Il recital di canto che si è tenuto lunedì 9 marzo al Teatro alla Scala ha visto protagonista il soprano lettone Marina Rebeka, affiancata dal Quartetto d’archi del Teatro alla Scala con Francesco Manara e Daniele Pascoletti ai violini, Simonide Braconi alla viola e Massimo Polidori al violoncello.
Il programma ha intrecciato repertorio cameristico e pagine d’opera in una dimensione raccolta e inconsueta, che rappresenta certamente una novità nell’accompagnamento di una voce. Ad aprire la serata è stato il Quartettsatz in do minore D 703 di Schubert, pagina molto nota, eseguita con grande finezza nelle tenui volumetrie che hanno introdotto quella componente timbrica destinata ad accompagnare i brani d’opera successivi.
Il percorso musicale si è poi concentrato su pagine del teatro musicale tra Sette e primo Ottocento — proposte in trascrizioni per voce e quartetto d’archi — di Luigi Cherubini, Jean-Baptiste Lemoyne, Niccolò Piccinni, Christoph Willibald Gluck, Gaspare Spontini e Jean-François Le Sueur, come indicato nel programma ufficiale. A partire da “Vous voyez de vos fils la mère infortunée” dalla Médée di Cherubini, la voce penetrante di Rebeka ha trovato un perfetto equilibrio con i colori del quartetto d’archi, ben orientato a valorizzare la linea vocale. Dopo un altro raro brano, “Il va venir… c’est Phèdre qui l’attend” dalla Phèdre di Jean-Baptiste Lemoyne, interpretato con notevole rilievo drammatico, il quartetto ha proposto l’Andante dal Quartetto K 157 di Mozart, eseguito con consueta precisione formale ed equilibrio. Ancora Cherubini, quindi Piccinni da Didon con “Non, ce n’est plus pour moi”. Il lirismo più disteso dell’Alceste di Gluck, con “Divinités du Styx”, ha rivelato nella Rebeka colori più raccolti e sfumati, sempre di eccellente qualità.
L’Allegro dal Quartetto op. 18 n. 4 di Beethoven ha fatto da intermezzo ai due brani successivi di Spontini e di Le Sueur, mentre il Vivace dal Quartetto op. 64 n. 5 “L’Allodola” di Haydn ha condotto all’ultimo numero in programma, quello più ampio e drammaticamente intenso, che ha delineato con maggiore evidenza le qualità di primo livello del soprano lettone: di Spontini, dalla Vestale, “Toi que j’implore avec effroi… Impitoyables dieux”, preceduto da “Toi que je laisse sur la terre”. Un finale di grande impatto emotivo che, nel perfetto equilibrio tra le timbriche del quartetto e la voce — dettagliata, saldamente intonata e soprattutto di evidente bellezza coloristica — della Rebeka, ha suscitato calorosissimi applausi dal pubblico numerosissimo del Teatro alla Scala.
Un successo meritatissimo che ha portato a una serie di bis: dalla Vestale di Spontini “Ô des infortunes…”, quindi il meraviglioso “D’Oreste, d’Ajace” da Idomeneo, re di Creta di Mozart, per finire con “Ave Maria piena di grazia” dall’Otello di Verdi. Applausi calorosi e ripetute uscite in palcoscenico dei protagonisti. ( Foto in alto e in basso di Brescia e Amisano – Ufficio stampa Teatro Alla Scala)