La Società del Quartetto ha ospitato un giovane duo cameristico di indubbie qualità: quello formato dal violinista ucraino di Kharkiv Dmytro Udovychenko (1999) e dalla pianista statunitense Anna Han. Il programma, che comprendeva anche alcuni brani di rara esecuzione, prevedeva musiche di Schumann, R. Strauss, Chausson e Šostakovič.
Il romanticismo già evoluto di Schumann, con la poco eseguita Fantasia in do maggiore op. 131, ha introdotto la serata nella Sala Verdi del Conservatorio. Uno degli ultimi brani del compositore tedesco, datato 1853 e all’insegna del virtuosismo del dedicatario Joseph Joachim, è stato reso con notevole perizia tecnico-espressiva da Udovychenko, ben coadiuvato dalla Han. Tardo-romantico il più noto brano del bavarese Richard Strauss. La sua Sonata in mi bemolle maggiore op. 18, del 1887, articolata in tre ampi movimenti, mette a dura prova sia il violinista che la pianista, chiamati a una costante e intensa sintonia discorsiva per esaltare le personalissime armonie del compositore. Ottimo il più melodico Adagio cantabile centrale e di particolare pregio il Finale (Andante – Allegro), dove colori da “poema sinfonico” mettono ulteriormente alla prova i due interpreti, entrambi capaci di raggiungere esiti di alto livello.
Un cambio di registro ha caratterizzato i due contrastati brani della seconda parte del concerto. Prima, il rarissimo ma splendido Poème op. 25, opera del 1896 del parigino Ernest Chausson ha condotto il pubblico in un mondo più delicato, restituito con profonda espressività ed eleganza dal duo. Quindi, un capolavoro tardo del russo Dmitrij Šostakovič: la Sonata in sol maggiore op. 134, che ha immerso l’ascolto in atmosfere scure e spigolose, dense di forza espressiva. Composto nel 1968 e dedicato al virtuoso David Oistrach, il lavoro risente ancora dei frangenti cupi della guerra.
Impeccabile l’interpretazione sia di Udovychenko sia della Han, un affiatamento che rende il duo pienamente meritevole del successo che sta già riscuotendo in ambito internazionale. Applausi calorosissimi in una sala gremita di pubblico ed eccellente il bis concesso: un intenso Schumann, con il melodicissimo Intermezzo dalla Sonata F-A-E. Da ricordare.