (2004), sette torri in cemento armato e piombo, dal significato complesso legato alla religione ebraica, insieme a cinque grandi tele (2009-2013) tra cui Alchemie (2012).

Trasferitosi in Francia nel 1992, Kiefer – che oggi vive e lavora a Parigi e a Croissy- Beaubourg, dove ha un bellissimo, enorme atelier, diventato una sorta di rifugio misticoha utilizzato un’ex fabbrica della seta di 350.000 mq, a Barjac, in Occitania, per farne il suo gigantesco spazio di lavoro nonché suo incredibile museo personale, l’Eschaton Foundation. Il nome scelto (dal greco éschatos, “ultimo”) indica la realtà ultima, la fine, e per Kiefer è un riferimento alla ciclicità della vita, al fatto che creazione e rinascita sorgono dalle rovine e sono legate alla morte e alla distruzione, tema molto caro all’artista.

La Sala delle Cariatidi (di quasi 800 mq di superficie), realizzata tra il 1774 e il 1778 dall’architetto Piermarini, porta ancora visibilmente le tracce del terribile bombardamento del 15 agosto 1943 su Milano, da parte della Royal Air Force britannica, che ne distrusse completamente il magnifico soffitto affrescato da Francesco Hayez nel 1838: è dunque stata scelta come luogo perfetto per le opere di Kiefer, concepite appositamente per questo spazio di grande valore storico-artistico.

Nella mostra sono esposti quarantadue teleri, ossia grandi tele pittoriche analoghe a quelle in uso nel veneziano dagli artisti del XV-XVI secolo per decorare le pareti, in alternativa agli affreschi in quanto più resistenti di questi all’umidità.

Frutto di un progetto del 2023, i soggetti dipinti sono tutte donne, di epoche diverse, legate da un filo comune: gli studi alchemici, verso i quali Kiefer nutre da sempre un profondo interesse, sia perché furono l’humus straordinario per la nascita delle scienze sperimentali, sia perché riassumono in sé metafore e simbolismi legati a miti antichi, alle costellazioni, alla filosofia classica, all’idea di una trasformazione continua, di una metamorfosi cui tutto è sottoposto.

La tecnica usata da Kiefer ha coinvolto diversi materiali: naturali come elementi vegetali essiccati, cotone, argilla, gommalacca, ceneri, metalli come il piombo, o l’oro in foglie, e artificiali come l’acciaio, i sedimenti elettrolitici, i polimeri di sintesi, gli acrilici. È quindi la pittura stessa, “materica”, che diventa linguaggio alchemico, di scoperta, in perfetta sintonia con la ricerca coraggiosa delle alchimiste, che si dedicavano, per esempio, a studi erboristici su estratti vegetali per provare nuovi effetti terapeutici, o su miscugli di varie sostanze per esaminarne le proprietà particolari. E Anselm Kiefer si fa da sè sorprendente Alchimista del XXI secolo.

Le donne raffigurate sono per lo più sconosciute o dimenticate, e la mostra diventa l’occasione per riscoprirle, come eroine del passato, donne sapienti, dal grande potere creativo. Non “streghe” o “maghe”, bensì figure straordinarie ingiustamente lasciate per secoli nell’oblio.

Kleopatra, Cleopatra l’Alchimista, vissuta nel III-IV secolo d.C. ad Alessandria d’Egitto (da non confondere con la regina tolemaica di quattro secoli prima, Cleopatra VII!) era una filosofa greca considerata una protoscienziata: molto importanti furono i suoi lavori sulla trasmutazione dei metalli, sulla distillazione, su nuovi farmaci e su tecniche cosmetiche. Perfezionò l’alambicco e lasciò un prezioso manoscritto in cui compaiono simboli alchemici come l’Uroboro, il serpente che si morde la coda, con la scritta “Tutto è uno”: rappresenta l’infinito, l’eterno ritorno, l’unità, il tempo ciclico di vita-morte-rinascita, che è il tema fondamentale per Kiefer.

Sophie Brahe, danese, vissuta a cavallo del XVI e XVII secolo, era sorella di Tycho, il famoso astronomo che ebbe Keplero come suo assistente a Praga. Tycho era sostenitore del geocentrismo, ma gli accurati e numerosi dati che raccolse, in particolare sull’orbita di Marte, furono poi utilizzati da Keplero nell’elaborazione delle tre leggi, sul moto planetario, che portano il suo nome, a favore della teoria eliocentrica copernicana. Molto talentuosa in matematica e astronomia, Sophie coadiuvò il fratello – che la chiamava “il suo animus invictus” -nelle osservazioni di pianeti ed eclissi, ma si occupò anche di alchimia, di medicina (era seguace di Paracelso), di orticoltura, di studi genealogici.

Caterina Sforza, vissuta nel XV secolo, era figlia illegittima – e poi legittimata – del duca Galeazzo Maria Sforza, e progenitrice della dinastia dei Medici, in quanto madre di Giovanni dalle Bande Nere (Ludovico de’ Medici), padre di Cosimo I. Donna intelligente, colta, coraggiosa, scrisse Experimenti, un testo contenente più di quattrocento ricette di bellezza e salute, formule alchemiche, istruzioni per creare l’”elisir di lunga vita”.

Ed ecco anche “risorgere” dai teleri le figure di Perenelle Flamel, moglie del celebre Nicolas Flamel, entrambi alchimisti vissuti nella Parigi del XIV secolo, e di Marie Meudrac, che pubblicò nel 1666 La Chymie charitable et facile, en faveur des dames; ecco Isabella d’Aragona, Anne Marie Ziegler, Mary Ann Atwood, Lady Margaret Clifford of Cumberland, la misteriosa E.H. e tutte le altre, ritratte tra simboli arcaici, macchie di colore quasi esplosive, sovrapposizioni tridimensionali di materiali.

Dall’alto della Sala, le quaranta Cariatidi danneggiate (in buona parte decapitate), realizzate nel 1774-1776 dallo scultore neoclassico Gaetano Callani, parmense, dominano la scena. Le Cariatidi erano figure femminili dell’arte greca antica, simboli di grazia e forza, usate spesso come colonne o paraste con funzione sia decorativa che strutturale, quali elementi portanti di loggiati; ma le Alchimiste non furono certo sostegni “passivi”o statici della cultura del loro tempo: anzi, contribuirono in modo significativo e operoso al progresso e alla diffusione di idee, scoperte, invenzioni.

Si possono trovare brevi schede biografiche delle Alchimiste di Kiefer nello splendido catalogo della mostra, edito da Marsilio Arte.

Da non perdere assolutamente.

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