INTIMITA’ E SLANCIO ROMANTICO: CLARA SCHUMANN TRA SALOTTO E CONFESSIONE

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Geliebte Clara il nuovo appuntamento diIn-Audita Musica, il progetto del Conservatorio G. Cantelli di Novara, inteso a valorizzare e riscoprire la musica delle donne, soprattutto tra ‘800 e ‘900, oggi, 6/03, ha avuto come protagonista assoluta Clara Wieck Schumann. Preceduto da un’interessante presentazione da parte dello storico della musica Alessandro Zignani, docente al Cantelli, del libro, Geliebte Clara appena pubblicato sulla compositrice, a cura di Chiara Nicora e Simonetta Sargenti, il concerto proponeva tre opere di Clara Schumann: Soirées Musicalesop. 6, per pianoforte, TreRomanzeop. 22, per violino e pianoforte e una serie di Lieder, per soprano e pianoforte, tra cui il capolavoro della compositrice e pianista tedesca in questo genere musicale, Lorelei. A eseguire il concerto il violinista Marco Calderara, attivo anche come violista, e strettamente legato al Conservatorio novarese, ove partecipa regolarmente a rassegne concertistiche; il pianista Franco Calderara, docente al Cantelli, nonché attivo, anche fuori Novara, come pianista solista o in formazioni da camera e come organista e direttore d’orchestra; il soprano Chiara Sampietro, presente principalmente nel circuito concertistico e teatrale del Nord Italia.  Nel panorama del primo Romanticismo tedesco, la figura di Clara Schumann emerge con una forza espressiva che va ben oltre il ruolo, pur straordinario, di interprete. Le Soirées Musicales op. 6 e le Tre Romanze op. 22 testimoniano una personalità compositiva autonoma, capace di coniugare grazia salottiera e intensità lirica, misura formale e ardore sentimentale. Composte nel 1836, le Soirées Musicales appartengono alla stagione giovanile di Clara, ma rivelano già una scrittura pianistica matura e personale. La raccolta si articola in una serie di quattro pezzi brevi – danze stilizzate, che peraltro non scadono mai nel mero intrattenimento. Il linguaggio armonico è limpido, ma non convenzionale: Clara lavora su modulazioni eleganti, su contrasti dinamici netti e su una cantabilità, che guarda tanto alla tradizione liederistica quanto alla scrittura pianistica schumanniana. La tessitura alterna passaggi di brillante agilità a momenti di raccolta introspezione, nei quali il suono deve farsi vellutato, quasi sospeso. Un suono da cui ci pare Franco Calderara sia rimasto lontano affrontando la partitura con tocco non sempre misurato, come la scrittura di Clara Schumann, richiedeva, con un fraseggio certo ben scolpito, ma un po’ pallido sul piano propriamente espressivo. Diremmo che l’esecuzione di F. Calderara non sia riuscita a rendere appieno la leggerezza danzante nelle pagine più brillanti, né la morbida cantabilità nei numeri più lirici. Le Tre Romanze op. 22, composte nel 1853, appartengono alla piena maturità espressiva di Clara. Qui il dialogo tra violino e pianoforte non è mai gerarchico: i due strumenti si intrecciano in un tessuto cameristico fitto, dove il canto del violino si appoggia a un pianoforte partecipe, spesso motore armonico e ritmico dell’intero discorso. La prima Romanza si distingue per il suo lirismo intenso, costruito su ampie arcate melodiche; la seconda introduce un carattere più inquieto, con figurazioni mosse e tensioni armoniche sottili; la terza si apre a una cantabilità dolente ma luminosa, in un clima di intima confessione. Marco Calderara ha dato prova di un suono  omogeneo, con un vibrato sapientemente misurato, ma di proiezione piuttosto limitata che ha rischiato spesso di impedirgli un compiuto equilibrio col pianoforte. Franco Calderara, dal canto suo, ha sostenuto il partner con un accompagnamento mai subalterno: il pianoforte ‘respira’ insieme al violino, anticipa, commenta, talvolta guida, restando tuttavia alquanto limitato nell’approfondimento dei valori interiori dei pezzi.
L’esecuzione ha restituito comunque l’immagine di una Clara Schumann compositrice di piena dignità, lontana da ogni lettura riduttiva: le sue composizioni non sono semplici testimonianze storiche, ma opere vive, attraversate da una tensione emotiva che ancora oggi parla con immediatezza all’ascoltatore. Nella parte del concerto dedicata ai Lieder per soprano e pianoforte di Clara Schumann, Chiara Sampietro e Franco Calderara hanno giustamente restituito alla produzione vocale della compositrice una centralità che troppo a lungo le è stata negata. I brani in programma – dall’op. 12 n. 11 all’op. 13 (nn. 1, 2 e 4 “Volkslied”), dall’op. 12 n. 2 all’op. 23 n. 1, fino alla celebre “Lorelei” – delineano un universo poetico coerente, in cui la scrittura pianistica non accompagna semplicemente la linea vocale, ma è chiamata ad avvolgerla e quasi commentarla con finezza quasi cameristica. Clara Schumann dimostra una sensibilità melodica nutrita certo di lirismo schumanniano, ma anche una voce autonoma: la linea vocale è spesso ampia, scolpita su arcate morbide e cantabili, mentre il pianoforte intreccia figurazioni, talora punteggiate da leggere increspature armoniche, che rivelano una sottile inquietudine..
Culmine del programma, Lorelei dispiega un clima narrativo sospeso, in cui il fluire arpeggiato del pianoforte evoca le onde del Reno, mentre la voce scolpisce con eleganza la figura leggendaria, sospesa tra fascino e fatalità. Chiara Sampietro ha affrontato questo repertorio con una vocalità ben proiettata, ma talora viziata da un timbro ‘ingolato’ e con acuti decisamente forzati, sino all’urlo, con una vocalità più adatta alla tensione espressionistica di una Erwartung di Schonberg che al pathos romantico di Clara Schumann. Apprezzabile comunque la cura nella dizione tedesca, elemento essenziale per la resa poetica del testo e convincente la gestione delle mezze voci. Franco Calderara ha offerto una lettura pianistica di valida sensibilità, attenta al respiro del canto, creando un dialogo equilibrato e partecipe. Il concerto ha riscosso gli applausi del pubblico, senza concessione di bis.