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CUBA, COLORI E CALORE

 

Per chi si appresta a visitare Cuba o per chi l’ha già scelta come meta ed è tornato col desiderio di rituffarsi nella sua magica atmosfera, per gli aficionados dell’isola e per gli appassionati di fotografia, ecco un’idea per un magnifico regalo, da fare a se stessi o ad amici prima dell’estate: il bellissimo volume di Stefano Brisotto, Cuba 2016, Colori e calore, che ripercorre, in quasi trecento immagini, il viaggio compiuto lo scorso anno, dal 17 al 29 febbraio 2016. Brisotto, ingegnere elettronico, jazzista, scacchista, fotografo e grande viaggiatore, ha percorso quasi tutta l’isola da ovest verso est “passando anche attraverso diverse realtà rurali e piccole comunità raramente toccate dagli itinerari classici”, come scrive nella prefazione. Il risultato dei suoi scatti è un viaggio nell’anima di Cuba, nella sua storia, nei suoi paradossi e nelle sue contraddizioni. I volti e i paesaggi non sono mai banali, sono rivelatori dello spirito del luogo e delle vicende tormentate che hanno vissuto i suoi abitanti. L’occhio del fotografo guarda sempre in profondità e svela con intelligenza e discrezione sentimenti e ricordi di uomini e donne, giovani e vecchi, bambini e adolescenti. Sfogliare questo volume significa viaggiare anche nel tempo, accostarsi di nuovo alla Revolucion cubana e alle figure di Che Guevara e Fidel Castro; ma soprattutto significa trovarsi davvero sulle strade e le piazze di Cuba, tra la gente, sulle loro spiagge davanti al tramonto, nei locali ad ascoltare la loro musica. E la voglia di andare (o tornare) si fa grande.

Per informazioni /acquisto:

http://www.blurb.com/b/7581389-cuba-2016      https://500px.com/stefanobrisotto

Milano, 25 aprile 2017           Anna Busca

 

ISTITUTO CERVANTES:     "ASSEDIO a MADRID 1936-1939"

La Guerra Civile Spagnola  nelle immagini dell'Archivio Fotografico de la Delegacion de Propaganda y Prensa de Madrid durante la Guerra Civil.

Progetto: History e Photography. La storia raccontata dalla fotografia. www.history-andphotography.com 

A cura di: Alessandro Luigi Perna

Date: dal 18 marzo al 27 maggio

Milano, 17 marzo 2017

 

Museo Archeologico Nazionale di Crotone:  "Lievito madre. Il fermento del pane"

   

Fino al 31 gennaio 2017 potrà essere visitata, al Museo Archeologico Nazionale di Crotone, la mostra fotografica Lievito madre. Il fermento del pane.

L’esposizione è un appassionato reportage realizzato dal crotonese Andrea Imbrauglio.

La panificazione, in particolare, rappresenta forse il ciclo produttivo più intrinsecamente congiunto alla vita umana, non solo perché fornisce il fondamento stesso dell’alimentazione, ma perché ha origine nell’intimo legame con tutte le culture del mondo mediterraneo. Banale impasto di acqua e farina trasformato dal fuoco e dal lavoro dell’uomo in alimento, il pane rappresenta infatti nell’immaginario collettivo l’essenza di ogni nutrimento e la risorsa aggregante di ogni comunità, simbolo di unione e auspicio di fratellanza.

Di particolar pregio nelle immagini che compongono questa particolarissima mostra la manualità e gli attrezzi utilizzati per la realizzazione di questo bene prezioso.

Il Museo Archeologico Nazionale di Crotone afferente al Polo Museale della Calabria, guidato da Angela Acordon, è diretto da Gregorio Aversa.

La mostra fotografica Lievito madre. Il fermento del pane, resterà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2017 e potrà essere visitata secondo il seguente orario: 9.00 - 19.30.

Per le scuole è possibile concordare visite guidata telefonando al seguente numero: 0962 23082

Milano, 18 gennaio 2017

 

#IMAGINE2016 La storia del 2016 è la storia di ognuno di noi

In occasione dello speciale di Roberto Saviano dal titolo “Imagine”, in onda sul NOVE giovedì 29 dicembre alle 21:15, si inaugura a Milano la mostra collettiva realizzata con le foto inviate dai telespettatori al sito del canale nei giorni scorsi (www.nove.tv).

La mostra, composta da 29 scatti, 29 modi diversi di interpretare il mondo, è un percorso di ricordi e di emozioni da condividere con la città di Milano, allestita dal 19 dicembre al 1° gennaio 2017 in Piazza San Fedele.

Una delle fotografie esposte verrà commentata da Roberto Saviano proprio nello speciale televisivo “IMAGINE” che, dopo il successo dello scorso anno, tornerà giovedì 29 dicembre alle 21.15 sul canale NOVE. Un evento multipiattaforma che sarà possibile seguire in live streaming su Dplay (il servizio OTT gratuito di Discovery Italia), sul sito ufficiale Nove.tv, su Repubblica.it, sulle piattaforme social Facebook e YouTube e, in simulcast, anche sui canali free to air del gruppo Discovery Italia (Real Time, Dmax, Focus, Giallo).

Milano, 20 dicembre 2016

L’ARCHIVIO FOTOGRAFICO STORICO DELL’ASSOCIAZIONE

 ITALIA RUSSIA DA OGGI ONLINE

 

L'Associazione Italia Russia presenta il nuovo sito web dedicato all’archivio fotografico storico dell’Associazione: Un Paese allo specchio. Fotografie dall’archivio fotografico dell’Associazione Italia Russia.

La messa on line dell’archivio è parte di un progetto più ampio – curato dalla storica della fotografia Giovanna Bertelli – che ha riguardato la catalogazione, lo studio e la valorizzazione del Fondo fotografico dell’Associazione Italia Russia, la digitalizzazione di oltre 5.000 immagini e la creazione di un sito internet.

Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno di Fondazione CARIPLO, al patrocinio del Comune di Milano, alla consulenza scientifica dell’agenzia TASS.

Le fotografie dell’archivio sono da oggi consultabili on line con libero accesso per usi editoriali, di studio e commerciali.  Gli utenti potranno navigare nella storia sociale dell’URSS e utilizzare le immagini, protette dal diritto di riproduzione, per motivi di studio, editoriali, commerciali o richiederne una copia per collezione privata.

Italia Russia conserva un vasto patrimonio che si è costituito a partire dal 1946, anno della sua fondazione; in tale patrimonio confluiscono libri, periodici, manifesti e fotografie che costituiscono la Biblioteca dell’Associazione Italia Russia, tutelata dalla Regione Lombardia – Musei, Biblioteche, Archivi e Sovrintendenza beni culturali, perché  riconosciuta di interesse storico culturale particolarmente importante.             WWW.ITALIARUSSIAFOTOGRAFIA.COM

Il Fondo fotografico conserva oltre 5.000 immagini originali che ritraggono l’Urss tra il 1950 e il 1990: reportage fotografici realizzati da fotoreporters professionisti tra gli anni ’50 e i primi ’90 che l’agenzia  di stampa sovietica  TASS – partner del progetto Un Paese allo Specchio - e la VOKS (Associazione sovietica per le relazioni culturali estere) inviavano periodicamente in Italia affinché, attraverso l’organizzazione di mostre itineranti, fosse  nota la realtà della società dell’Urss. L’industria, l’istruzione, lo sport e la vita quotidiana, l’arte, la storia, il paesaggio e la conquista dello spazio: tutto mostra un Paese in continuo progresso e benessere. Le fotografie sono state conservate nel susseguirsi degli anni così come erano state ricevute: complete di introduzione, didascalie, spesso numerate e con indicazioni della sequenza per la presentazione al pubblico.

CONSERVARE, VALORIZZARE, DIVULGARE sono queste le tre idee che hanno guidato la realizzazione di questo progetto pensato per celebrare i 70 anni di attività dell’Associazione e che ha permesso di mettere in sicurezza e restituire al pubblico questo importante fondo fotografico che costituisce un vero e proprio patrimonio storico che mostra non semplicemente una società scomparsa, ma un tessuto di relazioni internazionali, culturali, diplomatiche unico nel suo genere.

«Oggi queste fotografie sono diventate un prezioso riferimento per conoscere la rappresentazione di sé che dava l’Unione Sovietica, una società rapidamente scomparsa con il dissolversi dell’URSS e che, proprio a seguito degli avvenimenti del 1991-1992 e dei successivi anni fino al 2000 circa, ha rapidamente rimosso il suo recente passato, specialmente nello stile di vita, nei ricordi personali tramandati alle nuove generazioni, disperdendo molte delle fonti documentarie che potevano aiutarla a ricordare, come i servizi fotografici ora conservati in questo Fondo. L’importanza storica è così notevolmente amplificata rendendo il Fondo un vero e proprio giacimento culturale fonte di informazioni preziose». Giovanna Bertelli

Milano, 18 dicembre 2016

Alla SCUOLA DELLA CUCINA ITALIANA ARTURO DELLE DONNE  con  "STILLLIKE"

 

Il 2 dicembre presso la Scuola de La Cucina Italiana, in via San Nicolao, 7 a Milano, è stata inaugurata STILLLIKE, la mostra fotografica di Arturo Delle Donne, fotografo specializzato in Food Photography, dedicata agli ingredienti fondamentali e più comunemente usati in cucina.

“Il progetto Stilllike è un omaggio fotografico alla cucina italiana, soprattutto al prodotto che sta alla base di tante ricette che sono la tradizione culturale della nostra cucina. Abbiamo, forse, il più grande patrimonio enogastronomico del mondo, fatto da una grande diversità di prodotti e il progetto a cui ho dato vita si basa proprio su questa diversità, vista in modo differente con uno sguardo ravvicinato, quasi analitico. Dei close up estremi che portano l’osservatore a gustare i soggetti delle foto soltanto con gli occhi riportando la mente a ricordi fatti di sapori”- commenta Arturo Delle Donne.

Abbiamo organizzato una mostra personale di Arturo delle Donne, con l’obiettivo di far conoscere al nostro pubblico quello che è il mondo della cucina in tutte le sue declinazioni. La cucina, ora più che mai, è in continua evoluzione e può prescindere da aspetti esclusivamente pratici, sposando nuovi concetti come il gusto per l’estetica, la moda e il design. Il fil rouge che ci lega a Condé Nast, ci ha spinti a proporre nuovi corsi, abbracciando trend comuni e di interesse, come il food design e la food photography, di cui Arturo ne è abile maestro. La mostra si fa portavoce di quelli che sono gli obiettivi e gli aggettivi che descrivono al meglio la Scuola de La Cucina Italiana: tecnica, gusto, prodotto e design” – così Emanuele Gnemmi, direttore de La Scuola de La Cucina Italiana.

La serie completa è composta da 20 scatti, di cui 13 in mostra e 7 in consultazione e su ordinazione presso la segreteria.

Contestualmente ai 13 scatti esposti nella sala eventi della scuola, saranno in vendita presso la segreteria una decina di fotografie in formato A4 che avranno sempre come soggetto singoli ingredienti della nostra tradizione.

La mostra è aperta al pubblico dal 5 al 23 dicembre, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30, su appuntamento. Per info e prenotazioni: scuola@lacucinaitaliana.it  – 02 49748004

Milano, 5 dicembre 2016

 

Spazio Aperto San Fedele:  Vittore Buzzi " Al cuore nero del mondo"

Date: dal 7 novembre al 17 dicembre    www.betharram.it

La mostra fotografica racconta la missione africana dei padri Betarramiti. Oltre 50mila bambini hanno frequentato le loro classi, almeno 100.000 persone sono passate dalle loro cure, più di diecimila famiglie hanno beneficiato del microcredito per acquistare sementi. In una delle nazioni più misere e disastrate del pianeta, il Centrafrica visitato anche da Papa Francesco nel 2015, un pugno di missionari italiani da trent’anni ha «rivoluzionato» con la sua paziente e generosa opera la vita di un’intera regione. Grazie al loro dispensario-ospedale, i bambini non muoiono più di malaria né le donne di parto, sono nate 130 cooperative contadine e 50 scuole di villaggio, il loro centro assiste a domicilio mille malati di Aids: forse i missionari non sono più tanto di moda, eppure una storia come questa lascia pensare che il mondo potrebbe essere migliore...

Milano, 6 novembre 2016

Maniscalchi firma un onirico calendario 2017 per ARKADIA ONLUS.

     

Una spettacolare location quale il Castello di Sammezzano, in Valdarno nei pressi di Firenze, è stato il pal

 

coscenico dove i primi giorni di settembre si è esibito il fotografo fiorentino Rossano B.Maniscalchi sul set del nuovo calendario 2017 di ARKADIA ONLUS, il cui ricavato dalle vendite servirà per l’acquisto di un pulmino per i disabili assistiti dall’Associazione.

Rossano ha coinvolto 14 splendidi “Angeli”, giovani modelle, che per alcuni giorni si sono avventurate, al limite dell’incolumità, sui vari spettacolari set allestiti all’interno del Parco e dentro il Castello. Tra loro la modella e attrice Eleonora Pieroni, che è arrivata apposta da New York per partecipare a questo importante evento benefico.

Il tema e le immagini che formeranno il calendario sono top-secret fino alla serata di presentazione il prossimo dicembre, ma abbiamo potuto assistere Rossano durante le riprese e documentare il backstage riprendendo qualche esclusiva immagine.

 

Il Castello di Sammezzano è stato edificato nel ‘600, in un fantasioso stile moresco, per volere della famiglia Ximenes D’Aragona, più volte rimaneggiato dagli eredi e dopo diverse vicissitudini, è ora in stato di abbandono. Chiuso al pubblico, grazie alla disponibilità di Gianni Ulivi, liquidatore e amministratore della Sammezzano Castle srl, è stato possibile a Rossano aprire le porte del Castello per realizzare questo splendido calendario.  

Arkadia Onlus era presente con una piccola delegazione guidata dalla curatrice Barbara Cortioli. Per info . www.arkadiaonlus.it .

 

   

Milano, 15 settembre 2016

 

Una finestra aperta sul mondo. È Siena, città della fotografia
Dal 29 ottobre al 30 novembre torna l’Art Photo Travel Festival

Il Festival si aprirà con la premiazione del Siena International Photography Awards: 45 mila gli scatti in concorso da 127 paesi del mond

                

   

    • 29 ottobre 2016: inaugurazione del Festival e premiazione della seconda edizione del Siena International Photography Awards: 45 mila immagini in gara da 127 Paesi 
    • ‘Beyond the Lens’: ai Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico in mostra per un mese le foto vincitrici del contest. Due le monografiche, per le categorie Il Vino e Storyboard
    • Otto mostre personali di grandi nomi della fotografia internazionale, da Melissa Farlow a Francesco Cito 
    • 15 workshop, 24 photo tour, 2 conferenze e tanti eventi collaterali 

SIENA. Per oltre trenta giorni, dal 29 ottobre al 30 novembre 2016, la città di Siena accoglie la grande fotografia internazionale con la seconda edizione di Siena Art Photo Travel Festival, una finestra aperta sul mondo e meta d’incontro per centinaia di professionisti, appassionati e giovani talenti. Dopo il successo dello scorso anno, che ha richiamato nella città del Palio grandi nomi della fotografia internazionale, l’edizione 2016 del Festival si presenta ancora più ricca di iniziative e opportunità. Undici mostre tra esposizioni collettive e personali in altrettante suggestive location del centro storico di Siena saranno il cuore di un evento che propone anche decine di appuntamenti tra workshop, photo tour, conferenze e occasioni di incontro informale con autori e fotografi internazionali: da Melissa Farlow, premio Pulitzer e fotoreporter di National Geographic in giuria già dalla prima edizione del contest, a Timothy Allen, fotografo di fama mondiale e responsabile della serie TV Human Planet per la BBC, fino a Majid Saeedi, documentarista iraniano che ha dedicato al racconto del popolo afgano gli anni più recenti della propria attività professionale di fotografo. In occasione del Festival saranno presenti a Siena anche Randy Olson, Francesco Cito, Stefano Unterthiner, Luca Bracali e Marco Urso.

      

              

         

La premiazione del SIPAContest inaugura il Festival. Il Festival si aprirà ufficialmente sabato 29 ottobre con la cerimonia di premiazione del Siena International Photography Awards (SIPAContest), concorso fotografico internazionale che, per l’edizione 2016, vede la partecipazione di oltre 45 mila immagini opere di fotografi professionisti, dilettanti e amatori provenienti da 127 paesi del mondo. Ogni scatto andrà ad arricchire una delle nove categorie in gara: libero colore; libero bianconero; fotografia di viaggio; persone e ritratti; natura; wildlife; architettura, sport; il vino (novità 2016) e storyboard. A decretare il vincitore assoluto e i primi classificati per ogni categoria sarà una giuria composta da ventisei tra le firme più prestigiose della fotografia mondiale: Melissa Farlow, Beth Wald, Tomasz Tomaszewski - già in giuria nell’edizione 2015 del contest - saranno affiancati da professionisti quali Ami Vitale, Karen Kasmauski, Dave Black, Richard Olsenius e Stefano Unterthiner, solo per citarne alcuni. Sul sito del contest, nella sezione giuria, è disponibile l’elenco completo dei componenti, con i relativi profili. La cerimonia di premiazione si svolgerà alle ore 18 presso il Teatro dei Rozzi, dove la sfera di cristallo Pangea sarà consegnata al ‘Photographer of the Year SIPAContest 2016’ e ai vincitori di ogni categoria in gara. Alle 20.30, a due passi da Piazza del Campo, sotto le antiche colonne del Tartarugone di Piazza del Mercato, si svolgerà il Gran Galà.

Beyond The Lens’: la mostra tributo delle foto vincitrici del SIPAContest. Si intitola ‘Beyond the Lens’ la rassegna fotografica collettiva che raccoglierà le immagini vincitrici del SIPAContest 2016 e una selezione delle più belle foto in concorso. Un omaggio all’attimo irripetibile immortalato dai fotografi di tutto il mondo che si sono guadagnati il podio del contest, che potrà essere ammirato in uno spazio unico: i Magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena, in Piazza del Campo, che conserva capolavori del periodo d'oro dell'arte senese, tra cui l’affresco dell'Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Per tutta la durata del Festival sarà inoltre possibile ammirare una selezione d immagini in concorso per le categorie Il vino e Storyboard. La prima raccolta trova la giusta collocazione nelle splendide grotte a mattoni dell’Enoteca Italiana, all’interno della Fortezza Medicea, mentre la seconda sarà ospitata nella sede storica dell’Arciconfraternita di Misericordia con un reportage di immagini che raccontano aspetti diversi della cronaca, della natura e del territorio.

Otto mostre per otto autori di fama internazionale. Location uniche, nel cuore storico della città, ospiteranno per tutto il mese di novembre anche mostre personali di otto grandi fotografi che hanno scelto Siena e il suo Festival: Melissa Farlow, Randy Olson, Timothy Allen, Majid Saeedi, Melissa Farlow, Luca Bracali, Vittorio Guida, Francesco Cito e Marco Urso. Ad accogliere gli straordinari scatti immortalati da Timothy Allen durante i suoi reportage negli habitat più ostili del pianeta e raccolti nella rassegna ‘End of the road’ saranno le sale della Biblioteca degli Intronati, mentre l’Accademia dei Rozzi sarà la cornice della mostra ‘Duality’, omaggio a Melissa Farlow e Randy Olson, che presenteranno un abbinamento di fotografie provenienti da oltre 50 lavori effettuati per National Geographic in 48 paesi del mondo. L’atmosfera e le architetture trecentesche del complesso museale Santa Maria della Scala, in Piazza Duomo, faranno da sfondo alla mostra "Il Palio di Siena in B&W" di Francesco Cito, tra i più celebri reporter del mondo. Un incessante sussulto di emozioni, suggestioni e fascino per una raccolta di scatti realizzata nel corso di oltre 10 anni di attività e che è valsa a Cito il primo premio al World Press Photo del 1996. Le antiche sale del Santa Maria ospiteranno inoltre l’installazione di Vittorio Guida, ‘Where are we now?’, un tributo al mondo contemporaneo attraverso un linguaggio primitivo e digitale, fatto di proiezioni, paure e speranze. Alla biodiversità e alla natura saranno dedicate due mostre: ‘Pianeta Terra. Un mondo da salvaredel fotoreporter Luca Bracali ospitata, presso l’Istituto d’Arte Duccio Buoninsegna e ‘Il signore dell'Artico, l’orso polare e il suo habitat’, di Marco Urso, allestita negli spazi seicenteschi del Museo di Storia Naturale dell'Accademia delle Scienze.

Un omaggio al Medio Oriente con la mostra di Majid Saeedi. In occasione dell’Art Photo Travel Festival sarà inaugurato a Siena un nuovo spazio espositivo nella parte Nord della città. Sarà infatti la Ex Distilleria dello Stellino, in Via Fiorentina, risalente alla prima metà del ‘900 e riqualificata in concomitanza del Festival, ad ospitare la mostra del documentarista iraniano Majid Saeedi. Il grande spazio, dal carattere industriale, è stato appositamente scelto per ospitare un’esposizione dedicata all’Afghanistan e alle immagini raccolte in questa terra di continui conflitti e occupazioni militari.

Workshop, photo tour, conferenze ed altri eventi. Siena Art Photo Travel Festival offrirà agli appassionati di fotografia, ma anche a fotografi professionisti, l’opportunità di partecipare a workshop fotografici e a corsi di postproduzione. Ad aprire il calendario degli eventi formativi sarà Melissa Farlow, fotografa di National Geographic, con il corso sulla fotografia documentaria che si terrà domenica 30 ottobre al Grand Hotel Continental. Una delle maggiori professioniste nel campo della fotografia digitale, Marianna Santoni, considerata un Guru di Photoshop, metterà a disposizione la propria competenza tenendo ben undici workshop tematici, dal 4 al 27 novembre. La cucina senese sposerà la passione per la fotografia con gli appuntamenti A cena con (Giorgio Bianchi; Fausto Podavini; Luca Bracali; Marco Urso), che si terranno in alcuni dei locali più apprezzati del centro storico.

Tra le conferenze, due appuntamenti su tutti: il 29 ottobre, "Fotogiornalismo e Reportage nei paesi in guerra", con Francesco Cito, e il 18 novembre, "Dalla passione alla professione. Come si diventa reporter", con Luca Bracali. Entrambi gli incontri sono validi per l'assegnazione di 4 crediti formativi agli iscritti all'Ordine dei Giornalisti. Il calendario degli appuntamenti, tutti su prenotazione, è disponibile su www.artphototravel.it. Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre possibile partecipare a photo tour guidati alla scoperta di Siena e della sua provincia che vanta la presenza di quattro siti patrimonio Unesco. La lista dei photo tour è disponibile sul sito, con possibilità di scelta tra 24 appuntamenti, dalla scoperta della Val d’Orcia con le luci dell’alba al percorso podistico tra i territori delle 17 contrade accompagnati dallo staff del Siena Urban Running&Walking. Per gli ospiti di tutto il mondo interessati a raggiungere la città in occasione del Festival, sarà possibile usufruire delle strutture convenzionate attraverso un voucher scaricabile dal sito web e accedere ai prezzi e agli sconti riservati da hotel, ristoranti e negozi partner dell’evento.

Siamo orgogliosi - commenta Luca Venturi, ideatore e direttore artistico del Festival - di presentare al mondo una seconda edizione del Siena Art Photo Travel più matura, composita e ricca di appuntamenti. In due anni abbiamo creato un evento importante, che travalica i confini della città di Siena e porta in Italia centinaia di persone accomunate dalla passione per questa splendida arte che è la fotografia, per l’amore del bello in ogni sua forma. Credo che questo successo, che trova conferma nei numeri e nel rilievo dei professionisti di fama internazionale che hanno scelto di esserci e di scommettere sul nostro giovane progetto, ci pone oggi alla pari con i grandi Festival di fotografia del mondo. Siamo partiti da un sogno, che giorno dopo giorno ha trovato linfa per crescere nel sostegno e nell’entusiasmo dei partecipanti, delle istituzioni, dei partner che ci stanno accompagnando in questo percorso. A novembre Siena ‘parlerà’ con la fotografia e sarà uno spettacolo unico. Mi auguro che saranno in tanti a volerne godere perché partecipare, esserci e crederci, sarà il modo migliore per aiutarci a crescere ancora”.

Promotori. Siena Art Photo Travel Festival è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel con il patrocinio del Comune di Siena. Per informazioni sul Festival e sul concorso è possibile consultare i siti web www.artphototravel.it e www.sipacontest.com, la Pagina Facebook, il profilo Instagram e il canale Youtube, dove è disponibile anche l’Official Trailer 2016.

Milano, 25 luglio 2016

I Giochi Olimpici di Rio 2016 saranno le Olimpiadi più visual di sempre

Getty Images è pronta per far vivere a tutti le emozioni del più importante evento sportivo internazionale

Getty Images, leader mondiale nel settore della comunicazione visiva, ha annunciato che documenterà le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Rio 2016 con l’ausilio di una straordinaria squadra di pluripremiati fotografi sportivi e con tecnologie innovative, in grado di trasformare il modo di vivere e seguire l’evento sportivo più importante dell’anno.

Getty Images schiererà un team di oltre 120 persone, con un roster di fotografi specializzati, che scatterà oltre 1,5 milioni di immagini, di cui oltre 85.000 saranno distribuite in tutto il mondo.

Getty Images potrà contare su circa 100 chilometri di fibra ottica, che consentirà ai fotografi di collegarsi in rete da tutte e 32 le location presso cui si terranno le gare dei Giochi Olimpici e di comunicare con gli editor situati nell’area stampa presso il Main Olympic Press Center. Questa velocità di connessione consente di trasferire le foto dai campi da gioco al sito www.gettyimages.it/olympics in soli 120 secondi.

Oltre alla presenza di uno specialista del gigapixel, che scatterà foto panoramiche a 360° delle location e degli eventi più importanti, tutti i fotografi Getty Images saranno dotati di fotocamere a 360°, per realizzare immagini in grado di trasportare lo spettatore direttamente nel cuore dei Giochi Olimpici. Nelle dieci location dedicate all’atletica, alla ginnastica e agli sport acquatici, le fotocamere per riprese aeree e subacquee saranno pronte a immortalare i momenti più importanti da prospettive inedite.

Le Olimpiadi 2016 saranno le più visual di sempre, e noi metteremo a disposizione le nostre eccellenze nel settore della fotografia per immortalare la bellezza di Rio e tutta l’intensità e l’emozione del più importante evento sportivo internazionale. La prospettiva originale dei nostri fotografi, acquisita in anni di specializzazione ed esperienza nel settore della fotografia sportiva, assicura a Getty Images la possibilità di catturare i momenti più importanti e unici delle Olimpiadi,” ha detto Ken Mainardis, Vice President Sports Imagery and Services di Getty Images.         Foto di   © Professional Sport/Popperfoto/Getty Images

Oltre alla copertura in diretta dei Giochi Olimpici di quest’anno, Getty Images offre, grazie all’Archivio Hulton, una delle più ampie collezioni di immagini delle Olimpiadi al mondo. Il suo archivio di immagini sui Giochi Olimpici, gettyimages.it/Olympics, copre più di 100 anni di gare, tra Olimpiadi e Paralimpiadi, a partire da quelle di Atene 1896.

Per vedere e condividere le migliori immagini di Getty Images sulle Olimpiadi di Rio visita www.gettyimages.it/Olympics.

New York, 21 luglio 2016

Galleria Sozzani: David Seidner

In occasione dei 25 anni di 10 Corso Como, la Galleria Carla Sozzani presenta per la
prima volta in Italia una mostra inedita di David Seidner, uno dei massimi esponenti della
fotografia di moda degli anni ‘80 e ‘90.
La mostra, in collaborazione con l’International Center of Photography di New York,
prevede un corpus di cinquanta fotografie che ripercorrono la sua ricerca fotografica in
oscillazione continua tra la moda, il ritratto e la storia dell’arte.
Nato a Los Angeles nel 1957, a diciassette anni si trasferisce a Parigi per lavorare come
fotografo e in breve tempo le sue foto sono pubblicate dalle più importanti riviste. Le sue
collaborazioni con il mondo della moda iniziano a diventare sempre più fertili e le sue
immagini presto documentano couturiers come Azzedine Alaïa, Chanel, Mme Grès, Jean
Patou, Ungaro e Valentino. Nel 1980 lavora su esclusiva per Yves Saint Laurent per due
anni. David Seidner è scomparso prematuramente nel 1999 a soli quarantadue anni,
lasciando una serie di opere che testimoniano la sua personale ricerca sulla fotografia e la
storia dell’arte, dove cercava di apportare quella che considerava la propria “prospettiva
filosofica”.
"Ciò che più mi interessa è evocare lo spirito della pittura attraverso la piega di un tessuto,
la posizione di una mano, la qualità della luce sulla pelle".
Le immagini di Seidner sono ricomposizioni costruite con abilità attraverso riflessioni in
frammenti di specchio o sovrapposizioni, collage, esposizioni multiple, manipolazione
diretta delle stampe, utilizzo di luci dinamiche e flash. La musica di John Cage, il
compositore della musica aleatoria e della “sinfonia dei cambiamenti” ispira molta della sua
ricerca estetica. Nel 1977, mentre lo fotografa per il Los Angeles Times, cerca di
correggere la distorsione del teleobiettivo, e così riprende John Cage dall’alto con cinque
diversi scatti di sezioni del corpo. Inizia da quel momento a riprendere i suoi soggetti con
scatti congiunti che poi ricompone nella figura intera.
Nel 1986 per il Musée de la Mode di Parigi fotografa i piccoli manichini di fil di ferro vestiti
con mini abiti su misura dai grandi couturiers dell’epoca: Balenciaga, Jacques Fath, Lucien
Lelong, Elsa Schiaparelli e Pierre Balmain creati nel dopo guerra per promuovere negli
Stati Uniti la moda francese. Seidner li ritrae in set poveri, semi-abbandonati quasi per
ricreare l’eco degli edifici bombardati e della guerra.
Le sue immagini sono apparse sulle riviste come Vogue (Italia, Francia, America), Harper's
Bazaar, Harper's & Queen, The New York Times Magazine, Vanity Fair, e hanno
influenzato la fotografia di moda per un intero decennio.
Un profondo interesse per il passato, la storia dell’arte e il ritratto lo avvicina allo studio dei
ritratti dipinti a olio del pittore John Singer Sargent. Negli anni Novanta, inizialmente per un
servizio su Vanity Fair, Seidner rintraccia i discendenti dei soggetti dipinti da Sargent,
soprattutto aristocratici inglesi e americani, e li ritrae nei sontuosi costumi dei loro antenati.
Con la serie dei ritratti di Sargent, David Seidner unisce le tecniche della fotografia
contemporanea a colori con le caratteristiche convenzionali dei ritratti dipinti di fine
Ottocento.

Le sue opere sono state esposte in varie istituzioni museali tra cui la National Portrait
Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Whitney Museum di New York. Nel 2008
la Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent gli ha dedicato una mostra personale. Il suo
lavoro Paris Fashions, 1945 è stato presentato all’ICP, International Center of Photography
di New York nel 2009.

Milano, 21 luglio 2016

Getty Images sostiene la nuova campagna Global Girls con i ritratti della pluripremiata fotografa Veronique de Viguerie


 

Getty Images, leader mondiale nel settore della comunicazione visiva, ha presentato oggi una serie di ritratti realizzati da Veronique de Viguerie, fotogiornalista Getty Images Reportage, con lo scopo di dare risalto alla nuova campagna Global Girls. La campagna, realizzata da Project Everyone, verrà lanciata a luglio per sensibilizzare il pubblico in merito ai problemi delle donne e delle bambine di tutto il mondo, mentre le Nazioni Unite sono al lavoro per raggiungere i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile stabiliti il 7 settembre 2015. I ritratti hanno come soggetti le giovani donne protagoniste del remake del video di Wannabe delle Spice Girls, diretto dalla regista MJ Delaney e realizzato per far sapere ai leader di tutto il mondo che cosa le ragazze ‘really really want’ (cioè cosa vogliono davvero, come recita un verso della canzone) nel 2016.

Veronique De Viguerie ha raggiunto il team di Project Everyone a Città del Capo, Mumbai e Londra per documentare con il suo obiettivo il dietro le quinte della realizzazione del video e per realizzare dei ritratti alle artiste coinvolte nel progetto. Ogni scatto mostra uno dei temi più sentiti da ciascuna protagonista: dall’importanza della qualità e dell’accesso all’educazione, alla lotta alla violenza sulle donne, alla sanità, alla battaglia contro il fenomeno delle spose bambine, fino all’impegno per una retribuzione equa e giusta per il proprio lavoro.

Le foto verranno utilizzate da Project Everyone in tutte le comunicazioni volte a promuovere la campagna Global Girls e per creare engagement. Le immagini sono inoltre disponibili in tutto il mondo sul sito di Getty Images, dove possono essere scaricate gratuitamente per uso editoriale e dove tutti i clienti Getty Images, quasi un milione in circa 200 Paesi nel mondo, potranno acquistare la licenza per usi commerciali.

Nel corso delle mie esperienze in Afghanistan, Siria e Sudan ho visto con i miei occhi la lotta delle donne per ottenere una educazione di qualità, per mettere fine alla violenza sulle donne e sulle bambine e per l’uguaglianza di genere.” ha detto Veronique de Viguerie. “Spero che questi miei ritratti, che mostrano donne sicure di sé e che fanno sentire la propria voce, possano aiutare questa campagna a raggiungere il cuore e la mente del pubblico e a stimolare un cambiamento.”

Supportando la campagna Global Girls, Getty Images continua la strada intrapresa come partner fondatore della campagna Global Goals delle Nazioni Unite: 17 obiettivi ambiziosi, da raggiungere entro il 2030, per sconfiggere la povertà, combattere le disuguaglianze e contrastare i cambiamenti climatici. Come partner fondatore, Getty Images ha messo a disposizione le proprie immagini più significative e pluripremiate, i migliori fotografi e la propria esperienza nel settore della creatività per far conoscere al mondo i 17 obiettivi delle Nazioni Unite.

In Getty Images crediamo che le immagini abbiano il potere di cambiare il mondo, per questo siamo orgogliosi di mettere a disposizione tutta la nostra esperienza di leader nella comunicazione visiva, il talento dei nostri fotografi e il nostro network di distribuzione internazionale, per sensibilizzare il pubblico mondiale su questi importanti obiettivi,” ha dichiarato Susan Smith Ellis, Chief Marketing Officer di Getty Images.

In questa era del digitale, le immagini sono più che mai uno strumento importante per la comunicazione, e noi crediamo che, grazie al potere degli scatti della nostra fotogiornalista Veronique de Viguerie, abbiamo l’opportunità di promuovere un cambiamento in positivo del mondo in cui viviamo.”

Questa non è la prima volta che Getty Images si impegna a promuovere il cambiamento in materia di diritti delle donne. Nel febbraio del 2014, infatti, Getty Images ha stretto una partnership con il progetto di Sheryl Sandberg, LeanIn.Org, lanciando la Lean In Collection: una selezione di immagini realistiche e autentiche che rappresentano le donne e le comunità che le supportano. Le foto di questa collezione sono più che triplicate da quando è stata lanciata, e le licenze d’uso sono state acquistate in oltre 65 Paesi, dal Kuwait alla Corea, dall’India a Israele, dall’Angola all’Australia, da Panama alla Polonia.

Il video Wannabe di Global Girls verrà presentato a luglio, insieme a un invito collettivo a condividere un’immagine che rappresenti uno dei temi più importanti per ciascuno dei partecipanti, con l’hashtag #WhatIReallyReallyWant. Per maggiori informazioni sulla compagna Global Girls è disponibile il sito web globalgoals.org.

Milano, 9 luglio 2016

Fotografia, gli scatti di Gianfranco Brebbia in mostra alla BCC di Varese

                                        

La storia del cinema sperimentale entra nella filiale varesina della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate. Dal 13 al 24 giugno negli spazi di via Veratti 1/A sarà visitabile “Idea assurda per un filmaker”, la mostra fotografica su Gianfranco Brebbia e la cultura internazionale a Varese negli anni Sessanta-Settanta. La selezione, composta da sedici scatti in bianco e nero dall’Archivio dell’artista, è curata dalla figlia dell’artista, Giovanna.

Il percorso fotografico proposto si sviluppa attraverso la selezione di fotografie in bianco e nero, alcune di queste realizzate dall’autore stesso, in alcuni casi con autoritratti, altre realizzate da altri fotografi che hanno voluto dedicare alla sua personalità di filmaker di cinema sperimentale immagini a volte molto teatrali.

Spiega la curatrice Giovanna Brebbia: «Le fotografie selezionate, oltre a documentare l’amore autentico di Brebbia per il cinema, in particolare per il cinema sperimentale, offrono lo spaccato di un’epoca, gli anni Sessanta e Settanta, mettendo in luce uno straordinario momento di vivacità artistica nella città di Varese. La fotografia di Fernanda Pivano alla libreria Campoquattro nel 1970, è un documento rappresentativo di questo momento storico ricco di cultura e creatività».

I testi di Gianfranco Brebbia, che accompagnano alcune fotografie, sono stati estrapolati in parte dall’Archivio dell’Autore, in parte da riviste e da volumi che contenevano articoli dedicati al cinema sperimentale, dove lo stesso Brebbia ha descritto le sue tecniche e la sua visione alchemica della cinematografia sperimentale.

«Come banca del territorio abbiamo voluto essere parte delle iniziative che Varese sta meritoriamente organizzando per ricordare un suo artista –spiega il presidente della BCC Roberto Scazzosi– Brebbia è stato una personalità eclettica, capace di esprimersi attraverso molti linguaggi e sempre con una vena sperimentale che ancora oggi affascina. Mi auguro che questa mostra nella nostra filiale possa contribuire a farlo conoscere e apprezzare ancora di più».

La mostra nella filiale varesina della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate rientra nelle iniziative dedicate al filmaker varesino partite lo scorso anno con il primo convegno “Idea assurda per un filmaker” e a seguire il secondo nell’aprile del 2016 all’Università degli Studi dell’Insubria, realizzati in collaborazione con il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”, il Centro Internazionale Cinema Sperimentale “Gianfranco Brebbia” e con l’organizzazione di Consel.

Milano, 14 giugno 2016

MUSEO DEL NOVECENTO:        CLAUDIO SINATTI

Titolo: Slitscape

Curatore: Cesare Cicardini

Date: dal 20 maggio al 4 settembre 2016

Info: www.museodelnovecento.org

 

Slitscape – a cura di Cesare Cicardini - si concentra sull’inedito lavoro fotografico realizzato tra il 2012 e il 2013 da Claudio Sinatti, artista che ha saputo attraversare lungo tutta la sua carriera diversi territori espressivi, sperimentando ed esplorando nuovi linguaggi, dalla net image alla musica, dalla street art alla fotografia.

Writer, video maker, pioniere del video mapping, Claudio Sinatti, prematuramente scomparso nel 2014, è stato uno dei protagonisti della scena underground milanese degli anni Novanta. Slitscape presenta 27 immagini realizzate dall’artista in diversi luoghi tra la sua città, Milano, e il mondo, da Dubai a New York, con la tecnica dello slit-scan, che consiste in una ripresa fotografica in movimento e con un’esposizione prolungata, elaborata da un software. Il risultato non è la rappresentazione statica di un luogo, bensì la restituzione bidimensionale di un tragitto lungo lo spazio e il tempo. Sinatti si avvicina alla fotografia come mezzo artistico compiuto, di sintesi: se da una parte i lunghi frame rappresentati nelle fotografie sono delle vere e proprie mappe, leggibili nei due sensi di andata e ritorno, a livello estetico evocano una lirica riproduzione dell’immagine elettronica. Con Slitscape, Sinatti diviene un viaggiatore nello spazio, capace di sondare oltre la superficie, oltre la materia, scrutando nella profondità del tempo. In mostra sono esposti anche tre video realizzati in collaborazione con importanti compositori e musicisti: Gardening (2000), A Shaved Mint (2007) e Canzone di Sabbia (2012).

Per l’occasione, Luca Barcellona, calligrafo di fama internazionale, esegue interventi di lettering site-specific e un inedito lavoro in dialogo con i paesaggi di Slitscape, in omaggio all’amico Claudio Sinatti.
In memoria di Claudio Sinatti, la Fondazione Vodafone Italia sostiene il progetto di ricerca scientifica sul Sequenziamento di Nuova Generazione del Genoma, finanziato da AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma, e realizzato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Milano, 20 maggio 2016

 

WORLD PRESS PHOTO '16      -    Fotografia e giornalismo

      

La Galleria Carla Sozzani presenta la 59a edizione del World Press Photo, uno de importanti riconoscimenti nell’ambito del Fotogiornalismo mondiale. Ogni anno, dal  una giuria indipendente formata da espert internazionali, è chiamata a esprimere  migliaia di domande di partecipazione provenienti da tutto il mondo, inviate alla Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e rivisteTra i 41 fotografi premiati nelle otto categorie del concorso (spot news, notizie attualità, vita quotidiana, ritratti, natura, sport e progetti a lungo termine) due gli italiani Francesco Zizola (categoria: attualità, secondo premio) e Dario Mitidieri .

Quest'anno la giuria ha scelto come “Foto dell’anno 2015”, un'immagine del fotografo australiano Warren Richardson che ha lavorato al confine tra Serbia e Un raccontando la crisi dei rifugiati. La fotografia premiata, scattata nella notte del 28 del 2015, ritrae un uomo che aiuta a passare un bambino attraverso il filo spinato confine serbo-ungherese a Röszke. L’immagine ha vinto anche il primo premio categoria spot news.

Francis Kohn, presidente della giuria e direttore dell'agenzia France-Presse, ha dicharato Fin dall'inizio abbiamo capito che questa foto era importante. Abbiamo pensato avesse un tale potere per la sua semplicità, in particolare per il simbolo del filo spinato.

      

Aveva la forza per trasmettere visivamente ciò che sta accadendo con i rifugiati. R che sia una foto molto classica, senza tempo. Ritrae una situazione, ma il modo in stata fatta è classico nel senso più ampio della parola.

Tutte le foto vincitrici vengono presentate in un tour mondiale in 100 città in cirnazioni nel corso dell'anno, e vengono viste da più di 3,5 milioni di persone in tutto il mondo.

Il 1° febbraio di quest'anno è stata convocata ad Amsterdam una giuria con da 18 professionisti riconosciuti a livello internazionale nel campo del fotogiornali provenienti da 16 paesi e presieduta da Francis presidente dell'Agenzia France-Presse. La giuria è indipendente, e tutte le voci sono

Una segreteria senza diritto di voto tutela l'equità del processo di selezione ed esposizione, l’unico vincolo espositivo  è che tutte le immagini premiate vengano espo senza alcuna censura. presentati in forma anonima. senza alcuna censura.

      

Sono stati premiati 41 fotografi di 21 nazionalità: Australia, Austria, Brasile, Canada, C

Francia, Germania, Iran, Italia, Giappone, Messico, Portogallo, Russia, Slovenia, Sud

Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Siria, Turchia e Stati Uniti.

Da ventidue anni la Galleria Carla Sozzani presenta questo premio mondiale.

Milano, 7 maggio 2016

Fondazione Luciana Matalon:  "ALLA SCOPERTA DEL GIAPPONE"

   Felice Beato e la scuola fotografica di Yokohama 1860 - 1910. (27 aprile / 30 giugno)

   

La mostra presenta una documentazione fotografica, delle prime immagini scattate in Giappone, tra cui spicca il lavoro di uno dei maggiori fotografi dell’Ottocento: l’italiano Felice Beato.

Questo prezioso materiale, proveniente dalle collezioni del Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari di Firenze, contribuisce ad esemplificare l’interesse e il fascino esercitato dal mondo orientale alla fine dell’Ottocento nella cultura europea.

L’esposizione raccoglie 110 fotografie originali d’epoca (vintage-prints) colorate a mano con prodotti all’anilina, che ne caratterizzano inconfondibilmente la provenienza dall’atelier di Beato, oltre a tre preziosi album-souvenir con copertine originali, in lacca, madreperla e avorio, che testimoniano la moda orientalista largamente diffusa nell’Europa del XIX secolo.

L’iniziativa, curata da Emanuela Sesti, responsabile scientifica della Fratelli Alinari Fondazione, è organizzata e prodotta da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e Fondazione Luciana Matalon, con il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, dell’Ambasciata del Giappone, del Consolato Generale del Giappone, della Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia e fa parte del programma ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone.

    

Felice Beato, di origini veneziane naturalizzato inglese, nato nel 1832 e morto a Firenze nel 1909, nei suoi primi anni di attività lavora insieme al fratello Antonio e al fotografo inglese James Robertson a Costantinopoli durante gli anni della guerra di Crimea, della quale riportano alcune straordinarie immagini di documentazione. Nel 1857, sempre accompagnato dal fratello e da Robertson, inizia il suo viaggio verso Oriente, raggiungendo l’India e nel 1860 la Cina.

Nel 1863 arriva da solo in Giappone, dove rimane per oltre 15 anni e fonda la sua attività fotografica insieme al pittore Charles Wirgman, specializzato nella caratteristica coloritura delle stampe fotografiche di Beato. La mancanza di colore nelle fotografie ottocentesche era avvertita come un limite e la policromia di queste stampe, unite alla loro raffinatezza e esoticità, hanno contribuito al grande successo commerciale con cui furono accolte, tanto che Beato e Wirgman crearono una vera e propria scuola a Yokohama, alla quale collaborarono molti artisti locali.

    

Tale scuola proseguì la produzione delle fotografie ‘alla maniera di Beato’, anche molti anni dopo la partenza del fotografo italiano, creando uno stile e una moda che perdurò fino ai primi del Novecento.

Per la colorazione di una buona fotografia occorreva quasi mezza giornata. I tempi erano così lunghi che vennero assunti sempre più artisti in un solo atelier, istituendo così una catena di montaggio che aveva una gerarchia produttiva ben precisa e che seguiva anche le inclinazioni e il grado di abilità di ciascun colorista.

La Yokohama Shashin, ovvero la fotografia in stile Yokohama, acquisì notevole importanza grazie al turismo.

I viaggiatori compravano,  come souvenir, gli album con una cinquantina di immagini circa, affascinati dal Giappone e dalle sue più antiche tradizioni di vita sociale e di costume, ma anche dalle atmosfere e dagli irripetibili paesaggi ricchi di fascino e spiritualità, cercando fotografie che confermassero l’immagine esotica che avevano del Giappone, in antitesi alla cultura del mondo occidentale.

Attraverso le fotografie del XIX secolo realizzate in Giappone, si possono leggere i costumi, i paesaggi, la vita quotidiana giapponese: le geishe, i samurai, i lottatori, i monaci buddisti, i piccoli artigiani, i paesani, ma anche i paesaggi, i fiori e le scene di strada. Ogni immagine è una finestra aperta sul mondo orientale, su un lontano e sconosciuto Giappone che grazie alla fotografia si offriva alla curiosità del pubblico europeo del secolo scorso. Per maggior info: www.fondazionematalon.org

Milano, Fondazione Luciana Matalon, 26 aprile 2016

 

60 x 60: PER LA PRIMA VOLTA “CARAVAGGIO IN CUCINA” DI

 RENATO MARCIALIS IN UNA MOSTRA MULTISENSORIALE

 NELL’ANTRO DOVE E’ NATO IL PROGETTO

Dal 20 al 22 maggio 2016, in occasione dei 60 anni dell’Autore, “Caravaggio in Cucina” torna a mostrarsi al pubblico attraverso un’esposizione unica di 60 foto presentate presso lo Studio Renato Marcialis (via Giacomo Watt 10, Milano), luogo in cui il progetto ha preso forma e dove il pubblico sarà accolto nelle ambientazioni fatte di oggetti ricercati e di antiquariato della gastronomia italiana, luci, atmosfere e colori che hanno fatto da culla a queste opere più che da mera cornice.

Autore di scatti affascinanti e originali e con quarant’anni di esperienza nella fotografia enogastronomica, Marcialis ha collaborato alla realizzazione di circa cento libri, ricettari e cataloghi. Dalle sue sperimentazioni sulla luce è nato il progetto “Caravaggio in Cucina”, una collezione in continua evoluzione di nature morte dove il soggetto è illuminato con una fonte di luce assai potente ma concentrata, delle vere e proprie pennellate di luce, che fanno emergere dal buio le forme ottenendo degli effetti fuori da qualsiasi schema e senza l'ausilio della "magia" di Photoshop. Le immagini così realizzate vengono quindi stampate su tela fine art Epson e collocate su un telaio di legno. Sulle immagini viene applicata una vernice di protezione, lasciando visibili delle pennellate che ingannano piacevolmente chi le guarda per la loro sorprendente somiglianza con i dipinti a olio.

Scrive Marcialis: “...e riposto il pennello, disegnai con un raggio di luce, forme e colori, altresì nascosti da una incommensurabile oscurità.” Nulla di meglio di questa concisa frase, spiega la tecnica fotografica delle mie immagini. Il tipico pennello del pittore intriso di colori, in questo caso è sostituito da un ugual pennello dal quale al posto dei colori, scaturisce un raggio di luce con cui illumino, dove ritengo opportuno, i soggetti posizionati in una accurata composizione.”

A divertente contrappunto delle immagini seriose e "quasi" impeccabili che raccontano delle nostre origini e della nostra cultura culinaria italiana, dove i prodotti ritratti arrivano direttamente dall’orto dell’Autore nelle Marche, Marcialis associa un titolo dal sapore poetico e dalla sfumatura ironica, come “Estrema protezione” in cui si vedono dei carciofi con le spine legati da uno spago in un bouquet da sposa, oppure “Mai smettere di sognare” in cui è ritratta una donna, in una delle poche immagini del lavoro che include anche un soggetto umano, che con sguardo pensieroso è assorta nell’atto di tagliare una verza. Info: www.caravaggioincucina.it

Milano, 25 aprile 2016

FORMA MERAVIGLI:  riflessioni sulla  mostra fotografica “War is over” 


Si tratta di foto, tutte di ottima qualità, scattate durante la seconda guerra mondiale, quasi tutte in Italia (le poche non italiane sono state aggiunte solo come completamento: penso a quelle, famosissime, della firma della resa del Giappone a bordo della corazzata Missouri nella baia di Tokyo, nei primi giorni di settembre del '45, quando l'Europa era in pace già da 4 mesi). Ciò che rende originale la mostra è che le 140 foto sono divise in due tipologie secondo la provenienza:
quelle di fonte americana, dei Signal Corps dell'esercito USA, per lo più a colori; quelle di fonte italiana, dell'Istituto Luce, tutte immancabilmente in bianco e nero. Sono comunque esposte correttamente, cioè non in stanze separate: ogni sezione tematica comprende infatti foto di entrambe le provenienze. A dar retta al titolo dovrebbero riguardare solo la fine della guerra, ed è così per la maggior parte; qualcuna però risale a prima dell'inizio od alle prime fasi. In realtà molte foto della fine 1943 o '44 (tutte USA), pur lontane dalla fine ufficiale, illustrano veramente una guerra finita, almeno per i civili, semplicemente perché sono state scattate nel Meridione, nelle zone via via liberate dagli Alleati.
Negli anni della guerra la fotografia a colori era già una realtà corrente (anche se comunque minoritaria) negli USA ed in Germania, merito delle pellicole Kodak e Agfa rispettivamente. Da noi, tanto per cambiare, la tecnologia era più indietro: la Ferrania non era ancora in grado di sfornare pellicole a colori affidabili e nella quantità richiesta. E il colore ha un peso enorme nelle fotografie che devono servire a documentare degli eventi. Siamo abituati a vedere le foto del passato in b/n (che ha dominato fino agli anni '50) e magari non troppo “ad alta risoluzione”; questo dà alle foto una certa patina che le allontana subito da una percezione di immediatezza: sembra roba di un altro pianeta. Ma guardando quelle foto a colori, e tutte di ottima qualità, sembra di sentircisi “dentro”, quasi che fossero state scattate adesso. Solo certi particolari tradiscono l'epoca, come i mezzi di trasporto, ma soprattutto l'abbigliamento della gente, e delle donne in particolare: quello dei civili italiani sembra lontano un secolo (e per le popolazioni rurali lo è), mentre quello delle ausiliarie americane è modernissimo ma troppo legato ai canoni del momento e quindi, per ragioni opposte, ugualmente lontano. Le nostre foto, per contro, potrebbero anche essere della prima guerra mondiale. Altra figura da cioccolatai; è anche da particolari come questo che ci si rende conto di che razza di avversario avevamo sfidato. Ormai dalla prima guerra mondiale era chiaro che in guerra non vince più l'esercito più addestrato, più agguerrito, più indomito, quello che manovra meglio; vince quello che ha dietro di sé più fabbriche, più tecnologia, e non solo come livello, ma soprattutto come diffusione. Viene in mente il famoso aneddoto del giornalista Giovanni Ansaldo che, appena dichiarata la guerra agli USA, per far capire a Ciano che l'avremmo persa, gli mostra l'elenco telefonico di New York del 1940: erano già allora due volumi delle dimensioni di quelli odierni, mentre quello di Milano era un dépliant di qualche foglio appena. 

Le foto USA seguono ovviamente l'avanzata degli Alleati da sud a nord, mentre l'Istituto Luce deve seguire la R.S.I. e ritirarsi con essa nella stessa direzione, man mano che avanza il nemico. Essendo questa l'unica fonte italiana delle foto in mostra, non ci sono immagini della guerra partigiana. Dal punto di vista dei militari non c'è differenza: sono in guerra entrambi. Ma per i civili la situazione sui due fronti è opposta: al sud l'incubo è ormai finito, mentre continua al nord. Però le condizioni di vita nelle due Italie non sono esageratamente diverse: anche se al sud si è finito di sparare, non sono per niente finiti la fame e gli stenti; dovunque la gente deve arrangiarsi, e anche con grossi compromessi, per sopravvivere. Non ci sono foto della pineta di Tombolo (LI), ed è un peccato, perché anche quella specie di città fuorilegge, dove imperversano gioco d'azzardo e prostituzione, fa parte della realtà del momento. Anche l'abbondanza di beni USA tocca appena di striscio la popolazione nelle zone liberate, e anche lì si vive sempre sotto occupazione. Sempre meglio comunque che dall'altra parte, dove dietro l'apparente tranquillità delle foto ci sono le delizie dell'occupazione tedesca.  
Una caratteristica che accomuna i due ambiti è che si tratta sempre di foto di propaganda. Questo in guerra è inevitabile, e vale tanto per i regimi dittatoriali che per quelli democratici. Ciascuno deve far vedere che le cose vanno bene per i nostri e male per i nemici. Prima di tutto, il morale; ed ecco, da entrambe le parti,  primi piani di soldati (i nostri, s'intende) con facce fierissime e spavalde, così come erano nei manifesti: il comando borbonico “Facite 'a faccia feroce” non è affatto sorpassato, e secondo me non lo è neanche oggi. Le foto dichiaratamente di propaganda però sono una minoranza. Sono giustamente privilegiate quelle che illustrano gli aspetti della vita di tutti i giorni. Naturalmente ogni regime ne approfitta per fare un po' di réclame ai propri ideali. Non sorprende perciò che le foto USA facciano già capire che l'american-way-of-life è il migliore del mondo, perché loro in casa hanno ogni ben di Dio: l'abbondanza bene ostentata di ogni genere di consumo tocca corde sensibilissime nelle popolazioni abituate alle razioni di guerra, ogni giorno più magre. Un primo show del consumismo che verrà. All'opposto, le foto dell'Istituto Luce sono costrette a far leva sul senso dell'onore, dei sacri confini violati, della dignità calpestata, eccetera: tutti nobili concetti in teoria, ma coi quali non si campa. Ci sono però, dal lato italiano, alcune foto che sembrano andare contro il regime: quelle di fine luglio '43, con le donne tranviere milanesi che sorridono tenendo in mano il giornale che parla della caduta di Mussolini; in realtà, in quelle poche settimane, pareva caduta la dittatura, ma l'euforia è durata poco. Per trovare foto “contro corrente” da parte italiana bisogna aspettare la fine della guerra.   Un particolare notevole è la censura. Bene hanno fatto gli organizzatori a segnalare quali foto erano state censurate, anche se purtroppo ciò riguarda solo le immagini italiane. Non si dovevano pubblicare le foto che mostravano catastrofi, sofferenze, o qualunque situazione che poteva abbattere il morale. Può sembrare strano perciò che non siano censurate quelle, celebri, che mostrano le statistiche sui bombardamenti di Milano, esposte su un cartellone davanti alla stazione: ma quelle cifre dovevano servire ad incrementare l'odio verso gli Alleati, non a deprimere. Ovvio invece che fossero censurate quelle dove si vedono i soldati travestiti da pecore per non esser visti: l'animale scelto non era quello più consono alla situazione. (Questo fa il paio con una réclame, intercettata e segnalata a non so quale questura, del solito surrogato inventato da qualche genio: “La lana di coniglio è la lana degli italiani"

  Milano, 12 marzo 2016         Giovanni Saccarello

GALLERIA SOZZANI:  HEINZ HAJEK-HALKE

    

 

La Galleria Carla Sozzani, in collaborazione con l'Archiv der Akademie der Künste
di Berlino e con Eric Franck Fine Art di Londra, presenta per la prima volta in Italia
una mostra di Heinz Hajek-Halke. Una selezione delle sue più straordinarie
fotografie vintage, manipolazioni di forma, luce e movimento stampate tra gli anni
Trenta e gli anni Settanta.
"D
ue aspetti difficili hanno sempre dominato il mio carattere: provocazione e
curiosità; in termini più raffinati: una sete di conoscenza. E così sono diventato un
fotografo a dispetto della pittura accademica, ma sono rimasto un pittore a dispetto
della fotografia."
Heinz Hajek-Halke, nato a Berlino nel 1898, poco conosciuto al grande pubblico, è
tra i pionieri della fotografia tedesca del XX secolo che hanno marcato con una forte
personalità la trama del secolo scorso. Dopo aver trascorso l’infanzia in Argentina,
nel 1910 torna nella sua città natale dove si ricongiunge con il padre Paul Halke,
pittore e vignettista, suo primo maestro di disegno, e inizia a studiare arte presso
l’Accademia di Belle Arti.
Costretto a lasciare gli studi per arruolarsi nel 1916 nella Prima guerra mondiale, li
riprende dopo due anni frequentando prima i corsi del pittore Emil Orlik e quindi le
lezioni di Hans Baluschek, da lui ritenute più progressiste e meno convenzionali.
Dal 1923 lavora come fotoreporter per l’agenzia di stampa Press-Photo,
sperimentando, fin dai suoi esordi, diverse tecniche: fotomontaggi, doppie
esposizioni, collage. Collabora con i grandi fotografi Willi Ruge e Else Neuländer
(Yva) allo sviluppo di immagini sempre più complesse. I suoi lavori saranno richiesti
dalle riviste più note della Repubblica di Weimar.
Durante la Seconda guerra mondiale si ritira sul Lago di Costanza in Svizzera, dove
inizia a occuparsi di fotografia scientifica nel campo della biologia degli insetti.
Attraverso un grande banco ottico esplora diverse tecniche di manipolazione chimica,
di distorsione della luce e di ingrandimento sui piccoli soggetti.
Nel 1949 diventa membro di "Fotoform", gruppo d’avanguardia dei fotografi della
Germania occidentale fondato da Otto Steinert; sei anni più tardi inizia a insegnare
fotografia e grafica presso l'Università delle Arti di Berlino. Tra i suoi studenti si
contano personalità che hanno segnato la storia della fotografia come Dieter Appelt e
Floris Neusüss.

 

La necessità di sperimentare e di cercare nuove forme dall’ ingrandimento di
microcosmi, portano Heinz Hajek-Halke a metà degli anni ‘50 a concentrare il suo
lavoro in camera oscura, seguendo le orme di Man Ray e László Moholy Nagy.
Halke, senza l’utilizzo della macchina fotografica, inizia a produrre direttamente
negativi sovrapponendo su vetro materiali come colla, vernici, fuliggine, fili, lische di
pesce, frammenti di vetro. Una serie di “incidenti” guidati dalla conoscenza di
tecniche chimiche e meccaniche, lo conducono alla stampa dei negativi di vetro in
camera oscura. Le forme generate precedentemente sul supporto, ingrandite, si
trasformano in un dettagliato macrocosmo fissato su carta. Questi lavori vengono
definiti “Lichtgrafik” dallo storico dell'arte tedesco Franz Roh, in occasione della
mostra "Subjektive Fotografie" di Saarbrücken nel 1951.
Con una costante e meticolosa ricerca di forme, Halke costruisce delle strutture con
fili flessibili “Drahmontage” che, montate su giradischi, illumina con precisione. Il loro
movimento rotazionale, studiato insieme al gioco di luci, restituisce conformazioni
complesse nel tempo di uno scatto.
Questi numerosi esperimenti rientrano, in termini di lavorazioni fisico-chimiche, in una
ricerca alchemica sperimentale, una sorta di zona grigia tra arte e scienza dove
Heinz Hajek-Halke, uomo enigmatico, individualista, anarchico, muove e guida con
tecnica e rigore il suo immaginario.
Il suo è un lavoro sistematico, costituito da disegni preparatori, temi ricorrenti e
soluzioni precedenti rivalutate e riviste nel tempo per confermarne la validità. In
queste ricerche Heinz Hajek-Halke è sempre rimasto un fotografo che ha utilizzato il
processo fotogafico come mezzo espressivo per sviluppare i suoi immaginari astratti.
Dieci anni prima della sua morte, avvenuta a Berlino nel 1983, Heinz Hajek-Halke,
senza eredi, consegna la sua opera completa al fotografo e amico Michael Ruetz
che, dopo una precisa catalogazione, la dona all' Archiv der Akademie der Künste di
Berlino.
Due i libri pubblicati in vita: Experimentelle photographie nel 1955 e Lichtgraphik nel
1964.
Nel 2002 il Centre Pompidou di Parigi dedica a Heinz Hajek-Halke la prima grande
retrospettiva a cura di Alain Sayag. Nel 2012 l’Akademie der Künste di Berlino gli
riserva un' importante antologica curata da Michael Ruetz.

Milano, 3 febbraio 2016

MERCANTEINFIERA: HASHTAG CONCENTRAZIONIARTISTICHE

 

In arrivo alle Fiere di Parma dal 27 febbraio al 6 marzo in occasione della nota kermesse di arte e design, la mostra collaterale, realizzata in collaborazione con Fabio Castelli di MIA Photo Fair, che raccoglie le opere di artisti di fama mondiale, come Nan Goldin

Antiquariato, modernariato e design sono gli indiscussi marchi di fabbrica di Mercanteinfiera, la prestigiosa kermesse internazionale che, dal prossimo 27 febbraio al 6 marzo, tornerà ad animare gli spazi delle Fiere di Parma, accogliendo buyer e collezionisti provenienti dalle piazze più importanti al mondo. Ma la capacità di sorprendere, altra caratteristica propria della rassegna, si misura stavolta nella molteplicità dei linguaggi artistici proposti, che non risparmiano affatto uno sguardo alla contemporaneità.

Il posto d'onore di Mercanteinfiera Primavera 2016 viene così riservato alla fotografia, protagonista di una suggestiva mostra collaterale che impreziosirà la scena: “Sole o accompagnate? L'opera fotografica come opera singola e come serie”. Un percorso, realizzato grazie alla prestigiosa collaborazione con Fabio Castelli, ideatore di MIA Photo Fair, che esalta la ricerca che accompagna l'arte della fotografia, all'interno di uno spazio che vede il collezionismo indagare non soltanto sul valore squisitamente contenutistico dell'opera fotografica, ma anche sul mercato, sul rapporto con il pubblico e sulla percezione che ne deriva. Per i visitatori è anche l'occasione per ammirare “dal vivo” gli scatti di una delle artiste più conosciute ed apprezzate in campo mondiale, la statunitense Nan Goldin, classe 1953, che fin dagli esordi si è distinta per un'arte fotografica utilizzata come una sorta di “diario in pubblico”, capace di mescolare i ricordi privati alla costante osservazione della parte trasgressiva e nascosta della realtà che la circonda, mantenendo pur sempre fede ad un approccio intimo e personale.

Insieme alle immagini catturate dall'obiettivo della Goldin, la collaterale proposta nell'ambito di Mercanteinfiera raccoglie anche quelli del goriziano Sergio Scabar, la cui fotografia incentrata prevalentemente sulla natura può essere paragonata ad un dipinto per la sua unicità, e del compianto Luigi Veronesi, tra i più grandi astrattisti italiani del '900 e noto anche per una poliedricità che lo portò a spaziare lungo i campi della pittura, del design e della grafica. Ed ancora il modenese Franco Fontana, le cui opere capaci di cogliere l'espressione astratta del colore sono esposte in oltre 50 musei sparsi in giro per il mondo; l'altra statunitense Lynne Lawner, che con la sua fotografia riesca a catturare gli innumerevoli segnali offerti dalla natura, facendola dialogare con l'arte; infine altri artisti apprezzati del calibro di Antonio Biasucci, Vittore Fossati, Leonardo Genovese, Rita Lintz, Marcello Mariana, Sara Rossi, Cosimo Re Ricatto, Ulrich Tillmans.

Il secondo appuntamento collaterale di Mercanteinfiera, ovvero “Parma 360 on view”, sarà dedicato invece alla creatività contemporanea, anticipando in qualche modo i temi del Festival sull'arte creativa che si terrà a Parma dal 2 aprile al 15 maggio prossimi, con mostre, conferenze, workshop ed incontri con gli artisti. L’iniziativa, oltre a proporre la creatività in tutte le sue forme, accenderà i riflettori sul tema della rigenerazione urbana e della rifunzionalizzazione degli spazi cittadini. “Parma 360 on view” è realizzata in collaborazione con Federica Bianconi, Chiara Canali, Simona Manfredi e Camilla Mineo.

La “concentrazione di forme d'arte”, assicurata dalla qualità delle due mostre collaterali in programma, va a completare un'offerta che a Mercanteinfiera si rivela come sempre ampia ed articolata. I 45.000 metri quadrati di superficie espositiva accoglieranno infatti le novità proposte dai 1.000 espositori presenti. Centinaia sono invece i buyer che hanno confermato la propria presenza ed espressione di un mercato sempre più ampio (Stati Uniti, Turchia, Francia, Germania, Austria, Argentina, Svizzera i paesi più rappresentati), che in questa edizione trova riscontro pure nella partecipazione di Danimarca e Norvegia. Buyer che individuano in Mercanteinfiera il luogo ideale dove investire il proprio denaro privilegiando l'antiquariato (troumeau, porcellane, ebanisteria settecentesca), un'orologeria che vede emergere fra gli stand le marche più prestigiose, l'arredo con un ventaglio di soluzioni moderne ma al tempo stesso raffinate. A Mercanteinfiera Primavera gli amanti del genere possono trovare però anche gli oggetti che rimandano al vintage più raffinato, come i ricami ed i gioielli, vezzi da eroine vittoriane e metropolitane, ma anche oggetti iconici chic come le particolari borse-gioiello, veri e propri conversation pieces.

Nelle date 27-28 febbraio e 4-5-6 marzo il polo fieristico ospiterà Art Parma Fair, l’appuntamento dedicato all’arte moderna e contemporanea. Tra gli artisti in mostra Damien Hirst, Christo, Mario Schifano, Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto Arnulf Rainer solo per citarne alcuni.

Foto: la prima a sinistra di Leonardo Genovese, le altre tre di Ulrich Tillmans.

Milano, 29 gennaio 2016

Per la prima volta in Italia una mostra su Eadweard Muybridge

Le sue fotografie influenzarono gli Impressionisti

      

Finalmente un grande mostra italiana su Eadweard Muybridge (1830 – 1904), il fotografo che “inventò” il movimento, influenzando con le sue immagini Degas e gli artisti del suo tempo e anticipando la nascita del cinema.
A proporla a Milano dal 19 maggio al 31 luglio è la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, con la curatela di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio.

Il primo approccio professionale con la fotografia, Muybridge, inglese emigrato negli States, lo ebbe documentando la potente bellezza del Parco Nazionale di Yosemite.

Poi la curiosità di un uomo d’affari lo spinse a verificare l’ipotesi se, nel galoppo, tutte e quattro le zampe del cavallo risultino contemporaneamente alzate rispetto al suolo, come le dipingeva Gericault e con lui i grandi artisti del momento.
Utilizzando 24 fotocamere collegate ad altrettanti fili lungo il percorso, Muybridge ottenne una sequenza di immagini che documentavano con assoluta precisione il movimento dei cavalli, confermando che per alcuni istanti effettivamente nel galoppo l’intero loro corpo risulta sollevato dal suolo, ma indicando anche che l’estensione delle zampe risultata affatto diversa da quella immaginata agli artisti.
Paul Valéry riconobbe che “Le fotografie di Muybridge rivelano chiaramente gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori quando hanno voluto rappresentare le diverse andature del cavallo”.

Queste immagini divennero celebri. Molti artisti, e tra loro Degas, capirono l’importanza della fotografia come fonte di documentazione oltre la capacità visiva. Divenne comune trasporre dalle foto non solo il movimento invisibile all’occhio umano ma anche altri aspetti della realtà, giungendo ad dipingere direttamente sull’immagine fotografica.

Dopo i cavalli, gli uccelli in volo e il movimento degli animali dello Zoo di Philadelfia, il soggetto diventa l’uomo. Divennero presto celebri i suoi nudi in movimento, fotografati su uno sfondo con una griglia disegnata, mentre correvano, salivano le scale o portavano secchi d’acqua.

Con la collaborazione dell’Università di Pensylvania, Muybridge mette a punto lo Zoopraxiscopio, uno strumento simile allo Zoetropio, che consentiva di proiettare le immagini, rendendole così contemporaneamente visibili ad un piccolo pubblico. Come al cinema.

La mostra non si limita a presentare un focus sulla storica produzione di Muybridge. Verrà anche ricomposto, in chiave contemporanea, il set che egli usava per gli scatti in piano sequenza.
Che si animerà con una performance, durante la serata inaugurale, nella quale due o più personaggi e attori attraverseranno il ricostruito piano sequenza, generando degli scatti per un’attuale interpretazione “alla Muybridge”.
Del percorso di visita faranno parte anche “L’assassino nudo” e un “film stenopeico”, docu-films originali realizzati da Paolo Gioli.

Il catalogo propone un saggio a carattere storico del prof. Italo Zannier, un secondo che approfondisce lo sperimentalismo di Muybridge, a cura di Paolo Gioli, e un terzo di analisi della mostra a cura di Cristina Quadrio Curzio e Lo Guerra.

Info: Galleria Gruppo Credito Valtellinese tel. +39 0248.008.015   www.creval.it

Milano, 29 gennaio 2016

FOR MEN MAGAZINE :    MARIANA RODRIGUEZ

 

Il Maxicalendario 2016 di FOR MEN Magazine, il mensile maschile più venduto in Italia, edito da Cairo Editore e diretto da Andrea Biavardi, torna di nuovo in edicola in ristampa dal 5 gennaio.

Protagonista dei 13 scatti (copertina e 12 mesi) l’esplosiva ventiquattrenne venezuelana, modella e attrice, Mariana Rodriguez, che ha incantato l’Italia con la sua bellezza e la sua spontaneità.

Il fascino di Mariana, esaltato negli scatti realizzati dal “big” della fotografia Settimio Benedusi, ha ammaliato i lettori italiani e caratterizzerà tutto il 2016.

Milano, 28 dicembre 2015


IV Edizione Premio Archivi “Tempo ritrovato – Fotografie da non perdere" 
 
 
 
Invito a partecipare al Premio dedicato agli Archivi con un corpus rilevante di fotografie riguardanti gli anni 70'
 
MIA Photo Fair, in collaborazione con Eberhard & Co., il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo ed IO Donna, ideatore del Premio, con il patrocinio di Regione Lombardia, apre le adesioni per la partecipazione alla quarta edizione del Premio “Tempo ritrovato  – Fotografie da non perdere”.

Sono invitati a partecipare gli archivi privati di autori italiani, in vita e non, che hanno svolto un importante lavoro in tutte le forme del linguaggio fotografico: ritratto, paesaggio, moda, design, fotogiornalismo, architettura ecc, purché di rilevanza artistica e di valore documentario.
Nel 2013 il premio è stato dedicato agli anni ’50, nel 2014 agli anni ’60, nel 2015 in concomitanza con l’Esposizione Universale è stato presentato un progetto di valorizzazione ed esposizione di immagini provenienti dal Fondo Fotografico di Giuseppe Pellizza da Volpedo, per il 2016 invece il premio sarà dedicato agli anni ’70.

Conservare i frammenti della nostra vita consegnandoli alla storia. Come eravamo? Cosa abbiamo perso? Coste, catene montuose, morfologia naturale e opere architettoniche, come sono cambiati i nostri paesaggi? Abitudini, tradizioni, culti e riti sono scomparsi o si sono trasformati? Per saperlo non ci resta che vedere e comparare.

Per farlo la fotografia è strumento efficace e potente, capace di parlare a tutti, indispensabile nella ricostruzione documentaria.
Oggi molte immagini sono patrimonio di archivi personali, alcuni abbandonati, altri affidati ad eredi che non sanno o non possono conservare adeguatamente il patrimonio che hanno.
Gli archivi storici hanno bisogno del nostro aiuto.
Conservare, catalogare e rendere fruibile questo patrimonio iconografico è un’occasione per tutti, non solo per l’informazione e l’editoria ma anche per la didattica e la cultura.

Eberhard & Co., Sponsor del Premio, IO donna, il femminile del Corriere della Sera di RCS Mediagroup, ideatore del Premio, e MIA Photo Fair, ospite del Premio, con il patrocinio di Regione Lombardia e la collaborazione del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo vogliono offrire un momento di attenzione, attraverso la quarta edizione del Premio “Tempo ritrovato – Fotografie da non perdere”, come contributo per la conservazione e l’utilizzo da parte dell’intera comunità di un archivio storico italiano.
Un premio che nelle intenzioni dei Promotori ha dunque una cadenza annuale – inaugurata nel 2013 e da svilupparsi come triennio – un’occasione per rendere visibile e far conoscere l’opera di autori schivi o spesso dimenticati.

Il nostro messaggio è chiaramente volto a porre l’attenzione sulla memoria storica del nostro Paese che va catalogata, conservata e tutelata.  

Il Premio introduce un’importante novità nella storia dei premi fotografici: quella di portare alla luce opere realizzate nel passato, scalfendo la consuetudine dei premi destinati a lavori in progress o a progetti contemporanei.

Dopo aver assegnato il riconoscimento nella terza edizione del 2014 all’archivio di Tranquillo Casiraghi, meritevole del premio, in quanto capace di rappresentare, attraverso un corpo significativo di progetti relativi alla vita sociale in Italia negli anni Sessanta, i Promotori desiderano coinvolgere per la quarta edizione del Premio tutti gli archivi con lavori realizzati durante gli anni ’70.

Il Comitato Scientifico del Premio Archivi (il Comitato Scientifico) è composto da Fabio Castelli (MIA Photo Fair), Renata Ferri (IO donna – il femminile del Corriere della Sera), Laura Gasparini (Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia), Lucia Miodini (Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Università degli Studi di Parma), Roberta Valtorta (Museo di fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo), e valuterà le opere pervenute, attribuendo il Premio all’archivio che meglio rappresenta un aspetto del nostro passato.

Il Premio consiste in un contributo in denaro che sarà corrisposto al proprietario dell’Archivio vincitore al fine di supportare i costi relativi agli interventi necessari all’inventariazione, catalogazione, digitalizzazione in alta risoluzione, conservazione e restauro dell’archivio vincitore.
Al fine di presentare al pubblico le opere dell’Archivio vincitore, all’interno di MIA Photo Fair verrà allestita una mostra con il materiale originale dell’archivio vincitore. Durante MIA Photo Fair verrà anche organizzata una tavola rotonda con la partecipazione dei membri del Comitato Scientifico del Premio e di ospiti esperti per celebrare l’opera dell’archivio vincitore.

Per informazioni e per ricevere il bando di partecipazionesi si prega di contattare la segreteria organizzativa di MIA Photo Fair info@miafair.it - tel 0283241412,

oppure tramite il link Premio Archivi

 

 

TORINO:      "Queer Vision"

        

Apre il 19 novembre la mostra fotografica Queer Vision L’insolito sguardo alla Conserveria Torino in piazza Emanuele Filiberto 11 A. Per quattro giorni, fino al 22 novembre, la visione queer di sedici fotografi, tra dissonanza e narrazione: Lina Pallotta, Shobha Battaglia, Soraya, Vittorio Gui, Giangiacomo Feriozzi, Monica Carocci, Rosangela Betti, Nathalie Zegza, Salvatore Svadas, Paolo Ranzani, Tiziana Annone. Fabrizio delle Grotti, Daniele Colucciello, Maren Ollman, Vèronique Torgue. Alcuni di essi saranno presenti nel corso della mostra.

Organizzata da Veet Sandeh, in collaborazione con Azimuth Culturale e la Conserveria, patrocinata dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte, la mostra fa parte del calendario del mese di novembre dedicato alle tematiche transgender, promosso dallo sportello LGBT del Comune.

Sedici artisti, esposti in una inconsueta formula collettiva, offrono al visitatore visioni personali del mondo Queer, talvolta divergenti, talaltra convergenti. Dal poetico al rivelatorio, dal giocoso al provocatorio, dalla riflessione alla spettacolarizzazione: sensazioni fissate in un’istantanea che dialogano tra loro, stimolando emozioni e riflessioni in chi guarda.

La mostra nasce in concomitanza con la rassegna cinematografica DQFF Divine Queer Film Festival, in scena al Bla Bla di via Po, dal 13 al 15 novembre. Analogamente agli autori dei film in rassegna, i fotografi di Queer Vision attraversano la tematica Queer esplorando i temi fluttuanti di identità di genere, disabilità e migrazione. Le immagini, così come la altre forme artistiche della rassegna Divine Queer Film Festival, si propongono di infrangere pregiudizi, tabù e paure relativamente alle storie di persone transessuali/transgender, disabili e migranti. La rassegna, attraverso documentari, foto e musica, diventa opportunità di informazione, comunicazione e formazione su realtà ancora oggetto di stereotipi e pregiudizi.

Nell’immaginario collettivo le persone transessuali/transgender sono ancora legate a vecchi retaggi delineati da una società legata al pregiudizio, che stenta a uniformarsi all’idea europea di parità” spiega Veet Sandeh, organizzatrice della mostra e figura storica della difesa dei diritti transgender a Torino. “Queer ha molti significati: insolito, bizzarro, strambo, termine che contiene tutti quegli esseri che non si identificano con una sessualità binaria maschio/femmina o che non si riconoscono in tutte le definizioni imposte dalla società. C’è una moltitudine di esseri umani che con fatica affrontano quotidianamente una battaglia per la visibilità e l’autodeterminazione, mentre dall’altra parte del mondo Paesi come l’India introduce nei passaporti il terzo genere sessuale e dove gli Hijras trovano sempre più spazio in una società arcaica, qui in Italia, invece assistiamo ancora ad atti transfobici e discriminazioni da medioevo. Paure motivate da un’ignoranza e non da una conoscenza, da un sapere acquisito e non da un’esperienza diretta”.

All’inaugurazione, il 19 novembre alle 18,00 le opere saranno cedute al miglior offerente per finanziare il DQFF.

Milano, 16 novembre 2015

MOMENTI DI IDENTIFICAZIONE 

Steve McCurry ha realizzato una serie di fotografie per IHG® Rewards Club che celebrano il lancio di Spire Elite, il nuovo livello top di affiliazione presentato per riconoscere e premiare i suoi soci più fedeli

        

IHG (InterContinental Hotels Group) annuncia oggiAggiungi un appuntamento per oggi il nome del nuovo livello top di affiliazione a IHG Rewards Club, Spire Elite, presentato per riconoscere e premiare i suoi soci più fedeli. Per festeggiare il lancio, il celeberrimo fotografo Steve McCurry – noto soprattutto per il suo scatto del 1984 che ritraeva la “Ragazza afgana” - ha unito le sue forze con il più ampio programma fedeltà alberghiero al mondo, per catturare grazie a tre commoventi scatti come prenda vita un momento di identificazione. Ogni singola fotografia raffigura quel momento unico e prezioso in cui una persona riconosce un’altra.

A partire da questa settimanaAggiungi un nuovo appuntamento per questa settimana, IHG Rewards Club ricompenserà ancora meglio i suoi soci più fedeli, con benefit di massimo livello, attraverso il lancio di Spire Elite. L’iniziativa fa seguito a una vasta ricerca che ha indagato quello    che i membri di IHG Rewards Club desiderano dal loro programma di fidelizzazione, da cui è emersa l’importanza dell’identificazione per i membri che vogliono sentirsi ricompensati per la loro fedeltà. L’odierna introduzione di Spire Elite sottolinea l’identificazione come base della relazione di IHG Rewards Club con i suoi affiliati. 

“La fotografia deve cercare quei piccoli momenti che scaturiscono in un battito di ciglia e che possono durare anche una vita intera”, ha dichiarato Steve McCurry a commento delle foto che ha realizzato per IHG Rewards Club. “Ognuna di queste fotografie cattura il modo in cui un momento di identificazione può davvero durare per sempre. Come la fotografia, anche l’identificazione non ha bisogno di esser tradotta o adattata; la sua importanza può essere colta da chiunqu, ovunque”. 

“Quello che  IHG Rewards Club desidera comunicare con il lancio di Spire Elite è la sensazione di venire riconosciuti come unici”, ha aggiunto Susanna Freer Epstein, SVP Customer Loyalty di IHG. “Questo è il nostro modo di ringraziare i membri più Fedeli, che da oggiAggiungi un appuntamento per oggi potranno guadagnare il 100% di punti bonus in più su tutte i pernottamenti effettivi negli hotel del portfolio IHG.  Questo è solamente l’inizio di una serie di entusiasmanti sviluppi che verranno introdotti per proseguire a costruire e identificare relazioni gratificanti con i nostri affiliati”. 

La ricerca, condotta a livello globale, ha rivelato che le modalità principali con cui i membri di IHG Rewards Club si aspettano che i marchi d’hotellerie dimostrino di riconoscerli, sono: 

·         dare la possibilità di sentirsi parte di un “club” esclusivo

·         riconoscere un ospite per la sua unicità, e non meramente come “un numero”

·         ricordarsi qualcosa dell’individuo; i loro gusti e le loro preferenze

·         ricompensarlo con un segno tangibile di “ringraziamento” per aver raggiunto qualcosa 

Da oggiAggiungi un appuntamento per oggi si può raggiungere il livello di Spire Elite con 75.000 punti fedeltà qualificanti o pernottando in un hotel IHG per 75 notti qualificanti, nel corso di un intero anno solare. Dando la possibilità di guadagnare il 100% di punti bonus extra sui pernottamenti qualificanti, i membri di Spire Elite potranno anche scegliere se ricevere 25.000 punti o permettere ad un amico o familiare di passare al livello Platinum. 

I requisiti fondamentali per tutti i livelli di IHG Rewards Club sono stati a loro volta riformulati in modo che i membri ottengano più facilmente il premio per la loro fedeltà. A partire da luglio, i membri del Club dovranno solamente raggiungere 10.000 punti effettivi o pernottare 10 notti effettive per accedere al livello Gold di affiliazione. Ai membri Gold, invece, basterà totalizzare 40.000 punti o pernottare 40 notti per raggiungere il livello Platinum. 

All’interno del lancio di Spire Elite, IHG Rewards Club ha rilanciato il suo Rewarding Experiences Digital Hub (ihgrewardsclub.com/rewardingexperiences) per presentare le esperienze disponibili per i soci IHG Rewards Club in tutto il mondo e per i  quattro livelli di affiliazione di IHG Rewards Club. 

Visita l’Hub Rewarding Experiences Digital per scoprire di più sulle esclusive fotografie di Steve McCurry realizzate per IHG Rewards Club, per maggiori informazioni su Spire Elite e per ottenere i premi con i punti IHG Rewards Club. Visita  www.ihg.com per maggiori informazioni sul potenziamento del programma e unisciti a IHG Rewards Club.

Milano, 16 luglio 2015  

M.A.T. e Superstudio 13 : "MILANO - L'Uomo e la Città - Expo 2015 - Riflessi"

   

Un nuovo spazio espositivo a Milano è nato per gli appassionati di fotografia, all'interno della Slide Lounge, gestita dall’Associazione M.A.T. nella neo-riqualificata area pedonale adiacente alla Darsena. Con la direzione artistica di Superstudio 13 in collaborazione con AFIP International, inaugura un inedito corso di mostre tematiche, parte di un progetto più ampio che verrà lanciato ufficialmente a settembre.

La prima mostra a trovare spazio al Casello è "MILANO” del giovanissimo fotografo/performer/coreografo Flavio Di Renzo, articolata in tre sale distinte che raccontano "L'uomo e la città" - "EXPO 2015" - "Riflessi di Architettura".


"Ogni angolo cittadino diviene un museo a grandezza di metropoli che racconta storie, narra di fatti, di uomini che a
l suo interno presi nel loro insieme non si rendono conto della grande diversità che manifestano. La dinamicità del processo singolare che ci forma e ci rende unici, pur nella nostra divisione strutturale interiore fatta di contrari, di bianchi e neri, di contrasti, di presenze e mancanze, si riflette nella solitudine dell’essere che nello spazio fisico si trova disperso.

Immortalato nel suo attimo di maggior solitudine, apparentemente isolato, l’uomo riconosce nella fotografia la sua immagine. É in quel momento che il singolo fra tanti, accende il riflettore su se stesso. Ma il tempo non si arresta, non si ferma e il suo progredire scandito lo muta facendo sì che egli si renda conto di essere unico, poiché portatore di una storia, di consapevolezza, poiché capace di modificare lo spazio che lo circonda. E quando realizza che il suo passaggio ha un senso, si sente piccolo, ma grande.

La fotografia blocca il flusso vitale della città, dandone degli spaccati singolari; momenti irripetibili come è irripetibile la storia di ogni singolo uomo. Gli scatti fungono così da medium, da filtro, da lenti attraverso cui cogliere qualcosa di intangibile. La bellezza che ne deriva non guarda al bello in senso lato, ma all’armonia delle cose che nel loro complesso ai nostri occhi funzionano, dialogano, formano stringhe di parole e discorsi. In questa prospettiva il tempo decade sullo spazio, nel momento particolare in cui si sono incontrati, scambiati storie, contrapposti, condizionati, giudicati e ne sono usciti e cambiati entrambi". Flavio Di Renzo

Per info: areart@superstudiopiu.com

Milano, 10 luglio 2015

RITRATTI DI MODA ALL'EXCELSIOR DI PESARO
Viaggio nella fotografia di Pasquale de Antonis

Fino al 31 Ottobre 2015 l'Hotel Excelsior di Pesaro (Lungomare Nazario Sauro) ospita 20 preziosi ritratti di Pasquale de Antonis, il fotografo che negli anni '50 contribuì a definire l'immagine dell'alta moda italiana a livello internazionale con i suoi servizi realizzati per le sartorie romane, la 'Hollywood sul Tevere', primo fra tutti l'atelier delle sorelle Fontana.
Organizzata in sinergia con i Musei Civici- la mostra all'Excelsior è un piccolo compendio all'antologica in corso a Palazzo Mosca, nel cuore di Pesaro: "Pasquale de Antonis. La fotografia di moda" che comprende anche ritratti di artisti come Balla e Guttuso; divi del cinema (Mastroianni, Gassmann, Loren, Magnani); intellettuali e registi (Visconti, Zeffirelli, Flaiano).
Le 20 immagini -perlopiù in bianco e nero- in mostra all'Hotel Excelsior sono rappresentative dello stile raffinato del fotografo abruzzese: volti femminili con grande vivacità espressiva tra cui spiccano Gina Lollobrigida e Silvana Mangano.
"La mostra di Pasquale de Antonis rappresenta un'opportunità per far luce sulla fotografia come forma d'arte fortemente 'contemporanea' e capace di parlare ad un pubblico davvero ampio e indagare il rapporto tra moda e fotografia" commenta Giorgio Bramante Donini, curatore insieme a Anna Maria Miele e Riccardo De Antonis. "La donna di De Antonis non è mai banale, non è sexy ma piuttosto fa emergere i valori della sua intelligenza. Quelle di De Antonis non sono le foto civettuole che tanto servono alla moda, sono foto ragionate con una regìa meticolosa intrisa di sapienza formale e che ben rivelano la conoscenza del cinema, del teatro e delle altre forme espressive".

Il ritratto di moda - 3 Luglio - 31 Ottobre 2015
Hotel Excelsior ***** 
 Lungomare Nazario Sauro 30/34, Pesaro  www.excelsiorpesaro.it 

Pasquale de Antonis. La fotografia di moda - 3 Luglio - 31 Ottobre 2015
Palazzo Mosca - Piazza Vincenzo Toschi Mosca 29, Pesaro  www.pesaromusei.it 

Milano, luglio 2015

LVENTURE GROUP: CO-INVESTIMENTO DA 400.000 EURO PER WHOOSNAP LA STARTUP CHE TRASFORMA GLI UTENTI IN FOTOREPORTER
L’investimento è stato effettuato da LVenture Group, Club degli Investitori di Torino e alcuni business angels
LVenture Group, holding di partecipazioni quotata sul MTA di Borsa Italiana, annuncia un coinvestimento per un valore complessivo di 400.000 euro in Whoosnap, la startup che con un’app  permette a qualsiasi utente di trasformarsi in fotoreporter e fornire, su richiesta, foto e video in tempo reale e senza ritocchi.
Il commitment complessivo di LVenture Group in questa operazione è pari a 100.000 euro. Ulteriori 150.000 euro provengono dal Club degli Investitori di Torino, composto da un gruppo di imprenditori, professionisti e manager piemontesi che investe in società innovative e ad elevato potenziale di crescita. L’investimento è stato effettuato in collaborazione con Euroventures, società di venture capital che ha selezionato e seguito l’operazione per conto del Club degli Investitori.
La restante somma è stata raccolta attraverso il contributo di diversi business angels.Whoosnap ha preso parte al 5° programma di accelerazione di LUISS ENLABS “La Fabbrica delle Startup”, acceleratore controllato da LVenture Group. Per Luigi Capello, CEO di LVenture Group e Founder di LUISS ENLABS - “Whoosnap è una startup con grandi potenzialità. Grazie al meccanismo di
certificazione che assicura la veridicità degli scatti, questo servizio sta trovando applicazione anche in
ambiti diversi da quello giornalistico per cui era stato originariamente concepito. Penso, in particolare, al
ramo assicurativo ma anche ad altri settori B2B. Queste nuove risorse daranno a Whoosnap la possibilità
di esplorare nuove possibilità di business”.
Whoosnap sviluppa una piattaforma, basata su un’app mobile, che permette di richiedere foto in tempo reale di uno specifico luogo o evento, sfruttando le dinamiche di crowdsourcing. Singoli utenti o aziende possono richiedere la foto inserendo una descrizione di quello che desiderano vedere, indicare il luogo dello scatto e definire una ricompensa, in denaro, per chi scatterà la foto. In tempo reale una notifica raggiunge tutti gli utenti georeferenziati nel luogo indicato, che hanno così la possibilità di catturare la foto richiesta. Il richiedente sceglie l’immagine (o le immagini) da acquistare tra quelle ricevute e Whoosnap trasferisce la ricompensa dal richiedente all’autore.
Il rilascio delle versioni ufficiali dell’applicazione per iOS e Android è previsto nel mese di Luglio.
“L’aumento di capitale - dichiara Enrico Scianaro, CEO e fondatore di Whoosnap - rappresenta un momento importante per la nostra azienda. Una conferma del lavoro fatto fino ad ora e soprattutto un contributo fondamentale per gli sviluppi futuri di Whoosnap.”

Milano, luglio 2015

LIBRI:  "UNA MISURA TRA LE RUOTE"

Ripercorrere il rapporto fra l’arte e Pirelli attraverso 450 immagini -realizzate tra Ottocento e Novecento - da oltre 200 artisti di fama internazionale per pubblicizzare i pneumatici Pirelli, celebrare gli anniversari del gruppo industriale o illustrare la rivista “Pirelli”, sulle cui pagine, dal 1948 al 1972, sono stati ospitati articoli, illustrazioni e immagini dei protagonisti della letteratura, del giornalismo, della fotografia e dell’arte italiana. È questo il senso del volume “UNA MUSA TRA LE RUOTE. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto”, edito da Corraini Edizioni grazie al progetto realizzato dalla Fondazione Pirelli a cura di Giovanna Ginex.
              

Il volume è stato presentato nel corso di un evento organizzato in collaborazione con Triennale di Milano e di Triennale Design Museum e con il patrocinio di AIAP (Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva) e che ha visto l’intervento di Marco Tronchetti Provera, Presidente e Ceo di Pirelli e di Fondazione Pirelli, e di Antonio Calabrò, Consigliere delegato di Fondazione Pirelli, insieme all’architetto Alessandro Mendini e ai designer Leonardo Sonnoli e Andrea Braccaloni. La riproduzione di una selezione di immagini e fotografie tra le più significative del libro rimarrà esposta al pubblico della Triennale di Milano fino a domenica 28 giugno.


"UNA MUSA TRA LE RUOTE. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto" - disponibile in italiano e in inglese - ripercorre in 448 pagine il dialogo con l’arte che, da oltre un secolo, caratterizza la storia di Pirelli. Un dialogo intenso e fertile avviato da Pirelli già all’indomani della sua fondazione quando, nel 1872, diede incarico a pittori e disegnatori dell’epoca di interpretare i propri spazi industriali. Nell’arco di poco tempo, le capacità illustrative si legano alle innovative campagne per i prodotti dell’azienda della P lunga, tratto distintivo della pubblicità Pirelli a partire già dal 1907.


Le maggiori firme della grafica e della pittura - Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Marcello Nizzoli, Pavel Michael Engelmann, per arrivare, dagli anni 50 in poi, ai contributi di Bruno Munari, Alessandro Mendini, Armando Testa, Bob Noorda, Alan Fletcher, Riccardo Manzi e tanti altri ancora - caratterizzano per tutto il Novecento la pubblicità Pirelli.


Proprio il racconto del prodotto, con le tecniche pubblicitarie più aggiornate e una cura per
l’immagine legata a scelte stilistiche profondamente innovative, contribuisce a rinsaldare l’identità di Pirelli come originale protagonista della comunicazione d’impresa e sensibile interprete delle evoluzioni dei linguaggi dell’arte. È un ruolo culturale chiave, in Italia e nel mondo, che Pirelli non ha mai abbandonato. I prodotti non vengono “raccontati” solo per le loro funzionalità ma anche attraverso valori, immagini e storie, così da evocare mondi, aspirazioni e sogni, in grado dunque di dare “un’anima di gomma” a un oggetto che appare “solo” tondo e nero.


Tradizione e innovazione, creatività artistica e scienza sono i pilastri della storia della
comunicazione di Pirelli. È un’eredità culturale forte, portata avanti recentemente dalla rivista aziendale ‘World’, che nel corso degli ultimi due anni ha visto contributi di nomi celebri come Jacques Le Goff, Eugeny Morozov, Zygmunt Bauman, così come dalle più recenti edizioni del Bilancio Pirelli, cui dal 2010 hanno contribuito scrittori di rilievo internazionale, come Hanif Kureishi, H.M. Enzensberger, Guillermo Martinez, William Least Heat-Moon e Javier Cercas, e illustratori del calibro di Stefan Glerum e di Liza Donnelly, fino a Dome, Alexey Luka e Marina Zumi, i tre street artist che con le loro opere hanno animato l’Annual Report 2014.


Talenti del mondo internazionale della grafica produrranno per Pirelli nuovi racconti e immagini Nel solco della continuità della storia culturale di Pirelli si inserisce il nuovo progetto, condotto in collaborazione con Corraini, presentato in occasione dell’evento tenutosi alla Triennale. Attraverso le segnalazioni di alcuni tra i più prestigiosi professionisti e insegnanti di grandi scuole nazionali e internazionali di grafica e design, Pirelli e Corraini coinvolgeranno un team ristretto di giovani talenti di diversa formazione e competenza, pronti a produrre nuove rappresentazioni e racconti di Pirelli e dei suoi prodotti.


Saranno Steven Heller della School of Visual Arts di New York, Klass Verplancke della Royal Academy of Fine Arts di Anversa, Andrea Braccaloni del Politecnico di Milano, Georg Barber della Burg Giebichenstein Kunsthochschule di Halle a segnalare i migliori giovani talenti nei diversi ambiti della grafica, del fumetto e graphic novel, street art e delle tecnologie digitali. L’obiettivo è formare un team operativo, il cui orizzonte si allargherà anche all’Asia, con le migliori giovani promesse in questi settori.
Le diverse visioni artistiche e i linguaggi contemporanei dei talenti che saranno selezionati
andranno ad arricchire ulteriormente il patrimonio di Pirelli, custodito anche grazie all’importante attività condotta dalla sua Fondazione.


“Il dialogo di Pirelli con l’arte e il design è sempre attuale. È testimoniato da questo libro, ma anche da altre recenti attività che riguardano i contributi letterari, la musica e il teatro, i Film Pirelli, il coinvolgimento di giovani artisti e grandi firme per illustrare il nostro bilancio, le esposizioni di HangarBicocca e il Calendario, icona di immagine e comunicazione Pirelli. Un dialogo che non è mai cessato e che oggi continua anche attraverso la nuova iniziativa che stiamo per avviare con la collaborazione di alcuni dei più prestigiosi professionisti internazionali della grafica”, ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, Presidente e Ceo di Pirelli e Presidente della Fondazione Pirelli.

Milano, 29 giugno 2015

Portaluppi: architettura spettacolo da Expo a Milano i disegni, i progetti e le fotografie più spettacolari di Piero Portaluppi

                                

Da giovedì 25 giugno a sabato  31 ottobre presso la Fondazione Piero Portaluppi e con il patrocinio di Expo Milano 2015, è visibile la mostra “Portaluppi, architettura spettacolo - da Expo a Milano”, dedicata alle opere dell’architetto Piero Portaluppi e curata da Alessandro Scandurra, architetto e direttore scientifico della Fondazione che con il suo contributo si pone l’obiettivo di avvicinare i non addetti ai lavori al mondo dell’architettura.

La mostra espone disegni, progetti e fotografie delle opere più spettacolari e caratteristiche dell’architetto, che hanno lasciato una profonda impronta su Milano dagli anni 20 alla fine degli anni 60, con un particolare focus sull’Expo di Barcellona 1929, per il quale realizzò il padiglione Italia.

Questa esposizione rappresenta la continuazione del percorso museale Casa degli Atellani e Vigna di Leonardo, realizzato dalla Fondazione e aperto al pubblico dal 1° maggio, al fine di permettere agli stessi visitatori di conoscere più da vicino l’architetto che ha restaurato la Casa degli Atellani e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, contribuendo a salvaguardare due importanti luoghi della Milano rinascimentale.

Nel corso dell’esposizione verranno proiettati spezzoni di alcuni filmati realizzati dall’architetto Portaluppi e il trailer del film “L’Amatore”, sulla vita dell’architetto, che la Fondazione distribuirà a settembre 2015.

Milano, 25 giugno 2015

 

NIKON PER IL PROGETTO RI-SCATTI:   LA MOSTRA

Si terrà al PAC di Milano dal 4 al 15 febbraio 2015 la mostra del progetto Ri_Scatti, il concorso fotografico supportato da Nikon nel 2014 dedicato ai senzatetto e ideato per combattere l’emarginazione.

All’interno della mostra saranno esposte 95 foto che documentano realtà spesso nascoste, scelte tra i numerosi scatti realizzati in due mesi da tredici persone senza fissa dimora con le fotocamere Nikon Coolpix L820, potenti compatte con zoom ottico grandangolare NIKKOR 30x e sensore CMOS da 16 megapixel che Nital, distributore per l’Italia dei prodotti Nikon, ha donato loro.

I 13 homeless, selezionati dai servizi sociali del Centro Aiuto del Comune di Milano, hanno fotografato le loro giornate mettendo in pratica ciò che avevano imparato durante due mesi di formazione professionale per apprendere l’utilizzo del linguaggio fotografico.

Nella mostra saranno presenti anche i ritratti di otto protagonisti, scattati dal fotografo di moda e lifestyle Stefano Guindani. 

Il concorso Ri_Scatti è stato ideato per dare l’opportunità di seguire un percorso di formazione professionale e d’inserimento sociale a coloro che si trovano in temporanea difficoltà. La mostra nel prestigioso PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano porta quindi all’attenzione momenti di vita ai confini della povertà raccontati dagli stessi protagonisti.

Il percorso della mostra è un racconto della loro vita attraverso la fotografia: dove trascorrono la giornata, cosa fanno, dove dormono, come si procurano i vestiti, dove si lavano e chi sono i loro “compagni di viaggio". Ma anche i loro sogni, le loro aspettative e la loro voglia di riscatto.

Milano, gennaio 2015

ITINERARI DI MODA di Andrea Varani

Andrea Varani è un affermato fotografo di moda, ma non nasconde la sua passione per la fotografia di natura e paesaggio che si manifesta in splendide immagini dove le modelle sono incastonate come gioielli nel paesaggio che le circonda. Andrea ha firmato, negli ultimi anni, numerosi servizi e copertine sulle più prestigiose riviste di moda, quali Uomo Vogue, Vogue Gioielli, Mondo Uomo, Donna e campagne pubblicitarie per Bulgari, Campari, Ermenegildo Zegna e molti altri. Ora possiamo ammirare 199 sue opere in  un libro intitolato UNTITLED 199 – Itinerari di Moda e nella omonima mostra che dal 12 fino al 21 dicembre è aperta nello spazio Tim-Expo alla Triennale di Milano.

Attualissima la realizzazione dell’esposizione con l’utilizzo di un puzzle di schermi (Samsung) e di postazioni con tablet dove scorrono le fotografie digitalizzate di Andrea Varani. Un sistema madiatico digitale “alla moda” per contestualizzare la fotografia con i nuovi mezzi tecnologici. Immagini accattivanti e spettacolari valorizzate da un sistema espositivo che piacerà certamente al pubblico giovane.

                                                      

Milano, 14 dicembre 2014             Armando Melocchi   http://fashionroaming.blogspot.it 

“THE CAL” Forma e Desiderio

  

Con la mostra "The Cal" Collezione Pirelli "Forma e Desiderio" che aprirà il 21 novembre e rimarrà a sollazzare le nostre pupille fino al 22 febbraio 2015, arriva, come una strenna natalizia, l'ennesima celebrazione del Calendario per antonomasia: il Pirelli, o The Cal, come ormai la permeante non-cultura americana lo ha soprannominato. Che dire se non ripetere che il Pirelli è nato negli anni '60, nella swinging London, ed è subito stato in grado di convogliare nelle sue immagini lo spirito dell'epoca. Controcorrente e atipico, è diventato un'icona, strumento e simbolo stesso dell'evolversi delle mode, dei gusti e delle forme, dell'immagine femminile. Nel presentare la Collezione, il critico Philippe Daverio, con la sua consueta anfitrionica  narrativa, ha raccontato gli esordi del Calendario nel 1964 e il clima di quegli anni, di come già le prime immagini abbiano saputo interpretare lo spirito del tempo, non a caso la prima edizione fù affidata al fotografo Robert Freeman noto per aver esaltato l'immagine dei Beatles. Distaccandosi dal "calendario da officina", sin dalle prime edizioni il Pirelli privilegiò la qualità d'immagine e la composizione, dove il prodotto Pirelli per eccellenza, il pneumatico, era solo accennato e mai esibito. La sensualità femminile era mostrata con grazia anche nelle immagini più sensuali, frutto dell'abilità dei rinomati fotografi e di un'attenta impostazione editoriale. Gli anni '80 lo consacrarono definitivamente a mito, anche grazie alle firme di fotografi quali Herb Ritts, Richard Avedon, Peter Lindberg, Bruce Weber, Peter Beard, Steve McCurry ed Helmut Newton e modelle come Naomi Campbell, Kate Moss, Lara Stone, Gisele Bundchen, Helena Christensen e molte altre  già celebrate sulle passerelle di Milano, Parigi, New York, senza dimenticare le attrici Monica Bellucci e Sophia Loren. Il Pirelli e' diventato un'opera d'arte in edizione limitata, oggetto di collezione, di ricerche artistiche e studi antropologici. Apparire su "The Cal" e' come ottenere una laurea in quell'effimero mondo dove l'immagine conta più della sostanza. 

  

C'è solo da chiedersi come, in tanti anni, non sia mai stato chiamato un fotografo italiano ad interpretarlo. Eccoci quindi a questa nuova mostra "Forma e Desiderio" curata da Walter Guadagnini e Amedeo M.Turello, distribuita in 5 temi fotografici, ha il pregio di non essere una parata cronologica delle pagine del calendario, ma una mostra fotografica sapientemente curata selezionando l'enorme archivio Pirelli. Preparatevi, quindi, a gustare queste splendide fotografie in questa esposizione che sarà senz'altro una delle più frequentate di Palazzo Reale. Per info: http://www.mostrathecalpirelli.it

Milano, 15 novembre 2014 Armando Melocchi     http://melaeocchi.blogspot.it

 

ASCENDERE ASSIEME A WALTER BONATTI.

 

Oggi non ho solo visitato una mostra, sono asceso alle vette e vissuto avventure accanto a Walter Bonatti. 

Il mio rapporto con la figura di Bonatti è sempre stato reverenziale, di ammirazione per le sue stupende fotografie e per l'uomo alpinista, esploratore e gran comunicatore. Da bambino conobbi le sue immagini dalle pagine di Epoca e, da adolescente, una monografia dedicatagli da Progresso Fotografico alimentò in me il mito di Walter fotografo.

 La mostra "Fotografie dai grandi spazi" al Palazzo della Ragione di Milano è, non solo un doveroso omaggio a Bonatti, ma un omaggio all'uomo in generale e al suo rapporto con la natura. Non a caso nelle immagini di Walter vi è spesso la sua presenza, piccola al cospetto dei grandi spazi, degli autoscatti in magnifici panorami che mai rappresentano semplici cartoline. Il rapporto con i media è sempre stato contrastato, per Bonatti, sin dalla contestata impresa del K2 fino alla tragedia del Pilone Centrale del Freney. Forse anche a causa di ciò, abbandonato l'alpinismo delle grandi vette, Walter Bonatti ha documentato in prima persona, sia con i testi che con le immagini ricche di autoscatti, le sue successive esplorazioni.

In questa mostra rivivrete le sue imprese, accanto a lui e dietro di lui, come un’esperta guida alpina vi farà innamorare di questo bellissimo nostro Mondo. 

Al Palazzo della Ragione di Piazza Mercanti a Milano dal 13 novembre 2014 al 8 marzo 2015.

Info:http://palazzodellaragionefotografia.it/exhibition/nei-grandi-spazi/ 

Milano, 12 novembre 2014 Armando Melocchi  

“SGUARDI REGALI” A VILLA REALE – IMMAGINI DI STEVE Mc CURRY

Giorni di forti emozioni tra Milano e Monza per la presenza del fotografo Steve McCurry, in Italia per presentare la sua mostra alla Villa Reale di Monza e il calendario Lavazza 2015 realizzato con le sue fotografie. Mc Curry, per chi ancora non lo conosce, è la “pop-star” tra i fotoreporter resi famosi dalla rivista National Geographic. Centinaia le sue immagini iconiche che ci hanno mostrato luoghi e popolazioni di paesi afflitti da carestie, povertà, disastri naturali e conflitti che Steve ha immortalato con efficacia ma, soprattutto, con rispetto, in uno stile fotografico unico, che gli ha valso innumerevoli riconoscimenti; nessuno prima di lui ha vinto per quattro volte il World Press Photo Award. Grazie all’organizzazione di Civita e dell’agenzia SudEst57, che ha anche curato l’allestimento della mostra, Steve Mc Curry è arrivato a presentarci i suoi ultimi lavori assieme ad una retrospettiva delle sue immagini più rappresentative. Oggi ha inaugurato la sua mostra “Oltre lo sguardo” allestita nelle prestigiose sale del secondo piano nobile di Villa Reale a Monza. Un allestimento originale e quanto mai spettacolare, quello realizzato da Biba Giacchetti e Peter Bottazzi, impegnati a valorizzare le immagini di Steve quanto a inserirle in un contesto, quello della restaurate sale di Villa Reale, che meritava di essere anch’esso valorizzato. Un impianto espositivo che stupisce, coinvolgendo lo spettatore a seguire gli sguardi che compaiono a volte d’improvviso, dietro una porta o davanti ad una finestra. E’ la Reggia stessa che, come una “première dame” ci invita nelle sue sale, attraverso corridoi prospettici, punti di fuga e finestre con vista sul lussureggiante parco. Peter Bottazzi ha ideato delle strutture in legno naturale, delle scale, delle fughe prospettiche sulle quali compaiono, a volte improvvise, le gigantografie con quegli sguardi che l’abile Mc Curry ha catturato.

Un esperienza da vedere e, soprattutto, da vivere; un omaggio del fotografo, dei curatori e di noi stessi spettatori alla bellezza di quegli “sguardi oltre lo sguardo”Info: http://www.mostrastevemccurry.it/mostra.html 

Milano, 29 ottobre 2014 Armando Melocchi         http://melaeocchi.blogspot.it

 

FESTIVAL FOTOGRAFIA ETICA a Lodi.

  

Nome un po' pretenzioso per questo Festival fotografico che si svolge nella città di Lodi il 17/19 e 24/26 ottobre, giunto alla quinta edizione, su realizzazione del Gruppo Fotografico Progetto Immagine che hanno avuto il merito di creare un Festival internazionale con un cartellone di mostre ed eventi di tutto rispetto. Un nome pretenzioso, dicevo, ed effettivamente il programma della manifestazione è dedicato a temi e soggetti a sfondo sociale dove lo spettatore è guidato ad approfondire, tramite le immagini, temi scottanti che, anche se si svolgono lontani da noi, ci richiamano ad una riflessione su ciò che ci circonda.   

Uno di questi temi, purtroppo sempre attuale, è "La violenza sulle donne". Su questo tema la fotografa lappone Meeri Koutaniemi, attraverso la mostra "TAKEN", illustra con drammatiche immagini in bianconero come viene ancora praticata la mutilazione dei genitali femminili in tenera età in riti tribali come quelli della tribù dei Masai in Kenia. Di un'altra violenza, più psicologica che fisica, ci parlano le immagini di Laerke Posselt che con il titolo "BEAUTIFUL CHILD" indaga il mondo dei concorsi di bellezza per bambini. Un fenomeno che ha un ritorno di popolarità, particolarmente negli Stati Uniti. Non poteva mancare, sul tema della violenza sulle donne, uno sguardo sul complicato mondo islamico e saudita, in particolare, dove la contraddizione tra modernità e tradizione di costumi e religione è più evidente. Tema svolto da Olivia Arthur in "JEDDAH DIARY". Il basket femminile, uno sport che per noi occidentali è una pratica più che normale, in paesi come quelli islamici è particolarmente osteggiato, anche perché sport "Americano". Suweys è una ragazza di 19 anni, è il capitano della squadra somala di basket femminile e, insieme alle sue compagne, sfidando le imposizioni islamiche, sono costrette ad allenarsi protette e nascoste da muri pieni di spari, nelle rovine della fallita città di Mogadishu. Il fotografo Jan Grarup ci rivela questo disagio con le immagini della mostra "I JUST WANT TO DUNK". Chiude la serie su questo tema la mostra "IN/VISIBLE" della fotografa Ann-Christine Woehrl che indaga la violenza perpetrata alle donne aggredite e sfigurate con l'acido. "LACRIME DI COCCODRILLO", invece, è l'indagine fotografica di Emanuele Satolli, sull'uso della "Krokodil", una droga fatta in casa, altamente tossica. 

Temi forti ed importanti quindi, trattati anche da altri bravi fotografi in rassegna che qui solo cito: Krisanne Johnson, Marc Asnin, Sandro Maddalena, Daniele Volpe, Giulio Di Meo,Simone Cerio. Uno spazio è dedicato ai vincitori  del Report Award 2014, Premio Italiano di Fotogiornalismo, Majid Saeedi, Oriol Segon Torra e Gwenn Dubourthoumieu. 

Presenti con appositi progetti le ONG Emergency, ARCS, Oxfam, l'Africa Chiama, Amici di Serena e MLFM.

Gli spazi espositivi occupano sedi prestigiose nella città di Lodi e sono organizzate visite guidate, incontri con gli autori, conferenze e seminari.

Per il programma dettagliato Vi rimando al sito http://festivaldellafotografiaetica.it/it/  

 

Milano, 17 ottobre 2014 ©Armando Melocchi  http://melaeocchi.blogspot.it

 

SOLLECITATI "I 5 SENSI" ALLO SPAZIO TADINI DI MILANO

 

Piacevole inaugurazione della mostra "I 5 SENSI" allo Spazio Tadini in Via Jommelli 24 a Milano. Una mostra collettiva che ospita opere moderne dove i materiali e i supporti hanno un'importanza fondamentale, materiali sui quali gli artisti sollecitano, appunto, i nostri sensi tramite carta, colore, legno, ferro, musica; stimolanti opere da ascoltare, annusare, toccare oltre che da osservare.

Più che un'esposizione, un percorso che sollecita lo sguardo tra pittura, fotografia, video, installazioni e scultura accompagnate da musiche e performance. Le curatrici, Silvia Ceffa e Miriam De Nicolò, splendide e piene di entusiasmo, hanno distribuito le opere in un assortimento di sensazioni e sapori che, come i migliori chef sanno fare, ci invogliano portata dopo portata a gustare tutto il menù. Una mostra non fine a se stessa, ma che coinvolge lo spettatore e lo guida ad apprezzare un panorama abbastanza vasto di opere. Tanti gli artisti rappresentati come pittori, fotografi, scultori, videomaker e performer. La mostra è aperta da martedì a sabato nel pomeriggio dalle 15,30 alle 19 fino al 24 settembre.

                          

Milano, 11 settembre 2014 ©Armando Melocchi

PIECES OF MAN

   

Durante questi giorni di frenesia modaiola di MILANO MODA UOMO, per la presentazione delle collezioni primavera/estate 2015, via Montenapoleone si è trasformata in una mostra a cielo aperto, per l'esposizione intitolata "Pieces of Man", con le immagini di MAURIZIO GALIMBERTI. L'Associazione Montenapoleone organizzatrice dell'esposizione, per presentare i particolari ritratti maschili fatti da Galimberti e per pubblicizzare un originale Selfie Contest realizzato grazie ad Accenture, ha offerto un cocktail presso il Ristorante Caruso del Gran Hotel et de Milan, dove Galimberti ha tenuto una performance fotografica ritraendo il grande fotografo Giovanni Gastel, che si è prestato come modello per questo eccezionale evento.

E' stata una felice occasione per vedere Galimberti all'opera con la sua Polaroid adattata per creare i suoi famosi ritratti-mosaico, oltre che conoscere il grande fotografo Gastel, che si è prestato come modello per questo eccezionale evento.

Milano, 24 giugno 2014         ©ArmandoMelocchi

 

IL FOTOGRAFO E LA MODELLA“I”.

  

 Negli anni ’80, acquistai un libro “fotografico”, edito da Gremese, dal titolo “Il Fotografo e la Modella”, dove John Kelly svelava “i segreti della fotografia glamour”. Uno dei tanti manuali ben illustrati che vendeva forse più per le immagini delle modelle ritratte che per le nozioni in esso contenute. Vi potete immaginare da giovine virgulto quante volte io abbia sfogliato quel libro, naturale, quindi, che 35 anni dopo sia stato incuriosito dalla mostra fotografica avente analogo titolo “Il Fotografo e la Modella”, allestita in occasione del Photofestival 2014 a Milano presso lo “Spazio Porpora” di via Porpora 16. L’esposizione, curata da Roberto Mutti, ci mostra le splendide immagini del fotografo Pietro Rovida che svelano l’anima di una modella splendida come Michela Maridati. Un progetto fotografico partito da lontano, creato in simbiosi tra fotografo e modella, realizzato con cura e una particolare armonia compositva. Pietro ha saputo entrare in simbiosi con Michela immortalando nelle sue immagini i diversi sentimenti che, non solo il corpo nelle sue nudità, ma anche i gesti, le mani, il sorriso o la malinconia, rivelano intime espressioni in tutta la loro bellezza. Durante la vernice Miky ci ha dato un saggio anche delle sue qualità canore, intrattenendoci con alcuni brani come cantante del “Duo senza nome”. 

           

Milano, 5 maggio 2014      Armando Melocchi

 

COLLEZIONE MARAMOTTI: Jeannette Montgomery Barron Scene                 Photographs of  he  1980's New York Art Scene       (4 Maggio - 31 Luglio 2014)

Lo sviluppo di una consapevolezza critica “post modernista” - attraverso punte avanzate di pensiero sviluppate da molti artisti - si esprime in un contesto nel quale anche il settore privato assume sempre più importanza nella produzione artistica, con una ricerca  quasi frenetica di nuovi talenti. Il successo artistico è correlato al concetto di celebrità: per la prima volta anche artisti giovanissimi divengono vere e proprie star (due esempi per tutti Haring e Basquiat).

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A New York la scena che si sviluppa nell’East Village e a Soho, il contesto culturale trasgressivo e pieno di energia, percepibile in luoghi come Area, Mudd Club, Odeon, e naturalmente nella Factory di Warhol, traslano in questi ritratti fotografici intensi e magnetici che trasmettono la netta percezione di come e perché queste figure siano divenute vere e proprie icone, figure di culto che hanno saputo  imprimere un modello di stile fashionable nei decenni successivi con una declinazione in molti ambiti creativi, non solo nell’arte, a livello internazionale.

Per la Collezione Maramotti è particolarmente interessante presentare una selezione di ritratti di artisti attivi in questo periodo le cui opere rappresentano un’importante core della Collezione, fortemente vocata all’arte americana degli anni Ottanta e Novanta: si offre in tal modo ai visitatori la possibilità di dare un volto agli artisti e creare una connessione con il percorso visuale della collezione permanente.  Percorrendo la mostra il visitatore si trova face to face con ritratti a dimensione naturale la cui sequenza propone un complesso sistema di relazioni tra questi soggetti: dal gruppo strettamente connesso alla Factory a quelli che si sono avvalsi della fotografia e della performance nella loro accezione politico-sociale, al gruppo di pittori  coagulati sulla ricerca di una nuova vitalità del segno pittorico dal graffitismo al neoespressionismo alla new geometry.

              

La mostra si accompagna a un piccolo libro speciale che accoglie testimonianze di quegli anni attraverso la forma del diario, della notazione, degli scatti presi negli studi e nelle case o nei clubs: un percorso minimale e intimo certo rispetto a importanti testi storici e critici dedicati a quegli anni, ma sicuramente interessante, in grado  di trasmetterci il sentimento di un momento a chi non l’ha vissuto.

Reggio Emilia, 3 maggio 2014
 

ARTESANTERASMO:    Camilla Borghese. Intervalli geometrici  (8 - 30 maggio)

       

Sei fotografie di grande formato, realizzate tra il 2010 e il 2014, e una serie dedicata all’edilizia romana e milanese degli anni '30-'60 compongono la  mostra personale di Camilla Borghese.

Gli scatti della fotografa romana si concentrano sull'architettura, seguendo le tracce di una forma classica che tende a ripetersi. Un lavoro che scorre nel tempo alla ricerca del reiterarsi di un determinato canone, dei principi di armonia e simmetria, e transita nello spazio per isolare piccole porzioni di città, producendo rigorosi intervalli geometrici.

Attraverso un approccio analitico, ogni edificio è isolato, tagliato, ravvicinato, osservato da angolature inconsuete alla ricerca dell’insolito nascosto nel quotidiano. Lo sguardo parte dunque dalla realtà per poi astrarla. Dietro all’immediata naturalezza delle inquadrature si cela sempre un meticoloso procedimento artificiale che comincia in strada, con l’uso del banco ottico, per terminare con un minuzioso lavoro di interpretazione del soggetto sino alla stampa.

L'antichità romana, i palazzi rinascimentali e le costruzioni novecentesche divengono contenitori di uno stesso ideale, in un percorso disseminato di rispondenze geometriche. La crescente tensione all’essenzialità conduce Borghese ad appiattire i volumi, alleggerire le masse, sottoponendo i suoi soggetti a un progressivo procedimento di astrazione volto anche a stemperare la retorica del monumento e liberare quel “senso del monumentale”, che è per lei «un sentimento, qualcosa di avulso dal concetto di grandezza».

Nei lavori più recenti interviene l’espediente cromatico e si afferma con forza l’elemento grafico, più evidente nei recentissimi scatti dedicati a Milano, come quelli della Casa Rustici di Terragni, trovando estrema soluzione nel diafano profilo del grattacielo Pirelli.

Nella serie delle “palazzine” l’inedita serialità, la rigorosa visione frontale, la luce neutra rinviano al linguaggio inaugurato dai coniugi Bernhard e Hilla Becher, avvicinando Borghese all’esperienza della Scuola di Düsseldorf. In continuità con un modus operandi che si rivela costante, la serie trova il primo spunto in una severa ricerca formale cui segue una necessaria mappatura dell’edilizia abitativa secondo criteri che, al di là di mere questioni di gusto, rispondono a una precisa riflessione sulla storia dell’architettura.

Milano, 30 aprile 2014

FONDAZIONE 3M: UNA MOSTRA FOTOGRAFICA SULLA BELLA MILANO CHE PIACE

Per celebrare la bellezza della città di Milano ed i suoi caratteri distintivi, la Fondazione 3M apre il proprio archivio fotografico e propone la mostra “Mi piace Milano” di Virgilio Carnisio, dal 23 aprile al 10 maggio allo Spazio Cappellari, nel cuore di Milano.

Nelle 28 fotografie in mostra, rivive la Milano delle case di ringhiera e dei cortili (con fotografie scattate rapidamente per eludere la sorveglianza di sospettosissime portinaie), delle vecchie botteghe artigianali, degli arrotini che usavano un angolo di strada come laboratorio, delle osterie con bocciofila, dei bar di periferia e delle latterie del centro storico.

Grandissimo conoscitore della città, Carnisio - nato a Milano nel 1938 - ha iniziato a fotografare a 20 anni con la sua Rolleiflex che teneva sempre con sé, anche quando in compagnia andava a ballare o a cenere nelle osterie della Bassa. Da allora non ha più smesso e nel suo sterminato archivio Milano occupa un ruolo centrale: tredici dei ventiquattro libri pubblicati da Carnisio hanno, infatti, come protagonista la sua città e i cambiamenti che l’hanno vista protagonista.

“Molto è cambiato sotto i nostri sguardi – scriveva Virgilio Carnisio -  anche se invecchiando si è portati a valutare positivamente il passato. A me piacevano quegli anni del dopoguerra in cui si frequentava l’oratorio se non altro per avere un campo da calcio quasi regolare e per strada – c’erano poche automobili – si giocava a tollini, a biglie, a figurine. La bicicletta era la nostra libertà, si andava al Lorenteggio dove c’era un mondo incredibile: i pesci da pescare, le rane da catturare, le farfalle da osservare. Inutile avere nostalgia, quel mondo è definitivamente scomparso”.

Mercoledì 7 Maggio, alle ore 18.00 presso lo Spazio Cappellari ci sarà un incontro con l’autore Virgilio Carnisio.

Roberto Mutti firma la curatela di questa mostra, così come delle numerose altre di Fondazione 3M che in questi anni valorizzano temi di interesse sociale, autori di notorietà internazionale e contemporanei, letture intriganti dell'identità storica nazionale.

Milano,  24 aprile 2014

SAVE THE ARTIST -  Opere fotografiche e stampe d’autore di Aldo Stefanni.

            

Aldo Stefanni  è un maestro della fotografia analogica, un alchimista, uno dei pochi rimasti a fare  immagini fotografiche con la maestria dei vecchi artigiani. Certo ha adeguato la sua arte anche alle nuove tecniche digitali, ma le stampe sono sempre ottenute con tecniche tradizionali e su supporti che rendono unica ogni sua immagine “fine-art”. In questi giorni, l’artista ha allestito una mostra delle sue opere nel proprio atelier in Via Paolo Paruta 9 a Milano. Un’occasione per ammirare questi capolavori e per ascoltarne l’affascinante processo e tecnica di realizzazione dai racconti dello stesso Stefanni. Le opere sono in vendita a prezzi decisamente convenienti, un’occasione da non perdere per collezionare immagini uniche per tecnica, gusto e composizione. Potete consultare  il catalogo on-line all’indirizzo http://www.save-the-artist.com. 

               

Milano, 27 giugno  2013        Armando Melocchi

 

ANTICORPI di Antoine D’Agata.   Fotografie viscerali per un pubblico adulto.

 

Allo Spazio Forma esposta una rassegna di immagini del fotografo marsigliese Antoine D’Agata,  allievo di Nan Goldin e Larry Clark, membro dell’Agenzia Magnum, artista irrequieto nella continua ricerca viscerale dell’espressività violenta, nel sociale e nel sessuale, tramite l’immagine fotografica.

Col titolo ANTICORPI viene rappresentata un’ampia rassegna di immagini che ci mostrano le due facce del suo percorso artistico a definire la violenza del mondo. La prima parte dell’esposizione è composta dalle immagini realizzate per la stampa in luoghi simbolo della violenza politica e sociale  quali Libia, Palestina e Auschwitz. La seconda parte è un percorso quasi ipnotico a testimoniare la violenza nel sesso, nelle droghe, nello sfruttamento individuale e nella prostituzione. Immagini forti, fotografie spiazzanti destinate ad un pubblico adulto. Un percorso di immagini che testimonia il coinvolgimento intimo dell’autore sia nei reportage come nelle testimonianze ed esperienze più estreme dove le identità sono c

onfuse, e corpi e ambienti hanno perso grazia ed armonia. E’ la spiazzante onestà di queste immagini che ammalia e attrae lo spettatore coinvolgendolo in queste esperienze estreme. La mostra, curata da Fannie Esculen e Bernard Marcadè, è una produzione di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con Le Bal di Parigi e il Fotomuseum Den Haag. Fino al 1 settembre in Piazza Tito Lucrezio Caro 1 a Milano.  

Milano, 26 giugno 2013          Armando Melocchi

 

PHOTOSHOW 2013: NATI CON UN OBIETTIVO

 

“Nati con un obiettivo” è lo slogan dell'edizione biennale di PHOTOSHOW, il salone della fotografia e delle attività correlate, che si svolgerà a FieramilanoCity dal 22 al 25 marzo 2013. Promosso da AIF (Associazione Italiana Foto & Digital Imaging) e dalla Camera di Commercio vedrà rappresentati i maggiori marchi del settore che esporranno le ultime novità. Parallelamente una serie di eventi e mostre sia all'interno dello spazio fieristico che nell'ambito espositivo milanese.

Tante iniziative sia per gli addetti ai lavori che per il pubblico: tornano i Photographers Days con momenti di formazione su tecniche di ripresa, post-produzione e workshop mirati sia per professionisti che fotoamatori. Ci sarà la possibilità di far visionare il proprio portfolio di immagini a professionisti dell'editoria e photo-editor prenotandosi on-line. Completeranno il panorama concorsi fotografici a tema e il Facebook Wall dove sarà possibile stampare ed esporre una propria immagine, le migliori saranno scelte e premiate da una giuria tecnica. Non mancherà l'antiquariato fotografico con un mercatino di attrezzature, materiali, apparecchi e curiosità. Tante, ovviamente, anche le occasioni per fotografare con situazioni ambientate, modelle e curiosità.

A corollario della manifestazione l'edizione 2013 di PHOTOFESTIVAL, il cui obiettivo è invadere la città con oltre 100 mostre e iniziative fotografiche dal 21 marzo al 30 aprile 2013.

Per ulteriori informazioni e il programma completo: www.photoshow.it e www.photofestival-milano.it  

Milano, 6 febbraio 2013     Armando Melocchi