Applausi meritati alla prima replica di Tristan und Isolde di Richard Wagner al Teatro Carlo Felice di Genova.
Artefici del successo, oltre all’ottimo cast vocale complessivo, sono stati certamente la splendida direzione orchestrale di Donato Renzetti e la regia di Laurence Dale, in un contesto scenografico unico per volumi e forma, minimale ma originale, firmato da Gary McCann, anche costumista, con un impianto cromatico rinnovato e reso dinamico dalle luci di John Bishop e dai video di Leandro Summo. Grande “musica senza fine” quella di Richard Wagner che, grazie alla forza del tema del Preludio iniziale — un leitmotiv che ritorna costantemente nel corso dei tre corposi atti — e a una costruzione “sinfonica” rivoluzionata da un cromatismo esasperato, porterà progressivamente alla dissoluzione della tonalità e aprirà la strada alla nuova musica novecentesca, atonale e dodecafonica.
In questo contesto timbrico, definito con maestria dalla direzione particolareggiata, sensuale e dinamicamente calibratissima di Donato Renzetti, e restituito con prestigio dagli orchestrali del Teatro Carlo Felice, si sono inseriti con efficacia i protagonisti, illuminati da scene circolari che offrivano una visione prospettica quasi ultraterrena. Le tre scene erano formate da una pedana ovale, leggermente inclinata e in lento movimento rotatorio, sovrastata da un elemento speculare con funzione di copertura. Su questa superficie superiore scorrevano proiezioni video per lo più astratte, costruite intorno a un uso fortemente espressivo del colore. Le tonalità si trasformavano progressivamente — dal blu al rosso, fino al bianco nel terzo atto — suggerendo immagini e suggestioni: il mare e il cielo notturno, il fuoco e il ghiaccio. Questo mutare cromatico diventava anche riflesso simbolico degli stati interiori dei protagonisti, traducendo in luce e materia visiva le loro tensioni emotive.
I due principali interpreti, a cominciare dall’ottima Marjorie Owens, nei panni di Isolde — alla prima sostituita, perché indisposta, dalla brava Soojin Moon-Sebastian — e Tilmann Unger in Tristan, hanno sostenuto con impegno l’ardua scrittura wagneriana. Dalla undicesima fila la voce di Tilmann Unger risultava talvolta meno incisiva nell’emissione, pur mostrando un timbro più che adeguato e una buona tenuta complessiva. Di qualità le altre voci, a partire da Daniela Barcellona come Brangäne. Eccellente Nicolò Ceriani, un intenso Kurwenal dalla voce pregnante e dalla dizione precisa. Altrettanto valido Evgeny Stavinsky nel ruolo di Re Marke. Bene Saverio Fiore in Melot. Applausi fragorosi e prolungati per tutti. Prossime repliche previste il 20 e il 22 febbraio. Da non perdere.