È piaciuta molto al numeroso pubblico presente in Auditorium la Sinfonia n.10 in fa diesis maggiore di Gustav Mahler, proposta nella versione ricostruita e diretta da Yoel Gamzou.
In prima esecuzione italiana, i cinque movimenti dell’ultimo lavoro del compositore austriaco rimasto incompiuto, sono stati affidati allo stesso Gamzou alla guida dell’Orchestra Sinfonica di Milano per un’unica esecuzione.
Il trentottenne musicista, direttore e ricostruttore, aveva già presentato la sua versione a Berlino nel 2010; nel tempo vi ha apportato alcuni cambiamenti, segno di un lavoro tutt’altro che cristallizzato. Riproporla oggi, e in un’unica occasione milanese, ha rappresentato senza dubbio un evento significativo per gli amanti della musica del grande sinfonista, offrendo l’opportunità di confrontarsi con una lettura alternativa rispetto alle edizioni più frequentate. La storica versione dell’inglese Deryck Cooke — non l’unica, ma la più eseguita a partire dagli anni Sessanta — trova in Gamzou un antagonista convincente, animato da una profonda familiarità con l’universo mahleriano coltivata fin dall’età di diciotto anni.
L’interpretazione ascoltata, saldamente guidata e ottimamente restituita dai sinfonici milanesi, che di Mahler sono interpreti esperti, è apparsa di notevole qualità fin dall’Adagio iniziale, unico movimento completato integralmente dall’autore. Dal lirismo sospeso e tormentato delle prime battute si giunge sino ai celebri colpi di grancassa che aprono il Finale, in un arco espressivo che supera di poco gli ottanta minuti di musica. Al di là di qualche passaggio in cui la ricostruzione dagli appunti lascia intravedere la mano del completatore, l’impressione complessiva è quella di un tessuto sonoro autenticamente mahleriano, capace di restituire la tensione estrema e l’intensità visionaria proprie dell’ultimo Mahler.
Applausi calorosissimi e meritati al direttore-ricostruttore e ai bravissimi professori dell’Orchestra Sinfonica di Milano, protagonisti di una serata che difficilmente verrà dimenticata.