Un Macbeth verdiano di valore per Riccardo e Chiara Muti

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Un successo meritatissimo per il Macbeth verdiano firmato da Riccardo Muti e Chiara Muti al Teatro Regio di Torino. E non solo per il prestigioso sodalizio tra padre e figlia, ma per il complesso di tutti i protagonisti: cantanti, coro, orchestra e l’intera squadra creativa.

Si è creato davvero un unicum unitario e appropriato che, nel solco della migliore tradizione, ha saputo trovare elementi di novità illuminanti senza tradire lo spirito dell’opera. La direzione di Riccardo Muti ha raggiunto una vetta che solo lui può toccare quando dirige Verdi. C’è una conoscenza profonda, quasi interiore, che si percepisce nel controllo dei tempi, nel respiro del fraseggio, nell’attenzione costante alla parola scenica. L’Orchestra del Regio ha risposto con disciplina e slancio, mantenendo un equilibrio timbrico esemplare e seguendo con assoluta precisione ogni indicazione del Maestro.
Anche la regia di Chiara Muti si è rivelata parte integrante di questo successo. Non la si può disgiungere dalla felice messinscena, giocata tra ambiente reale e immagini luminose, pur dentro un impianto complessivamente “scuro”, coerente con la tragedia. Le scene di Alessandro Camera costruiscono uno spazio severo e simbolico; i costumi di Ursula Patzak definiscono con rigore i caratteri e il clima dell’opera; le luci di Vincent Longuemare scolpiscono i volumi e accompagnano con intelligenza il precipitare della vicenda. Tutto contribuisce a una visione compatta, mai decorativa, sempre funzionale al dramma.E le voci? Complessivamente ottime, con due vette evidenti: Luca Micheletti, un Macbeth intenso e tormentato, saldo vocalmente e credibile scenicamente; e Lidia Fridman, una Lady Macbeth di forte temperamento, incisiva e sicura, capace di restituire la durezza e insieme l’inquietudine del personaggio. Accanto a loro, Maharram Huseynov è un autorevole Banco, mentre Giovanni Sala offre un partecipe Macduff. Ben inseriti anche gli altri ruoli, in un equilibrio d’insieme che raramente si raggiunge.
Il Coro del Teatro Regio, preparato da Piero Monti, si è dimostrato decisamente all’altezza per compattezza e intensità drammatica, sostenendo con forza i grandi momenti collettivi dell’opera; suggestivo anche l’apporto delle voci bianche, che aggiungono quella dimensione sospesa e quasi irreale così importante nell’economia del lavoro. Insomma, un Macbeth che verrà ricordato a lungo dal fortunato pubblico che ha riempito l’elegante teatro torinese e da chi assisterà alle ultime repliche. Uno spettacolo riuscito, compatto, di grande valore musicale e teatrale. Non perdetelo. Ultime repliche per il 3-5-7 marzo.