Steven Isserlis, Irène Duval e Mishka Rushdie Momen alle Serate Musicali

0
26

Nel cartellone delle Serate Musicali, alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano, l’incontro tra Steven Isserlis, Irène Duval e Mishka Rushdie Momen ha dato forma a un programma capace di attraversare epoche e linguaggi molto lontani tra loro, ma unificati da una forte coerenza interna.

L’apertura con la celebre Ciaccona dalla Seconda Partita di Bach, affidata al violino solo di Irène Duval, ha impresso alla serata un taglio iniziale particolarmente serio e profondo, quasi a voler orientare fin dall’inizio l’ascolto verso il senso più alto della musica. L’interpretazione della Duval è apparsa di eccellente valore per concentrazione e resa espressiva, capace di tenere costantemente viva la tensione del discorso musicale.
Dopo il violino solo, il violoncello del celebre cellista inglese Steven Isserlis si è confrontato con alcune pagine di György Kurtág (1926). I brani del grande compositore ungherese vivente – che tra pochi giorni, il19 febbraio, compirà cento anni – costituiscono un percorso fatto di frammenti, ricordi e allusioni: Souvenir de Balatonboglár, Az hit…, Schatten e il recente Circumdederunt, scritto in memoriam di Rita Wagner/Rados nel 2022. Isserlis, che ha anche presentato questi quattro brevi ma intensi lavori, ne ha restituito l’essenza con gesti minimi e necessari, facendo emergere la scrittura concentrata di Kurtág, capace di lasciar intravedere, in filigrana, tutta la tradizione di epoche lontane.
La Sonata in do maggiore di Ravel per violino e violoncello ha spostato il discorso su un piano diverso, senza però alleggerirlo. Si tratta di una musica asciutta, nervosa, volutamente antisentimentale, in uno stile distante dal Ravel più noto. Composta tra il 1920 e il 1922 e articolata in quattro movimenti, la Sonata rivela un dialogo spesso serrato tra i due archi e ha messo in luce l’efficacia strumentale dei due interpreti, apparsi perfettamente in sintonia.
Dopo il breve intervallo, il risvolto più marcatamente romantico della serata ha condotto a Schumann, con le tre Romanze op. 94 per oboe e pianoforte, qui trascritte per violoncello. L’ottima cantabilità di Isserlis, ben inserita nelle armonizzazioni della pianista Mishka Rushdie Momen, ha dato vita a espressive e raffinate rese coloristiche.
Di ottima qualità anche l’ultimo, corposo brano in programma: il Trio per pianoforte n. 2 in do minore op. 66 di Mendelssohn. Qui i tre protagonisti della serata si sono finalmente ritrovati insieme, proponendo un’interpretazione virtuosistica, dettagliata e di grande impatto timbrico. Accolti da applausi calorosissimi del pubblico presente in Sala Verdi, hanno infine concesso un bis di forte pregnanza espressiva: l’Andante dal più celebre Trio n.1 op. 49, sempre di Mendelssohn.