Martha Argerich, Charles Dutoit e l’OSI per la Società del Quartetto al Dal Verme

0
25

Un concerto che rimarrà a lungo nella memoria di chi vi ha assistito quello di ieri sera con l’Orchestra della Svizzera Italiana, la pianista Martha Argerich e il direttore Charles Dutoit.

Doveva svolgersi al Conservatorio per l’organizzazione della Società del Quartetto, ma i recenti problemi amministrativi sorti per l’agibilità della Sala Verdi, di cui si è tanto parlato in questi giorni, hanno costretto la storica istituzione concertistica a trasferirsi al Teatro Dal Verme. I posti della Sala Verdi erano esauriti da molto tempo e anche la capiente sala del Dal Verme ha registrato il tutto esaurito.
L’impaginato proposto, classico e assai frequentato, si apriva con Ma mère l’Oye, suite orchestrale di Maurice Ravel composta da cinque brevi quadri ispirati al mondo fiabesco. Una pagina perfetta per le corde del direttore francese Dutoit che, attraverso una direzione accennata nella gestualità, ha evidenziato l’eleganza della scrittura con volumi timbrici sottili ma ben delineati dai bravissimi strumentisti. Dopo il brano introduttivo, applausi calorosissimi hanno accolto quella che è ormai una vera leggenda del pianismo, l’ottantaquattrenne Martha Argerich, giovanile nella presenza, nei modi e incredibilmente nell’accurata interpretazione del Concerto n. 1 in do maggiore per pianoforte e orchestra op. 15 di Beethoven. La discorsività del fraseggio e le timbriche perfettamente delineate da un gesto morbido, con una mano sinistra dall’articolazione pari a quella della destra, coadiuvate dall’ottima direzione del quasi novantenne (lo sarà a ottobre) Dutoit, hanno permesso un’esecuzione brillante e di altissima qualità. Profondo il Largo centrale e scattante, nella precisione ritmica, il Rondò finale. Applausi interminabili e, come bis solistico, il classico Scarlatti dalle note ribattute.
Molteplici gli omaggi floreali per la grande pianista. Dopo il breve intervallo, ottima anche l’esecuzione della Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana” di Mendelssohn, con un Saltarello–Presto finale di mirabile resa. Applausi convinti al direttore e alla splendida Orchestra della Svizzera Italiana.