Pietro De Maria inaugura la quinta edizione di “Pianoforte in Ateneo” rassegna dell’Università Cattolica milanese

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Il pianista Pietro De Maria ha aperto ieri sera la quinta stagione della rassegna musicale ideata e promossa dall’Università Cattolica insieme a Kawai Italia. Organizzatori della riuscita manifestazione, che si svolge nella splendida cornice dell’Aula Magna dell’Università milanese, sono il prof. Enrico Reggiani e Davide Cabassi, pianista e docente di Conservatorio, che negli anni ha portato nella rassegna eccellenze pianistiche provenienti da ogni parte del mondo.

Enrico Reggiani, docente di Letteratura inglese e direttore dello Studium Musicale di Ateneo, ha introdotto come di consueto l’ottimo programma della serata, inserendo nel contesto storico i diversi brani proposti e trovando anche una suggestiva relazione con la tipologia di pianoforte utilizzata dai rispettivi compositori, spesso essi stessi eccellenti pianisti, come Muzio Clementi (1752–1832), Ferruccio Busoni (1866–1924), Franz Liszt (1811–1886), Franz Schubert (1797–1828) e Fryderyk Chopin (1810–1849).
Il pianista veneziano ha quindi inaugurato la serata, di fronte a un’aula colma di appassionati, con la Sonata op. 25 n. 5 in fa diesis minore di Muzio Clementi, pagina di notevole virtuosismo composta nei primi anni dell’Ottocento e vero anello di congiunzione tra il classicismo di Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart e la stagione beethoveniana. L’interpretazione del pianista si è distinta per raffinatezza, con delicatezze coloristiche e distinguibili variazioni dinamiche nei diversi piani sonori che hanno impreziosito l’esecuzione. Il brano successivo ci ha riportato a Johann Sebastian Bach con Nun komm’ der Heiden Heiland nella geniale rivisitazione pianistica di Ferruccio Busoni. Anche in questo caso il pianismo delicato di De Maria si è congiunto a una lettura chiara e nitida delle stratificazioni delle linee melodiche.
Ottimo anche Franz Schubert, con due lieder nelle celebri trascrizioni di Franz Liszt: prima Auf dem Wasser zu singen, poi Gretchen am Spinnrade, pagine nelle quali l’interprete ha mostrato la sua naturale affinità con il repertorio romantico. Decisamente interessante il passaggio al repertorio contemporaneo con il brano del compositore bolognese Fabio Vacchi (1949), presente in sala. De Maria ha interpretato con maestria la Novelletta quarta, tratta da una serie di sette Novellette composte nel corso degli anni. Nell’esecuzione il pianista ha messo in luce l’evidente espressività del brano attraverso colori tenui, profondi e ricchi di sfumature. Non è semplice individuare riferimenti stilistici precisi in questa pagina di Vacchi, certamente personale ma con suggestioni che possono ricordare Alban Berg (1885–1935), Anton Webern (1883–1945) e Luciano Berio (1925–2003). Applausi calorosi anche per il compositore, salito sul palcoscenico.
L’ultima parte dello splendido programma era dedicata a Fryderyk Chopin, compositore particolarmente affine alla sensibilità di De Maria. In apertura tre Mazurche (op. 67 n. 4, op. 24 n. 2, op. 63 n. 3), eseguite con discrezione e profondità nelle sottili dinamiche; quindi la Ballata n. 4 op. 52, uno dei vertici assoluti della letteratura pianistica, affrontata con ammirevole equilibrio tra tensione narrativa e controllo architettonico, fino a una coda di grande intensità. A chiudere la serata lo Scherzo n. 2 op. 31, eseguito con brillantezza e slancio virtuosistico ma senza rinunciare a una poetica gentile e raffinata. Applausi calorosissimi al termine e due eccellenti bis: la Sonata in re minore K 1 di Domenico Scarlatti (1685–1757) e l’Improvviso op. 90 n. 2 di Franz Schubert, entrambi resi con grande eleganza. Ricordiamo il prossimo appuntamento per il 16 aprile con il pianista Andrés Barrios. Da non perdere.