A NOVARA MERITATO SUCCESSO DEL DUO MELINA-ANGLANI E DI LORENZO MEO AL PIANOFORTE

0
8
Oggi, sabato 29 novembre, il Conservatorio Cantelli di Novara ha riaperto l’Auditorium Olivieri per il nuovo appuntamento dei Sabati, la sua lunga stagione di musica cameristica che, chiamando ad esibirsi giovani talenti o insegnanti del Conservatorio, riscuote un sempre maggior consenso di pubblico, che ormai affolla, spesso fino al tutto esaurito, la sala Olivieri. Il concerto è stato aperto da un duo violoncello e pianoforte, formato rispettivamente da Giovanni Melina e da Gabriele Anglani, impegnati nella Sonata op.119 in DO maggiore di S. Prokofiev.   Melina, diciannovenne formatosi all’Istituto Perosi di Biella, tra i più prestigiosi del Piemonte, è attualmente impegnato in corsi di perfezionamento al Cantelli; Anglani è un pianista che già abbiamo più volte ascoltato e apprezzato in precedenti occasioni. In questo Duo di Prokofiev la parte per violoncello, scritta appositamente per Rostropovich, si distingue per passaggi spesso di ardua complessità. Melina affronta la sfida col piglio di chi sa il fatto suo e lo dimostra sin dall’inizio, nell’Andante grave, suonando con la dovuta intensità espressiva, venata di un che di misterioso, il tema di Sarabanda, con bella cavata melodica, ampia, solenne. Il violoncello di Melina dà poi il suo meglio nel Moderato centrale, dando voce, nella sezione centrale, ad una cantabilità luminosa e dolce, ma senza svenevolezze, del resto poco concepibili nella musica di Prokofiev, con un bel suono caldo e morbido, per poi affrontare la pagina più difficile, per il violoncello, in questo pezzo: il Finale che consiste prevalentemente in un virtuosistico sviluppo melodico sulla corda di Do. Davvero bravo questo diciannovenne più che promettente nel superare le varie e intimidatorie difficoltà di questa pagina, mostrando una bravura tecnica di ottimo livello.
Quanto al pianista Anglani ha svolto da par suo il suo compito, suonando con il suo bel suono preciso e trasparente, sempre attento alle dinamiche e alla linea espressiva del fraseggio e partecipando con pieno controllo tecnico della tastiera allo scintillante virtuosismo che improntava il Finale La seconda parte del concerto ha visto protagonista il pianoforte del ventunenne Lorenzo Meo, al tempo stesso studente del corso triennale del Cantelli e insegnante in un Istituto musicale della provincia lombarda, segnalatosi al recente Concorso nazionale Scuole di musica di Verona e per una sua attività concertistica che, in giro per l’Italia, non è stata avara di soddisfazioni e riconoscimenti. Meo ha aperto il suo recital con un pezzo tra i più celebri della storia della musica: la Sonata op.13 in do minore “Patetica” di L.van Beethoven. Pezzo celebre e tra i più eseguiti, certo, ma non semplice da suonare bene. Il giovane pianista ha dimostrato una padronanza tecnica di notevole precisione, con buone intuizioni espressive, che naturalmente devono ancora raggiungere una piena maturazione. Bravo nel controllo della varietà delle dinamiche, con transizioni fluide e controllo degli estremi dal ppp al ff, caratteristica fondamentale del pezzo, ha dominato con solida padronanza tecnica il ritmo sostenuto delle sezioni veloci del Primo e del Terzo movimento. Abbiamo trovato piuttosto discutibili le scelte metronomiche di Meo, un po’ troppo sostenute, a nostro avviso, compromettendo un poco la linea espressiva del fraseggio, soprattutto nell’Adagio cantabile centrale. A seguire, Meo si è misurato con il Liszt del Sonetto 104 del Petrarca e de Les Cloches de Genève (dagli “Années de pèlerinage: Première année-Suisse).  Nell’esecuzione di questi due pezzi, Meo ha confermato un’apprezzabile capacità tecnica: nel Sonetto 104 del Petrarca il giovane pianista ha messo in luce sia un buon fraseggio, con un bel legato e una gestione, valida nel complesso, degli ampi intervalli, suonati con fluidità, sia un efficace uso del pedale di risonanza, particolarmente importante in questo pezzo, che ha consentito un’esecuzione capace di sostenere il suono e al contempo di mantenere chiara la struttura armonica, in particolare le dissonanze, tipiche del brano, con cui Liszt dà voce musicale ai contrasti spirituali della lirica petrarchesca. Il pezzo a nostro parere meglio suonato da Meo è stato” Les Cloches de Geneve”, composizione ardua, tutta d’atmosfera, in cui Meo quasi sempre si sottrae alla tentazione di un percussivismo fuor di luogo, per mantenere la vena elegiaca che ispira e domina questa pagina, con un bel tocco, leggero e profondo a un tempo e senza che gli arpeggi e i vari accompagnamenti coprano la melodia principale, mantenuta sempre chiara e cantabile dall’interpretazione del ventunenne pianista, anche grazie ad una perfetta tecnica dell’indipendenza delle mani .L’ottimo controllo delle dinamiche e delle variazioni timbriche, permette al giovane pianista di realizzare adeguatamente quella sonorità opalescente e come sospesa che prelude con ampio anticipo al mondo sonoro del Debussy nella sua fase ‘simbolista’. Diciamo pure che Lorenzo Meo è un giovane talento, che naturalmente deve ancora affinare alcuni aspetti della sua personalità pianistica, ma che dimostra già capacità che, se ben coltivate, non possono non portarlo a raggiungere traguardi ambiziosi.  Un bel concerto, dunque, quello al Cantelli, che ha incontrato l’entusiastico consenso del pubblico, numeroso come sempre, che ha sottolineato il successo di questo appuntamento musicale dei Concerti del sabato con vivi applausi. Non sono stati proposti fuori programma.