Un’importante
scoperta nell’ambito della Genetica molecolare è stata ottenuta dal
gruppo di ricerca della Scuola di Bioscienze e Biotecnologie
dell’Università di
Camerino,
e ha meritato la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Molecular Cell.
Studiando i meccanismi che regolano la riprogrammazione dell’espressione
genica negli enterobatteri che passano dall’intestino di un mammifero (a
37°C, temperatura ottimale di crescita) all’ambiente esterno (10-15°C),
i ricercatori (guidati dalla dott.essa Anna Maria Giuliodori) hanno
evidenziato una maggior produzione delle cosiddette proteine cold-shock,
che permettono alla cellula di adattarsi e di sopravvivere alla bassa
temperatura. L’RNA messaggero codificante per la principale proteina cold-shock
dell’ Escherichia coli funge da sensore termico, perché
quando è sintetizzato a una temperatura bassa adotta una struttura che
favorisce la sintesi della proteina, che quindi aumenta nella cellula.
Molti RNA cambiano struttura a seguito di un aumento di temperatura, ma
questo RNA (csp mRNA) è il primo esempio di RNA a rendere la sua
conformazione più favorevole alla traduzione in caso di abbassamento
della temperatura. La ricerca si è sviluppata nell’ambito di uno studio
più complesso mirato a rilevare le risposte metaboliche ai diversi tipi
di stress cui può essere sottoposto un batterio.
Milano, 28
gennaio 2010
(A.B.)
UNA
“STELE DI ROSETTA” PER GLI ASTROFISICI
E’ stato
pubblicato il 31 dicembre u.s. su Science Express on line – primo
autore dell’articolo è Alberto Pellizzoni - l’importante risultato di
uno studio compiuto all’
Osservatorio
astronomico di Cagliari grazie ai dati del satellite Agile
dell’ASI. Un gruppo di ricercatori dell’INAF ha scoperto
un’emissione gamma dalla nebulosa intorno alla pulsar Vela: si tratta di
una scoperta molto importante che potrebbe portare gli astrofisici a
svelare il mistero di numerose sorgenti gamma non ancora identificate, con
analoga luminosità, che potrebbero quindi essere anch’esse nebulose che
circondano pulsar. Si ritiene che il “vento” di particelle emesso
dalla pulsar riempia una “bolla” al cui confine con il gas
interstellare le particelle stesse emettano raggi g. Per maggiori informazioni: www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/science.1183844
11 gennaio 2010 (A:B)
DICEMBRE
1910-2010:
ANNIVERSARI SCIENTIFICI
Sta
terminando il 2009, anno importante dedicato a due celebrità come Darwin
e Galileo, e l’anno che viene, che chiuderà il primo decennio del Terzo
Millennio, non
sembra
altrettanto significativo dal punto di vista delle ricorrenze
scientifiche: invece, a ben guardare, qualche anniversario degno di nota
c’è. Per la genetica, innanzitutto, occorre ricordare che cent’anni
fa, grazie ai suoi famosi esperimenti sui maschi mutanti white eyes
del moscerino Drosophila melanogaster, lo statunitense Thomas Hunt
Morgan (1866-1945) potè annunciare che i geni, le particelle ereditarie
ipotizzate nel secolo precedente dal geniale intuito di Gregor Mendel,
erano localizzati sui cromosomi. Tappa fondamentale nello studio della
trasmissione dei caratteri, questa scoperta gli valse il Premio Nobel per
la Medicina nel 1933 e aprì la strada agli studi del cariotipo umano e
alla comprensione dei meccanismi di molte sindromi e malattie genetiche.
Nello stesso 1910, il 9 febbraio, nasceva a Parigi Jacques Monod, che
avrebbe lavorato come biologo ricercatore nel 1936 al California
Institute of Technology proprio sotto la guida di Morgan. Tornato in
Francia, lavorò alla Sorbona e all’Istituto Pasteur, dove si occupò
del ruolo del DNA scoprendo il meccanismo regolatore dell’operone (il lac-operon
dell’Escherichia coli), ricerca per la quale ricevette il Premio
Nobel nel 1965. Nel 1970, sei anni prima della sua morte, Monod pubblicò
il celebre Il caso e la necessità, saggio divenuto un classico
della letteratura scientifica. Il
1910 è certamente anche un anno di lutti soprattutto per la chimica, la
microbiologia e l’astronomia: a poche settimane di distanza, infatti,
tra maggio e luglio,
muoiono
Stanislao Cannizzaro, Robert Koch e Giovanni Schiaparelli. Cannizzaro era
molto ammirato dal padre della Tavola Periodica, Dimitri Mendeleev, che lo
aveva conosciuto al congresso di Karlsruhe del 1860 e lo considerava suo
maestro. Il chimico palermitano ebbe in effetti il grande merito di
difendere, dimostrandone la validità, la teoria molecolare della materia
proposta in precedenza da Amedeo Avogadro, ricalcolando così in modo più
corretto i pesi atomici degli elementi e consentendo quindi il lavoro di
classificazione di Mendeleev. Il medico tedesco Koch, considerato tra i
fondatori della microbiologia, aveva invece isolato il bacillo della
tubercolosi, malattia che mieteva vittime anche illustri, dimostrando così
che il “mal sottile” non era altro che una malattia infettiva
contagiosa. Studiò anche il vibrione del colera, il bacillo del
carbonchio e ideò metodi nuovi per le colture batteriche e il
riconoscimento dei ceppi patogeni. Fu insignito del Premio Nobel per la
Medicina nel 1905. L’astronomo Schiaparelli, direttore
dell’Osservatorio di Brera a Milano, aveva osservato alla fine
dell’Ottocento i canali di Marte; forse una cattiva traduzione in
inglese delle sue pubblicazioni aveva sollevato una ridda di fantasiose
ipotesi sulla loro origine, portando al fiorire di tutta una letteratura
fantascientifica avente come protagonisti i “marziani”. Ora noi
sappiamo – ma già lo stesso Schiaparelli lo supponeva - che questi canyon
sono frutto di un modellamento antico dovuto a fiumi di acqua che
centinaia di milioni di anni fa scorrevano sulla superficie del pianeta, e
non certo la costruzione artificiale di una civiltà extraterrestre. Su
Marte intanto abbiamo mandato Opportunity, Spirit, Phoenix,
forse fra meno di vent’anni vi giungerà una missione umana, e sembra
che non vi siano tracce di vita neppure di microrganismi; ma noi, esseri
umani del 2010, continueremo a cercare gli alieni, in lontanissime
galassie, su pianeti extrasolari, ma anche sulla Terra stessa (e qui sono
virus minacciosi, batteri geneticamente modificati e oscuri prioni). Perché
dunque non dedicare il 2010 a Schiaparelli, a Morgan e a Koch?
Milano, 28
dicembre 2009
Anna Busca
NOVEMBRE
SCIENCE FOR PEACE
Il 20 e il 21 novembre si è svolta a
Milano, nell’Aula Magna dell’Università Bocconi, la Conferenza
Mondiale “Science for Peace”, il movimento internazionale promosso
dalla
Fondazione Umberto Veronesi (foto).
Due
giorni di dibattiti cui hanno partecipato tre premi Nobel, una cinquantina
di relatori e più di 3500 persone. Si è discusso anche di lotta alla
povertà, alla fame, alla malnutrizione, alla scarsità d’acqua, che
insieme alla difesa dei diritti umani costituisce un prerequisito
fondamentale per il processo di pace. Tra gli interventi più applauditi
quello di Shrin Ebadi (foto), avvocato e scrittrice, prima donna iraniana
e musulmana a ricevere nel 2003 il Premio Nobel per la Pace, che ha
esordito
affermando
che “pace” non è semplicemente l’assenza della guerra, è un
modo di vivere che si rispecchia nella democrazia, quindi nella garanzia
che la gente possa parlare e operare scelte liberamente, e inoltre
nell’utilizzo razionale delle risorse, senza sprechi, e nella
“globalizzazione del cuore”, che faccia sentire a ognuno di noi la
sofferenza dell’altro. E’ un sogno, certo, ma molti sogni si sono
avverati: il volo e la telecomunicazione, per esempio. La scienza deve
saper guardare al futuro dell’uomo. La pace è anche una cultura, perché
se abbiamo un grande obiettivo da perseguire nella vita – e non deve
essere solo quello, limitato, di diventare uno scienziato o un docente -
allora si rafforzerà e crescerà la nostra tranquillità interiore,
indispensabile affinchè ci sia realmente un processo di pace globale. E a
una domanda riguardante la corsa al nucleare in Iran, Shrin Ebadi ha
risposto sicura: “Bisogna smettere di arricchire l’uranio in Iran.
Abbiamo il sole nel nostro Paese, tanto sole, possiamo sfruttare
l’energia solare.” Infine, un altro sogno: che la storia che si
insegna non sia più una “storia delle guerre”, ma diventi una
“storia della pace”. L’educazione e la formazione hanno un ruolo
centrale nel processo di pacificazione mondiale, insieme alla promozione
della tolleranza e alla progressiva riduzione dei conflitti religiosi, in
una società multietnica e multiconfessionale. Anche Tara Gandhi ha
ribadito che l’educazione del bambino è fondamentale; inoltre molte
risposte a domande legate alla pace vengono dalla nostra coscienza.
L’uomo non è l’unico essere vivente sulla Terra: come possiamo sapere
se le radici di una quercia che cresce in Palestina non comunichino con le
radici di un’altra quercia che cresce in India? Ed ecco un intervento
dal pubblico, di una donna che lavora a Tel Aviv con i bambini
palestinesi, che ha una proposta interessante: “Creiamo un network
per collegare tra loro tutti i lavori che nel mondo si stanno svolgendo a
favore della pace, tante querce si devono parlare!” Precedendo
l’ultima relazione della mattina del 21, quella della dottoressa
Raffaella Ravinetto, presidente della sezione italiana di Medici senza
Frontiere, che si è occupata della gravissima situazione della
malnutrizione infantile nel mondo, Guido Barilla ha poi sottolineato le
questioni legate alla produzione agricola e ha lanciato un grido
d’allarme: se si continua così, senza cambiamenti sostanziali nei
programmi delle politiche per un’agricoltura sostenibile, tra
vent’anni mancheranno, per il fabbisogno alimentare, centinaia di
migliaia di tonnellate di cereali. Un collasso, dunque, con conseguenze immaginabili.
Si è discusso poi anche del disarmo e dei problemi economici correlati
all’industria bellica. Nelle conclusioni Umberto Veronesi ha annunciato
l’istituzione di quattro gruppi di lavoro, con l’incarico di formulare
piani operativi, e precisamente: per sviluppare moduli didattici formativi
alla pace (ambito Scuola-Università-Ricerca), per individuare
programmi d’intervento in aree di maggior conflittualità (La scienza
al servizio della Pace), per la nascita di un’unica forza di pace
paneuropea (Esercito Unico UE), per un codice di responsabilità
del settore bancario riguardo ai finanziamenti delle industrie belliche (Banche
e società civile). I risultati dei lavori saranno presentati alla
prossima edizione della Conferenza Mondiale.
Milano, 22 novembre 2009
Anna Busca
A 150
ANNI DA“L’ORIGINE DELLE SPECIE”
Si è
svolto a Milano lo scorso 28 ottobre, nell’Aula Magna del Museo di
Storia Naturale, un convegno di notevole interesse che ha toccato temi
fondamentali per il
dibattito
attuale su Darwin e l’evoluzione. Ilaria Guaraldi Vinassa di Regny,
presentando i relatori, ha ricordato che il bilancio dell’Anno
darwiniano è molto positivo, dato l’alto numero di iniziative e
incontri, correlati con il bicentenario, che si sono potuti svolgere in
varie sedi, scuole, musei. Ha ringraziato enti, università e associazioni
culturali – in particolare il Centro Studi Buonarroti - che hanno
collaborato alla realizzazione del programma e ha infine sottolineato come
la mostra su Darwin, portata alla Rotonda di via Besana (e della quale è
stato proiettato un virtual tour curato e commentato da Chiara
Ceci) abbia avuto un grande successo di pubblico, tanto che è
stata prorogata fino all’8 novembre: otterrà probabilmente il record
delle visite del 2009. Tutto questo crea validi presupposti perché si
possa proseguire su questa strada anche nel 2010, che è stato dichiarato
“Anno della Biodiversità”, in continuità quindi con il tema
dell’evoluzione. Una
riflessione di Francesco Cavalli-Sforza ha dato l’avvio al convegno (dal
titolo ”La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin alla prova della
scienza e della cultura del nostro tempo”). Centocinquant’anni fa “The
Origin of Species” di Charles Darwin
andò
esaurito lo stesso giorno in cui fu messo in vendita nelle librerie di
Londra; seguirono poi le critiche e le dispute che conosciamo: ma perché
questo libro ebbe un effetto così potente sul pubblico del tempo? La
spiegazione può essere legata al fatto che, dato che nel testo si
sosteneva la non immutabilità delle specie, risultava implicito il
coinvolgimento dell’uomo nello stesso processo evolutivo e dunque –
anche se Darwin non ne parlava – l’uomo doveva essere
“imparentato” con le scimmie, quelle stesse scimmie viventi in Africa
e in Asia ben note agli inglesi dell’epoca vittoriana. Questa ipotesi
sollevava scandalo e sconcerto, insieme all’idea che la vita avesse dato
forma a se stessa, interagendo con l’ambiente, senza un “progetto”,
di cui non c’è traccia. Cavalli-Sforza ha ricordato che “evoluzione
biologica” non significa “miglioramento” o necessariamente
“aumento della complessità”, bensì “migliore adattamento”,
mentre la selezione naturale è una sorta di “setaccio” attraverso il
quale passano le mutazioni; è il caso alla base del drift
genetico, che agisce in una direzione o in un’altra. Migrazioni di
gruppi di individui, effetto del fondatore e ricombinazione genetica
durante la riproduzione sessuata, anch’essi eventi legati al caso,
contribuiscono fortemente al processo evolutivo. Luca Cavalli-Sforza ha
invece sottolineato gli aspetti salienti dell’evoluzione culturale, che
ha portato, per esempio, da un solo linguaggio originario all’attuale
varietà di molte lingue, o al miglioramento delle pratiche di agricoltura
e allevamento nei diversi continenti, e all’utilizzo di tecnologie
sempre più complesse. Alla parola “evoluzione” – ha ricordato Marco
Ferraguti, docente di Evoluzione biologica all’Università degli Studi
di Milano – vengono date circa quaranta definizioni diverse. E’ più
corretto considerarla semplicemente la storia della vita sulla Terra, il
cambiamento nelle forme e nel comportamento degli organismi fra
generazioni. L’evoluzionismo è lo studio dell’evoluzione e delle
spiegazioni in merito date dagli scienziati. Senza dubbio occorre che gli
evoluzionisti migliorino la loro capacità di comunicazione, chiarendo
innanzitutto il significato delle parole che usano ed evitando
quindi
dannose confusioni. Solo in questo modo le idee al riguardo possono
diffondersi meglio, con maggiore efficacia, contrastando l’ignoranza che
porta purtroppo a rigurgiti creazionisti e antievoluzionisti. Proprio la
scorsa settimana è stato organizzato dall’AISO (“Associazione
Italiana Studi sulle Origini”), un incontro a Milano sul tema “Che
cosa resta di Darwin?” all’insegna del creazionismo. E’
un fatto singolare che tra chi nega l’evoluzione vi siano persone di
provenienza socio-culturale, geografica e religiosa molto diversa: che
cosa li accomuna? Forse basta il fatto di essere “anti”qualcosa? Ma perché
sono contrari all’idea di evoluzione? Ferraguti ha citato alcuni testi
di autori antievoluzionisti, come “Processo a Darwin” (ed.Piemme) di
Marco Respinti, giornalista (redattore del settimanale “Il
Domenicale”), e la rivista Radici cristiane, diretta da
Roberto de Mattei, titolare della cattedra di Storia Moderna
all’Università di Cassino e da un anno vicepresidente del Consiglio di
Amministrazione del C.N.R. (quindi con potere decisionale sui fondi da
destinare alla ricerca). Respinti sostiene che i reperti fossili non si accordano con
l’ipotesi evoluzionista e arriva ad affermare, con riferimenti a Mendel,
Spallanzani, Pasteur, che i “veri scienziati” sono spesso di grande
fede cristiana, mentre i darwinisti sono legati a ideologie a volte anche
truffaldine. L’autore appoggia ovviamente la tesi del “progetto
intelligente”. In Radici cristiane si trovano articoli che
pretendono di confutare le idee evoluzioniste usando come fonte la Bibbia!
Ferraguti ricorda anche Roberto Fondi, paleontologo, docente nei corsi di
laurea di Scienze Geologiche e Scienze Naturali all’Università di Siena
nonché autore, insieme a Giuseppe Sermonti, di un libro edito da Rusconi
nel 1980 (“Dopo Darwin. Critica all’evoluzionismo”) in cui
l’evoluzione viene definita un “mito”. Fondi pubblica sovente
articoli antievoluzionisti su una rivista non scientifica, “I Quaderni
di Avallon”, dedicata al tema “l’uomo e il sacro”. Tutto ciò è
davvero sconcertante. Si tratta di una negazione puramente filosofica
dell’evoluzione, negazione che trova spesso le sue basi nell’ideologia
steineriana ed esclude le conclusioni della scienza. I successivi
interventi di due giovani biologi ricercatori, Maurizio Casiraghi,
dell’Università di Milano Bicocca (“Le modalità plurali
dell’evoluzione: la simbiosi”), e Mauro Mandrioli, genetista
all’Università di Modena e Reggio Emilia (“Quando l’evoluzione ricicla”),
potrebbero essere considerati come la migliore replica alle assurdità
antievoluzioniste. Casiraghi ha parlato delle endosimbiosi batteriche,
dalla Buchnera aphidicola, che produce amminoacidi essenziali per
gli afidi che la ospitano e si riproduce insieme a questi, passando nelle
loro uova, fino alla Wigglesworthia glossidinia della mosca tse-tse
e al caso dell’anellide oligocheta marino Olavius algarvensis,
un
verme che si nutre esclusivamente grazie ai processi metabolici di due
batteri presenti nella sua parete intestinale. Lo studio approfondito di
queste simbiosi non solo mette in discussione la definizione stessa di
individuo, di autotrofismo ed eterotrofismo, di parassitismo e mutualismo,
ma soprattutto evidenzia lo straordinario processo evolutivo di specie
tanto diverse che si fondono -spesso integrando il loro DNA – e generano
così nuove unità selettive. Le ultime due relazioni, di Ferdinando
Vidoni (Università di Milano Bicocca) e di Carlo Antonio Barberini
(Centro Studi Buonarroti) sono state di ambito storico-filosofico e hanno
avuto come argomento, rispettivamente, “Darwinismo e movimento
operaio” e “Marxismo e darwinismo oggi”.
Milano, 1 Novembre 2009
Anna Busca
OTTOBRE
COLPA
DI DARWIN?
Al Liceo Berchet di Milano (www.liceoberchet.it)
si è tenuto, il 22 ottobre, un interessante incontro con il prof.
Antonello La Vergata, docente di Storia della Filosofia
all’Università
di Modena e Reggio Emilia(antonello.lavergata@unimore.it)
sul tema del darwinismo sociale. La conferenza, dedicata a studenti
e insegnanti, rientrava nell’ambito delle iniziative per l’anno
darwiniano (inauguratosi a Milano proprio al Berchet, come ha ricordato
Ilaria Guaraldi Vinassa de Regny nella sua introduzione) grazie al Museo
di Storia Naturale e al Centro Studi Buonarroti (www.centrofilippobuonarroti.com).
La
sera precedente La Vergata aveva presentato, alla Rotonda di via Besana
– dove tuttora è esposta la mostra su Darwin – il suo ultimo lavoro:
“Colpa di Darwin? Razzismo, eugenetica, guerra e altri mali”
(ed.UTET, 2009). Anche
durante la settimana dedicata al Darwin Day al Museo il docente
aveva esposto un’avvincente relazione sulle questioni legate alle
interpretazioni e all’uso-abuso dell’espressione “darwinismo
sociale”. Parlando agli studenti, La Vergata è partito dall’analisi
di un famoso episodio avvenuto negli anni Venti negli Stati Uniti, il cosiddetto “processo della
scimmia” del luglio 1925, a carico di John T. Scopes, insegnante della
Clark County High School di Dayton, Tennessee. Questi fu accusato di aver
violato il Butler Act, approvato quattro mesi prima, che stabiliva
il divieto di insegnare nelle scuole dello Stato qualsiasi teoria che
negasse la creazione divina dell’uomo, sostenuta dalla Bibbia. Il
processo durò una decina di giorni ed ebbe enorme risonanza, tanto che
occupò le prime pagine dei quotidiani e richiamò nella cittadina, fino
ad allora praticamente sconosciuta, quasi duecento giornalisti. La difesa
era sostenuta dal brillante avvocato Clarence Darrow, l’accusa da
William J.Bryan, politico di fama, tre volte candidato alla Presidenza per
il partito democratico (non era quindi un conservatore, come si potrebbe
pensare). Scopes, allenatore sportivo ventiquattrenne che aveva sostituito
un insegnante sulla cattedra di scienze, adottando un testo scolastico che
sosteneva le teorie evolutive darwiniane, fu condannato ad una multa di
100 $. In realtà, come ha precisato La Vergata, il suo caso era stato
montato ad arte dall’ACLU (Association Civil Liberties Union), di cui
Darrow faceva parte, che voleva proprio far discutere della validità
costituzionale del Butler Act, che di fatto negava la libertà
d’insegnamento (e per questo fu poi abolito, ma solo nel 1967!). Il caso
fu portato nuovamente alla ribalta trent’anni dopo, con un’opera
teatrale intitolata Inherit the wind, che divenne poi nel 1960 un
film di successo diretto da Stanley Kramer, con Spencer Tracy nella parte
del difensore Drummond (Darrow) e Fredric March in quella
dell’accusatore Brady (Bryan). Il film in Italia assunse il titolo
“…e l’uomo creò Satana”. La
Vergata ha sottolineato il fatto che Bryan fosse un fondamentalista
biblico, con un’immagine deformata del darwinismo, perché vi aveva
mescolato concetti pericolosi per la democrazia, come se la teoria
darwiniana giustificasse ateismo, materialismo, violenza…Per lui la sana
democrazia americana si doveva fondare sul Vangelo. Per comprendere meglio
la sua posizione, occorre ricordare che in quell’epoca il darwinismo
sembrava essere stato perfino una delle cause della 1^Guerra Mondiale:
aveva infatti avuto grande
successo in Germania, dove i concetti di selezione naturale e lotta per
l’esistenza parevano poter giustificare il militarismo aggressivo, così
come, d’altra parte, venivano usati dagli Inglesi a giustificazione del
colonialismo e dell’imperialismo. Gli intellettuali tedeschi - molti dei
quali erano anche ufficiali dell’esercito - avevano sostenuto il diritto
della Germania alla lotta per la propria esistenza e alla difesa dalle
“orde mongoliche”; perfino il sociologo Max Weber aveva ritenuto
intollerabile che contro i bianchi tedeschi combattessero negri africani.
Nel 1917 fu pubblicato il testo “Headquarters Nights”, di
Vernon Kellogg, un biologo americano che era stato mandato nei due anni
precedenti come osservatore, a capo di un’organizzazione umanitaria, nel
Belgio occupato, nel quartier generale dello Stato Maggiore tedesco.
Kellogg descrisse gli ufficiali tedeschi come “inebriati” di
darwinismo aggressivo. Anche nel romanzo “I quattro cavalieri
dell’Apocalisse” (1916) di Vicente Blasco Ibañez i protagonisti
tedeschi appaiono ugualmente deliranti. Nello stesso tempo l’eugenetica
(termine ideato da Francis Galton, cugino di Darwin, inteso come
“scienza che intende migliorare la razza umana attraverso la
riproduzione degli individui migliori”), sembrava poter trovare radici
nel darwinismo. Se la società conserva individui che altrimenti in natura
sarebbero eliminati (individui deboli, malati, deformi), allora vi è il
rischio di una “degenerazione” della specie: una sorta di survival
of the unfittest, come diceva Greg, un contemporaneo di Darwin. Sorgeva il timore che le generazioni successive potessero
essere tarate nel fisico e nella condotta morale: era anche l’epoca in
cui i medici erano convinti che i vizi, come l’alcoolismo, fossero
ereditari, e che alcune malattie, come la tisi e la sifilide, portassero a
danni permanenti nei figli. All’inizio del Novecento, e non è un caso,
gli Inglesi inventarono da un lato i boy scout (1910) e
dall’altro i campi di concentramento (1902, seconda guerra boera in Sud
Africa). Inoltre nei Paesi anglosassoni l’immigrazione era in aumento e
gli immigrati erano considerati “inferiori”: l’intolleranza nei loro
confronti emergeva sotto forma di movimenti e gruppi razzisti come il Ku
Klux Klan (ricostituitosi nel 1915 anche sull’onda del successo del film
The Birth of a Nation, di Griffith, che narrava la storia della
nascita del movimento, confraternita di ex confederati fondata nel 1865, e
che piacque molto al presidente Woodrow Wilson, che lo elogiò
pubblicamente). Tutto ciò portò ad un’ideologia che appoggiava
l’eugenetica: non c’erano interventi pubblici per i poveri e gli
orfani, non potevano esistere aiuti statali in un mondo liberale e
calvinista, perché la povertà e la malattia erano “colpe”. Il
darwinismo venne dunque abusato da parte di tutte le componenti
ideologiche, ecco perché Bryan, nel monkey trial del 1925, poteva
“avere ragione”. Le polemiche andavano ben oltre le idee di Darwin e
potevano portare addirittura ad affermare - come fece per esempio il
movimento futurista - che la guerra non era altro che un “caldo bagno di
sangue rigeneratore” da cui può nascere una nuova società, una vera
“igiene del mondo”. Le domande di alcuni studenti hanno poi portato il
prof. La Vergata a suggerire riflessioni sul significato stesso di
“darwinismo” e sui comuni fraintendimenti delle sue idee. Darwin, per
esempio, era “lamarckiano”, non respingeva la teoria
dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti, come spesso si dice;
l’idea di selezione naturale è infatti indipendente dalle cause della
varietà in una specie. Era determinista, non casualista, come alcuni
credono: il “caso” per Darwin non è altro che la nostra ignoranza
delle leggi che regolano i viventi. Per chi volesse continuare ad
approfondire le questioni affrontate, segnalo un importante convegno che
riprenderà i temi fondamentali del dibattito attuale, dal titolo “La
teoria dell’evoluzione di Charles Darwin alla prova della scienza e
della cultura del nostro tempo” al Museo di Storia Naturale di Milano,
il 28 ottobre p.v. dalle 15 alle 19: i relatori saranno Chiara Ceci, Luca
e Francesco Cavalli-Sforza, Marco Ferraguti, Maurizio Casiraghi, Mauro
Mandrioli, Ferdinando Vidoni, Carlo Antonio Barberini.
Milano, 26 ottobre 2009 Anna
Busca anna.bus@tiscali.it
FESTIVAL
DELLA SCIENZA A GENOVA
E’ in
pieno svolgimento il Festival della Scienza 2009 a Genova, partito il 23
ottobre, con un ricchissimo programma di conferenze, dibattiti, concerti,
spettacoli, mostre che proseguiranno fino al 1° novembre. Il tema di
quest’anno è il futuro, che diventa il protagonista dei cinque percorsi
proposti al visitatore: il futuro della vita, dell’universo, della
natura, della tecnologia, delle idee. Una frase di Eleanor Roosevelt è lo
slogan del festival: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella
bellezza dei loro sogni”. Per scaricare il programma con il
calendario completo e aggiornato delle numerosissime iniziative . www.festivalscienza.it.
24
ottobre (A.B.)
BERGAMO
SCIENZA 2009
E’
partita il 3 ottobre la settima edizione di Bergamo Scienza: due settimane
ricchissime
di conferenze, incontri, laboratori, spettacoli, tutti all’insegna della
scienza, dall’astronomia alla biologia, dalla medicina alla fisica
atomica. “Felice è colui che ha potuto conoscere la causa delle cose”
è la citazione dalle Georgiche di Virgilio che introduce il calendario
delle iniziative e invita il pubblico a partecipare numeroso, come nelle
passate edizioni, dove l’interesse suscitato è stato sempre altissimo.
Fino al 18 ottobre si potranno ascoltare illustri relatori – tra questi
Edoardo Boncinelli, Giulio Giorello, Danilo Mainardi, Paolo Nespoli, Maria
Grazia Roncarolo, John Nash – che tratteranno temi quali “Dante e la
scienza”, “Donazioni e trapianti”, “Galileo e l’astronomia”, e
ancora i neutrini, l’entropia, i geni e le cellule… Per il calendario
completo, con orari e luoghi degli incontri, consultare il sito www.bergamoscienza.it.
Ingresso gratuito.
7 ottobre
2009, A.B.
SETTEMBRE
Fifth
World Conference on The Future of Science – The DNA Revolution
A Venezia si aprono oggi gli
importanti lavori della 5^ Conferenza mondiale sul “Futuro della
Scienza”, alla Fondazione Cini, con i saluti di benvenuto e i discorsi
inaugurali di scienziati quali Umberto Veronesi, Presidente della
Conferenza, Chiara Tonelli, Segretaria Generale,
i premi Nobel James Watson e Renato Dulbecco, e anche Craig Venter
e Luigi Luca Cavalli Sforza. Il Comitato Scientifico annovera altri Nobel
come Carlo Rubbia e Rita Levi Montalcini, insieme a numerosi nomi
notissimi nell’ambito della ricerca (Peter Atkins, Claudio Bordignon,
Daniel Dennett, Luc Montagnier sono solo alcuni) L’edizione di
quest’anno è dedicata al DNA, il protagonista indiscusso della Biologia
contemporanea a partire dalla seconda metà del secolo scorso, da quel
1953 in
cui Watson e Crick presentarono il modello a doppia elica. Il 21 settembre
si parlerà dell’evoluzione del genoma, di DNA ricombinante, di
biotecnologie, della genetica delle cellule staminali, di epigenetica, di
bioetica. Tra i relatori italiani Edoardo Boncinelli, Guido Barbujani
dell’Università di Ferrara, Enrica Galli dell’Università Statale di
Milano. Martedì 22 il convegno focalizzerà il suo interesse sulla salute
dell’uomo: si parlerà di malattie genetiche e della genetica del
cancro. www.thefutureofscience.org
20 settembre
2009, A
.B.
42°
Congresso Nazionale dell’UAI
In onore di Galileo Galilei si terrà
dal 24 al 27 settembre a Padova, presso il Centro Culturale San Gaetano,
il più importante appuntamento astronomico dell’anno, il congresso
dell’Unione Astrofili Italiani. Presso il nuovo Planetario il prof.
Galletta, docente di Astronomia e Astrobiologia all’Università di
Padova, inaugurerà il convegno con una conferenza sull’esobiologia. Nei
giorni successivi si parlerà del Sistema Solare, dell’astronomia
galattica ed extragalattica, di inquinamento luminoso, di Galileo,
naturalmente, e di divulgazione e didattica.
Per informazioni e
aggiornamenti. http://congresso.uai.it/
19 settembre 2009
A.B.
GIUGNO
IL CONFINAMENTO GEOLOGICO DELLA
CO2
In occasione della cerimonia di consegna del Premio Voltolino, al Museo
della Scienza e della Tecnologia di Milano, Iginio Marson e Sergio
Persoglia dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica
Sperimentale di Trieste hanno tenuto una
conferenza
su un tema molto attuale: perché catturare l’anidride carbonica? Il
dibattito contemporaneo sull’effetto serra e sul riscaldamento globale
vede posizioni diverse, ma risulta innegabile il dato dell’aumento della
percentuale di CO2 nell’aria, che ha raggiunto il valore di 387 ppm
(0,039 % circa). Se si dovesse raggiungere quota 450 ppm, le conseguenze
sul clima sarebbero pesanti. Già Al Gore, con il suo famoso
film-documentario “Una scomoda verità”, aveva mostrato grafici e
immagini eloquenti. Entro il 2020, secondo i protocolli per l’ambiente,
dovremmo riuscire a ridurre del 20 % l’anidride carbonica in atmosfera,
e la sua cattura e successivo stoccaggio (CCS) è uno dei metodi che si
possono adottare per raggiungere tale obbiettivo. La Comunità Europea ha
deciso di co-finanziare una serie di progetti per dimostrarne la
fattibilità e la convenienza economica. Non dimentichiamo che in natura
esiste già una sorta di confinamento di questo gas nel sottosuolo: ne
sono una prova le emissioni dal terreno, per esempio in zone vulcaniche,
come nel Lazio, e le sorgenti di acque minerali. Si tratta quindi di
aumentarne la quantità, in modo artificiale, sottraendolo all’aria. Le
rocce adatte per il sequestro di CO2 sono porose e permeabili, come
il calcare e l’arenaria, ma devono avere uno strato roccioso sovrastante
compatto e impermeabile, come argille o marmi, in una formazione “a
duomo”. Il gas catturato deve essere trasformato industrialmente in un
fluido denso, attraverso ripetuti cicli di compressione, raffreddamento e
deidratazione; poi è necessario trasportarlo attraverso navi, in
recipienti usati per il GPL, o tramite tubazioni ad alta pressione in
condizioni supercritiche, in modo che si comporti come un gas ma abbia la
densità di un liquido. Il diametro, la pressione e lo spessore delle
pareti della tubazione sono elementi importanti perché influenzano la
quantità di CO2 che può essere trasportata. Infine, quando l’anidride
carbonica giunge al sito di stoccaggio, viene iniettata a una determinata
pressione, stabilita sulla base dei rilievi geologici effettuati. Parte
del gas si scioglie nell’acqua presente determinando un abbassamento di
pH, tamponato dalla dissoluzione dei minerali carbonatici: questa
incrementa la porosità della roccia e l’iniettività, cioè il rapporto
tra la velocità d’iniezione e la differenza di pressione tra il punto
d’iniezione e il sito. La successiva precipitazione porta poi alla
cementazione delforo . E’ possibile controllare e monitorare il sito di stoccaggio
“radiografando” il terreno per seguire eventuali migrazioni di CO2. I
rischi sono molto bassi, se si adottano tutte le procedure per la
sicurezza. Per l’uomo è letale l’esposizione prolungata ad una
concentrazione di anidride carbonica superiore al 5%, e questo potrebbe
verificarsi solo se la perdita riguardasse una depressione o un territorio chiuso e poco ventilato. In Italia sono state evidenziate
alcune zone adatte come siti di stoccaggio: e in futuro si pensa che anche
nel nostro Paese, come già in altri, il CCS possa diventare una realtà.
21 giugno 2009 Anna Busca
PREMIO VOLTOLINO XI EDIZIONE
2007-08
Nella splendida cornice del Museo
della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano – il
più grande museo tecnico-scientifico italiano - si è svolta lo scorso 9
giugno, nell’Auditorium, la cerimonia di premiazione dei vincitori
dell’unico riconoscimento esistente in Italia alle migliori “penne”
scientifiche. Il premio, a cadenza biennale, rivolto ai giornalisti che si
sono distinti in modo
particolare
nella divulgazione scientifica, è stato ideato nel 1997 da Massimo Di
Martino, che ha raccolto l’eredità intellettuale e imprenditoriale del
bisnonno, il giornalista pisano Alfredo Gentili (1879-1971), detto appunto
“Voltolino” (dal nome di un uccello migratore, un piccolo agile
gruiforme che vive nelle zone umide ed è preda difficile per i
cacciatori). Personaggio eclettico, dai mille interessi, Voltolino ebbe
una vita lunga e ricca di cambiamenti: fu poeta, scrittore e regista;
promosse importanti manifestazioni; fondò nel
1917, a
Pisa, l’Istituto Galenico, che diventerà fin dagli anni Trenta,
l’importante Istituto Gentili, centro di ricerca farmacologica (ora
Abiogen Pharma, azienda all’avanguardia di cui Di Martino è Presidente
e Amministratore delegato). Il premio ricorda dunque una figura
eccezionale e vuole riconoscere il fondamentale lavoro di chi, con grande
serietà e vera passione, si dedica alla comunicazione in ambito
scientifico. In questa edizione, cui hanno partecipato sessantotto
giornalisti, con più di duecento lavori, la giuria ha premiato Enrica
Battifoglia, dell’ANSA, Guido Romeo, del Sole 24 Ore (NOVA) e Luca
Sciortino di Panorama. Ha ricevuto una menzione speciale Sabina Falasconi
de La Provincia di Como, mentre il premio alla carriera è stato assegnato
a Franco Prattico de La Repubblica ed Edoardo Rosati di Oggi. Infine, il
Direttore
scientifico dell’Ospedale San Raffaele, Claudio Bordignon, ha ricevuto
la preziosa medaglia del Presidente della Repubblica, che ha amabilmente
dedicato ai vincitori del premio quali rappresentanti del mondo
dell’informazione scientifica. Hanno
consegnato i premi illustri membri della giuria – presieduta dalla
deliziosa Paola De Paoli, Presidente dell’Unione Giornalisti Scientifici
Italiani - quali Edoardo
Boncinelli, Silvio Garattini, Giovanni Caprara, il Direttore del Museo
Fiorenzo Galli. La De Paoli ha portato anche i saluti e le
congratulazioni, dalla California, del Premio Nobel Renato Dulbecco,
Presidente Onorario della Giuria. La premiazione è stata preceduta da un
interessante intervento del prof. Igino Marson e dell’ing. Sergio
Persoglia, entrambi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di
Geofisica sperimentale di Sgonico (Trieste), sul tema, molto attuale vista
l’emergenza climatica: “Perché catturare l’anidride carbonica”.
Milano, 11 giugno 2009
Anna Busca
“SUPERMARKET” DNA
Il 30 maggio scorso, nell’ambito delle iniziative per l’anno
darwiniano, si è tenuta al Liceo Berchet un’interessante conferenza,
rivolta a studenti e insegnanti, di Maurizio Casiraghi, biologo, docente
di Evoluzione Biologica e ricercatore in Zoologia presso il dipartimento
di Biotecnologie e Bioscienze
dell’Università Milano-Bicocca
(maurizio.casiraghi@unimib.it). Il tema era il “DNA barcoding”. Partendo dal fondamentale concetto di biodiversità, il giovane e
brillante ricercatore ha voluto sottolineare che questo vale maggiormente
per i microrganismi che non per gli organismi macroscopici. In ogni essere
umano, per esempio, convivono circa 8000 ceppi batterici (circa 400
specie); in una stanza affollata possono essercene, secondo una stima
approssimata, fino a 15000-16000. Non c’è dunque bisogno di recarsi ai
tropici per avere un’idea della varietà delle forme viventi. Basti pensare all’enorme biodiversità del nostro
intestino, che rappresenta una vera barriera agli
attacchi di agenti
patogeni; anche l’assorbimento degli alimenti e dei farmaci è
strettamente legato alla flora batterica intestinale, il cui squilibrio può essere perfino alla base di alcune forme di obesità. Le specie di
mammiferi descritte sono in complesso 5000, ma lo stesso numero vale per i ceppi batterici intestinali: è quindi opportuno andare oltre la
visione tradizionale del mondo vivente ed entrare in una dimensione osservativa diversa. Un’altra nozione che merita chiarimenti è la
classificazione, spesso confusa con il riconoscimento. Casiraghi ha ricordato che nel 2001 uscì un articolo su “Science” che suggeriva
l’ipotesi che l’elefante africano fosse in realtà non una sola specie ma
due, una adattata all’ambiente di savana (Loxodonta africana) e
l’altra alla foresta (L. cyclotis). Anche per il verme nematode Caenorhabditis,
organismo modello utilizzato nelle ricerche di genetica molecolare, ci sono state delle sorprese: vi sono forme morfologicamente identiche ma
con differenze nel DNA che risalgono a una storia evolutiva che si è divisa 80 milioni di anni fa e sono quindi due specie diverse (C.
elegans e C. briggsae). Esistono anche casi opposti: genomi
pressoché identici, con risultati diversi, come tra lo scimpanzé e
l'uomo. Il problema della classificazione è davvero complesso, soprattutto
perché è oltremodo difficile definire una specie: esistono almeno trentasei
differenti concetti di specie! Nel 1836 John Herschel affermava
che l’origine delle specie è “il mistero dei misteri” della
biologia e, benchè oggi si disponga di tecniche avanzate di analisi del DNA che
consentono studi comparativi, resta comunque arduo perfino conoscere il numero dei geni di un organismo (anche per l’Homo sapiens questo non è
ancora chiarito, si conosce solo il sequenziamento delle basi del suo DNA). Per quanto riguarda il riconoscimento, i livelli di
imprecisione variano: si passa da una notevole accuratezza (il nome comune
“giraffa”, per esempio, è in effetti associato ad un’unica specie),
a una genericità sempre crescente man mano che si passa dai vertebrati agli invertebrati. Con “topo” si indicano decine di specie, con
“ragno” almeno 35000, con “mosca” e “zanzara” 150000, con
“verme” un numero imprecisato e così via. Da Linneo a oggi, in duecentocinquant’anni di tassonomia, si sono descritte meno di due milioni di specie su
un totale stimato che va da 8 a 100 milioni! Ma perché è così interessante la biodiversità? Casiraghi ha
elencato una serie di motivi per cui la varietà del mondo vivente merita di essere indagata e
rivelata. In primo luogo la conoscenza in sè; poi la ricerca, che può portare a scoperte utili. Per esempio, Craig Venter, dopo aver concluso
il Progetto Genoma, ha circumnavigato il globo campionando via via organismi per sequenziarne il DNA; vorrebbe riuscire a produrre
“batteri sintetici” per ottenere biologicamente idrogeno dall’acqua.
In un momento come questo di crisi energetica, un risultato del genere sarebbe straordinario. La conservazione è un altro obbiettivo, visto
che la biodiversità sta diminuendo. E naturalmente non sono da dimenticare tutte le possibili applicazioni nel campo delle
biotecnologie mediche e ambientali. Il DNA potrà quindi risolvere
“il mistero dei misteri”? La risposta, in senso stretto, è purtroppo negativa, perché, come si è già detto, il concetto di specie è
nebuloso, i suoi confini sono dinamici e ne impediscono una netta definizione. Ci si deve confrontare con “qualcosa di molto pratico”
che però ha dietro di sé “qualcosa di molto teorico”. Riconoscere
significa identificare, classificare significa dare un senso all’identificazione.
Gli organismi sono promiscui dal punto di vista genetico, ed è interessante proprio muoversi lungo queste “linee di confine”. Nel
2002 il canadese Paul Hebert ha proposto il DNA barcode (codice a barre) per
identificare gli organismi eucarioti, utilizzando il gene per la citocromo ossidasi 1 presente nel DNA mitocondriale, costituito da 650
paia di basi. Il problema è che, mentre al supermercato i codici a barre sono univoci per i prodotti, quelli a DNA hanno una certa
variabilità. In ogni caso si sta procedendo nell’"etichettatura"
degli organismi, e le applicazioni pratiche sono notevoli: si possono identificare parassiti, come le pericolose filarie, distinguendo anche
le specie tossiche, si possono svelare frodi alimentari, per esempio riconoscendo i pesci venduti a tranci o fette (sotto il nome “palombo”
si nascondono ben 17 specie diverse di squalo!), oppure controllare i traffici illegali di specie protette. La tassonomia tradizionale sarà
così sostituita dal barcoding? L’IBM sta già lavorando per costruire
un barcoder, uno strumento quasi fantascientifico – vi ricordate il tricorder del capitano Kirk in Star Trek? – che consentirà di compiere
in breve tempo l’operazione di riconoscimento di un organismo: e forse, in un futuro non tanto lontano, ciascuno di noi avrà il suo barcoder e
anche il suo personalissimo barcode.
Milano, 8 giugno 2009
Anna Busca
DARWIN A MILANO
Si è inaugurata ieri alla Rotonda di via Besana, proveniente da Roma,
la mostra “Darwin 1809-2009”, che resterà aperta fino al 25 ottobre.
Il periodo di apertura
non
è felicissimo perché coincide - salvo per poco più di un mese dopo
l’estate - con le vacanze scolastiche, il che impedirà un grande
afflusso di studenti, come la mostra senz’altro meriterebbe per le sue
implicazioni didattiche e formative. In ogni caso, chi può non perda un
minuto per visitarla: lo spazio espositivo è stato adattato ad hoc e si
percorre un bellissimo viaggio, dall’ infanzia di Darwin fino ai giorni
nostri, passando dall’autobiografia darwiniana alla genesi, piuttosto
tormentata, delle sue idee rivoluzionarie sull’evoluzione delle specie e
al dibattito attuale. I curatori Niles Eldredge, Ian Tattersall e Telmo
Pievani hanno lavorato con attenzione e grande competenza per riproporre,
in una nuova versione, la rassegna che è stata allestita all’American
Museum of Natural History di New York e che ha già fatto numerose tappe
in tutto il mondo. Osservando le vetrine, tra iguane, armadilli,
coleotteri, colombi, fossili, libri, documentari sulle Galapagos… tutto
ricorda la vita e l’immane lavoro di collezionista appassionato di quel
“Galileo della biologia” che fu Charles Darwin. Anche lo studiolo del
grande naturalista a Down House è stato perfettamente ricostruito. Il
viaggio sul Beagle diventa viaggio interiore, metaforico, nella conoscenza
umana, ha ricordato Edoardo Boncinelli: e tanto dobbiamo oggi a Darwin.
Giulio Giorello ha poi sottolineato che non deve essere un caso se Darwin
e Lincoln nacquero lo stesso giorno, il 12 febbraio 1809:
entrambi liberarono gli uomini da un’oppressione, Lincoln dalla schiavitù,
Darwin da vecchie idee e pregiudizi. Luigi Luca Cavalli Sforza ha fatto
invece notare un paradosso: negli Stati Uniti, così avanzati
tecnologicamente, solo il 40% degli abitanti crede nell’ evoluzione. Non
è in realtà un dato che debba sollevare molto stupore, perché trova una
spiegazione nel fatto che la religione dei pastori
battisti, là molto diffusa, è assai rigida su questo aspetto, e ha
portato perfino alla discussa teoria dell’Intelligent design, che è
proprio solo un’idea religiosa e non scientifica. Molto interessante
anche la parte finale, dedicata all’ominazione e alle ultime
acquisizioni. Peccato che la mostra non resti aperta almeno per la
celebrazione del 150° della pubblicazione de The origin of species (24
novembre 1859): ma certo per festeggiare l’anniversario l’appuntamento
sarà al Museo di Storia naturale, dove, nei prossimi anni, il Darwin day
verrà sostituito da un Evolution day. Da acquistare assolutamente
lo splendido catalogo della rassegna
(Codice edizioni). Informazioni e prenotazioni: www.darwin2009.it
(tel 0243353522). Orari della mostra: martedì-domenica (9.30-19.30);
lunedì (14.30-
19.30). Il giovedì la chiusura è posticipata alle 22.30.
4 giugno 2009
Anna Busca
MILANO SCIENZA, MILANO MONDO
La prima edizione di un’interessante rassegna di eventi dedicati
alla scienza, comprendente spettacoli, esposizioni, lezioni pubbliche,
incontri, è iniziata il 1°giugno al Planetario e durerà per tutto il
mese. La mostra più importante è dedicata a Darwin (vedi articolo) alla
Rotonda della Besana, ma c’è spazio anche per Galileo, per le
nanotecnologie, per l’energia nucleare, per le cellule staminali…
Da Brera a Palazzo Marino, dall’Acquario Civico al Museo della Scienza e
della Tecnologia, nelle biblioteche di quartiere, insomma in tutta la città
si parlerà di teorie e scoperte scientifiche, ci saranno laboratori per
bambini, visite guidate e conferenze, in genere a ingresso libero. Da non
perdere assolutamente l’anteprima della V Conferenza Mondiale sul Futuro
della Scienza (The DNA Revolution) il 10
giugno alle 18 al Museo di Storia Naturale Per il calendario
completo delle iniziative: www.comune.milano.it/scienza
3 giugno 2009 A.B.
APRILE
TERREMOTI DEL PASSATO
Il terremoto del 6
aprile in Abruzzo ha tristemente riacceso i riflettori su una realtà che
spesso preferiamo dimenticare: il territorio italiano, con l’eccezione
della Sardegna e di poche altre aree, è soggetto da sempre a sismi anche
violentissimi,
trovandosi
al confine tra la placca africana e quella euroasiatica in collisione tra
loro, ed essendo compresso anche tra due placche minori,
l’apulo-garganica e la corso-sarda. Già Lucrezio, Seneca e Tacito
avevano descritto forti movimenti tellurici. Seneca, nel sesto libro delle
Naturales Quaestiones, parla diffusamente del terremoto che colpì
la Campania nel 62 d.C., diciassette anni prima della devastante eruzione
del Vesuvio che seppellì Pompei ed Ercolano. Occorre tuttavia aspettare
fino al Cinquecento per avere veri e propri trattati al riguardo: tra
questi il De terrae motu liber del filosofo e medico bolognese
Agostino Galesi, che attribuiva agli elementi aristotelici aria, acqua e
fuoco la causa delle scosse del quarto elemento, la terra appunto. Il
Galesi, nonostante l’errata interpretazione dei sismi, fu forse il primo
a fornire suggerimenti sia sul comportamento da tenere durante un
terremoto che sui criteri di costruzione da rispettare, per evitare
crolli. E’ sua anche una prima analisi delle scosse, in cui riconosceva
la vibratio, il tremor, la depressio, il pulsus.
Dal Seicento cominciarono a essere compilati cataloghi di terremoti, e nel
Settecento si cercò di stabilire una scala di intensità. Dai documenti
conservati negli archivi emerge che all’Aquila vi furono forti terremoti
nel 1315, “che rovinarono molte ecclesie ed edifici”, nel 1461-62, con
più di cento scosse e molte vittime, nel 1703-04, nel 1730-31. La regione
dell’Italia centrale che risulta più colpita è l’Umbria, ma anche la
Toscana e il Lazio possono presentare un notevole numero di forti
terremoti nel corso dei secoli. I terremoti più disastrosi sono al sud:
il 1456 è l’anno del “Grande terremoto napoletano”, con circa
30.000 vittime tra Campania, Puglia e Sicilia; il 1693 è quello del
“Grande terremoto siculo”, che provocò 93.000 morti (15.000 solo a
Catania) e distrusse una cinquantina di città; nel triennio1783-1786 si
verificarono i “Grandi terremoti calabri”. E’ riferita a questi
ultimi eventi la vicenda, narrata dallo storico Pietro Colletta nella sua Storia
del Reame di Napoli, di una fanciulla sedicenne, Eloisa Basili,
estratta viva dalle macerie dopo 11 giorni: e aveva tenuto tra le braccia,
per una settimana, il cadavere di un bimbo. Non si riprese più dal trauma
– “si piaceva star sola, seduta sotto un albero, donde non si
vedessero città o case; volgeva altrove lo sguardo all’apparir di un
bambino” - e morì a venticinque anni. Impressionante è la lista
delle zone colpite da sismi dal Medioevo a tutto l’Ottocento: perfino
Milano e la Svizzera risultano più volte interessate dai fenomeni
sismici, per esempio nel gennaio e nel dicembre del 1117, nel 1222, nel
1295, nel 1473, nel 1642, nel 1755, nel 1855. Crollarono campanili,
camini, “molti edifizii”. Nel 1473 si registrò in Lombardia
un’estate insolitamente calda, unita ad una straordinaria precocità
nella fioritura e nella fruttificazione. “…nel mese di ottobre
tornarono a fiorire le piante”. Nel maggio 1802 l’epicentro di un
violento terremoto nella pianura padana si collocò tra Soncino e
Orzinovi: crollarono molte case, anche a Crema. E pure per questo sisma si
notò un’aria pesante, molto calda, prima delle scosse; le acque dei
pozzi diminuirono considerevolmente; si aprirono lunghe fessure e a Bardi,
sull’Appennino a sud di Piacenza, si formarono aperture dalle quali
“si estrasse molto petrolio”.
Milano, 28 aprile 2009
Anna Busca
“VEDERE LA SCIENZA” allo Spazio
Oberdan
Si conclude oggi, con una giornata
dedicata a bambini e ragazzi, la settimana del “Festival Internazionale
del video, del film e del documentario scientifico”, allo
Spazio
Oberdan: al pubblico e agli studenti sono state presentate, con ingresso
libero, sia alla mattina che al pomeriggio, proiezioni a carattere
scientifico. I temi spaziavano dall’evoluzione biologica ai progressi
nella medicina, dall’astronomia alla matematica, dalla climatologia alla
fisica nucleare. Il Festival, alla sua terza edizione, sotto la direzione
del prof.Tucci, docente di Storia della Scienza all’Università degli
Studi di Milano, è anche l’occasione per premiare le realizzazioni
migliori, provenienti soprattutto da Francia, Gran Bretagna, Germania,
Stati Uniti, Messico, Giappone e naturalmente Italia. Si tratta di filmati
recentissimi, del 2008 o al massimo del 2007, e rappresentano quindi anche
una validissima opportunità di aggiornamento. La sera è stata dedicata
ai film classici, come “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick o
“Darwin” di Greenaway. Affascinante il francese Voyage au coeur
d’un trou noir e molto interessante il tedesco Eyes on the skies,
quattrocento anni di scoperte al telescopio, scaricabile da Internet.
Peccato che alla mattina sia molto difficile trovare posto in sala, visto
che molte scuole prenotano ed esauriscono le disponibilità. Forse per le
prossime edizioni, dato il successo di pubblico e l’interesse suscitato
dalla manifestazione, si potrebbe utilizzare uno spazio più grande o
ripetere in altri orari le proiezioni. Una riflessione: pochissimi i nomi
di scienziate citate per la consulenza scientifica dei lavori, ancora meno
per la regia; e anche la giuria è tutta al maschile. Forse non basta
Margherita Hack – invitata nella giornata di sabato – a rendere
giustizia al lavoro continuo (e nascosto?) di tante ricercatrici, in tutti
i settori della scienza.
Milano, 5 aprile 2009
Anna Busca
MARZO
EVO-DEVO
Evolution e development:
da queste due parole, evoluzione e sviluppo, nasce la crasi
“evo-devo”, termine che indica lo studio dei geni associati ai
processi di
sviluppo
e al loro ruolo nell’evoluzione delle specie. Ne hanno parlato,
all’ultimo Darwin day al Museo di Storia Naturale di Milano, gli
zoologi Giuseppe Fusco dell’Università di Padova e Gerd Müller
dell’Università di Vienna. Un esempio curioso che sembra contrastare le
ipotesi correnti sull’adattamento e il mimetismo criptico è quello dato
da una chiocciolina del genere Succinea, che presenta tentacoli
vistosi che attraggono gli uccelli predatori. In realtà tali strutture
sono fatte crescere da un suo parassita, un verme, che compie il suo ciclo
riproduttivo proprio tra la chiocciola e l’uccello. Come può
influenzare lo sviluppo dei tentacoli del suo ospite, in modo che venga
mangiato da quello che diventerà il suo secondo ospite? Se poi
consideriamo i Mammiferi, possiamo chiederci perché quasi tutti
posseggano sette vertebre cervicali e perché esistano solo due eccezioni,
il dugongo ( dei Sirenia) e il bradipo (dei Folivora). Un
altro quesito interessante riguarda invece i centopiedi: perché
possiedono solo un numero dispari di paia di zampe? Il DNA di ogni specie
è una sorta di “libro di ricette” per fare proteine, con sequenze
regolative e fattori di trascrizione che si comportano secondo una logica
combinatoria del tipo on/off. Vi è un vero e proprio network genetico
di sviluppo. Alcuni geni producono “coordinate spaziali”, segmentano
il corpo dell’animale vincolandone lo sviluppo (e questo spiega il caso
dei centopiedi, anche se recentemente ne è stato scoperto uno con 80 paia
di zampe); i geni omeotici controllano la morfogenesi. Negli Artropodi,
che comprendono milioni di specie, vi sono gli stessi geni per le diverse
regioni del corpo. Anche Darwin aveva riconosciuto importante
l’embriologia, ma come prova dell’evoluzione, non come suo meccanismo.
L’idea fu poi sviluppata da Haeckel e altri. Negli anni’80 del
secolo scorso è emerso un rinnovato interesse per il rapporto tra
sviluppo embrionale ed evoluzione, strettamente correlati. Non esiste
comunque una relazione diretta tra la complessità di un organismo e il
suo numero di geni: un verme ha 19700 geni e nasce con 508 cellule, un
cane ha 19300 geni e alla nascita ha moltissime cellule. Fra la mosca e
l’uomo ci sono molti geni in comune per lo sviluppo. Dall’analisi
comparativa dei geni del pollo e del topo, risulta che il primo ha molti
più geni per le vertebre che non il secondo. Dagli studi attuali si
evince che i processi di sviluppo non sono lineari, perchè i cambiamenti
sono improvvisi: ad esempio, nello sviluppo degli arti è sempre una
falange intera a comparire o scomparire. Non tutte le variazioni sono
ugualmente probabili e possono emergere novità a livello fenotipico a
prescindere dalla variazione. La selezione è multilivello e
l’evoluzione appare dunque discontinua. Nella teoria dell’Evo-Devo,
pertanto, è l‘interazione cellule-geni-sviluppo a spiegare il fenotipo
in evoluzione, mentre nella teoria sintetica si considera il nucleo
centrale darwiniano variazione-eredità-moltiplicazione, che porta
all’adattamento. Si possono integrare le due teorie o siamo di fronte a
una profonda revisione della teoria darwiniana?
Milano, 23 marzo 2009
Anna Busca
UN’INCREDIBILE
SIMBIOSI
Al Darwin day al Museo di
Storia Naturale di Milano, il 7 febbraio scorso, si è parlato di Wolbachia,
il batterio che da alcuni anni sta suscitando molti interrogativi tra i
biologi. A trattare la questione è stato Claudio Bandi (nella foto),
docente al Dipartimento di
Patologia
animale alla Facoltà di Veterinaria dell’Università di Milano ed
esperto in biologia evoluzionistica delle simbiosi e delle parassitosi. La
Wolbachia è un batterio Gram negativo, intracellulare, che vive
all’interno delle cellule delle gonadi di più di un milione di specie
di Artropodi (insetti, ragni e piccoli crostacei) e di Nematodi,
interferendo nella riproduzione dei suoi ospiti in modo straordinario per
assicurare a propria sopravvivenza. Questi batteri sono infatti in grado
di femminilizzare i maschi, di indurre partenogenesi, di uccidere gli
embrioni maschili, perfino di sterilizzare le femmine che non li ospitano.
In quest’ultimo caso, il meccanismo prevede che se uno spermatozoo di un
maschio ospite di Wolbachia arriva in un oocita di una femmina
priva di questi simbionti, l’oocita muore per incompatibilità
citoplasmatica, a causa di una sostanza tossica presente nello
spermatozoo, innocua per gli individui che invece ospitano il batterio.
E’ evidente che le femmine con Wolbachia hanno più fitness
rispetto alle precedenti. E’altrettanto chiaro che i batteri di questo
tipo presentano forme di simbiosi mutualistica integrata, si comportano
praticamente come organuli delle cellule in cui si trovano. Molti
scarafaggi lignivori presentano il corpo grasso costituito da cellule
infarcite di questi batteri. Le cellule possono migrare con movimenti
ameboidi e scaricare i batteri negli oociti, che li fagocitano
trascinandoli poi verso la zona centrale. I batteri vengono quindi
trasmessi per via verticale, e si può dimostrare una coevoluzione tra
ospiti e simbionti, una perfetta congruenza tra le due storie evolutive.
Con l’antibiotico tetraciclina si uccidono i batteri e spesso anche lo
scarafaggio ospite. Anche sui Nematodi filaridi (le cosiddette filarie)
gli effetti sono i medesimi: se si uccide Wolbachia si ha un blocco
dell’embriogenesi del verme. Questo aspetto risulta molto interessante
per la cura delle filariosi, dato che le specie di Nematodi più
importanti dal punto di vista medico e veterinario sono spesso ospiti di Wolbachia.
Si ritiene anche che il batterio possa partecipare alla patogenesi di
questa parassitosi: gli individui affetti da filariosi presentano infatti
anticorpi contro alcune proteine di Wolbachia, si attivano quindi
meccanismi di difesa immunitaria. Nella zecca (Ixodes ricinus)
hanno trovato un batterio affine, l’Irices1, presente nel 100%
delle femmine, mentre non si ritrova nei maschi. Questo dato fa sospettare
che sia in grado di intervenire nei meccanismi riproduttivi della zecca,
anche se non si sa con quali modalità. Negli oociti Irices1 è
presente in gran quantità (sono circa 100.000), e la microscopia
elettronica ha rivelato che si trova all’interno dei mitocondri: per
questa ragione è stato ribattezzato Midichloria mithocondri.
Sembra che questi batteri si comportino da parassiti dei mitocondri
stessi, visto che li degradano, e potrebbero essere delle Rickettsie,
gruppo di piccolissimi batteri endocellulari obbligati già noti da tempo.
Le analisi che si stanno compiendo attualmente riguardano il
sequenziamento del loro DNA. In Drosophila, il moscerino
dell’aceto così importante per gli studi dei meccanismi della
trasmissione genica, l’intero DNA di Wolbachia viene incorporato
nel nucleo della cellula: in quale modo questo può avere influito sul
genoma del moscerino e sui risultati sperimentali dei ricercatori? E
ancora: c’è qualche somiglianza tra il DNA di Midichloria e il
DNA mitocondriale dell’Ixodes ricinus? Si potranno avere
importanti conferme della teoria dell’endosimbiosi ancestrale avanzata
qualche decennio fa per spiegare l‘origine delle cellule eucarioti?
Milano, 6 marzo 2009
Anna Busca
IL FUTURO DI GALILEO
Si è inaugurata a Padova, nel Centro
Culturale Altinate – e resterà aperta fino al 14 giugno – una
bellissima mostra, a cura di Giulio Peruzzi, docente di Storia della
Scienza,
e Sofia Talas, conservatrice del Museo di Storia della Fisica, dedicata a
Galileo e alla scienza: Il futuro di Galileo – Scienza e Tecnica dal
Seicento al Terzo Millennio. Quattrocento anni fa, proprio quando
Keplero pubblicava Astronomia Nova, Galileo, docente di Matematica
all’Università di Padova (ove si conserva ancora la sua cattedra, dalla
quale insegnò per ben diciotto anni, dal dicembre del 1592
al settembre del 1610, periodo che Galileo considerò “il migliore della
sua età”) osservava per la prima volta stelle e pianeti con il suo
cannocchiale: scoprì quindi le fasi di Venere, le macchie solari, e corpi
celesti invisibili ad occhio nudo, come i quattro principali satelliti di
Giove. Le sue osservazioni erano certamente compatibili con il modello
eliocentrico, riproposto nel 1543 da Copernico, modello che sia Keplero
che Galileo consideravano più valido di quello geocentrico. Il 12 marzo
del 1610 furono dunque stampate 550 copie, subito vendute, del Sidereus
Nuncius: Galileo, con il suo “Messaggio dalle stelle”, comunicava
i risultati delle sue osservazioni e creava così una vera e propria
cesura tra due mondi, quello arcaico strettamente intrecciato alla
filosofia aristotelica, fondato sul dogmatico ipse dixit, e quello
moderno, aperto all’innovazione e alla sperimentazione. E’ con questa
consapevolezza che chi visita la mostra può cogliere l’importanza del
lavoro di Galileo, come di quello di tanti altri scienziati autori di
scoperte e teorie fondamentali, in un viaggio affascinante dal Seicento ad
oggi. Si possono seguire filmati ed esperimenti “dal vivo”, lungo un
percorso espositivo stimolante e interattivo, il cui allestimento è
davvero molto piacevole ed efficace: pareti perimetrali scure rivestono
gli spazi, con immagini, video, didascalie, insieme a grandi espositori
circolari che richiamano i temi affrontati. L’exhibit
è suddiviso in sette sezioni: dopo un prologo sulla scienza ai tempi di
Galileo, si possono ammirare gli strumenti osservativi, dai primi
cannocchiali ai telescopi e ai rivelatori di raggi X e gamma; si passa poi
alla fisica del moto e alla scienza dei materiali, verso le stupefacenti
nanotecnologie. Interessantissima anche la sezione riservata al vuoto
(“Dal vuoto seicentesco al vuoto quantistico”), dove si ricorda come
l’invenzione della prima macchina pneumatica o pompa da vuoto, dovuta a
Otto von Guericke (1654), poi perfezionata da Boyle, Hooke e Huygens, sia
stata un’altra pietra miliare sulla strada della sperimentazione e della
conoscenza scientifica. Il visitatore è quindi guidato a scoprire la
duplice natura, corpuscolare e ondulatoria, della luce: fenomeni ottici
quali rifrazione, riflessione e diffrazione sono illustrati e spiegati con
grande chiarezza, insieme alla spettroscopia e alla nascita della luce dal
Sole e dalle altre stelle. Passando poi dal microscopio di Galileo ai
microscopi a forza atomica, che con sonde a scansione consentono di
analizzare superfici in scala nanometrica, si giunge all’LHC, il Large
Hadron Collider, ultimo dei grandi acceleratori di particelle, che
consentirà forse di scoprire gli ultimi componenti della materia,
risalendo anche all’origine dell’Universo, al Big Bang. Nel
cortile, infine, si può seguire un tracciato che consente di comprendere,
guardando verso strutture colorate sospese in alto, il fenomeno della
parallasse stellare annua: l’effetto parallattico, misurato per la prima
volta da Bessel nel 1838, è una conseguenza della rivoluzione terrestre
intorno al Sole. Si ritorna quindi, non solo simbolicamente, a Galileo, in
una continua osmosi tra scienza galileiana e scienza contemporanea: le
acquisizioni della scienza, anche quelle più straordinarie e quelle che
ci si propone di ottenere nel futuro, sono infatti indissolubilmente
legate alle sensate esperienze. Nell’Anno Internazionale
dell’Astronomia Il futuro di Galileo è sicuramente da
considerare una meta obbligata. Imperdibile anche il prezioso catalogo
della mostra (ed.Skira). Sede: Centro Altinate, via Altinate 71 Padova;
orario 9.00-19.00 (chiuso i lunedì non festivi). Per informazioni: www.ilfuturodigalileo.it
http://padovacultura.padovanet.it e-mail:
infocultura@comune.padova.it
Call center: 049 2010010
2 marzo 2009, Anna Busca
FEBBRAIO
BUON COMPLEANNO, MR DARWIN!
Il D-Day si avvicina e si
moltiplicano naturalmente le iniziative connesse all’importante
anniversario darwiniano. Il Museo di Storia Naturale di Milano ospita, dal
4 all’8 febbraio, tavole rotonde, incontri, conferenze. Segnaliamo, per
il
pomeriggio
del
6, a
partire dalle ore 14.00, il Darwin’s world, con una serie di
relazioni seguite da un dibattito con il pubblico: parleranno storici e
filosofi della scienza come John van Wyhe, Giuliano Pancaldi, Elena
Gagliasso, Antonello
La Vergata.
Sulla
Rivoluzione darwiniana interverranno la mattina seguente, tra gli
altri, il celebre paleontologo Niles Eldredge e l’antropologo Ian
Tattersall mentre nel pomeriggio zoologi e biologi evolutivi discuteranno
su Quello che Darwin non poteva sapere. La mattina di lunedì 9,
sempre nel’Aula Magna del Museo, si parlerà di Darwin e di didattica
della scienza. Nel frattempo, numerosi sono anche gli spettacoli teatrali
in programma in questi giorni dedicati al grande naturalista: Il diario
di Eva, ovvero come Darwin ci cacciò dall’Eden al Teatro Oscar di
via Lattanzio, con Lucia Poli, Darwin tra le nuvole al Piccolo
Teatro Studio, da un’idea di Giulio Giorello e Luca Boschi, e Charles
Darwin, ovvero come una gita in barca intorno al mondo può spiegare
l’origine delle specie al Teatro Arsenale, pensato dal fisico
Gianluca Ranzini. Anche all’Università e in diversi istituti superiori
di Milano e provincia vi sono proposte interessanti sul tema.
L’itinerario del viaggio del brigantino Beagle è stato ricostruito da
studenti di dodici licei, insieme ai loro docenti, utilizzando Google
Earth e materiali multimediali in formato Podcast: il loro lavoro sarà
presentato proprio il 12 febbraio, con una festa in via Celoria, a cura
del Cus-Mi-Bio. Per un calendario degli eventi consultare www.pikaia.eu.
4 febbraio
Anna Busca
DICEMBRE
2009 ANNO DELL’ASTRONOMIA
ONU e UNESCO hanno dichiarato il 2009
“Anno dell’Astronomia”: quattrocento anni orsono,infatti, nel mese
di agosto, Galileo (foto) compiva le sue prime osservazioni al
cannocchiale e Johannes Kepler pubblicava le prime due leggi che portano
il suo nome, nel testo Astronomia nova. Poco più di sessant’anni
prima, nel 1543, il De
revolutionibus
orbium coelestium di Copernico aveva creato i presupposti per uno dei
più grandi cambiamenti di paradigmi culturali: il passaggio dal modello
geocentrico dell’universo, aristotelico-tolemaico, a quello
eliocentrico, già proposto da Aristarco nel IV secolo a.C. e presto
abbandonato. Le osservazioni compiute da Galileo nel 1609 portarono alla
pubblicazione, nel marzo dell’anno seguente, del Sidereus Nuncius,
dedicato a Cosimo II de’Medici, Granduca di Toscana. I disegni di
Galileo mostravano la superficie della Luna “ineguale, scabra e con
molte cavità e sporgenze”, analoga alla superficie della Terra; le
stelle e i pianeti si evidenziavano come corpi diversi, e le stelle erano
molte di più di quante se ne potesse vedere a occhio nudo. Il telescopio
rivelava anche che
la Via
Lattea
e le nebulose erano ammassi di stelle e non nubi luminose, come si
credeva. Per ultimo, Galileo aveva disegnato “stelle vaganti intorno a
Giove, come Venere e Mercurio attorno al Sole”, corpi osservati tra la
notte del 7 gennaio 1610 e il mese di marzo. E così scriveva: Ora non
abbiamo un solo pianeta che gira intorno a un altro (Luna e Terra
n.d.A.) mentre entrambi percorrono la grande orbita intorno al Sole, ma
il senso ci mostra quattro stelle erranti attorno a Giove, così
come
la Luna
intorno alla Terra, mentre tutte insieme con Giove, con periodo di dodici
anni si volgono in ampia orbita intorno al Sole”. Aveva scoperto i
quattro satelliti più importanti di Giove, i satelliti medicei. L’idea
copernicana prendeva dunque grande forza dalle osservazioni al telescopio
di Galileo, che divenne presto famoso in tutta Europa. Keplero - al quale
Galileo aveva precedentemente scritto, nel 1597, una lettera in cui
definiva Copernico “il nostro maestro” - lo paragonò ad un nuovo
Cristoforo Colombo. Tutte le conoscenze astronomiche e la filosofia
naturale dovevano subire una revisione imponente, si mettevano in
conquasso il cielo e
la Terra
e tutto l’universo, come avrebbe poi detto Simplicio nel Dialogo
sopra i due massimi sistemi del 1632. E
se proprio in quell’anno Galileo, invece di essere stanco e amareggiato,
avesse avuto l’eroismo di affrontare la tortura e la pena per la sua heresia,
rifiutandosi di leggere in pubblico l’atto di abiura voluto dai
cardinali dell’Inquisizione e mostrando così al mondo la sua fede nella
ragione e nelle sensate esperienze, la storia della scienza avrebbe
preso forse un corso più
rapido. In ogni caso, siamo al 2009 e, ben quattrocento anni dopo, è
ancora Galileo “il nostro maestro”.
15
dicembre
Anna Busca
NOVEMBRE
2009, ANNO DARWINIANO
Nel 1809 nasceva Charles Darwin che,
cinquant’anni dopo, avrebbe pubblicato il testo forse più
rivoluzionario della storia della biologia: L’origine delle specie.
Il bicentenario sarà celebrato in tutto il mondo, ma intanto sono già
partiti progetti e
iniziative
che si ispirano all’evento. A Milano l’anno darwiniano è stato
ufficialmente inaugurato il 10 novembre scorso al Liceo Berchet (www.liceoberchet.it)
con una conferenza tenuta dal
prof. Francesco Cavalli Sforza sul tema “Evoluzione biologica,
evoluzione culturale”, alla presenza di docenti e studenti, nonché di
Ilaria Vinassa de Regny, fondatrice dell’Associazione Didattica Museale
del Museo di Storia Naturale (www.assodidatticamuseale.it
),insieme a membri del Centro Filippo Buonarroti (www.centrofilippobuonarroti.it).
Dalla selezione naturale che
va interpretata come fenomeno demografico, e dalla deriva genetica, che
tende a rendere omogenea una popolazione di piccole dimensioni nel tempo,
Cavalli Sforza – studi a Berkeley, una laurea in filosofia a Milano,
figlio di Luigi Luca, genetista e antropologo di fama mondiale, e autore
di numerosi saggi - è passato poi a trattare i problemi legati
all’ominazione. La storia delle mutazioni genetiche della nostra specie
è anche la storia delle migrazioni dei nostri antenati, dalle origini
all’espansione nei diversi continenti. L’evoluzione culturale umana è
molto più veloce dell’evoluzione biologica: le idee, paragonabili alle
mutazioni, sono innovazioni intenzionali, non variazioni casuali.
Un’idea straordinaria di 35000 anni fa fu per esempio l’invenzione del
propulsore, per scagliare con forza lance con punte di ossidiana contro i
mammuth. Le idee si autoriproducono in un ambiente favorevole e sono
sottoposte a selezione. Esiste anche una deriva culturale, che ha portato
per esempio alla differenziazione delle lingue. La popolazione umana è
aumentata di circa mille volte in 100.000 anni, ma dal ‘600 a oggi la
crescita è stata davvero impressionante. La trasmissione culturale, in
passato prevalentemente unidirezionale, da singolo a singolo, o dal
singolo a tutti, ora può svolgersi, in senso orizzontale, da tutti verso
tutti, contemporaneamente, grazie a Internet. La nostra evoluzione
culturale sta quindi procedendo in modo estremamente rapido, e con modalità
impensabili fino a pochi decenni fa. E la nostra evoluzione biologica? Si
è forse arrestata, come sostiene il biologo britannico Steve Jones? In
realtà procede anche questa, anche se l’uomo interagisce con essa,
essendo in grado di manipolare geni e selezionare embrioni. Cavalli Sforza
ha parlato di un progetto che gli sta particolarmente a cuore: un Parco
scientifico a tema, dedicato soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, che
presenti attività e installazioni riguardanti la genetica, l’energia e
l’ambiente. Intanto, chi vuole “chiacchierare” di scienza in modo
piacevole, può andare al roof-garden caffetteria del Museo di Storia
Naturale: due giovedì al mese, alle 18.30, si tiene un Café
scientifique con docenti, ricercatori, intellettuali. Il prossimo sarà
il 27 novembre, sul tema “Si può spiegare la religione da un punto di
vista biologico-evolutivo?”.Per prenotare: 0288463337. Per tutte le
iniziative programmate nei prossimi mesi: www.pikaia.eu.
24 Novembre Anna
Busca
OTTOBRE
FESTIVAL DELLA SCIENZA A GENOVA
E’ in pieno svolgimento la kermesse
scientifica che coinvolge il capoluogo ligure con circa 350 eventi –
mostre, laboratori, lezioni magistrali, incontri, spettacoli, caffè
scientifici – centrati sull’attualissimo tema della Diversità.
Fino al 4 novembre si potrà partecipare a dibattiti e iniziative che
toccheranno argomenti quali “Clandestini:
animali e piante senza permesso di soggiorno”,
“Quando le particelle si
scontrano”, “La diversità
microbica”, per citare solo alcuni tra i numerosissimi e
accattivanti titoli che compaiono nel programma. Per orientarsi tra le
proposte si può accedere al sito (www.festivalscienza.it)
e scegliere uno dei sei percorsi suggeriti per esplorare il tema della
diversità nelle sue molteplici sfaccettature. A Genova circa cinquecento
animatori scientifici (laureandi, dottorandi, giovani ricercatori,
studenti universitari) guideranno i visitatori, presenteranno gli eventi e
saranno sempre a disposizione per ulteriori spiegazioni e chiarimenti.
Un’occasione da non perdere per imparare divertendosi.
29 ottobre 2008 A.B
INCIDENTE ALL’LHC
Proprio nella stessa data della
pubblicazione dell’articolo “Alla
ricerca del bosone di Higgs”, quando l’accelerazione dei protoni
nell’impianto supertecnologico del CERN stava superando ogni aspettativa
dei ricercatori, un incidente ha improvvisamente interrotto
l’esperimento, verso mezzogiorno. Nel settore 3-4 del tunnel del Large
Hadron Collider una vasta fuga di elio ha evidenziato, come causa, un
mancato collegamento elettrico tra due magneti dell’acceleratore. Il
settore deve essere ora portato
a temperatura ambiente e i magneti coinvolti dovranno essere aperti e
ispezionati. Occorreranno dalle tre alle quattro settimane e solo quando
il controllo sarà completato si potranno dare maggiori dettagli
sull’accaduto. L’esperimento potrebbe ripartire all’inizio della
prossima primavera. Robert Aymar, Direttore Generale del CERN, mostra
tutta la sua amarezza: “Psicologicamente è un brutto colpo per tutti
– afferma – ma si continuerà a lavorare con lo stesso impegno e
rigore di sempre”. Ogni pezzo dell’LHC è unico, ed è un prototipo;
in questi casi sono sempre possibili problemi e intoppi,
soprattutto nelle fasi iniziali del suo funzionamento. Stephen Hawking
dovrà dunque aspettare parecchi mesi per sapere di aver vinto o perso la
sua scommessa sulla “particella di Dio”. Per maggiori informazioni www.cern.ch.
1 ottobre A.B.
SETTEMBRE
ALLA RICERCA DEL BOSONE DI HIGGS
L’esperimento al CERN di Ginevra
sull’acceleratore LHG, partito il 10 settembre scorso e diventato una
sorta di evento mediatico a causa di voci tanto allarmanti quanto
infondate sui suoi presunti rischi, sta proseguendo regolarmente. I
protoni
lanciati
in fasci opposti nel Large Hadron
Collider dovranno raggiungere un’energia elevatissima, accelerati
fino a quasi la velocità della luce – circa 11000 giri al secondo
dell’intero anello, lungo
27 km
- simulando il momento del Big bang,
per potersi scontrare e rivelare o meno la presenza della famosa
“particella di Dio”, il bosone di Higgs. Questo dovrebbe verificarsi
entro pochi mesi, e i risultati dell’esperimento potrebbero essere
comunicati fra un anno. Ma perché Stephen Hawking, con la sua simbolica
scommessa da cento dollari, spera che il bosone non venga trovato? Questa
particella è associata a un campo che dovrebbe permeare l’universo, il
“campo di Higgs”, interagendo col quale le particelle acquisirebbero
la massa, differente a seconda del tipo di particella. Tale ipotesi è
stata formulata nell’ambito della teoria del modello standard, che prevede l’unificazione delle quattro forze
fondamentali (elettromagnetica, nucleare debole, nucleare forte e
gravitazionale), dato che al momento del Big
bang dovevano essere un’unica forza, poi differenziatasi. Ogni
fenomeno che noi conosciamo è riferibile ad almeno una di queste forze.
Anche le prime tre forze sono viste come campi e a ciascuno di questi si
associa un bosone vettore. I bosoni detti W+, W-, Z0
sono stati scoperti proprio nel corso di esperimenti al CERN, grazie ai
lavori di Carlo Rubbia e Simon van der Meer – Premi Nobel 1984 – che
provarono l’unificazione dell’elettromagnetismo e dell’interazione
nucleare debole nella forza elettrodebole. La gravità invece non è
ancora stata descritta nel modello: la scoperta del bosone di Higgs
farebbe dunque compiere passi da gigante sulla strada dell’unificazione
delle forze. Ma se questo bosone non esistesse, occorrerebbe
rivedere tutta la teoria, e sarebbe affascinante la prospettiva di dover
pensare a qualcosa di diverso per poter spiegare l’universo e la sua
nascita. Non sarebbe dunque un “esperimento fallito”, bensì
un’opportunità straordinaria per avvicinarci ad una migliore
comprensione del cosmo e della fisica della materia.
19
settembre Anna Busca
XLI° CONGRESSO UAI
Il più importante
appuntamento astronomico dell’anno – il congresso annuale
dell’Unione Astrofili Italiani – si svolgerà a Biella dal 19 al 21
settembre. Avrà un prologo il
18 a
Pino Torinese, dove il
giornalista scientifico Piero Bianucci, presidente dell’associazione
Apriticielo, guiderà gli astrofili interessati al Planetario e al Parco
Astronomico. Le conferenze verteranno su vari argomenti, dal Sistema
Solare all’astronomia galattica ed extragalattica, dalla didattica alla
divulgazione dell’astronomia. Tra i relatori Jean-Pierre Luminet
dell’Observatoire de Paris, cui sarà consegnato il Premio Lacchini
2008. In
contemporanea si svolgerà
la Fiera
Astronomix
, che esporrà strumenti ottici e dispositivi per gli appassionati di
astronomia. Per maggiori informazioni: www.uai.it.
THE FUTURE OF SCIENCE
Dal 24 al 27 settembre si
svolgerà la quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della
Scienza, a
Venezia (Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore). Il tema
di questa edizione è Food and Water
for Life, argomento che mette la scienza al centro di uno dei
dibattiti più attuali. Nel convegno – cui parteciperanno ricercatori e
scienziati da tutto il mondo, insieme a economisti, giornalisti, politici,
imprenditori – si cercherà di dare una visione globale di problemi
quali la penuria d’acqua, lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile,
cibo e salute, e di indicare come la scienza e la tecnologia possono
contribuire a risolverli. Giovedì 25 le conferenze e la tavola rotonda
saranno dedicate alla scarsità delle risorse idriche nel mondo, dove la
popolazione è in continua crescita. Si esamineranno dunque strategie per
portare acqua potabile a un maggior numero di abitanti del pianeta e per
sviluppare sistemi in grado di fornire acqua ad industria ed agricoltura,
in modo sostenibile per l’ambiente. Il giorno seguente si parlerà di
una meta ambiziosa ma giusta e necessaria, ossia di come porre fine alla
fame nel mondo e alla malnutrizione: il
cibo è un diritto per tutti. Si discuteranno metodi per migliorare la
produttività e la qualità delle piante coltivate, grazie alle attuali
biotecnologie, e per ridurre
l’impatto ambientale dell’agricoltura. Anche le malattie legate a un
eccesso di cibo e a diete sbagliate saranno prese in esame. Sabato 27,
infine, si affronteranno etica, economia e politica: è necessario
comprendere tutti i problemi analizzati in una prospettiva storica, senza
perdere di vista gli aspetti politici e morali ad essi legati. Per il
calendario degli eventi e per seguire in diretta le conferenze ci si può
collegare al sito www.thefutureofscience.org
, dove sono anche registrati, in archivio, gli interventi delle passate
edizioni.
14 settembre (A.B.)
IL NEMO
DI AMSTERDAM
Il National Center for Science and Technology di Amsterdam è un museo
affascinante, proiettato nel futuro, perchè ha lo scopo fondamentale di
interessare alla Scienza e alle sue applicazioni, coinvolgendole
direttamente in una continua interattività, le ultime generazioni (e non
solo!). Il motto del museo è “vietato non
toccare”, affermazione che capovolge i comuni divieti imposti durante le
visite ai musei tradizionali. Situato nel porto di Amsterdam (Oosterdok),
nei pressi della Stazione, Nemo
appare come un’enorme nave verde che sorge dalle acque, perfettamente
integrata nel paesaggio e simbolo della conoscenza che emerge dalle
ricerche e dalle scoperte. E’ il più grande Science
Center dell’Olanda. Lo straordinario edificio, sotto il quale
passa un tunnel stradale, è frutto di un progetto del Renzo Piano Building Workshop (1997); attraverso un lungo passaggio
a scalini si può accedere a una terrazza sovrastante concepita come una
sorta di piazza-solarium, da cui, come sulla tolda di una nave, si può
godere il panorama circostante. Ma è l’interno, una specie di enorme open space attrezzato e suddiviso in spazi tematici, su cinque
piani, che si apre come un mondo fantastico. Le esperienze divertenti che
si possono compiere e che sollevano domande e curiosità sono
innumerevoli: si passa dalla fisica del moto dei corpi all’idrodinamica,
dall’ottica allo studio dell’elettricità e del magnetismo,
dall’acustica all’astronomia, dalla biologia della cellula alla
genetica. In un vero laboratorio, seguiti da esperti, i ragazzi, indossato
il camice da ricercatore, possono dedicarsi alla chimica, alla biochimica,
alla citologia, eseguendo esperimenti come l’estrazione del DNA e molto
altro. Nella sezione dedicata all’anatomia umana una buona parte si
occupa del cervello, della sua struttura e delle sue funzioni;
un settore è riservato ai teen:
forse è l’unico museo al mondo in cui si è dato spazio e rilievo ai
problemi della pubertà e dell’adolescenza. Una zona riservata ai
maggiori di 12 anni spiega, con testi, immagini, modelli, con rigore e
franchezza, “tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso”; la
riproduzione umana, la contraccezione, le malattie a trasmissione sessuale
sono trattate in modo esauriente, anche con giochi (per esempio, un gioco
sugli ormoni sessuali, oppure, più curioso, sul “french
kiss”). Oltre a giochi su vari argomenti
(imperdibile quello delle bolle di sapone giganti, in cui entrano i
bambini) i visitatori possono accedere a filmati e a spettacoli, come le
buffe “reazioni a catena” presentate all’ingresso. Al Nemo si può trascorrere l’intera giornata senza annoiarsi un solo
istante. Lo Science Center è
aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00 (durante le
vacanze scolastiche anche il lunedì). Per ulteriori informazioni si può
consultare il sito www.e-NEMO.nl (anche
in inglese, con filmato di presentazione e schede sulle varie attività).
1
settembre Anna
Busca
GIUGNO
I 170 ANNI DEL MUSEO DI STORIA
NATURALE DI MILANO
Giuseppe De Cristoforis, nobile
milanese, nato l’11 ottobre 1803, studiò al collegio di Volterra, in
Toscana, dove si appassionò alle scienze naturali e iniziò, appena
quindicenne,
a collezionare insetti,
fossili, conchiglie, piante erbacee, minerali, raccolti durante numerose
escursioni nelle zone circostanti. Viaggiò in Italia e in Europa,
aumentando via via la sua collezione naturalistica e diventando uno dei
migliori esperti di insetti e minerali. Sposatosi nel 1823, rimase vedovo,
con due figlie, nel 1831. Incontrò nello stesso anno Georg Jan,
professore di botanica all’Università di Parma, noto collezionista di
coleotteri e lepidotteri, e a novembre De Cristoforis e Jan decisero di
unire le loro importanti raccolte naturalistiche, ben rappresentative
della flora e della fauna dell’Italia settentrionale. Si dedicarono
quindi a viaggi, ad acquisti e a scambi di pezzi della collezione. De
Cristoforis compilava l’indice dei minerali, Jan curava in particolare
l’erbario, i coleotteri e i molluschi. Nel 1832, anno in cui viaggiarono
molto - dall’Austria, all’Ungheria, fino alla Turchia - stipularono un
contratto di donazione reciproca, in caso di morte, ma nel 1833, il 1°
settembre, De Cristoforis redasse un
testamento in cui esprimeva invece la volontà di lasciare tutta la
collezione alla città di Milano, con il solo vincolo di nominare Jan suo
curatore. La raccolta si trovava in dieci stanze del palazzo milanese di
De Cristoforis, in contrada del Durino
428 (oggi via Durini 27), e qui rimase fino al 1844. Nel 1836 De
Cristoforis compì viaggi importanti, attraversando Russia, Siberia,
Finlandia, Svezia, Norvegia, Scozia, Inghilterra, Olanda, Francia e
ottenendo innumerevoli scambi e acquisti di pezzi pregevolissimi e rari,
in particolare di minerali e di animali vertebrati. Il Museo De
Cristoforis-Jan risultò essere il primo museo naturalistico in Italia per
importanza. Il 27 dicembre
1837, a
soli trentaquattro anni, Giuseppe De Cristoforis morì, dopo pochi giorni
di malattia. Il 7 maggio 1838, centosettant’anni fa, nacque quindi
ufficialmente il civico Museo di Storia Naturale di Milano, con una delle
più ricche collezioni d’Europa. Nel periodo 1892-1907, per volontà
dell’abate Stoppani e su progetto dell’arch. Ceruti, si costruì un
nuovo edificio, in stile romanico-neogotico, ai Giardini di via Palestro,
destinato ad ospitare la collezione in modo che fosse il più possibile
esposta ai visitatori. Purtroppo la raccolta andò perduta quasi
interamente nel 1943, con la
distruzione del Museo a causa di un incendio scoppiato in seguito ad un
bombardamento. Il Museo fu poi ricostruito dopo la guerra. Nell’atrio,
tra i marmi di Carrara e il calcare rosso aurora del Garda del pavimento,
sono esposti i busti di De Cristoforis e di Jan. Per informazioni sul
Museo: www.comune.milano.it/museostorianaturale/index.html
25
giugno Anna Busca
PHOENIX
ALLA RICERCA DELL’ACQUA SU MARTE
Il 26 maggio scorso è felicemente
scesa nella zona artica di Marte la sonda Phoenix
Mars Lander, con la missione specifica di dare
prove certe dell’esistenza di acqua
allo
stato liquido nel sottosuolo marziano. In superficie, per i bassi valori
di temperatura e pressione del pianeta, il ghiaccio d’acqua sublima e si
trasforma in vapore, ma ad una certa profondità le condizioni cambiano e
la fusione del ghiaccio diventa possibile. Già i robot Spirit
e Opportunity, nelle precedenti
missioni, hanno trovato concrezioni (blueberries)
e rocce particolari, che sono tracce convincenti di un lontano passaggio
di acqua liquida, ma la questione che si pongono gli scienziati è se
attualmente esiste, e dove; e naturalmente una sua eventuale scoperta
porterebbe a cercare con maggiore entusiasmo microfossili, o addirittura
qualche forma di vita, seppure primordiale. E ancora, l’ipotesi di una
futura missione umana su Marte prenderebbe forza, perché si potrebbe
contare su qualche risorsa idrica, davvero utilissima se si pensa che il
viaggio richiederà sei mesi (mentre sono necessari solo tre giorni per
arrivare sulla Luna). Un
risultato importante è già stato raggiunto: una patina biancastra
trovata e fotografata da Phoenix si è dissolta in poco tempo, rivelandosi
ghiaccio d’acqua. Intanto, la sonda sta analizzando al microscopio un
campione di suolo marziano, costituito da una leggera polvere, e si
aspettano gli esiti. Per maggiori informazioni si può consultare il sito
del Jet Propulsion Laboratory di
Pasadena: www.jpl.nasa.gov.
(A.B.)
TERREMOTI NEL
MEDITERRANEO
A pochi giorni di
distanza, tre terremoti in Paesi affacciati sul Mediterraneo: il primo in
Algeria, il 6 giugno, di magnitudo 5,5, il secondo in Grecia, l’8, nel
Peloponneso (magnitudo 6,5),
seguito da un sisma nella parte orientale di Creta, il 12 giugno
(magnitudo 5,5). Già a febbraio si era registrato un terremoto in Grecia,
con epicentro a
55 km
da Kalamata, con magnitudo 6,7. Pochi i danni e le vittime di questi
eventi sismici, quasi irrilevanti se confrontati con il catastrofico
terremoto che ha colpito la regione cinese di Sichuan il 12 maggio scorso,
di magnitudo 7,8. Ricordiamo che nella scala Richter -ideata dal sismologo
Charles Richter nel 1935 – scala logaritmica, un grado in più
corrisponde a una forza del sisma dieci volte maggiore (e l’energia
liberata è circa trenta volte più grande). Anche se i geologi sono
concordi nel sottolineare che i terremoti algerini e greci hanno origine
diversa e non sono correlabili – e tanto meno lo sono con il sisma
cinese – colpisce tuttavia la loro vicinanza temporale. Il bacino del
Mediterraneo è molto complesso dal punto di vista geologico, perché
risulta costituito da un notevole numero di microplacche, spesso tra loro
in collisione. Quando, nel periodo Cretaceo, l’espansione della Tetide,
l’antico mare che separava l’Eurasia dall’Africa, si arrestò,
quest’ultima iniziò a muoversi lentamente verso nord. Le rocce
sedimentarie e vulcaniche del fondo dell’oceano furono compresse e si
creò un margine di subduzione: una fossa lungo la quale la crosta
oceanica sprofondava, creando archi vulcanici insulari. I sedimenti, meno
densi, accumulati sui margini continentali, non sprofondarono ma si
sollevarono, spinti e lacerati da forze immani: Alpi e Carpazi sono il
risultato del sollevamento dei sedimenti del margine europeo, Appennini e
Atlante, in seguito, si formarono a ridosso di quello africano. La
cosiddetta geosutura tra Europa e Africa passa per
la Valtellina
e
la Val
Pusteria
e scende verso sud-est. Gli Appennini disegnano una grande “S” di
raccordo tra le catene siculo-tunisine e le Alpi meridionali, anch’esse
di origine africana. Occorre ricordare che la collisione tra Europa e
Africa non è ancora conclusa: nel Mediterraneo orientale il margine
africano sta ancora scivolando sotto l’arco magmatico insulare
dell’Egeo, e Cipro, per esempio, non è altro che un grosso lembo di
crosta oceanica che non è sprofondata ma, stretta in una sorta di
“morsa”, si è sollevata. Si possono quindi comprendere le ragioni
dell’elevato grado di sismicità dei territori coinvolti: come in un
gigantesco puzzle, il movimento
di un singolo pezzo può avere effetti sugli altri, anche se i sistemi di
faglie e gli ipocentri dei sismi sono diversi.
13 giugno 2008
Anna Busca
MAGGIO
BIODIVERSITA’
Dal 18 maggio all’8 giugno si
susseguiranno iniziative e incontri in occasione del 2° Festival della
Biodiversità (programma completo nel sito www.festivalbiodiversita.it
) promosso dal Parco Nord Milano, in collaborazione
con
il WWF,
la Regione
Lombardia
, Legambiente,l’Università di Milano Bicocca e molti altri enti e
associazioni. Si vogliono così celebrare due Giornate importanti: quella
Europea dei Parchi (24 maggio) e quella Mondiale dell’Ambiente (5
giugno), all’insegna della difesa della preziosa Biodiversità, la
varietà dei viventi che popolano il nostro pianeta. Il tema prescelto per
quest’anno è la gestione delle “foreste in città”: e anche se
Milano non sembrerebbe una città ricca di verde, in realtà basta
muoversi verso l’hinterland per trovare spazi enormi come il Parco Nord
o il Boscoincittà di via Novara. Nell’autunno
2004 arrivò addirittura, al Parco Nord, un cervo sperduto, poi catturato
e trasferito al Parco del Ticino. Un filmato in proposito sarà proiettato
allo Spazio Oberdan il 26 maggio, alle h 17. Da segnalare: laboratori per
bambini e famiglie al Biolab del Museo di Storia
Naturale e alla Cascina del Centro del Parco Nord, con giochi a
tema e voli di aquiloni, visite guidate al Boscoincittà, all’Orto
Botanico di Cascina Rosa, spettacoli teatrali in diverse sedi, conferenze
all’Università Milano-Bicocca (“La biodiversità in Italia: la
ricerca, la riflessione, le risposte”, giovedì 22 maggio h 14-17,
edificio U2, aula 7, piazza della Scienza). Un’occasione importante di
educazione ambientale, unita allo svago e al divertimento, e di
aggiornamento sulle tematiche ecologiche più attuali.
(A.B.)
GIORNATA DELLE OASI 2008
Domenica
25 maggio le 130 oasi WWF sparse in tutta Italia saranno aperte ai
visitatori che potranno entrare gratuitamente e aderire alle iniziative
proposte.
La Giornata
è dedicata alla biodiversità: percorsi guidati, giochi e laboratori per
bambini, ciclopasseggiate, renderanno la visita sicuramente gradevole e
istruttiva. Le oasi saranno aperte dalle 10 del mattino. Per informazioni
e per l’elenco completo delle oasi www.wwf.it.
(A.B.)
APRILE
I FONDI DEL CAFFE’? UNA RISORSA
Al Dipartimento di Ingegneria Chimica
dell’Università
La Sapienza
di Roma, i ricercatori Roberto
La Vecchia
e Antonio Zuorro hanno scoperto che è possibile sfruttare i residui del
caffè, rifiuto organico prodotto in ingenti quantità nelle case e nelle
industrie, in un modo economicamente ed ecologicamente vantaggioso. Sia i
fondi casalinghi che i residui della produzione industriale di caffè
solubile possono infatti essere trattati con una soluzione acquosa di
etanolo, che estrae il 95% dei polifenoli presenti, ottimi antiossidanti,
utilizzabili nel settore cosmetico e dietetico-alimentare. Il solvente
viene poi recuperato e quindi non si generano effluenti da smaltire. Il
residuo solido può essere usato per rimuovere
metalli pesanti, come piombo e cadmio, e quindi può servire per
depurare acque contaminate da specie metalliche nocive, oppure, dato
l’alto potere calorifico, può essere
trasformato in pellets per stufe, caldaie o caminetti. Per
approfondimenti www.uniroma1.it/eventi/ricerca/caffe.php
.
(A.B.)
VEDERE
LA SCIENZA
Inaugurata il 31 marzo al Teatro Dal
Verme proseguirà fino al 6 aprile allo Spazio Oberdan la rassegna di film
e documentari scientifici “Vedere
la Scienza Festival
”, presentata dall’Istituto di Fisica Generale Applicata
dell’Università degli Studi di Milano. Dato che il 2008 è stato
dichiarato dall’UNESCO Anno Internazionale del Pianeta Terra, si è dato
risalto ai temi ambientali e alle
esplorazioni spaziali. Da segnalare, venerdì 4 aprile, dalle 14.30, “La
storia del futuro di Marte” (Spagna, 2006) e “Chiamata per gli alieni
– Ricerca nello spazio” (Germania, 2007). Ingresso libero. Per
maggiori informazioni www.brera.unimi.it.
(A.B.)
FEBBRAIO
LE PIANTE DEL FUTURO
Un intervento molto interessante,
nell’ambito del ciclo di incontri del Darwin
day milanese al Museo di Storia Naturale, è stato quello tenuto il 16
febbraio dalla genetista Chiara Tonelli (foto), docente universitaria e
coautrice di testi insieme a
Edoardo
Boncinelli (Dal moscerino all’uomo: una stretta parentela) e a Umberto
Veronesi (Che cosa sono gli OGM),
della ed.Sperling & Kupfer. Il suo gruppo di ricerca si occupa
principalmente della logica del controllo trascrizionale in piante
modello, della morte cellulare programmata in Arabidopsis,
della regolazione genica della biosintesi dei flavonoidi.
Lo studio della regolazione genetica delle piante è fondamentale
per comprendere come”spegnere” o “accendere” determinati geni, in
funzione degli scopi che i ricercatori perseguono: e i risultati attuali
sono importanti. Nel campo delle risorse energetiche, per esempio, si sta
cercando di ottenere piante da cui ottenere biofuel, bioetanolo da utilizzare come carburante, tali da
richiedere bassi costi in termini di fertilizzanti e d’acqua utilizzata:
infatti solo riducendo le spese per la loro coltivazione si potrà
ottenere un prodotto competitivo sul mercato, oltre che ecocompatibile. Il
mais ha bisogno di troppa acqua e concime, quindi le sue piantagioni per
la produzione del biofuel sono
antieconomiche. La ricerca è mirata alla coltivazione di piante ad
hoc, in cui, per esempio, si sia ottenuto il knock out dei geni che controllano l’apertura e la chiusura degli
stomi: riducendo la perdita d’acqua per traspirazione, la pianta ne
consumerà di meno. Una pianta molto
studiata in proposito è il Miscanthus,
di origine asiatica, facile da coltivare. Anche la biofarmaceutica è
grandemente coinvolta nei lavori di ricerca genetica sui vegetali, in
particolare per la biosintesi di flavonoidi, antiossidanti polifenolici,
tra cui gli antociani, presenti soprattutto nella buccia dei frutti. Gli
antociani hanno un notevole ruolo nella prevenzione dell’infarto del
miocardio; assumere regolarmente spremute di frutti rossi e mirtilli
protegge il cuore in modo efficace. Si sono ottenuti dei pomodori OGM
iperpigmentati, dal colore viola, che non sono in commercio come alimento,
ma vengono studiati per la loro produzione di antiossidanti (soprattutto
il licopene). Dai frutti, per esempio dalle banane, si possono ottenere
anche vaccini. Si possono poi creare piante adatte a crescere su terreni
inquinati da cadmio, mercurio, sostanze nocive, che vengono
assimilate nei loro tessuti decontaminando così il suolo: le piante poi
si raccolgono e la detossificazione può avvenire a costi inferiori
rispetto ad interventi diretti. In conclusione, le piante del futuro
potranno essere di grandissimo aiuto per tutti, in molti ambiti
fondamentali che riguardano la salute dell’uomo e del pianeta.
21
febbraio 2008
Anna Busca
DARWIN DAY 2008
Dal 12 febbraio prenderanno l’avvio eventi e
manifestazioni correlati alle
celebrazioni
del “compleanno” di Charles Darwin, in vista del bicentenario della
nascita che cadrà nel 2009. Ricco il calendario degli incontri,
naturalmente centrati sulle teorie evolutive e in particolare sul tema
della domesticazione. Al Museo di Storia naturale di Milano parleranno
Giulio Giorello (Il doppio “delitto” di Charles Darwin), Enrico
Banfi (Domesticazioni “in sordina”), Manuela Giovanetti (OGM
e microrganismi benefici del suolo), Chiara Tonelli (L’evoluzione
continua: le piante del futuro) ed altri ricercatori e docenti
universitari. Intervengono, anche in altre sedi, Edoardo Boncinelli,
Marcello Buiatti, il bioarcheologo inglese Keith Dobney e numerosi
illustri relatori. Per il calendario completo delle iniziative, gli orari
e le sedi consultare il portale dell’evoluzione www.pikaia.eu.
6 febbraio (A.B.)
DICEMBRE
IL 2008: ANNO DELLA TERRA
Grazie
all’UNESCO e all’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche, che
avevano formulato una proposta in tal senso, l’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite ha dichiarato il 2008 International Year of Planet Earth
(IYPE). Come si legge nel sito ufficiale (http://yearofplanetearth.org)
lo scopo fondamentale da perseguire nel 2008 sarà rendere consapevole
la gente delle conoscenze attuali sul nostro pianeta, risultato
della ricerca di circa 400.000 scienziati,
e di come tali conoscenze possono essere utilizzate per renderlo più
sicuro e più in buona salute,
a vantaggio dei nostri figli e dei nostri nipoti. Il programma
scientifico, che sarà attuato in circa 70 Paesi delle Nazioni Unite che
finora vi hanno aderito, con il supporto di un crescente numero di
organizzazioni internazionali, prevede interventi su molti temi: clima,
salute, acque superficiali, oceani, suolo, interno della Terra,
megalopoli, rischi, risorse e vita. Prepariamoci dunque ad un anno molto
ricco di iniziative in proposito e mirato a coinvolgere noi abitanti del
pianeta Terra nel sostegno ai piani di sviluppo sostenibile.
(A.B)
CENTENARI…
SCIENTIFICI
Il
2008 vedrà le celebrazioni di numerosi anniversari importanti, molti dei
quali legati al mondo della scienza: ne citiamo solo alcuni. Un secolo fa
riceveva il Premio Nobel per
la Chimica il neozelandese Ernest Rutherford,
“per la sua ricerca sulle disintegrazioni degli elementi e la chimica
delle sostanze radioattive”. Fu grazie al lavoro di
Rutherford e del suo gruppo di ricercatori a Manchester –
particolarmente importante il famoso esperimento del bombardamento
di una lamina d’oro con i raggi alfa, del 1911 -
che si arrivò a formulare il modello atomico planetario. L’atomo
cessava di essere “pieno” e diventava fondamentalmente “vuoto”,
con un nucleo piccolissimo di carica positiva al centro, intorno al quale
orbitavano gli elettroni negativi, come in un microscopico sistema solare.
Questo modello fu poi elaborato da Bohr alla luce della teoria
quantistica, e successivamente portò alla formulazione dell’atomo a
orbitali. Quello stesso anno moriva il fisico francese Antoine Henry
Bequerel, cui tanto si deve per la ricerca sulla radioattività. Il 30
giugno 1908 si verificò in Siberia il noto “episodio di Tunguska”:
un’enorme, misteriosa esplosione devastò più di 2000 km2 di
foresta.
Ancora oggi ricercatori – geologi, astronomi, fisici, chimici -
si recano sul luogo per esaminare reperti e
chiarire definitivamente le cause del disastro, anche se sembrano
evidenti tracce che portano a
un nucleo cometario, esploso prima dell’impatto. Il 28 dicembre, alle
5.21 del mattino, fu invece la Terra a tremare e a portare devastazioni:
Messina e Reggio Calabria furono distrutte da un violentissimo terremoto.
Le vittime furono 80.000 a Messina (su 130.000 abitanti) e 15.000 a Reggio
(su 45.000). Messina si prepara a celebrare l’anniversario della
catastrofe con mostre, convegni, spettacoli teatrali e l’esecuzione di
un Requiem appositamente composto.
28
dicembre
Anna Busca
QUARANT’ANNI FA IL PRIMO TRAPIANTO
CARDIACO
Il 2 dicembre 1967 al Groote Schuur Hospital di Città
del Capo, in Sudafrica, un cardiochirurgo quarantacinquenne fino ad allora
sconosciuto inaugurava un’era
nuova
nella storia dei trapianti d’organo: in un intervento durato circa nove
ore, grazie ad un team di una trentina di medici e infermieri, Christiaan
Barnard sostituì il cuore gravemente compromesso di un paziente
diabetico, Louis Washkansky, con quello prelevato da una giovane donna,
Denise Darvall, deceduta per un incidente automobilistico. Enorme fu l’impressione
nel mondo: sembrava che il mito di Frankenstein diventasse realtà. Il
trapiantato sopravvisse per diciotto giorni: la morte fu causata da un’infezione
da Pneumocystis pneumoniae, che colpì Washkansky a causa della forte
terapia immunosoppressiva cui era stato sottoposto. Un mese dopo Barnard
trapiantò il muscolo cardiaco ad un altro malato, Philip Blaiberg, che
morì un anno e mezzo dopo l’intervento. Nel 1969 fu operata Dorothy
Fisher, che sopravvisse per ben ventiquattro anni. Dal 1984, grazie agli
ultimi farmaci immunosoppressori, più efficaci, “eredi” della
ciclosporina, più di due terzi dei pazienti trapiantati restano vivi e in
buona salute a cinque anni dall’operazione. Il trapianto cardiaco oggi
è quasi di routine e non suscita più alcun clamore. Stupiscono molto
invece i trapianti della faccia o degli organi genitali, per esempio, e
suscitano attualmente grandi dibattiti e speranze quelli delle cellule
staminali. Sono trascorsi solo quattrocento anni dalla pubblicazione del
testo De Curtorum Chirurgia per insitionem di Gaspare Tagliacozzi (1596),
considerato il fondatore della chirurgia dei trapianti: egli riusciva a
compiere con successo innesti di cute prelevata dallo stesso paziente,
mentre falliva quelli che coinvolgevano altri donatori. Considerava il
rigetto la prova inoppugnabile della “forza e potere dell’individualità”.
Ma la ricerca scientifica e il coraggio dei pionieri della chirurgia dei
trapianti hanno sconfitto molti ostacoli. A Città del Capo il Christiaan
Barnard Memorial Hospital ricorda chi si impegnò in questa lotta fino a
quando – ironia della sorte – un’artrite reumatoide gli impedì l’uso
delle mani costringendolo ad abbandonare la sala operatoria nel 1983.
Barnard morì nel 2001.
1 ottobre
Anna Busca
NOVEMBRE
GIORNATA AIRC
L’Associazione Italiana per la
Ricerca sul Cancro ha celebrato il 9 novembre la sua Giornata, con
manifestazioni ed eventi in tutta Italia. Sabato 10, in venti città
italiane,
i ricercatori oncologici hanno incontrato il pubblico per esporre gli
ultimi risultati dei loro lavori e per dibattere intorno al tema comune
scelto quest’anno: L’ambiente da difendere è anche dentro di noi.
La prevenzione passa dunque attraverso una sorta di approccio
“ecologista” nei confronti del nostro ambiente interno, dove operano i
nostri geni. Le cause all’origine del cancro sono da ricercare anche
dentro il nostro organismo: fattori di rischio sono il fumo, le radiazioni
solari, una cattiva alimentazione, l’inquinamento, ma anche geni
“impazziti” che sfruttano in modo anomalo l’ambiente cellulare per
sviluppare e alimentare il tumore. Fra pochi giorni sarà disponibile sul
sito AIRC (www.airc.it)
la registrazione dell’incontro di Roma, al Campidoglio, con
Umberto Veronesi (Istituto Europeo di Oncologia di Milano), Paola Muti
(Ist.Tumori Regina Elena di Roma), Riccardo Dalla Favera (Columbia
University, New York), e il matematico Pier Giorgio Odifreddi. Sullo
stesso sito sono disponibili interessanti lavori con schede e animazioni, Educational
interattivi, sui diversi argomenti correlati: si può iniziare dal
recentissimo La società delle cellule, per poi vedere i precedenti
(I geni della cura, Il linguaggio delle cellule, La Postgenomica).
La RAI fino all’11 novembre dedica numerose trasmissioni alla raccolta
fondi per la ricerca, ospitando anche ricercatori e scienziati. Umberto
Veronesi parteciperà ad Elisir, la serie televisiva di incontri
dedicati alla salute. Anche il gioco del calcio sostiene le iniziative
legate alla raccolta fondi. Per informazioni sul calendario si può
consultare il sito www.airc.it
10 novembre
(A.B.)
OTTOBRE
IL FESTIVAL DELLA SCIENZA A GENOVA
Ancora
pochi giorni per approfittare delle numerose e interessanti proposte –
conferenze, dibattiti, mostre, spettacoli, laboratori - in calendario nel
Festival della Scienza 2007 del capoluogo ligure. L’iniziativa chiuderà
infatti i battenti il prossimo 6 novembre, dopo l’inaugurazione del 25
ottobre, e molti sono ancora gli incontri previsti, mattina e pomeriggio.
Si può partire ascoltando docenti e ricercatori sul tema dell’anidride
carbonica e del riscaldamento globale (“ CO2: colpevole o
innocente?”), per passare alla temperatura più bassa (“Verso lo zero
assoluto”), fino a riflettere su questioni di bioetica
come “Il testamento biologico” (1 Novembre). Per il 2 la scelta
può spaziare dai “Cetacei” alle “Cellule staminali del sangue e del
midollo osseo”; qualcosa di nuovo in “Curiosità e sorpresa nella vita
quotidiana” e “Come ragioniamo”. Nei giorni successivi “La scienza
nel braccio della morte”, “I robot del mare”, spettacoli come “Il
naso di Darwin” o “Lo spettacolo della Fisica”. Per informazioni sul
programma completo della manifestazione, con luoghi e orari, e per
prenotare: www.festivalscienza.it.
(A.B)
SETTEMBRE
BERGAMO SCIENZA 2007
Parte lunedì 1 ottobre – per
concludersi domenica 21 - la V edizione di questa interessante kermesse
scientifica, che si avvarrà, come nelle passate edizioni, di
conferenze,
lezioni, laboratori interattivi, tavole rotonde, concerti, spettacoli
teatrali, mostre: tutto all’insegna di un aggiornamento culturale
rivolto a un pubblico affascinato dai grandi temi del dibattito
scientifico attuale. I relatori sono soprattutto italiani e tra loro
spiccano Piergiorgio Odifreddi, Luca Cavalli-Sforza, Edoardo Boncinelli,
Giovanni Caprara; partecipano anche docenti e ricercatori del MIT di
Boston, di università statunitensi, inglesi, tedesche, e il Premio Nobel
1981 per la Chimica, Roald Hoffmann, che è anche drammaturgo e scrittore.
Qualche titolo: “Può l’uomo far ricrescere organi che hanno smesso di
crescere?”, “Il genoma umano: dove siamo e dove andiamo”,
“Riscaldamento del globo: stiamo aumentando la forza degli uragani?”,
“Le fonti energetiche del futuro”, “La città cablata”, “Le
scienze del restauro”, “Ingegnerizzare le cellule per scoprirne nuove
funzioni”. Gli ingressi sono sempre gratuiti, fino ad esaurimento dei
posti. Per il programma completo della manifestazione si può consultare
il sito www.bergamoscienza.it
Milano, 29 settembre 2007
(A.B.)
ARRIVA ASTRONOMIX!
Prende oggi l’avvio ASTRONOMIX: per celebrare il quarantesimo anno dalla
sua fondazione, l’Unione Astrofili Italiani, con il patrocinio
del
Ministero della Pubblica Istruzione, organizza quest’anno un raduno
speciale per tutti gli astrofili italiani.Non un semplice congresso
scientifico ma una vera festa per gli appassionati .Grazie alla
collaborazione con il Gruppo Astrofili G.B. Lacchini di Faenza, il
Congresso si svolgerà presso la Fiera di questa città dal 20 al 23
settembre 2007 e vedrà la partecipazione di illustri personaggi ed
importanti organizzazioni.
La Fiera, inaugurata da Margherita Hack,
sarà aperta al pubblico giovedì 20 settembre, ore 14:30 –
18:00, venerdì 21, ore 9:00 – 23:00, sabato 22 e domenica
23, ore 9:00 – 18:00. Oltre al Ministero della Pubblica Istruzione,
patrocinano l’evento molte altre importanti Istituzioni come l’INAF
(Istituto Nazionale di Astrofisica), l’ESA (Agenzia Spaziale Europea),
l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), il CNR (Consiglio Nazionale delle
Ricerche), la SAIt (Società Astronomica Italiana), l’ASSIL
(Associazione Nazionale Produttori Illuminazione), nonché il Comune di
Faenza, la Provincia di Ravenna e la Regione Emilia Romagna. Alla Fiera
espositiva parteciperanno aziende di strumentazione astronomica, grandi
aziende aerospaziali impegnate nella ricerca astrofisica ed aziende
illuminotecniche, il cui ruolo è di fondamentale importanza per la
sensibilizzazione del grande pubblico alla problematica
dell’inquinamento luminoso e del risparmio energetico. Durante il
Congresso interverranno numerosi relatori, tra cui Franco Pacini
(Osservatorio Astrofisico di Arcetri), Giovanni Fabrizio Bignami
(Presidente Agenzia Spaziale Italiana), Piergiorgio Odifreddi (Università
di Torino e Cornell University), Paolo
De Bernardis (Università di Roma “La Sapienza”). Gli interventi che
si terranno spazieranno su molti argomenti, dalle ricerche sul Sistema
Solare all’astronomia galattica ed extragalattica, dalle esperienze di
didattica dell’astronomia alla divulgazione di questa bellissima ed
appassionante scienza. Per maggiori informazioni http://astronomix.uai.it/
mail. astronomix@uai.it
20 settembre 2007,
A.B.
SULLE SPALLE DEI GIGANTI
Riparte il ciclo di conferenze e
incontri con i protagonisti della ricerca scientifica e tecnologica
attuale, nella sede “storica” milanese del Museo “Leonardo da
Vinci”, con ingresso libero (fino ad esaurimento dei posti) in via Olona
6 bis. Martedì 25 settembre, alle 18.30, parlerà il tenente colonnello
dell’Arma dei Carabinieri Luciano Garofano, dal 1995 comandante del
famoso RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma, laureato in
Scienze Biologiche e specializzato in Tossicologia forense. L’analisi
del DNA ha dato una svolta fondamentale alle
modalità
di conduzione di un’indagine riguardante un delitto o una violenza
sessuale o altri casi giudiziari. Sono ormai moltissimi gli esempi da
citare, dove le impronte biologiche hanno consentito di rivelare
l’identità di una vittima sconosciuta, oppure di scoprire il colpevole
di un omicidio, scagionando pertanto eventuali altri indagati. La
cosiddetta “genetica forense”è oggetto quindi di grande interesse e
sviluppi. La questione da dibattere è: si aprirà anche in Italia, come
in Gran Bretagna e in altri Paesi, una Banca dati di DNA? Quale sarebbe la
sua utilità? Si può ritenere una violazione della privacy del
cittadino? In linea con questo tema le
conferenze successive, tenute da Luigi L.Cavalli Sforza (“Il futuro del
genoma e la diversità umana”, 24/10) e da Edoardo Boncinelli
(“Scienza e società”, 20/11). Per informazioni:
www.museoscienza.org
15 settembre (A.B.)
THE
FUTURE OF SCIENCE 2007
“The Energy Challenge”,
“La sfida energetica”, è il titolo scelto per la terza edizione del
convegno internazionale “The future of science”, che si terrà
a Venezia dal 19 al 22 settembre.,organizzato dalle fondazioni
Umberto
Veronesi, Giorgio Cini e Silvio Tronchetti Provera. La prima giornata sarà
centrata sulla cerimonia d’apertura; il 20 si discuterà di fonti
energetiche attuali e future, il 21 di ambiente e salute, il 22 di etica,
politica ed economia. Tra i relatori spiccano il Nobel Carlo Rubbia, che
parlerà di energie rinnovabili, James Lovelock, che tratterà dell’uso
dell’energia e degli effetti sugli animali, Peter Atkins, che ha il
compito di introdurre le conferenze con il tema “La natura
dell’energia”. Molto interessante sarà il dibattito sul riscaldamento
globale (ne parleranno in particolare Richard Lindzen, del MIT, Richard
Klausner, H.J. Schellnhuber) e sul mondo “post-Kyoto”. Ancora
troppo esiguo il numero di scienziate partecipanti, per cui il convegno è
tutto “al maschile”. Per il programma dettagliato, gli abstract
degli interventi e i profili dei relatori: www.thefutureofscience.org.
Tel.0276018187, info@thefutureofscience.org.
10 settembre (A.B.)
ANCHE BUFFON COMPIE TRECENTO ANNI
Il 7 settembre 1707, qualche mese
dopo Linneo, nasceva in
Borgogna, a Montbard,
Georges
Louis Leclerc, figlio di Benjamin, che dieci anni dopo sarebbe diventato
consigliere del parlamento a Dijon, e di Anne-Christine Martin. Dopo aver
studiato dai gesuiti, si dedicò al diritto per poi passare a studi di
matematica e botanica ad Angers. I suoi interessi per le scienze l’avrebbero portato a diventare uno dei
maggiori naturalisti del Settecento, più noto sotto il nome di Buffon,
con cui si fece chiamare fin dal 1734 (divenne poi conte di Buffon, una
località della signoria di famiglia, nel 1773). Venne a contatto con
importanti matematici del tempo, viaggiando soprattutto in Svizzera e in
Italia; a Parigi conobbe il filosofo Voltaire. Giovanissimo, divenne
membro dell’Accademia delle Scienze.
Nominato
curatore del Jardin du Roi nel 1739, ebbe modo di occuparsi in modo
approfondito delle scienze naturali, alle quali consacrò tutto il suo
lavoro. Fondamentale la sua opera enciclopedica Histoire naturelle, générale
et particulière, in 36 volumi, pubblicati tra il 1749 e il 1789, che
gli diede fama e onore: dedicata al mondo vivente ma anche ai minerali e
al pianeta Terra, di cui Buffon immaginava l’origine legata a
interazioni tra Sole e comete. Riteneva anche che l’età della Terra
fosse di diverse decine di migliaia di anni, in contrasto con le
convinzioni religiose dell’epoca.
Il termine “Histoire” si contrapponeva inoltre ad un’idea
fissista della natura, e questo lo poneva certamente in disaccordo con
Linneo, di cui non condivideva alcuni principi di classificazione degli
organismi. In effetti Buffon non era un sistematico, e nella sua
monumentale opera compaiono errori e idee che sono in realtà ancora
retaggio aristotelico o pliniano. Ciononostante la sua importanza per gli
studi successivi resta grandissima: Buffon getta infatti le basi per
lavori di anatomia comparata che saranno pilastri portanti delle teorie
evolutive; la stessa ipotesi di un cambiamento delle specie risulta
innovativa per l’epoca. L’affermazione “Le grand ouvrier de la
Nature est le Temps” (Les Animaux sauvages, IR VI, 1756), per
esempio, comporta importanti implicazioni culturali, in primis
l’allontanamento dall’idea
di un Grand Ouvrier di
natura divina. Senz’altro i lavori di Buffon influenzarono il giovane
Lamarck, che per un breve periodo, nel 1781, fu anche precettore del
figlio adolescente di Buffon, Georges-Luis-Marie, detto Buffonet, che
sarebbe poi morto tragicamente durante il Terrore (ghigliottinato nel
1794, trentenne, nello stesso anno e nello stesso modo in cui morì il
grande chimico Lavoisier). A Buffon, che aveva perso precedentemente una
figlia in tenerissima età e l’amata moglie a soli trentasette anni, fu
almeno risparmiato il dolore della perdita dell’unico figlio: era
infatti già morto, sei anni prima.
Per approfondimenti, un sito molto interessante dedicato al grande
naturalista: www.buffon.cnrs.fr
6 settembre 2007,
Anna Busca
PREMI BALZAN 2007
In un incontro pubblico al Planetario
Hoepli di Milano, tenutosi il 3 settembre, sono
stati
annunciati ufficialmente i nomi dei vincitori del prestigioso premio che
da cinquant’anni viene assegnato a scienziati, studiosi, artisti, scelti
tra candidati segnalati da università, istituzioni culturali e accademie
di tutto il mondo.
Tra
le materie premiande, scelte ogni anno, risultavano per il 2007 anche
l’immunologia e la nanoscienza, che hanno visto rispettivamente come
vincitori lo statunitense Bruce Beutler congiuntamente al francese Jules
Hoffmann (nella foto), per gli esiti dei loro studi sull’immunità
innata, e il giapponese Sumio Iijima (nella foto), per i suoi lavori sui
nanotubi di carbonio a parete singola. Autorevoli membri del
Comitato
Generale della Fondazione Balzan – tra cui il professor Nicola Cabibbo,
docente di Fisica alla Sapienza di Roma - hanno illustrato le motivazioni
dell’assegnazione dei premi, che hanno messo in luce gli aspetti
fondamentali delle ricerche e la loro importanza scientifica. Beutler e
Hoffmann -The Scripps Research Institute, La Jolla e Académie des
Sciences, Parigi- hanno saputo chiarire i meccanismi molecolari e genetici
dell’immunità innata degli insetti, isolando peptidi responsabili della
risposta immunitaria contro batteri e funghi, ed evidenziando anche i
recettori di tali molecole e i geni coinvolti. Hanno messo in luce gli
stretti legami tra l’immunità innata degli invertebrati e quella
adattativa, più evoluta e complessa, dei Vertebrati superiori. I loro
lavori aprono la strada a studi innovativi sui vaccini, sulle allergie,
sulle malattie autoimmuni. Iijima (Meijo University, Nagoya), ha lavorato
su strutture costituite da atomi di carbonio legati in strutture
esagonali, che si avvolgono a formare fibre dello spessore di nanometri e
della lunghezza di millimetri o centimetri. Tali nanotubi, ad alta
resistenza, si prestano a varie applicazioni, per esempio per costruire
diodi, transistor, display o per rinforzare altri materiali. Il professor
Paolo de Bernardis ( nella foto),
vincitore
del Premio Balzan 2006 per “Astronomia e astrofisica osservative”, ha
poi tenuto una Lectio magistralis sul tema “Archeologia
dell’Universo”. Dal paradosso di Olbers, dovuto all’idea newtoniana
di spazio assoluto e universo statico,
fino alla sua soluzione grazie a nuovi strumenti rilevatori che
hanno consentire l’indagine nell’infrarosso e nelle microonde (come
nell’esperimento BOOMERang su pallone stratosferico in Antartide),
passando attraverso la teoria della relatività di Einstein, il red
shift delle galassie, la legge di Hubble, l’espansione
dell’universo, la radiazione di fondo, de Bernardis ha compiuto un
viaggio nel tempo e nello spazio, chiudendo l’affascinante lezione con
l’immagine di un universo “neonato”- luminosissimo se i nostri occhi
potessero percepire le microonde - e con l’enigma della materia e
dell’energia oscure. Di
grande fascino anche il luogo in cui si è svolto l’incontro: il
Conservatore del Planetario, Fabio Peri, ha potuto mostrare il cielo di
Milano sottolineando l’effetto spiacevole dell’inquinamento luminoso,
che impedisce l’osservazione della maggior parte delle stelle; dopo aver
ricordato che il 2009 sarà l’Anno Internazionale dell’Astronomia, ha
ringraziato l’Assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi per il suo
precedente intervento, che suggeriva che la metà del Premio vinto per
l’astronomia (e che obbligatoriamente deve essere destinato dal premiato
a progetti di ricerca) potesse andare proprio al Planetario per
l’acquisto di un nuovo strumento più moderno. Tale proposta risultava
anche in sintonia con quanto detto in apertura dal Sindaco Letizia Moratti,
che ha infatti auspicato una sinergia tra Comune di Milano e Fondazione
Balzan, per finanziare lavori di ricerca e studi scientifici che possano
avere ricadute importanti per la città. Il Sindaco ha ricordato che
Milano è l’unico Comune ad avere un Assessorato alla Ricerca e si pensa
anche ad un Polo del Farmaco, ad una collaborazione col Politecnico, e
alla cablatura della città, che consentirebbe anche, per esempio, di
seguire corsi universitari tramite una rete cablata del Comune. Sergio
Romano, Presidente del Comitato Generale Premi, insieme a Bruno
Bottai, Presidente della Fondazione, presentando origini e fini del Premio
Balzan ha espresso il suo parere favorevole, condividendo con
soddisfazione quanto proposto. Il Premio verrà consegnato ai vincitori il
prossimo 23 novembre a Berna. Per ulteriori informazioni www.balzan.it
4 settembre 2007, Anna
Busca
MAGGIO
FESTIVAL DELLA BIODIVERSITA’
Fino al 5 giugno sono previste in
tutta Italia manifestazioni, mostre, iniziative dedicate soprattutto ai
giovani, mirate a sottolineare l’importanza della biodiversità.
Questo
termine indica la varietà di specie presenti in un ecosistema: un alto
numero di specie appartenenti ad una comunità ecologica rappresenta un
complesso equilibrio che va preservato come patrimonio prezioso, ed è
fonte di conoscenze sul mondo vivente in quanto terreno fertile per i
processi evolutivi. Sappiamo che gli ambienti connotati da una
straordinaria biodiversità sono la foresta amazzonica e le barriere
coralline, ma anche un bosco o uno stagno possono rivelare
la presenza di molteplici forme di vita. Gli ecosistemi devono
essere considerati risorse di
valore inestimabile, ma la
pressione antropica sull’ambiente è tanto elevata da non garantirne il
mantenimento, e il numero di specie in pericolo va aumentando. Molti Paesi
si sono impegnati per ridurre la perdita della biodiversità entro il
2010, ma tale obiettivo si potrà raggiungere solo con un’effettiva
azione governativa di protezione ambientale unita alla sensibilizzazione
di una larga fascia della popolazione sulle tematiche ecologiche. Dopo la Giornata
delle oasi, svoltasi domenica 20 maggio con l’apertura gratuita al
pubblico delle Oasi naturalistiche del WWF (grande l’affluenza di
visitatori!), si continua con conferenze e incontri nei Musei di Storia
Naturale, nelle sedi universitarie e nei Parchi. A Milano la sede
preferenziale è il Parco Nord, dove si svolgeranno visite guidate, giochi
e laboratori creativi, dibattiti, accompagnati da eventi teatrali e
cinematografici; l’Università Bicocca organizza due convegni il 28 e il
29 maggio. Il 24 maggio si celebrerà la Giornata Europea dei Parchi, il 5
giugno la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Per maggiori informazioni
www.festivalbiodiversita.it,
www.wwf.it,
www.corpoforestale.it .
Milano, 21 maggio 2007 A.
B.
LINNEO: UN “COMPLEANNO” DA
NON DIMENTICARE
Nel 2009 si celebrerà,
nei Musei di Storia Naturale di tutto il mondo, il bicentenario della nascita di
Charles Darwin,
e
già associazioni e istituzioni scientifiche si sono mosse festeggiando a
febbraio, ormai da qualche anno, il Darwin day. Ma in questi
giorni occorre ricordare un altro illustre anniversario, e di un altro
Carlo, che ha dato senza dubbio un contributo grandissimo agli studi
naturalistici, pur essendo un convinto creazionista-fissista e quindi ben
lontano dalle idee che, un secolo dopo, sarebbero state sostenute con
tanta risonanza e successo da Darwin.
Si tratta dello svedese Carl Nilsson, o meglio Linneo, così
conosciuto perché firmava i suoi lavori con il nome latinizzato
“Carolus Linnaeus”. La scelta di tale cognome
trae origine dal fatto che in una proprietà di famiglia crescevano
numerosi tigli, chiamati “Linn” nel dialetto locale, da cui derivava
il nome della proprietà stessa (“Linnegard”). Linneo nacque il
23 maggio 1707, esattamente trecento anni fa,
in provincia di Rashult. Era figlio di un pastore luterano, Nils
Ingemarsson, appassionato di piante e giardini, e certamente gli interessi
botanici del padre coinvolsero il giovane Carl. Seguì – come fece poi
Darwin - studi di medicina, a vent’anni, prima a Lund e poi a Uppsala,
principalmente per il fatto che tale indirizzo consentiva di approfondire
le conoscenze sulle piante medicinali. Nel 1731 pubblicò un saggio sulla
classificazione delle piante, basata sui loro organi riproduttivi.
L’Accademia delle Scienze lo inviò in Lapponia e nella Svezia centrale
a capo di spedizioni scientifiche, col compito di
studiare la flora locale. Percorrendo circa 7000 chilometri, scoprì
un centinaio di nuove specie vegetali. Linneo si trasferì poi nei Paesi
Bassi, dove conseguì la laurea in medicina presso l’Università di
Harderwjick. Qui ebbe modo di conoscere diversi naturalisti importanti,
come il medico-botanico Hermann Boerhaave, e pubblicò la prima edizione
del Systema Naturae (1735). Il trattato classificava gli
esseri viventi, suddivisi in due Regni – Animalia e Plantae
– e i minerali, considerati un terzo regno, secondo criteri soprattutto
morfologici, e si basava su lavori precedenti di un naturalista del XVI
secolo, Otto Brunfelds. Viaggiò in Francia e in Spagna tra il 1735 e il
1738 e poi ritornò in Svezia, dove esercitò la professione di medico, a
Stoccolma, specializzandosi nelle cure per la sifilide. Nel 1741, a soli
trentaquattro anni, ottenne la cattedra di Medicina all’Università di
Uppsala, e l’anno seguente quella di Botanica, che tenne fino alla
morte. Nel 1747 fu nominato medico della Casa Reale di Svezia, e nel 1762
gli fu conferito un titolo nobiliare
(da quell’anno assunse come nome Carl von Linnè). Morì nel
1778, e in seguito le sue collezioni, i suoi manoscritti e la sua
biblioteca furono acquistati dal naturalista inglese Sir James Edward
Smith, che fondò
la famosa Linnean Society of London. L’opera fondamentale
di Linneo, il Systema naturae, ebbe numerose edizioni successive,
in cui via via veniva migliorata la classificazione precedente e perfezionata
la nomenclatura binomia, tuttora usata dai biologi,
ossia l’identificazione di una specie mediante un primo nome, un
sostantivo con l’iniziale maiuscola, corrispondente alla categoria
“genere”, e un secondo nome, scritto minuscolo, per lo più un
aggettivo, corrispondente alla categoria “specie”. Entrambi i nomi
erano scritti in latino e consentivano ai naturalisti un riconoscimento più
facile dei viventi, evitando la confusione che poteva nascere dall’uso
di nomi comuni nelle diverse lingue. Generi simili venivano raggruppati in
famiglie, le famiglie in classi, le classi in tipi, questi in regni. Le
classi degli animali erano sei: vermi, insetti, pesci, rettili, uccelli e
mammiferi. La tassonomia linneana, così gerarchica, ordinava utilmente i
viventi e rendeva più semplici le comunicazioni tra i naturalisti. Le
nuove specie scoperte, che per lo più arrivavano in Europa dagli altri
continenti, potevano essere denominate e inserite in un gruppo, come una
scheda in un archivio. Non sempre in realtà le suddivisioni operate da
Linneo avevano davvero valore scientifico: egli, per esempio, classificò
gli Aves in sei gruppi
solo per creare armonia con i sei gruppi in cui aveva diviso i Mammalia.
Lo scopo di Linneo, dichiarato nella presentazione dell’opera, era in
effetti più filosofico-religioso che scientifico: egli voleva,
fondamentalmente, mostrare
l’ordine e l’armonia della creazione divina. Paradossalmente, invece,
fu proprio il suo meticoloso lavoro di classificazione a creare i
presupposti per le idee evoluzioniste. I naturalisti cominciarono infatti
a porsi sempre più spesso domande sulla complessità del mondo vivente,
sulle somiglianze tra specie di
continenti diversi, sui caratteri distintivi di organismi molto simili,
sulle vestigia, sul significato dei fossili, sul concetto stesso di
specie. Inoltre Linneo, classificando l’uomo come animale appartenente
alla specie Homo sapiens, l’aveva di fatto tolto da quella
posizione di “supremazia” biologica sostenuta dal pensiero
aristotelico. E il problema dell’Origine (delle specie,
dell’uomo, della vita, della Terra…) si ripropose con maggior forza,
in un clima culturale reso intanto più vivace e razionale
dall’illuminismo. (Per maggiori informazioni sulle
celebrazioni del 3° Centenario di Linneo: www.linnean.org
, sito della Linnean Society of London).
Milano, 10 maggio 2007
Anna Busca
UNA “PASSEGGIATA” ASTRONOMICA
La sera del 19 maggio, camminando per
le strade di qualsiasi città, si correrà il rischio di vedere qua e là
crocchi di persone con gli occhi al cielo. Staranno seguendo le
indicazioni di qualche esperto che indicherà loro pianeti e costellazioni
e guiderà le osservazioni con
telescopi amatoriali, spesso costruiti con tubi di cartone.
Nulla
di cui stupirsi: si tratta infatti di un’iniziativa tanto singolare
quanto lodevole, la 1st International Sidewalk Astronomy Night,
ovvero la 1^ notte internazionale dell’astronomia “da marciapiede”,
proposta dal californiano John Dobson, l’inventore del telescopio
dobsoniano (telescopio newtoniano altazimutale) e fondatore dell’omonima
associazione di San Francisco dedicata proprio a questo tipo di approccio
alle stelle, aperto a tutti. Le associazioni astrofile sono invitate
quindi a posizionare telescopi portatili sui marciapiedi e ad aspettare
che la gente si avvicini, incuriosita. L’inquinamento luminoso non
impedirà l’emozionante osservazione della Luna (sarà una falce
sottile) e di Saturno con i suoi anelli. Ricordiamo che il 22 maggio, a
partire dalle h 21.40 circa, ci sarà una spettacolare occultazione
proprio di questo pianeta da parte della Luna: la si potrà seguire anche
tramite un collegamento in diretta grazie al sito www.uai.it,
in collaborazione con il Corriere della Sera.
8
MAGGIO A.B.
APRILE
IL PRINCIPIO
D’INDETERMINAZIONE COMPIE OTTANT’ANNI
Nato a Wurzburg nel
dicembre 1901, laureato in Fisica all’Università di Monaco nel
1923, con risultati deludenti a causa del suo scarso interesse per la
Fisica sperimentale,
Werner
Heisenberg ha solo venticinque anni quando formula il suo famoso Principio,
una sorta di fondamentale spartiacque per tutta la fisica teorica. E’
infatti il mese di marzo del 1927 quando il giovane Werner – già
assistente di Niels Bohr (foto in basso) a Copenhagen - spedisce alla rivista Zeitschrift
fur Physik l’articolo che contiene il principio
d’indeterminazione. Come dirà in seguito, fu in particolare una frase
di Albert Einstein - “E’
la teoria a decidere che cosa possiamo osservare” - a suggerirgli una
serie di riflessioni sulla
natura del moto dell’elettrone. Heisenberg
si chiede se la meccanica quantistica è in grado di rappresentare il
fatto che un elettrone di un atomo si trovi approssimativamente in un
punto dato e si stia spostando approssimativamente a una
velocità data. Inoltre, si domanda se si è effettivamente in grado di
calcolare posizione e velocità dell’elettrone con sufficiente
approssimazione, tale da non inficiare poi il lavoro sperimentale. Nel
mondo macroscopico, interpretato alla luce della fisica classica, questa
domanda ha una risposta affermativa, ma nel mondo della meccanica
quantistica l’idea di poter collocare esattamente gli oggetti cade.
Supponiamo che una particella
in moto abbia una posizione x e un
momento p. Il momento (o
quantità di moto) di un corpo è una grandezza vettoriale pari al
prodotto della sua massa per la sua velocità, e resta costante in un
sistema meccanicamente isolato. Se Dx e Dp sono le
incertezze nella misura della posizione e del momento, il loro prodotto DxDp
risulta essere dell’ordine della costante di Planck h, ossia
maggiore o uguale al rapporto h/4p
(circa 10-35J-s). E’ questa relazione matematica nella
coppia di grandezze x e
p a costituire il fondamento del Principio. Una conseguenza
di questa relazione è infatti l’impossibilità di misurare
contemporaneamente con la massima precisione la posizione e il momento di
un corpo; tanto più accuratamente la posizione x è definita,
tanto meno lo sarà il momento p e viceversa.
Nel mondo della meccanica quantistica, quindi, non si può
prevedere con certezza dove
sarà una particella, si potrà solo parlarne in termini statistici,
associando probabilità sempre inferiori al 100%. Un oggetto che avesse
una probabilità pari al 99% di trovarsi in un determinato punto, avrebbe
anche la probabilità dell’1% di trovarsi altrove! Il Principio
deriva dalla definizione matematica di operatore nella fisica quantistica
rielaborato da Dirac e Jordan (come operatore posizione e operatore
momento). Entrambe le variabili coniugate considerate risultano
reciprocamente incontrollabili: la natura impone dunque un limite
intrinseco alla conoscenza, cioè alla misurazione. Dato il valore del
prodotto delle incertezze, esso diventa significativo solo dove il valore
dell’incertezza delle misure della posizione e del momento è piccola,
quindi nel mondo degli atomi e delle particelle subatomiche. Nel mondo
macroscopico l’effetto del principio d’indeterminazione viene
solitamente ignorato, in quanto trascurabile. Nel mese di aprile,
Heisenberg spedisce alla rivista Forschungen und Fortschritte
l’articolo”Sui principi fondamentali della meccanica quantistica”,
in cui fornisce la sua
interpretazione del Principio. Sarà Bohr, nelle
settimane successive, a contestare alcuni punti del suo lavoro e a
costringerlo, a maggio, a inviare un post scriptum a Zeitschrift
fur Physik. Heisenberg deve riconoscere che l’indeterminazione
deriva dal tentativo di misurare fenomeni che comportano la
considerazione simultanea della natura corpuscolare e di quella
ondulatoria della materia, e non dalla discontinuità delle particelle.
Fondamentalmente, quindi, il Principio d’indeterminazione può essere considerato il risultato del dualismo
onda-particella - concetto elaborato in particolare da De Broglie circa
tre anni prima. Il Principio – e anche Bohr ne è
consapevole – sta per diventare un pilastro della meccanica quantistica.
E, neppure un anno dopo, Werner Heisenberg sarà in Germania il più
giovane professore ordinario di Fisica teorica, all’Università di
Lipsia.
Milano, 15 aprile 2007
Anna Busca
RICERCHE SU NUOVE METODICHE
ESTRATTIVE DEL LICOPENE ALLA “SAPIENZA”
Dagli anni ’90 industrie chimiche e
alimentari, istituti universitari e di ricerca, come il CNR, hanno
incrementato progetti e studi sulle tecniche estrattive di diverse
sostanze di origine vegetale, in particolare di antiossidanti, tra cui il
licopene, un carotenoide precursore del beta-carotene, presente
soprattutto nella buccia dei pomodori maturi (vedi “A proposito di
licopene”, 24 marzo 2006, corrierebit/Scienza).
Il licopene – che prende il nome proprio dal pomodoro, Solanum
lycopersicum) vanta, lo ricordiamo, proprietà antitumorali e
antiinvecchiamento. Il Dipartimento di Ingegneria Chimica
dell’Università “La Sapienza” di Roma ha avviato una ricerca,
coordinata dal prof. Roberto Lavecchia (roberto.lavecchia@uniroma1.it
), con l’obbiettivo di utilizzare gli scarti della lavorazione del
pomodoro – destinati in genere a
diventare mangime animale o smaltiti come inquinanti, a volte
illecitamente, con gravi danni ambientali – per estrarre il prezioso
licopene. Il lavoro è stato condotto con il dr. Antonio Zuorro e ha
portato ad interessanti risultati. Si tratta di nuove tecnologie
estrattive, basate sull’impiego di composti e preparati in grado di
rendere più facile l’accesso di solventi alla matrice cellulare.
Vengono usate infatti miscele di numerosi enzimi con attività cellulasica,
emicellulasica e pectinolitica: in questo modo vengono degradate le pareti
cellulari e la matrice vegetale. Molecole polari come alcoli a corta
catena sono poi aggiunte per provocare lo swelling, cioè il
rigonfiamento della matrice; si viene quindi a creare una sorta di rete di
canali attraverso i quali i solventi (esano o altri composti apolari
ammessi dalle normative europee) passano facilmente, solubilizzando meglio
e più rapidamente il licopene, per lo più contenuto nei cromoplasti.
Data la maggiore resa, tale processo è meno costoso rispetto a
quelli tradizionali e diventa competitivo anche nei riguardi delle
tecniche estrattive più innovative (basate non sui solventi
organici ma sull’impiego di anidride carbonica in fase supercritica).
Il pigmento così estratto mantiene inalterate
struttura e attività. Questa tecnica potrà essere sperimentata
anche per altre tipologie di rifiuti agroindustriali contenenti prodotti
d’interesse farmaceutico, alimentare
o cosmetico. In
provincia di Lecce sarà avviato entro giugno, grazie alla società
BioLyco, il primo impianto industriale che utilizzerà questa tecnologia
per l’estrazione del licopene dai cascami della lavorazione del
pomodoro.
http://www.uniroma1.it/eventi/ricerca/licopene.php
Milano, 13 aprile 2007
Anna Busca
MARZO
FESTIVAL “VEDERE LA SCIENZA” allo Spazio Oberdan di Milano
Dal 26 marzo
a domenica 1 aprile sarà possibile assistere, allo Spazio Oberdan di
viale Vittorio Veneto 2, a film, documentari, conferenze e tavole rotonde che hanno la
scienza come denominatore comune. Si partirà con l’astronomia, e
precisamente con due documentari del 2005, uno inglese (La corsa nello
spazio- Alla conquista della Luna) e l’altro australiano (In
viaggio verso i mari di Marte), che verranno replicati nel pomeriggio
di sabato 31, per passare poi attraverso la robotica, la neurologia, la
storia della fisica, le scienze della vita, i grandi problemi legati
all’energia, alle risorse e ai cambiamenti climatici Tra i film in
programma la sera da segnalare senz’altro Apollo 13 di
R.Howard, Contact di Zemeckis, L’ignoto spazio profondo di
Herzog e il recentissimo premio Oscar Una scomoda verità di D.
Guggenheim. Per informazioni www.brera.unimi.it/festival.
25 marzo (A.B.)
LA PRIMAVERA
DELLA SCIENZA
Dal 19 al 25 marzo si svolgerà la
XVII Settimana della Cultura
scientifica e tecnologica, rappresentata dalla V edizione della Primavera
della Scienza. Come
nelle
passate manifestazioni, parteciperanno agli eventi musei, università,
scuole, istituzioni scientifiche, che avranno aderito con diverse
iniziative al tema di quest’anno: “La Natura e la civiltà delle
macchine”. In numerose regioni italiane sono programmate conferenze,
visite guidate, laboratori. Da segnalare a Pavia “Conoscere il mondo dei
minerali”, al Museo di Mineralogia, e la relazione su “Sonno, sogno e
creatività scientifica”. A Milano, il Museo della Scienza e della
Tecnologia “Leonardo da Vinci” propone un’ampia scelta di attività
per famiglie: tra queste l’interessante incontro con Isaac, il robot
calciatore, nella sezione Robotica. A Trento, i giovanissimi (e non
solo!) potranno costruire aerei di carta seguendo le leggi fisiche
dell’aerodinamica, potranno avvicinarsi senza timori al mondo delle api,
o tuffarsi nell’astronomia (Pianeti giganti, Stella stellina).
Domenica 18 marzo si celebra anche la XVII Giornata Mondiale dei
Planetari.
Per gli orari e i luoghi degli
eventi, www.laprimaveradellascienza.it.
18 marzo 2007, A.B.
L’ECLISSE TOTALE
DI LUNA DEL 3 MARZO
A due anni e mezzo dall’ultima
eclisse (accadde il 28 ottobre 2004), la notte di
sabato
3 marzo sarà possibile osservare nuovamente l’evento della “luna
rossa”. Il nostro satellite naturale si troverà infatti nella fase di
plenilunio, quindi in opposizione al Sole, e sulla linea
dei
nodi, cioè sulla retta d’intersezione tra il piano dell’orbita lunare
e quello dell’orbita terrestre. In questo modo, l’allineamento
Sole-Terra-Luna consentirà a quest’ultima di entrare nel cono d’ombra
della Terra e di restarne pertanto oscurata. Non si tratta quindi di
un’occultazione (come per l’eclisse di Sole), e neppure di un totale
oscuramento: per effetto di fenomeni di rifrazione della luce solare
dovuti all’atmosfera terrestre, infatti, la Luna apparirà rossastra. Il
fenomeno avrà inizio alle 22.30; alle 23.43 inizierà la totalità, che
sarà al massimo alle 00.20. La Luna tornerà a essere perfettamente
visibile alle 02.11. Per osservare l’eclisse non è necessario uscire di
casa: per chi non potesse farlo, infatti, è prevista “l’eclisse in
diretta” in collegamento con www.corriere.it.
Per saperne di più: www.uai.it.
2 marzo 2007, A.B.
FEBBRAIO
CONFERENZE AL DARWIN DAY
DI MILANO
Un pubblico numeroso, costituito in particolare da
insegnanti di scienze, studenti liceali, ricercatori universitari, ma
anche da persone semplicemente interessate alla questione
“evoluzione”, ha riempito la sala del Museo di Storia naturale di
Milano per ascoltare le conferenze del Darwin Day. Venerdì
pomeriggio i relatori hanno parlato soprattutto dei rapporti tra Charles
Darwin, il suo ambiente culturale e scientifico,
e la geologia del suo tempo: l’amicizia con Lyell e la lettura
dei suoi Principles of Geology hanno sicuramente costituito una
base importante per i suoi studi geologici. Liz Hide ha ricordato,
parlando dei quaderni che il naturalista portava sempre con sé durante le
uscite “in campo”, che Darwin raccomandava di “scrivere sempre
quello che si vede”, per non dimenticare particolari che possono
rivestire importanti significati. E gli appunti meticolosi, corredati da
disegni di campioni di rocce e di fossili, tanto importanti per la stesura
dei suoi lavori, sono una prova della validità del suo metodo. Gian
Battista Vai, geologo
dell’Università
di Bologna, considera Darwin una sorta di precursore della teoria della
tettonica delle placche, perché aveva intuito i notevoli cambiamenti
subiti dalla crosta e dai continenti. Vai però, nella seconda parte del
suo intervento, ha sottolineato che l’evoluzione, pur essendo “un dato
di fatto”, non può più essere considerata “darwiniana”: ha citato
la teoria degli equilibri punteggiati di Stephen Jay Gould e si è anche
riferito ad una sorta di revival di Lamarck, “…come dimostrato
dalla diffusione di siti su quest’ultimo, come il sito del prof.
Corsi”. Pietro Corsi, storico della scienza, ha scosso il capo
ribattendo con veemenza che ideare un sito su Lamarck non significa
affatto essere “lamarckiano”, e ha anzi ribadito di essere “darwiniano”.
E’ nata quindi un’interessante discussione in cui Corsi ha ripreso
alcuni aspetti del dibattito sull’evoluzione: ha chiarito la posizione
di Lamarck, sostenitore dell’”eternalità” della vita e della Terra
(per approfondimenti si può consultare il suo eccellente sito www.lamarck.cnrs.fr
, in francese e in inglese) ed ha affermato che è un grave errore
parlare, a proposito di Darwin, di “selezione del più adatto”. Gi
individui che presentano un corredo di caratteri più favorevoli in un
certo ambiente avranno semplicemente una maggiore probabilità di
riprodursi, avranno più figli di altri: l’evoluzione si fonda su
potenziali riproduttivi diversi, non viene “eliminato” chi non è
“adatto”. Ha anche accennato alla questione spinosa del rapporto
scienza/religione, sostenendo che la Chiesa può dire “dove va
l’anima”, ma non può affermare nulla sull’evoluzione biologica, di
cui si deve occupare la ricerca scientifica. Sabato si sono invece
susseguite conferenze su temi più specifici di geologia e di biologia
marina. Giorgio Pasquarè, vulcanologo, ha parlato degli studi di Darwin
sulla lava, che gli consentirono di individuare le differenze tra
vulcanesimo esplosivo e vulcanesimo effusivo. Il suo viaggio sul Beagle
gli permise di osservare numerosi vulcani, alcuni dei quali in eruzione, e
di formulare ipotesi sull’Origine delle isole vulcaniche
(è anche il titolo di un suo saggio). Nell’intervento di Giuseppe
Orombelli, geomorfologo, sono invece emersi i contributi di Darwin agli
studi sui ghiacciai: nel rilevare la presenza di massi erratici e di rocce
striate ed erose, Darwin intuì l’estensione di ampie coltri glaciali
dovute a grandi variazioni
climatiche del passato. Orombelli
ha poi approfondito l’aspetto paleoclimatico della ricerca sui ghiacci
polari: questo ghiaccio, a differenza di quello che si trova sulle
montagne, non fonde mai, quindi conserva quanto ha preso dall’aria
circostante nel momento in cui si è formato il cristallo di neve che
l’ha generato. Ecco perché gli studi effettuati a partire dagli anni
’60 hanno consentito di ottenere dati importanti sull’atmosfera nelle
ultime centinaia di migliaia di anni. Molto interessante anche la
conferenza, centrata sulla biodiversità e sulle interazioni tra specie,
del biologo marino Marco Oliverio: esperto di gasteropodi, ha parlato di Toxoglossi,
in particolare delle 500 specie di Conus, che predano pesci
utilizzando il rostro per bloccarli, per poi paralizzarli e ucciderli con
dardi velenosi, tramite un tentacolo (un impressionante filmato mostra un
pesce, in acquario, letteralmente ingoiato da un Conus nascosto
nella sabbia). Le molecole in gioco sono oggetto di studio per ricavare
anestetici e altri tipi di farmaci. Esistono
anche gasteropodi, come le Coralliofile, che si nutrono di coralli,
riuscendo ad evitarne l’effetto tossico-urticante degli cnidoblasti.
E’ chiaro che anche questo particolare adattamento ha suscitato l‘ìnteresse
dei ricercatori , soprattutto in ambito biochimico. Infine, ecco i vampiri
degli oceani: specie ematofaghe di gasteropodi,
come
la Colubraria o la Cancellaria, che utilizzano la proboscide
per succhiare sangue ai pesci, inserendola nelle branchie. Producono
sostanze specifiche con effetto anestetico e anticoagulante. Oliverio ha
concluso rimarcando che le simbiosi sono una delle ragioni del successo
evolutivo. Il relatore
seguente, lo zoologo Gabriele Gentile, ha “portato” il pubblico alle
isole Galapagos, vero “libro di ecologia in tre dimensioni”, mostrando
l’origine vulcanica dell’arcipelago e mettendo in evidenza le
differenze tra le coperture vegetali
dovute all’influenza degli alisei, venti costanti umidi,
differenze notate naturalmente già da Darwin. Anche il gigantismo di
alcune specie animali, in particolare tartarughe, è stato sottolineato ed
è stato poi anche oggetto di un intervento
da parte di un botanico
presente
tra il pubblico. Nel dibattito in chiusura della giornata è da segnalare
una domanda interessante giunta tramite Internet: “La radioattività
naturale può essere considerata causa di mutazioni? E’ maggiore nelle
zone vulcaniche?”. La risposta è arrivata da Oliverio e da Gentile: il
primo ha riferito di una ricerca dell’Università La Sapienza
di Roma, non ancora pubblicata, svolta in una zona del Viterbese.
Qui esistono formazioni di tufo con una concentrazione di radon superiore
alla media e sembra che le popolazioni di anfibi che vi vivono ne
subiscano un effetto mutageno. Gentile ha affermato che studi simili hanno
portato a concludere che le mutazioni indotte sono per lo più negative,
con maggiore incidenza sulle zone del DNA ad alta ripetizione di coppie di
basi.
Milano, 11 gennaio 2007 Anna Busca
anna.bus@tiscali.it
DARWIN DAY 2007
In attesa della grande
festa per il bicentenario della nascita di Charles Darwin, che cadrà tra
due anni (nacque infatti il 12 febbraio 1809), continuano in tutto il
mondo
le celebrazioni annuali in suo onore, nate nel 2004 come eventi
importanti per riunire a discutere esperti di evoluzionismo e per parlare
di evoluzione al grande pubblico. A Milano la sede principale dei diversi
convegni è il Museo di Storia Naturale di corso Venezia, ma collaborano
alla manifestazione anche altre istituzioni lombarde, come l’Orto
Botanico di Bergamo, il Museo Civico di Storia Naturale di Cremona, il
Liceo classico Zucchi di Monza, la Biblioteca Civica di Arcore, l’ANISN.
Il tema di quest’anno è “Darwin geologo e l’evoluzione della
Terra”. Sappiamo che Darwin era grande amico di Charles Lyell, autore
del famoso “Principi di geologia” considerato testo
fondamentale dell’attualismo. E fu proprio la lettura di questo libro
che portò Darwin ad appassionarsi alla
geologia, scienza che aveva deciso
inizialmente di ignorare, dopo aver seguito le lezioni insopportabilmente
noiose del geologo Jameson. Nell’ultimo
capitolo de “L’origine delle specie” Darwin scrive: “...con
la luce che la geologia oggi proietta e continuerà a proiettare sui
passati cambiamenti del clima e del livello della superficie terrestre,
noi saremo sicuramente in grado di tracciare in modo mirabile le passate
migrazioni degli abitanti di tutto il globo”. Per Darwin la geologia è
una “nobile scienza”, poco documentata però, data al grande
incompletezza dei fossili, (“perde gloria”, afferma) ma si intuisce
che la considera assolutamente fondamentale per ricostruire la storia
della Terra, e quindi tutto il processo
evolutivo. Aprirà i lavori il
Nobel Rita Levi Montalcini; il primo relatore sarà lo storico della
scienza Pietro Corsi, docente a Oxford, che tratterà il tema “Storia
della vita e storia della Terra prima di Darwin” (h14.30, Museo di
Storia Naturale, Milano). Seguiranno gli interventi di Sandra Herbert e
Liz Hide sui rapporti tra il giovane Charles e i suoi studi geologici, e
di Gian Battista Vai sull’”originalità geologica” di Darwin. Di
rilievo, tra le altre, le conferenze del vulcanologo Giorgio Pasquarè
(“Darwin e i vulcani”) e del geomorfologo Giuseppe Orombelli
(“800mila anni di storia del clima e dell’atmosfera registrate nelle
calotte glaciali polari”), quest’ultima decisamente attuale per il suo
collegamento al problema del riscaldamento globale, che si terranno sabato
mattina. Nel pomeriggio di sabato si parlerà del mare (con una
“tappa” alle Galapagos), ambiente in cui si ritiene ebbe inizio
l’evoluzione biologica. Dibattiti
e tavole rotonde chiuderanno le giornate del convegno; per domenica 11
febbraio, a partire dalle 9.30 fino alle 15, è previsto un incontro con
Edoardo Boncinelli, a cura dell’Anisn, seguito da una serie di attività
didattiche per ragazzi e famiglie, organizzate dal Museo.
Per il programma completo si può consultare il sito www.pikaia.eu
. Da questo stesso sito è possibile seguire in diretta le conferenze on
line. Per assistere alle conferenze l’ingresso al museo è libero,
fino ad esaurimento dei posti.
Milano, 7 febbraio 2007
Anna Busca
GENNAIO
IL RISCALDAMENTO GLOBALE
In questi giorni a Parigi sono
riuniti in convegno duemila esperti mondiali del Comitato intergovernativo
delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Ipcc). Argomento centrale
del dibattito, che dovrebbe servire a trarre conclusioni importanti in
merito a direttive ambientali di ordine generale, è l’effetto serra:
sembra che sei anni fa,
all’epoca
dell’ultima riunione dei climatologi ONU, siano state
decisamente sottostimate le conseguenze cui avrebbe portato
l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. L’effetto serra,
come ormai tutti sanno, è dovuto all’assorbimento di energia radiante
alle lunghezze d’onda dell’infrarosso da parte dei cosiddetti gas
serra, tra i quali spicca la CO2.
In questo modo viene “intrappolato” calore, il che è
senz’altro positivo perché consente temperature compatibili con la
biosfera: ma se il calore aumenta, la Terra si riscalda eccessivamente e i
problemi diventano gravissimi. Considerevoli cambiamenti climatici su
scala mondiale appaiono
piuttosto evidenti anche ai più scettici, che continuano a pensare che
possano far parte di fisiologiche fluttuazioni, dovute a cause anche
astronomiche e comunque non necessariamente solo antropiche: ma gli
scienziati in genere sono concordi nel presentare come reale la
correlazione tra l’aumento costante del diossido di carbonio e il
riscaldamento del nostro pianeta. D’altra parte, non è certo un
discorso nuovo: nel numero di Le Scienze del marzo 1978 (quasi
trent’anni fa!) veniva pubblicato un articolo di George M. Woodwell,
direttore dell’Ecosystems Center del Marine Biological Laboratory di
Woods Hole nel Massachussetts, dal titolo ”Il problema dell’anidride
carbonica”. Lo scienziato scriveva che “…permanendo le tendenze
attuali, entro l’anno 2020 il contenuto atmosferico di anidride
carbonica potrebbe arrivare a sfiorare il raddoppio rispetto ai valori
presenti (…) L’umanità si trova quindi di fronte a un dilemma
storico. Le attività umane, che stanno producendo un continuo aumento del
contenuto atmosferico di anidride carbonica, lasciano presupporre un
generale riscaldamento del clima nel corso dei decenni a venire (…) La
più ovvia delle azioni correttive consisterebbe in una più drastica
riduzione del consumo di combustibili fossili…”. Woodwell ipotizzava
conseguenze destabilizzanti, sconvolgimenti dei modelli consolidati
di sviluppo sociale ed economico, pesanti alterazioni delle condizioni
umane. Dal 1959 l’andamento del contenuto atmosferico della CO2
veniva monitorato all’osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii da Charles
Keeling dello Scripps Institution of Oceanography. In questo stesso
istituto insegnava oceanografia Roger Revelle, che nel 1957 aveva
dimostrato che il tasso di assorbimento dell’anidride carbonica
dell’aria da parte degli oceani era molto più basso di quanto si fosse
ritenuto fino a quel momento. Anche Revelle, in un articolo comparso su Le
Scienze nell’ottobre 1982, scriveva che “l’uomo sta conducendo
senza saperlo un grande esperimento geofisico che, se fosse adeguatamente
documentato, potrebbe portare a un nuovo livello di comprensione
dell’oceano e dell’atmosfera. Non è da escludere che si risolva
invece in mutamenti climatici che potrebbero essere molto rovinosi”.
Revelle si era nel frattempo trasferito come professore di politica
demografica alla Harvard University. Qui, tra gli studenti, ebbe Al Gore,
futuro senatore del Tennessee nonché futuro mancato Presidente degli
Stati Uniti, sconfitto da Bush junior per pochi voti di svantaggio nel
collegio della Florida, nelle ultime elezioni presidenziali.
E proprio Al Gore, colpito da quanto ascoltato durante le
lezioni di Revelle, si fece promotore di campagne di
sensibilizzazione sui temi ambientali, portando nel Congresso, fin dagli
anni ’80-’90, proposte di
interventi in ambito agricolo, dei trasporti, dei consumi energetici. In
questi giorni è nelle sale cinematografiche italiane un suo
film-documentario, Una scomoda verità, che vuol essere un
messaggio non solo politico, ma anche etico, diretto a tutti noi. Forse
non è più possibile chiudere gli occhi davanti ai ghiacciai che si
dissolvono, ai laghi che si prosciugano, alla desertificazione che avanza
nel Darfur, ai disastri provocati da uragani sempre più frequenti e
violenti. Forse non si deve più accusare di “catastrofismo” chi parla
di riscaldamento globale e delle sue conseguenze.
Ognuno di noi, intanto, può fare qualcosa: il decalogo da seguire,
che il film, ben documentato, suggerisce, è qui riportato. Per
approfondimenti www.climatecrisis.com.
“Dieci cose
da fare. Vuoi fare qualcosa per fermare il riscaldamento
globale? Cambia la luce. Sostituisci una lampadina
normale con un’altra fluorescente (a basso consumo) per risparmiare
68.039 g di diossido di carbonio l’anno. Fai a meno
dell’auto. Cammina, prendi la bici, condividi l’auto o prendi i
mezzi pubblici più spesso. Risparmierai 454 g di diossido di carbonio
ogni 1.61 km non percorso in auto. Ricicla. Puoi risparmiare
1.088.622 di CO2
l’anno riciclando anche solo la metà dei tuoi rifiuti. Controlla le
gomme. Tenere sotto controllo la pressione dei pneumatici permette di
ridurre l’emissione di gas del 3%. Risparmia l’acqua calda. Installa
un rubinetto a getto ridotto per risparmiare 158.757 g di CO2 l’anno
e lava i vestiti in acqua fredda o tiepida per risparmiarne altri 226.796
g l’anno. Evita grandi imballaggi. Puoi risparmiare 544.311 g di
diossido di carbonio riducendo i tuoi rifiuti del 10%. Regola il
termostato di casa. Sposta il tuo termostato di 2 gradi in meno
d’inverno e 2 in più d’estate. Puoi risparmiare circa 907.185 g di
diossido di carbonio l’anno Pianta un albero. Un solo albero
assorbe almeno 1 tonnellata di CO2
nella durata della sua vita. Prendi parte al progetto. Leggi
e informati sul sito www.unascomodaverita-ilfilm.it.
Spargi la voce!
Milano, 30 gennaio 2007
Anna Busca anna.bus@tiscali.it
FESTIVAL DELLE SCIENZE
A ROMA
All’Auditorium del Parco
della Musica si sta svolgendo, dal 15 gennaio, la seconda edizione del
Festival delle Scienze di Roma, che si concluderà domenica 21. Il ciclo
di incontri,
attività e conferenze ha come affascinante tema “Le età
della vita”. Psicologi, scienziati, filosofi della scienza, molti dei
quali provenienti da università e centri di ricerca di diversi
Paesi, contribuiscono ad accendere il dibattito sulle tappe dello
sviluppo dell’uomo, dalla nascita alla morte: si parla
dell’evoluzione del pensiero e delle capacità psico-motorie,
delle emozioni, delle complesse problematiche dell’infanzia e
dell’adolescenza, fino a toccare questioni di bioetica molto attuali.
Tra seminari di Tai Chi, caffè scientifici e concerti, si potrà
ascoltare una Lectio Magistralis di Massimo Ammaniti e Vittorio Gallese
dal titolo “Nella mente delle madri” (19 gennaio), nonché alcune
conferenze sulla genesi della parola, lo sviluppo del linguaggio, le
interazioni cervello-ambiente (20 gennaio), “I limiti della vita”,
“La vita, la malattia e il diritto di morire”, “Vita senza fine? La
scienza e l’immortalità” (21
gennaio). L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti. Per il
calendario degli incontri: www.auditorium.com,
per informazioni 0680241281.
19
gennaio (A.B.)
DICEMBRE
EVENTI ASTRONOMICI DEL 2007
Il 2007 potrebbe essere chiamato
“l’anno della Luna”. E’ il nostro satellite naturale infatti il
protagonista di alcuni degli eventi più interessanti in ambito
astronomico. Il 3 marzo sarà osservabile un’eclisse totale di Luna, il
22 maggio Saturno ne sarà
occultato
in modo spettacolare, il 18 giugno, nel primo pomeriggio, Venere si
nasconderà dietro la Luna. Per finire, il 23-24 dicembre si verificherà
una strettissima congiunzione Marte-Luna. Inoltre, un anniversario
importante da celebrare il 4 ottobre: sarà il cinquantenario del lancio
dello Sputnik da Baikonur, in Kazakhistan, lancio che segnò l’inizio
dell’era spaziale.
29 dicembre (A.B.)
ALLA RICERCA DI NUOVI PIANETI
EXTRASOLARI
E’ partito nel primo pomeriggio del
27 dicembre, dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakhistan,
lanciato dalla Soyuz, il satellite CoRoT
(Convenction Rotation & planetary Transits).
Viaggia ora su un’orbita polare a circa 900 km di quota ed ha la
missione, da svolgere in due anni e mezzo, di cercare pianeti extrasolari
tellurici e di studiare la struttura interna delle stelle. E’ infatti
dotato di un telescopio afocale di 27 cm di diametro, equipaggiato con
telecamera, che esplorerà cinque regioni del cielo, ciascuna per 150
giorni consecutivi. Potrà cogliere un eventuale calo di luminosità di
stelle dovuto al transito di un pianeta – fino ad oggi sono stati
scoperti circa 200 pianeti extrasolari, ma in maggior parte gassosi, di
tipo gioviano – fenomeno raro che però può consentirci di scoprire
anche piccoli corpi gravitanti. Inoltre, la strumentazione consente di
rilevare anche oscillazioni, variazioni periodiche di luminosità di una
stella, dovute a “onde sismiche” all’interno della stella stessa.
Questi “asteromoti” consentono di indagare meglio la natura e la
struttura della materia stellare al suo interno. Negli anni scorsi l’eliosismologia
ha permesso agli studiosi di approfondire le conoscenze sul Sole; l’astrosismologia
fornirà nuovi e sicuramente interessanti dati sulle altre stelle e sulla
loro evoluzione. La missione CoRoT è un progetto francese, del CNES,
Centre National d’Etudes Spatiales, in partnership con altre
agenzie, tra cui l’ESA. Un altro evento importante di questo mese, sul
fronte della ricerca astronomica, è la pubblicazione dei risultati delle
analisi sui grani di polvere che
la sonda Stardust della NASA raccolse, in sette anni di viaggio, su un
percorso di più di 4 miliardi e mezzo di km, dalla chioma della cometa
Wild-2. I frammenti, giunti sulla Terra circa un anno fa, hanno rivelato
tracce di ammine e di lunghe catene carboniose, veri e propri
“scheletri” molecolari di sostanze d’interesse biologico, nonché
silicati in forma cristallina. L’ipotesi che la vita possa essere
comparsa sulla Terra tramite una sorta di “inseminazione” molecolare
di materiale cometario prende quindi maggiore
consistenza. E per il futuro? Si pensa già, sull’onda
dell’entusiasmo, di inviare una sonda su qualche asteroide. Ma in questo
caso non sarebbe sufficiente un racchettone di aerogel, come per Stardust,
per catturare delle particelle; occorrerebbe uno strumento in grado di
scavare. E sicuramente un team di progettisti è già al lavoro. Per
maggiori informazioni www.uai.it.
29.12.2006
Anna Busca
NOVEMBRE
La
Radiazione Cosmica di Fondo di
Marco A.C. Potenza e M.G Giammarchi
Sappiamo
che quando osserviamo oggetti celesti lontani, a causa della velocità
finita di propagazione della luce, li osserviamo come erano nel momento in
cui hanno emesso la luce: al crescere della loro distanza da noi, quindi,
osserviamo oggetti sempre più “giovani”, che hanno emesso radiazione
in tempi sempre più lontani nel passato. Sebbene il non poter vedere
l’Universo come si presenta oggi possa sembrare limitante, ad
un’analisi più approfondita questa si rivela come una grande opportunità
per gli astronomi. Se guardiamo la galassia di Andromeda
ad esempio, che dista da noi 2.7 milioni di anni luce, riveliamo la
luce emessa 2.7 milioni di anni fa, quando la galassia era in una
condizione simile a quella in cui si trova oggi (qualche milione di anni
è ancora un tempo breve sulla scala cosmica). Ma con l’impiego dei
telescopi più potenti (per non parlare del Telescopio Spaziale Hubble) ci
siamo spinti ad osservare galassie a miliardi di anni luce di distanza,
galassie giovani, che magari non hanno ancora terminato la loro
formazione. Ecco quindi che la velocità finita della luce si trasforma in
uno “strumento” per osservare l’Universo come era nel passato. Ma
quanto possiamo andare indietro nel tempo ad indagare l’Universo?
Rispondere a questa domanda non è facile: è necessario uno sguardo alla
moderna cosmologia per capire cosa accade, almeno in linea di principio,
quando si getti lo sguardo sempre più lontano, sempre più indietro nel
tempo, lungo la storia dell’evoluzione cosmica. E curiosamente scopriamo
che il percorso che fornisce risposte a queste domande è lo stesso che
hanno seguito i cosmologi nel ventesimo secolo durante la loro attività
di ricerca, e che ha portato ai lavori per i quali è stato assegnato il
Premio Nobel di quest’anno.
La cosmologia, dal greco κόσμος
e λόγος
, si riferisce allo studio del Cosmo inteso come un tutto, della totalità
di ciò che esiste nell’Universo; è chiaro che la definizione è un
po’ ingenua, poiché per descrivere il “tutto” è necessario
conoscerlo, e la conoscenza dell’Universo cambia e aumenta costantemente
con il proseguire delle osservazioni e degli studi teorici. Questo
comporta che in qualsiasi momento la descrizione del ”tutto” sarà
destinata a venire successivamente completata in base alle nuove scoperte.
Solo dagli inizi del ventesimo secolo la Cosmologia ha cominciato a
svilupparsi secondo i paradigmi del metodo scientifico, per cui ancora
oggi risulta una scienza relativamente “nuova”. Le fondamenta di
questa scienza sono profondamente legate alla teoria della Relatività
Generale di Einstein, pubblicata nel 1915, rivolta alla descrizione delle
interazioni gravitazionali in maniera del tutto nuova e più completa
rispetto alla teoria di Newton. Pochi anni dopo sia Einstein che Friedmann
applicarono la nuova Teoria della gravitazione alla descrizione
dell’Universo, scoprendo che era in contrasto con la visione del tempo
che vedeva l’Universo come una entità statica e immutabile. Purtroppo
però Einstein rinunciò a sviluppare questa teoria e il lavoro di
Friedmann, che invece gli aveva dato pieno credito minando l’ipotesi
statica, rimase nell’oblio fino al 1935. Nel frattempo un giovane
astronomo avrebbe dato inizio alla Cosmologia osservativa in maniera del
tutto inattesa. ......
dicembre
2006
...per l'articolo completo
...
IL POLONIO-210
L’assassinio a Londra dell’ex
colonnello del KGB Alexander Litvinenko, avvelenato con una massiccia dose
di Polonio-210, ha suscitato raccapriccio e preoccupazione in tutto il
mondo e ha portato tristemente alla ribalta questo elemento, ai più quasi
sconosciuto. Correva l’anno 1898 quando a Parigi Maria Sklodowska Curie,
insieme al marito Pierre (nella foto)
,
scoprì che un minerale dell’uranio, la pechblenda, estratto da una
miniera in Boemia, era più radioattivo di quanto lo fosse lo stesso
uranio da esso isolato. Fu così che furono scoperti il radio e il radio
F, più tardi chiamato polonio in omaggio alla patria della giovane Madame
Curie. All’epoca la Polonia non era uno Stato indipendente; dal 1795
subiva le conseguenze di una spartizione tra Russia, Austria e
Prussia. La denominazione del nuovo elemento, dal numero atomico
84, doveva servire anche a richiamare l’attenzione del resto d’Europa
su questo Paese, che ridisegnerà i suoi confini solo dopo il primo
conflitto mondiale, nel 1918. Il polonio è comunque molto raro: servono
tonnellate di pechblenda per estrarne pochi grammi. Per ottenerlo ci si
serve pertanto del bombardamento neutronico del Bismuto 209, in un
reattore nucleare; si crea il Bismuto 210, con tempo di dimezzamento pari
a 5 giorni, che decade con decadimento beta producendo il Polonio 210.
Quest’ultimo isotopo ha un’emivita di 138,39 giorni ed emette raggi
alfa, costituiti da due protoni e due neutroni (si trasforma pertanto in
piombo). Tali radiazioni – che servirono nel 1911 a Ernest Rutherford
per il suo famoso esperimento che portò al modello atomico planetario -
non sono molto penetranti, pertanto non risultano particolarmente
inquinanti nell’ambiente esterno; diventano invece letali per cellule e
tessuti biologici se la sorgente alfa viene inalata o ingerita da un
organismo vivente. La quantità massima ingeribile da un uomo è pari a
0,03 microcurie (6,8 picogrammi). E’ da rilevare che 1 mg di Polonio-210
emette radiazioni alfa nella stessa quantità emessa da 5 g di Radio;
inoltre, permanendo in uno stato eccitato rilascia anche raggi gamma,
estremamente penetranti e quindi molto dannosi. Appena 1 g di Polonio-210
genera 140 watt di energia termica. Per questa ragione fu usato dai
sovietici nel 1970 e nel 1973 per le missioni sulla Luna con i veicoli di
esplorazione Lunakhod 1 e 2, che riscaldavano i loro componenti interni,
nella fredda notte lunare, proprio
con il Polonio-210, presente in celle termoelettriche. Mescolato con il
berillio, è utilizzato come sorgente di neutroni. Altri usi di questo
isotopo a livello industriale sono stati poi abbandonati per la
pericolosità legata alla sua manipolazione. Il polonio, simile
chimicamente al tellurio, dà origine a
composti ossigenati con lo zolfo e con il selenio, di color rosso
brillante; il diossido si presenta in due forme, giallo e
rosso. E’ classificato come sostanza altamente tossica. Forse
pochi sanno che fin dagli anni ’60 è noto che il tabacco contiene, come
contaminante naturale, il
medesimo Polonio-210. Probabilmente la fonte di tale contaminazione è da
ricercare nei fertilizzanti a base di fosfato, che viene estratto
dall’apatite, minerale contenente anche tracce di radio. I terreni così
fertilizzati, sui quali vengono coltivate le piante di tabacco, si
arricchiscono di questi isotopi radioattivi che passano poi nelle foglie,
dove si accumulano. Nel fumo delle sigarette, pertanto, tra gli elementi
volatili si ritrova il Polonio-210, che viene inalato: la dose di
radiazioni sull’epitelio bronchiale è tale da essere considerata la
principale causa del cancro polmonare. Sostituire in toto i
fertilizzanti a base di fosfato con concimi organici nelle colture di
tabacco eviterebbe tale contaminazione.
28 novembre
Anna Busca
GIORNATA PER LA RICERCA SUL CANCRO
Il 24 novembre, con una cerimonia al
Palazzo del Quirinale, sarà celebrata la Giornata AIRC per la ricerca
oncologica: ma ben tutta la settimana dal 20 al 26 sarà
dedicata a manifestazioni,
iniziative
e incontri mirati a informare e sensibilizzare il grande pubblico, e
soprattutto i giovani, sui problemi legati alla prevenzione, alla diagnosi
e alla cura dei tumori. Si parte con un concerto della Filarmonica
della Scala a Milano, la
sera del 20, diretto da Riccardo Chailly e
dedicato all’AIRC; poi in
diverse città italiane avverrà una raccolta di fondi tramite la “spesa
per la ricerca”, presso catene di supermercati e centri commerciali che
aderiscono all’iniziativa. Tale raccolta continuerà domenica 26 grazie
ad una staffetta televisiva e radiofonica RAI e anche negli stadi, in
occasione di partite di calcio di serie A e B. La mattina di sabato 25,
dalle h 11, a Roma, Milano e in altre 19 città si svolgeranno gli
attesissimi “Incontri per la ricerca”, a ingresso libero, sul tema
“Il cancro e i suoi geni. A ciascuno la propria cura”. A Roma, nella
Sala del Campidoglio, parleranno Umberto Veronesi (Strategie per il
futuro), Pier Paolo Pandolfi (L’identikit
del tumore attraverso i suoi geni),
Sylvie Menard (Le
nuove cure: l’HER 2), Edoardo Boncinelli (Imparare a crescere con
la scienza). Alla Triennale di Milano interverranno Paolo Corradini e
Vittorino Andreoli. Per il calendario completo
e per seguire on line le conferenze di Roma ci si può
collegare al sito dell’AIRC (www.airc.it).
Un tema di sicuro interesse sarà senz’altro quello riguardante le
scoperte relative all’HER 2 (human epidermal growth factor receptor 2),
proteina che promuove la crescita cellulare e rende pertanto il tumore più
aggressivo. Chi possiede il gene per l’HER 2 risponde meno
favorevolmente alle cure ed è più predisposto alle metastasi. La ricerca
ha portato a nuovi farmaci che contrastano l’azione dell’HER 2, come
il trastuzumab, e a combinazioni efficaci di chemioterapici come la
doxorubicina e l’epirubicina.
10 novembre (A.B.)
7-8 Novembre 2006:
SEMINARIO APERTO AL PUBBLICO “L’Energia per il futuro: Nucleare e
Fonti Rinnovabili”
Con lo scopo di sensibilizzare le persone su un tema
centrale per l’umanità, nei due pomeriggi dei giorni 7 e 8 Novembre
2006, presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di
Milano, in
via Celoria 16, si svolgerà un interessante incontro aperto al
pubblico sul tema delle fonti
energetiche. Gli incontri saranno moderati
da divulgatori scientifici di importanti testate e prevedono
l’intervento di personalità ed esperti del settore provenienti dal
mondo scientifico ed industriale. Gli esperti presenteranno in maniera
sintetica ma rigorosa brevi relazioni sulla situazione energetica attuale
e sulle prospettive di sviluppo futuro. Nel quadro del dibattito si
inseriscono i temi del cambiamento climatico e dello sviluppo di fonti
rinnovabili, ed un occhio attento viene gettato sulla risorsa nucleare per
quanto riguarda i reattori di nuova
generazione per il “nucleare del futuro”
ed il loro studio, strettamente legato al mondo dell’università
e degli enti di ricerca. Il
poster dell’evento che include un programma dettagliato delle due
giornate, gli interventi previsti e relativi relatori è disponibile ai
seguenti link:
http://www.mi.infn.it/energiaperfuturo/
http://www.fisica.unimi.it/energiaperfuturo/
2
novembre Simone Coelli
OTTOBRE
Conferenza Scientifica
dagli
Istituti Weizmann di Scienze (Israele) e Mario Negri (Italia)
Mercoledì,
18 Ottobre 2006
- Robert Parienti,
Delegato Generale per l’Europa dell’Istituto Weizmann e del Comitato
Negri Weizmann, dopo aver aperto i lavori della annuale Conferenza
Scientifica organizzata per illustrare ai sostenitori di Musica
e Ricerca insieme per la salute i progressi della ricerca condotta
in collaborazione dagli Istituti Negri e Weizmann, ha introdotto la
presentazione di un nuovo progetto di ricerca europeo, che vede assieme
gli Istituti Pasteur,
Weizmann, Negri, Cajal, Born Bunge, svolta dal
Presidente di Pasteur-Weizmann, Michel
Goldberg. Lo studio condotto dai cinque, prestigiosi Istituti
riguarderà i processi infiammatori che influenzano e favoriscono le
malattie neurodegenerative.
Silvio Garattini
(nella foto)
,
Direttore dell’Istituto Mario Negri, ha, invece, intervistato quattro
giovani ricercatori degli Istituti Negri e Weizmann: Tiziana
Borsello, Evan Elliott, Paolo Cravedi e Gil Hecht, che, in
particolare, collaborano ai
progetti di ricerca di nuove terapie riguardanti la neurodegenerazione, cioè la progressiva perdita
delle funzioni nervose, e i trapianti d’organo, con particolare
riferimento ai progetti
riguardanti la Malattia di Alzheimer (che fa capo al Dipartimento di
Neuroscienze del Mario Negri e di Neurobiologia del Weizmann) e la
tolleranza degli organi trapiantati (che vede coinvolti il Dipartimento di
Medicina Molecolare del Negri Bergamo e quello di Immunologia del Weizmann).
Le attività di ricerca portate avanti congiuntamente dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dall’Istituto
Weizmann di Scienze riguardano,
attualmente, la patogenesi e la cura dei tumori, i trapianti d’organo,
le malattie neurodegenerative e l’epilessia. All’interno di queste
macroaree si sviluppano sette specifici progetti, e cioè: il ruolo delle
proteine p53 e p73 nei trattamenti anti cancro; studi sui meccanismi di
neurotossicità dei peptidi prionici; l’impiego di cellule staminali per
la tolleranza degli organi trapiantati; studi in vitro e in vivo
sull’attività di una nuova classe di retinoidi apoptotici, con
promettente attività antitumorale, con particolare attenzione al ruolo
del recettore acido retinoico nucleare RAR; la funzione della barriera
ematoencefalica e dell’infiammazione nella epilettogenesi; le basi
molecolari della neurodegenerazione nella Malattia di Alzheimer:
interazioni tra i beta-oligomeri e la proteina Tau; l’identificazione
del meccanismo neuroprotettivo delle citochine attraverso l’utilizzo di
alcuni segnali di transduzione.
Come di consueto nelle conferenze del Comitato
Negri Weizmann, un appuntamento musicale ha concluso la Conferenza che
si è tenuta nel pomeriggio al Four Season di Milano. Il Coro ‘New Gospel Family’
ha cantato Joyful, joyful; Amazing Grace; My life, my love, my all; Nobody knows;
Let’s Dance; Oh happy Day. Robert Parienti e Silvio Garattini hanno dato
appuntamento a tutti i presenti al Teatro
alla Scala, Lunedì 18 Dicembre 2006 alle ore 20.00, per il concerto
di Musica e Ricerca insieme per la Salute "Hommage
aux Violons”
con l'Orchestra Filarmonica
della Scala diretta da Dmitrij
Kitajenko ed i Solisti Leonidas
Kavakos e Maxim Vengerov,
che suoneranno musiche di Ludwig van
Beethoven , Johannes Brahms, Johann Sebastian Bach.
E’ possibile prenotare telefonando allo 02
6775 409.
Per ulteriori informazioni:
Katy Mennillo, Sergio Vicario (Metafora) Tel. 02 710 400 91
Claudia Milan (Comitato Negri Weizmann) Tel. 02 6775724
L’Istituto Weizmann di Scienze
si colloca tra i più importanti centri di ricerca e di studi superiori
del mondo. I suoi interessi coprono l’intero ventaglio delle scienze
contemporanee: dallo studio dell’ambiente a quello di nuovi farmaci,
dalla genetica all’oncologia, alla ricerca di fonti di energia
alternativa e delle particelle di materia più elementari. Particolari
sforzi vengono dedicati alla ricerca del funzionamento dell’organismo
umano. Si
tratta di studi
d’avanguardia sul sistema immunitario, in particolare sulla
rigenerazione dei nervi lesi, studi sulla biologia delle cellule staminali,
studi sulla risposta immunitaria, la formazione dei tumori, la morte
cellulare programmata e studi sulle malattie neurodegenerative (ad esempio l’Alzheimer
e il morbo di Parkinson).
L’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
è fortemente impegnato in tre campi: la ricerca biomedica, la formazione
e l’informazione. Il campo della ricerca è molto ampio ma
principalmente riguarda: lo studio dei meccanismi di formazione dei tumori
e dei possibili nuovi farmaci antitumorali, la prevenzione e la cura
dell’infarto, le malattie delle cellule cerebrali e nervose che
determinano malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, i trapianti ed lo
sviluppo dei farmaci antirigetto, il diabete e le malattie rare. La
formazione: in Italia, infatti, abbiamo solo 2,7 ricercatori ogni 1000
abitanti contro una media europea quasi doppia. Ed infine l’informazione
rivolta sia al personale sanitario, sia al grande pubblico,
sull’evoluzione degli studi, delle terapie e dei farmaci.
19
ottobre la redazione
Dal
CERN di Ginevra al Gran Sasso: 730 km in 3 millisecondi!
di Lino Miramonti e Marco G. Giammarchi
Lo scorso Agosto un fascio di neutrini muonici creato negli acceleratori di
particelle del CERN (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare) di Ginevra è
stato “sparato” verso i laboratori sotterranei del Gran Sasso situati
a 730 km di distanza. In questo progetto, denominato CNGS (CERN Neutrino
to Gran Sasso), qualche migliaio di miliardi di neutrini ha percorso il
tragitto in meno di 3 millesimi di secondo.
Di questi neutrini, i
ricercatori sperano di rilevarne alcuni, e specialmente quelli che durante
il viaggio hanno cambiato le proprie caratteristiche trasformandosi in
neutrini di tipo “tauonico”. Nonostante l’enorme numero di neutrini
che giungono al Laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, soltanto una
piccola manciata di questi da un segnale negli apparati sperimentali; ciò
è dovuto alla piccolissima probabilità (in gergo scientifico si parla di
sezione d’urto) che queste particelle hanno di interagire con la
materia. Per questo motivo sono necessari apparati sperimentali di massa
imponente, pesanti diverse migliaia di tonnellate.
La carta d’identità dei neutrini
L’attuale modello che spiega di cosa la materia è costituita e come
questa interagisce è il cosiddetto “Modello Standard”. Nell’ambito
di questo modello, il mondo che ci circonda è costituito da tre famiglie
di leptoni e da altrettante famiglie di quarks. Queste particelle
interagiscono scambiandosi “quanti” di interazioni come il fotone, i
bosoni vettori intermedi ed i gluoni. Non è pero’ questa la sede giusta
per approfondire queste tematiche in modo molto più rigoroso. Per i
lettori che intendono proseguire lungo questa ardua ma affascinante strada
suggeriamo come possibile punto di
partenza il bellissimo sito internet http://www.infn.it/multimedia/particle/paitaliano/adventure_home.html).
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ottobre 2006
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