Musica del Novecento ieri sera in Auditorium, con l’Orchestra Sinfonica di Milano che ha ritrovato il suo direttore Emmanuel Tjeknavorian per un programma dedicato a quattro compositori diversi per provenienza geografica, ma accomunati dalla passione per il folclore dei rispettivi Paesi.
Aram Il’ič Chačaturjan, Zoltán Kodály, Manuel de Falla e Igor Stravinskij hanno scritto danze, suite o concerti nei quali, grazie a orchestrazioni eccellenti, emergono evidenti riferimenti alla musica popolare.
Il concerto si è aperto con le Danze da “Gayane” di Aram Il’ič Chačaturjan, nella suite costruita dallo stesso Tjeknavorian: un impasto sonoro che alterna slancio travolgente — a partire dalla celebre Danza delle sciabole — a momenti di lirismo più accentuato e a un colore orchestrale più tenue. Il lavoro risale al 1939-1942, lo stesso periodo compositivo del Concerto per Orchestra di Kodály: un Allegro risoluto del 1940, meno spettacolare e più legato alla tradizione ungherese. Il folclore spagnolo è poi emerso nel noto El sombrero de tres picos, tre movimenti di danza di Manuel de Falla. Siamo nel 1919 e le qualità coloristiche del compositore spagnolo di Cadice sono affiorate in tutta la loro evidenza nella dettagliata lettura di Tjeknavorian.
Sempre del 1919 è la seconda versione del celeberrimo L’oiseau de feu di Igor Stravinskij, nella suite in sei parti tratta dal noto balletto russo. In questa mirabile interpretazione l’Orchestra Sinfonica di Milano e il direttore Emmanuel Tjeknavorian hanno raggiunto il vertice della serata in termini di dinamiche, lucentezza e smagliante sintesi discorsiva. Pubblico entusiasta e interminabili applausi per il direttore e l’orchestra. Domenica la replica, da non perdere, alle ore 16.00.