EMOZIONI E BELLEZZA CON IL TRIO M. BRONZI, C. COPPOLA e S. PEDRONI PER IL FESTIVAL CANTELLI DI NOVARA

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All’insegna delle emozioni, trasfigurate, sublimate e (perché no? Consolate dalla musica) il nuovo concerto della stagione 2025/26, proposto ieri, domenica 1/02, nell’Auditorium del Conservatorio Cantelli di Novara, dall’Associazione Amici della Musica, da ottant’anni esatti uno dei protagonisti di primo piano della vita musicale della città, promotrice da quarantacinque del Festival Cantelli.  

Sul palcoscenico un Trio, formatosi per l’occasione, composto da Marco Bronzi, violino, Christiana Coppola, violoncello e Simone Pedroni, pianoforte. Di M. Bronzi è inutile qui una presentazione, data la sua fama internazionale ormai consolidata, che lo vede tra i migliori violinisti italiani della generazione dei ’70; lo stesso vale naturalmente per S. Pedroni, salvo il dovere di ricordare che il cinquasettenne pianista novarese è l’unico pianista italiano ad aver vinto la Gold Medal al mitico concorso Van Cliburn, nel 1993, e che da una decina d’anni va affiancando la sua attività pianistica a esperienze di direttore d’orchestra, ottenendo buon successo soprattutto con la musica per il cinema:  Rota, Morricone, Williams i suoi autori preferiti. Insegna attualmente al Conservatorio di Novara.Qualcosa di più dobbiamo dire della giovane (n.2004) violoncellista Christiana Coppola.
Figlia d’arte, studi al Cantelli, nonostante i suoi ventun anni soltanto, vanta già una rilevante attività concertistica molto ampia, anche in sale da concerto nazionali ed internazionali di gran prestigio, sempre riscuotendo giudizi lusinghieri della critica e  brillante successo di pubblico.  Il primo pezzo presentato dal trio è stata una composizione giovanile (1892) di S. Rachmaninov, il Trio elegiaco n. 1 in sol minore: si tratta di un brano in un unico movimento di ampio respiro, che presenta un impianto cameristico delicatissimo, ricco di pathos e di momenti di cupa tensione, con un linguaggio in cui il rischio di eccessi sentimentalistici è sempre in agguato, come del resto con questo autore accade sovente. Il Trio formato da Marco Bronzi, Christiana Coppola e Simone Pedroni ne ha offerto un’interpretazione che ha anzitutto puntato sulla coerenza dello sviluppo musicale, capace di mettere in luce l’intensa interiorità, senza mai scadere nella facile effusione di superficiale emotività e facendo percepire l’opera come un unico arco emotivo, piuttosto che come successione di episodi. Fin dalle battute iniziali è emersa una chiara visione architettonica: Pedroni ha impostato il celebre tema elegiaco con un tempo raccolto, evitando ogni compiacimento, con un uso misurato del pedale di risonanza, e  privilegiando un fraseggio ampio, di taglio quasi orchestrale che aveva il suo ‘respiro’ nello svolgimento per note congiunte, tipico della musica religiosa, in particolare di quella ortodossa orientale, sempre carissima all’autore russo, come ha spiegato lo stesso Maestro Pedroni nella bella introduzione al pezzo. Su questa base Bronzi e Coppola hanno costruito un dialogo di grande intensità, dove la cantabilità degli archi non è mai stata mero ornamento del discorso pianistico, ma vero contrappeso drammatico. Il trio ha saputo restituire con efficacia l’alternanza fra sezioni liriche e impennate appassionate, con un’apprezzabile gestione delle dinamiche: i pianissimi iniziali, sospesi e scuri, hanno creato un clima di attesa quasi metafisica, davvero religiosa, mentre le parti di maggior energia ed intensità emotiva sono state realizzate senza forzature, attraverso un progressivo addensarsi del suono. Nel complesso convincente l’equilibrio cameristico: S. Pedroni è stato il vero regista dell’esecuzione. imprimendo una chiarezza quasi “classica” alla linea musicale.
Il tocco, vellutato nei registri gravi e luminoso negli acuti, ha disegnato un accompagnamento capace di ‘respirare’ con gli archi, nel pieno rispetto di una efficace trasparenza polifonica. Marco Bronzi, al violino, ha privilegiato un fraseggio nobile e contenuto, dal suono caldo, conferendo al tema elegiaco una cantabilità molto persuasiva. Pregevole la cura delle mezze tinte, fondamentale elemento interpretativo della particolare tensione espressiva di questo pezzo tardoromantico. Christiana Coppola ha mostrato tutto il suo talento, straordinario se pensiamo alla sua assai giovane età, offrendo un suo riconoscibile e apprezzabile contributo al risultato d’assieme, grazie sia ad una notevole capacità di sostenere le lunghe arcate melodiche, senza cedimenti d’intonazione, sia alla finezza dei dialoghi con il pianoforte nelle sezioni centrali. Il suo violoncello ha saputo scavare nelle zone più oscure della partitura con un timbro profondo e dolente, dando una prova di grande maturità espressiva. Insomma, quello che il trio Bronzi Coppola Pedroni ci ha fatto ascoltare è stato un Rachmaninov più intimistico che sentimentale, attraversato da una malinconia misurata e da improvvise fiammate di passione, di profonda ispirazione religiosa, sublimate in un’atmosfera di pura bellezza, in cui i tre musicisti hanno dialogato con sensibilità cameristica autentica. A seguire, l’impaginato proponeva le trascrizioni per Trio d’archi e pianoforte, opera di Pedroni autorizzata dall’autore, di due composizioni orchestrali per musica per il cinema di John Williams: The Reunion (parte della colonna sonora del film AI Intelligenza artificiale del 2001) e Devil’s Dance (dal film Le streghe di Eastwick, del 1987). Vale la pena ricordare che J. Williams è stato l’autore dell’esordio di Pedroni come Direttore d’orchestra, a Milano con La Verdi nel 2015.L’esecuzione di The Reunion e Devil’s Dance offerta dal trio Bronzi, Coppola, Pedroni si è segnalata per sensibilità interpretativa e valido equilibrio d’insieme, riuscendo a tradurre perfettamente in chiave da camera l’essenza orchestrale delle pagine di John Williams, senza tradirne la forza drammatica o il colore timbrico originario. The Reunion è costruito su linee melodiche di grande intensità emotiva e su un andamento che alterna sospensione lirica e slanci ‘narrativi’. In questa trascrizione per ensemble, il ruolo di Pedroni al pianoforte è centrale e duplice: da un lato funge da “base orchestrale” che sostiene e valorizza i temi principali, dall’altro dialoga in modo solistico con gli archi, con un fraseggio ben cesellato, sostenuto da un tocco finemente calibrato.Pedroni mostra una padronanza stilistica che non scade mai nell’effetto facile, ma al contrario investe ogni frase di una chiarezza di linee e di un controllo dinamico che ‘scremano’ la scrittura di Williams da ogni eccessiva spinta emotivo-sentimentale. Nel dialogo tra archi e pianoforte, Marco Bronzi al violino emerge per un suono morbido e incisivo al tempo stesso e, nei passaggi più espressivi, con una tessitura timbrica piena e ben proiettata. La sua lettura dei motivi principali è dolcemente cantabile, con un vibrato controllato e una ricerca costante di equilibrio tra intensità e leggerezza.Christiana Coppola, al violoncello, offre un apporto fondamentale sul piano del colore e della ricchezza del suono: la sua linea sonora è ricca di sfumature, dal registro grave, morbido e pieno, a un acuto non forzato.Devil’s Dance è un brano che coniuga energia, virtuosismo e un che di eccentrico con un tocco ovvio di demoniaco. Pedroni, ancora una volta, costruisce una base solida e percussiva, sostenendo il continuo mutare di accenti e dinamiche del pezzo. La sua capacità di modellare la frase in funzione dell’azione ritmica conferisce al trio una buona coesione.Marco Bronzi, nel ruolo di solista protagonista in molte sezioni di Devil’s Dance, mostra un virtuosismo acrobatico, ma sicuro: la linea del violino scivola con agilità tra i passaggi più vertiginosi, ma senza indulgere in artifici o gratuiti vezzi tecnici.Christiana Coppola, dal canto suo, dimostra una completa padronanza della scrittura più ritmica e incisiva, riuscendo a conferire al violoncello un ruolo tanto melodico quanto ritmico, anche nei passaggi più taglienti timbricamente e spigolosi. Nel complesso, l’esecuzione del trio Bronzi–Coppola–Pedroni in The Reunion e Devil’s Dance è stata un esempio di come la musica per il cinema possa essere reinterpretata con rigore e intensità nel repertorio da camera. La lettura è stata tecnicamente sicura e musicalmente profonda, con un risultato d’insieme che valorizza sia il carattere lirico che quello ritmico delle due pagine. Concludeva il concerto il Trio in sol minore op.15 di B. Smetana (1879). Affrontare questa composizione significa misurarsi con una delle pagine cameristiche più marcatamente espressive ed emozionanti dell’800, in cui angoscia del lutto per la perdita della figlia giovanissima., senso tragico dell’esistenza e zone di più distesa cantabilità ispirata alla musica popolare boema s’intrecciano in una linea musicale di tensione profonda e coinvolgente. Come ha affrontato questo pezzo difficile il nostro trio? Il primo elemento emerso con chiarezza è stata la ricerca di un respiro unitario: il trio ha privilegiato una narrazione continua, evitando la frammentazione episodica in cui spesso quest’opera rischia di cadere. A sostenere questa unità è l’interpretazione ‘narrativa’ dei tre tempi del Trio, illustrata dal Marco Bronzi nell’introduzione al pezzo: il primo movimento ‘racconta’ l’angosciosa scoperta e il rapido precipitare della malattia della fanciulla, il secondo segna il momento dei ‘ricordi’ e del malinconico rammemorare da parte del padre dei momenti felici trascorsi in passato con la figlia, mentre il Finale darebbe voce all’intreccio di ricordi e di dolore con un finale trionfo (in effetti il Trio si conclude con un quasi trionfale sol maggiore) della speranza cristiana di rivedere un giorno in cielo la bimba morta. Nel movimento iniziale – con quel tema lacerante affidato al violino – gli interpreti hanno costruito un arco drammatico di grande tensione, sostenuto da un dialogo serrato fra archi e pianoforte. Particolarmente convincente è apparsa la gestione dei crescendo dinamici, di una fluidità mai scomposta, mai ‘urlata’, mentre i frequenti contrasti agogici sono stati assorbiti da una superiore coerenza formale.Nel secondo movimento, l’elegiaco Allegro, ma non agitato, l’insieme ha trovato un equilibrio timbrico di rara morbidezza: il suono del violoncello si è fuso con quello del violino in un colore caldo, mentre il pianoforte ha saputo svolgere la preziosa funzione di elemento di connessione, evitando un protagonismo assertivo. Il Finale, pagina di virtuosismo quasi febbrile, è stato affrontato con slancio controllato, privilegiando la chiarezza delle linee rispetto all’effetto meramente spettacolare. Nel complesso abbiamo ascoltato un’interpretazione di grande equilibrio, che ha saputo tenersi lontana tanto dall’enfasi sentimentale quanto dall’approccio puramente virtuosistico, riconducendo l’elemento tragico ad una superiore dimensione di bellezza musicale.  Bronzi, che aveva un ruolo da protagonista in quest’opera, ha cavato dalle sue quattro corde un suono luminoso, screziato da un uso sobrio ed essenziale del vibrato, particolarmente adatto al lirismo dolente di Smetana. Ancora una volta il timbro scuro e denso del violoncello di Coppola ha intessuto un dialogo timbricamente ed espressivamente suggestivo col violino, in particolare nel primo movimento, dove i due archi s’inseguivano spesso in un gioco vario d’imitazioni e di ‘domanda e risposta’. Degna del massimo apprezzamento anche la capacità di sostenere i lunghi archi melodici con un ottimo legato: una prova di grande sensibilità, che nel secondo movimento è stata particolarmente intensa.Pedroni ha scelto, com’è suo tratto distintivo, una lettura anti-retorica, controllando la complessa scrittura con un tocco chiaro, talvolta persino asciutto, ma sempre decisivo per l’equilibrio dell’ensemble. Ammirevole la trasparenza con cui ha reso le complesse trame contrappuntistiche di molti passaggi della composizione. Insomma, un’interpretazione intensa senza essere patetica, rigorosa senza diventare accademica, quella offertaci dal Trio Bronzi Coppola Pedroni, che ha trovato calorosa accoglienza da parte del pubblico accorso numeroso, cui il trio ha offerto, come fuori programma due trascrizioni, sempre di Pedroni, di altrettante composizioni di Williams per il cinema: una da Guerre stellari, l’altra da Harry Potter, entrambe eseguite con gusto e accuratezza esecutiva ed espressiva. E’ stato un bellissimo concerto, di quelli che i numerosi ascoltatori che vi hanno assistito non dimenticheranno.