Le vicende narrate si svolgono prevalentemente a Tangeri, città marocchina affacciata sullo Stretto di Gibilterra, il cui fascino ha attratto in passato artisti e scrittori come l’americano Paul Bowles, autore di Il tè nel deserto, William S. Borroughs e Jack Kerouac, della Beat Generation, Truman Capote, Tennessee Williams, Mark Twain, ma anche Henri Matisse, Francis Bacon e molti altri.

Due coppie romane, una costituita da Carlo (Stefano Accorsi), docente universitario di Filosofia e affermato scrittore, e dalla bellissima moglie Elisa (Miriam Leone), giornalista di successo per Vanity Fair, e l’altra da Paolo (Claudio Santamaria), amico di entrambi, gestore di un rinomato ristorante, e dalla moglie Anna (Carolina Crescentini), affetta da una forma di nevrosi e di ossessione da controllo esercitato in particolare sulla figlia tredicenne Vittoria (Margherita Pantaleo), scelgono di andare in vacanza insieme, per qualche giorno, a Tangeri.

La decisione nasce dal fatto che tutti e quattro attraversano un periodo di crisi coniugale: Carlo ed Elisa soffrono per la mancanza di un figlio che non arriva e probabilmente non arriverà mai, Paolo e Anna per il comportamento anomalo di questa e il suo difficile rapporto con Vittoria. Sperano dunque che la vacanza esotica, in un luogo mitico, li aiuti a scaricare tensioni e a recuperare serenità.

Inizialmente sembra che Carlo ed Elisa, sulla spiaggia assolata, a dorso di cammello, in giro a piedi o in Vespa nelle vie della Medina e della Kasbah, tra luci e colori, ritrovino lo slancio e la passione che li avevano legati vent’anni prima; in realtà “le cose non dette” sono per loro letteralmente dietro l’angolo e finiranno per distruggere irrimediabilmente quest’ultimo barlume di felicità.

A Tangeri infatti è arrivata inaspettatamente anche colei che da otto mesi è l’amante segreta di Carlo: una sua studentessa, la splendida Blu (Beatrice Savignani), disinvolta e determinata a conquistare in modo definitivo l’uomo di cui si è invaghita, a costo di avere atteggiamenti da stalker (ha preso alloggio nell’albergo vicino).

E quella che parrebbe essere solo la storia di un banale tradimento e dei goffi tentativi di Carlo di evitare che la moglie ne venga a conoscenza, si trasforma rapidamente in una corsa verso la tragedia, complice (forse) la piccola e inquietante Vittoria.

Molto validi e avvincenti i momenti in cui si ritorna indietro nel tempo, quasi a “riavvolgere la pellicola”, per ricostruire gli antefatti e chiarire gli aspetti delle relazioni tra i personaggi; ma anche le scene spostate in avanti, con i protagonisti che sembrano confidare errori e responsabilità personali a uno psicologo (e in realtà hanno di fronte agenti di polizia) sono interessanti per l’indagine interiore proposta e creano un’atmosfera particolare, quasi da thriller.
L’affermazione di Anna, verso la fine – “Nessuno di noi conosce o conoscerà mai veramente chi sono le persone che amiamo, i nostri genitori, i nostri figli; siamo tutti soli” – è la chiave di lettura del messaggio più profondo che porta il film.
Tratto dal romanzo Siracusa (2018) della scrittrice statunitense Delia Ephron, che ha partecipato all’ottima sceneggiatura, Le cose non dette è un lavoro intrigante e gradevole, che tiene sempre alta l’attenzione dello spettatore. Eccellente la regia di Gabriele Muccino e davvero convincente l’interpretazione di tutti gli attori.



