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Art for Education 2017 | Inattese Meravigli

Albertina d’Urso e Alessandro Belgiojoso in una mostra fotografica a sostegno dell’istruzione femminile

 

Milano, 12 - 18 settembre 2017 | Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano La mostra dei fotografi

Albertina d’Urso e Alessandro Belgiojoso dedicata all’istruzione femminile racconta in 40 opere

l’impegno educativo di The Citizens Foundation TCF in Pakistan e restituisce la multiforme vivacità culturale

e sociale di un paese anco ra poco conosciuto in Italia.

“Se istruisci un bambino, avrai un uomo istruito. Se istruisci una bambina, avrai una donna,

una famiglia e una società istruita.” - Rita Levi Montalcini

Art for Education è un progetto pluriennale, lanciato nel 2016 dalla onlus Italian Friends of The

Citizens Foundation TCF con l’obiettivo di sostenere l’istruzione laica e di qualità attraverso

il linguaggio universale dell’Arte. L’iniziativa, che comprende diverse attività culturali organizzate

a Milano e a Roma, vede quest’anno la presentazione della mostra fotografica di Albertina d’Urso e

Alessandro Belgiojoso “Inattese meraviglie Viaggio alla scoperta delle scuole di TCF e del

Pakistan, un paese che guarda con slancio al futuro” al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di

Milano, dal 12 al 18 settembre 2017, orari 10.00 – 18.00, ingresso gratuito (Corso di Porta Ticinese

95, entrata lato parco). La curatela è stata realizzata in collaborazione con Laura Notaro, CoFounder & Head

 of Communication, Italian Friends of TCF e Alessia Glaviano, Senior Photo Editor, Vogue Italia.

 

The Citizens Foundation TCF è un’organizzazione pakistana non governativa, laica e senza scopo di lucro,

fondata nel 1995 da un gruppo di professionisti e imprendi tori illuminati del Pakistan.

Fin dalle sue origini, TCF ha promosso l’istruzione femminile di qualità e oggi offre l’opportunità di studiare

anche alle ragazze più svantaggiate delle regioni remote del paese

Grazie al costante impegno dei suoi promotori e a un’organizzazione consolidata in 22 anni di attività, TCF ha

impegno dei suoi promotori ormato un corpo docente esclusivamente femminile, raggruppa in oltre 1.441 scuole

204.000 allievi,equamente suddivisi tra maschi e femmine, in un paese dove l’analfabetismo è ancora dilagante.  

Italian Friends of The Citizen Foundation (IFTCF) sostiene l’impegno educativo di TCF

per l’istruzione femminile in Pakistan e organizza in Italia, in particolare a Milano e a Roma,

mostre, pubblicazioni di libri ed eventi per la raccolta fondi. Inoltre, Italian Friends of TCF intende

favorire la conoscenza e la diffusione della cultura e dell’arte del Pakistan in Italia.

Inattese meraviglie racconta la storia - inaspettata - delle scuole laiche e di qualità di TCF, dei suoi

allievi e allieve, le famiglie e i luoghi in cui queste scuole sorgono; narra l’universo artistico,

culturale, storico e sociale che caratterizza questo paese, il Pakistan, ricco di bellezze e contrasti, la

cui vivacità culturale e sociale è ancora poco conosciuta in Italia. Albertin a d’Urso e Alessandro

Belgiojoso hanno viaggiato tra Karachi, la capitale economica e culturale del paese, e Lahore,

antica città con testimonianze della civiltà Mughal.

Le fotografie di Albertina d’Urso catturano i momenti più intimi degli allievi e dei bambini nei

villaggi a casa e a scuola, le loro insegnanti, le famiglie e il contesto sociale intorno al quale si

sviluppano i campus di TCF. Non solo, anche le “storie di successo”, giovani donne nate in questi

villaggi a bassissimo reddito che grazie a TCF hanno acquisito la formazione e gli strumenti

necessari per apprendere una professione, in ambito sanitario o educativo, diventando vere e

proprie “agenti di un cambiamento positivo”, che TCF da sempre auspica per i giovani e per le

comunità in cui opera.

Le immagini di Alessandro Belgiojoso, allestite in “dittici”, si focalizzano sulla vita quotidiana nelle

città e sul loro fermento metropolitano, attraverso la contemplazione di grandi spazi e dei dettagli

più inaspettati, spostandosi dall’architettura antica a quella moderna di Karachi e Lahore. Uno

sguardo trasversale, onirico ma anche critico, che racconta la ricca varietà del Pakistan e la

complessità che questo paese si trova oggi ad affrontare, restituendo tutto il dinamismo di una

società che con slancio guarda al futuro.

La foto prescelta quale manifesto della mostra, di Albertina d’Urso, ritrae Unzila, 14 anni, alunna

TCF del Cowasjee Campus di Karachi e vincitrice del torneo studentesco di volano. La sua storia è

emblematica di una condizione sociale complessa (figlia di un autista di rickshow, 9 fratelli, il

maggiore finito in un giro criminale è stato ucciso), in cui l’istruzione sta innescando un

cambiamento positivo e cruciale, per Unzila e per la sua comunità. La fotografia è stata finalista al

FC Barcelona Photo Awards 2017.

I fotografi hanno donato le proprie opere a Italian Friends of TCF, e tutte le fotografie sono in

vendita, i proventi saranno devoluti a sostegno delle scuole di TCF a Karachi e Lahore.

In occasione del finissage della mostra, il 18 settembre, alle ore 20.00 nel chiostro del Museo si

terrà la tradizionale Cena di Gala a favore delle scuole di The Citizens Foundation TCF.

In tale occasione i fotografi Albertina d’Urso e Alessandro Belgiojoso presenteranno il loro lavoro in

Pakistan. Nel corso della serata si svolgerà inoltre una riffa benefica, realizzata grazie al contributo

degli sponsor - privati e aziende - che hanno donato i numerosi premi (vedi scheda allegata).

Per il Patrocinio del Comune di Milano conferito all’iniziativa si ringraziano Filippo Del Corno

Assessore alla Cultura, Domenico Piraina Direttore Polo Mostre e Musei Scientifici, Simone

Percacciolo Responsabile Comunicazione Polo Mostre e Musei Scientifici. L’iniziativa ha inoltre

ricevuto il Patrocinio dell’Ambasciata del Pakistan a Roma.

Milano, 7 settembre 2017

 

CUBA, COLORI E CALORE

 

Per chi si appresta a visitare Cuba o per chi l’ha già scelta come meta ed è tornato col desiderio di rituffarsi nella sua magica atmosfera, per gli aficionados dell’isola e per gli appassionati di fotografia, ecco un’idea per un magnifico regalo, da fare a se stessi o ad amici prima dell’estate: il bellissimo volume di Stefano Brisotto, Cuba 2016, Colori e calore, che ripercorre, in quasi trecento immagini, il viaggio compiuto lo scorso anno, dal 17 al 29 febbraio 2016. Brisotto, ingegnere elettronico, jazzista, scacchista, fotografo e grande viaggiatore, ha percorso quasi tutta l’isola da ovest verso est “passando anche attraverso diverse realtà rurali e piccole comunità raramente toccate dagli itinerari classici”, come scrive nella prefazione. Il risultato dei suoi scatti è un viaggio nell’anima di Cuba, nella sua storia, nei suoi paradossi e nelle sue contraddizioni. I volti e i paesaggi non sono mai banali, sono rivelatori dello spirito del luogo e delle vicende tormentate che hanno vissuto i suoi abitanti. L’occhio del fotografo guarda sempre in profondità e svela con intelligenza e discrezione sentimenti e ricordi di uomini e donne, giovani e vecchi, bambini e adolescenti. Sfogliare questo volume significa viaggiare anche nel tempo, accostarsi di nuovo alla Revolucion cubana e alle figure di Che Guevara e Fidel Castro; ma soprattutto significa trovarsi davvero sulle strade e le piazze di Cuba, tra la gente, sulle loro spiagge davanti al tramonto, nei locali ad ascoltare la loro musica. E la voglia di andare (o tornare) si fa grande.

Per informazioni /acquisto:

http://www.blurb.com/b/7581389-cuba-2016      https://500px.com/stefanobrisotto

Milano, 25 aprile 2017           Anna Busca

 

ISTITUTO CERVANTES:     "ASSEDIO a MADRID 1936-1939"

La Guerra Civile Spagnola  nelle immagini dell'Archivio Fotografico de la Delegacion de Propaganda y Prensa de Madrid durante la Guerra Civil.

Progetto: History e Photography. La storia raccontata dalla fotografia. www.history-andphotography.com 

A cura di: Alessandro Luigi Perna

Date: dal 18 marzo al 27 maggio

Milano, 17 marzo 2017

 

Museo Archeologico Nazionale di Crotone:  "Lievito madre. Il fermento del pane"

   

Fino al 31 gennaio 2017 potrà essere visitata, al Museo Archeologico Nazionale di Crotone, la mostra fotografica Lievito madre. Il fermento del pane.

L’esposizione è un appassionato reportage realizzato dal crotonese Andrea Imbrauglio.

La panificazione, in particolare, rappresenta forse il ciclo produttivo più intrinsecamente congiunto alla vita umana, non solo perché fornisce il fondamento stesso dell’alimentazione, ma perché ha origine nell’intimo legame con tutte le culture del mondo mediterraneo. Banale impasto di acqua e farina trasformato dal fuoco e dal lavoro dell’uomo in alimento, il pane rappresenta infatti nell’immaginario collettivo l’essenza di ogni nutrimento e la risorsa aggregante di ogni comunità, simbolo di unione e auspicio di fratellanza.

Di particolar pregio nelle immagini che compongono questa particolarissima mostra la manualità e gli attrezzi utilizzati per la realizzazione di questo bene prezioso.

Il Museo Archeologico Nazionale di Crotone afferente al Polo Museale della Calabria, guidato da Angela Acordon, è diretto da Gregorio Aversa.

La mostra fotografica Lievito madre. Il fermento del pane, resterà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2017 e potrà essere visitata secondo il seguente orario: 9.00 - 19.30.

Per le scuole è possibile concordare visite guidata telefonando al seguente numero: 0962 23082

Milano, 18 gennaio 2017

 

#IMAGINE2016 La storia del 2016 è la storia di ognuno di noi

In occasione dello speciale di Roberto Saviano dal titolo “Imagine”, in onda sul NOVE giovedì 29 dicembre alle 21:15, si inaugura a Milano la mostra collettiva realizzata con le foto inviate dai telespettatori al sito del canale nei giorni scorsi (www.nove.tv).

La mostra, composta da 29 scatti, 29 modi diversi di interpretare il mondo, è un percorso di ricordi e di emozioni da condividere con la città di Milano, allestita dal 19 dicembre al 1° gennaio 2017 in Piazza San Fedele.

Una delle fotografie esposte verrà commentata da Roberto Saviano proprio nello speciale televisivo “IMAGINE” che, dopo il successo dello scorso anno, tornerà giovedì 29 dicembre alle 21.15 sul canale NOVE. Un evento multipiattaforma che sarà possibile seguire in live streaming su Dplay (il servizio OTT gratuito di Discovery Italia), sul sito ufficiale Nove.tv, su Repubblica.it, sulle piattaforme social Facebook e YouTube e, in simulcast, anche sui canali free to air del gruppo Discovery Italia (Real Time, Dmax, Focus, Giallo).

Milano, 20 dicembre 2016

L’ARCHIVIO FOTOGRAFICO STORICO DELL’ASSOCIAZIONE

 ITALIA RUSSIA DA OGGI ONLINE

 

L'Associazione Italia Russia presenta il nuovo sito web dedicato all’archivio fotografico storico dell’Associazione: Un Paese allo specchio. Fotografie dall’archivio fotografico dell’Associazione Italia Russia.

La messa on line dell’archivio è parte di un progetto più ampio – curato dalla storica della fotografia Giovanna Bertelli – che ha riguardato la catalogazione, lo studio e la valorizzazione del Fondo fotografico dell’Associazione Italia Russia, la digitalizzazione di oltre 5.000 immagini e la creazione di un sito internet.

Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno di Fondazione CARIPLO, al patrocinio del Comune di Milano, alla consulenza scientifica dell’agenzia TASS.

Le fotografie dell’archivio sono da oggi consultabili on line con libero accesso per usi editoriali, di studio e commerciali.  Gli utenti potranno navigare nella storia sociale dell’URSS e utilizzare le immagini, protette dal diritto di riproduzione, per motivi di studio, editoriali, commerciali o richiederne una copia per collezione privata.

Italia Russia conserva un vasto patrimonio che si è costituito a partire dal 1946, anno della sua fondazione; in tale patrimonio confluiscono libri, periodici, manifesti e fotografie che costituiscono la Biblioteca dell’Associazione Italia Russia, tutelata dalla Regione Lombardia – Musei, Biblioteche, Archivi e Sovrintendenza beni culturali, perché  riconosciuta di interesse storico culturale particolarmente importante.             WWW.ITALIARUSSIAFOTOGRAFIA.COM

Il Fondo fotografico conserva oltre 5.000 immagini originali che ritraggono l’Urss tra il 1950 e il 1990: reportage fotografici realizzati da fotoreporters professionisti tra gli anni ’50 e i primi ’90 che l’agenzia  di stampa sovietica  TASS – partner del progetto Un Paese allo Specchio - e la VOKS (Associazione sovietica per le relazioni culturali estere) inviavano periodicamente in Italia affinché, attraverso l’organizzazione di mostre itineranti, fosse  nota la realtà della società dell’Urss. L’industria, l’istruzione, lo sport e la vita quotidiana, l’arte, la storia, il paesaggio e la conquista dello spazio: tutto mostra un Paese in continuo progresso e benessere. Le fotografie sono state conservate nel susseguirsi degli anni così come erano state ricevute: complete di introduzione, didascalie, spesso numerate e con indicazioni della sequenza per la presentazione al pubblico.

CONSERVARE, VALORIZZARE, DIVULGARE sono queste le tre idee che hanno guidato la realizzazione di questo progetto pensato per celebrare i 70 anni di attività dell’Associazione e che ha permesso di mettere in sicurezza e restituire al pubblico questo importante fondo fotografico che costituisce un vero e proprio patrimonio storico che mostra non semplicemente una società scomparsa, ma un tessuto di relazioni internazionali, culturali, diplomatiche unico nel suo genere.

«Oggi queste fotografie sono diventate un prezioso riferimento per conoscere la rappresentazione di sé che dava l’Unione Sovietica, una società rapidamente scomparsa con il dissolversi dell’URSS e che, proprio a seguito degli avvenimenti del 1991-1992 e dei successivi anni fino al 2000 circa, ha rapidamente rimosso il suo recente passato, specialmente nello stile di vita, nei ricordi personali tramandati alle nuove generazioni, disperdendo molte delle fonti documentarie che potevano aiutarla a ricordare, come i servizi fotografici ora conservati in questo Fondo. L’importanza storica è così notevolmente amplificata rendendo il Fondo un vero e proprio giacimento culturale fonte di informazioni preziose». Giovanna Bertelli

Milano, 18 dicembre 2016

Alla SCUOLA DELLA CUCINA ITALIANA ARTURO DELLE DONNE  con  "STILLLIKE"

 

Il 2 dicembre presso la Scuola de La Cucina Italiana, in via San Nicolao, 7 a Milano, è stata inaugurata STILLLIKE, la mostra fotografica di Arturo Delle Donne, fotografo specializzato in Food Photography, dedicata agli ingredienti fondamentali e più comunemente usati in cucina.

“Il progetto Stilllike è un omaggio fotografico alla cucina italiana, soprattutto al prodotto che sta alla base di tante ricette che sono la tradizione culturale della nostra cucina. Abbiamo, forse, il più grande patrimonio enogastronomico del mondo, fatto da una grande diversità di prodotti e il progetto a cui ho dato vita si basa proprio su questa diversità, vista in modo differente con uno sguardo ravvicinato, quasi analitico. Dei close up estremi che portano l’osservatore a gustare i soggetti delle foto soltanto con gli occhi riportando la mente a ricordi fatti di sapori”- commenta Arturo Delle Donne.

Abbiamo organizzato una mostra personale di Arturo delle Donne, con l’obiettivo di far conoscere al nostro pubblico quello che è il mondo della cucina in tutte le sue declinazioni. La cucina, ora più che mai, è in continua evoluzione e può prescindere da aspetti esclusivamente pratici, sposando nuovi concetti come il gusto per l’estetica, la moda e il design. Il fil rouge che ci lega a Condé Nast, ci ha spinti a proporre nuovi corsi, abbracciando trend comuni e di interesse, come il food design e la food photography, di cui Arturo ne è abile maestro. La mostra si fa portavoce di quelli che sono gli obiettivi e gli aggettivi che descrivono al meglio la Scuola de La Cucina Italiana: tecnica, gusto, prodotto e design” – così Emanuele Gnemmi, direttore de La Scuola de La Cucina Italiana.

La serie completa è composta da 20 scatti, di cui 13 in mostra e 7 in consultazione e su ordinazione presso la segreteria.

Contestualmente ai 13 scatti esposti nella sala eventi della scuola, saranno in vendita presso la segreteria una decina di fotografie in formato A4 che avranno sempre come soggetto singoli ingredienti della nostra tradizione.

La mostra è aperta al pubblico dal 5 al 23 dicembre, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30, su appuntamento. Per info e prenotazioni: scuola@lacucinaitaliana.it  – 02 49748004

Milano, 5 dicembre 2016

 

Spazio Aperto San Fedele:  Vittore Buzzi " Al cuore nero del mondo"

Date: dal 7 novembre al 17 dicembre    www.betharram.it

La mostra fotografica racconta la missione africana dei padri Betarramiti. Oltre 50mila bambini hanno frequentato le loro classi, almeno 100.000 persone sono passate dalle loro cure, più di diecimila famiglie hanno beneficiato del microcredito per acquistare sementi. In una delle nazioni più misere e disastrate del pianeta, il Centrafrica visitato anche da Papa Francesco nel 2015, un pugno di missionari italiani da trent’anni ha «rivoluzionato» con la sua paziente e generosa opera la vita di un’intera regione. Grazie al loro dispensario-ospedale, i bambini non muoiono più di malaria né le donne di parto, sono nate 130 cooperative contadine e 50 scuole di villaggio, il loro centro assiste a domicilio mille malati di Aids: forse i missionari non sono più tanto di moda, eppure una storia come questa lascia pensare che il mondo potrebbe essere migliore...

Milano, 6 novembre 2016

Maniscalchi firma un onirico calendario 2017 per ARKADIA ONLUS.

     

Una spettacolare location quale il Castello di Sammezzano, in Valdarno nei pressi di Firenze, è stato il pal

 

coscenico dove i primi giorni di settembre si è esibito il fotografo fiorentino Rossano B.Maniscalchi sul set del nuovo calendario 2017 di ARKADIA ONLUS, il cui ricavato dalle vendite servirà per l’acquisto di un pulmino per i disabili assistiti dall’Associazione.

Rossano ha coinvolto 14 splendidi “Angeli”, giovani modelle, che per alcuni giorni si sono avventurate, al limite dell’incolumità, sui vari spettacolari set allestiti all’interno del Parco e dentro il Castello. Tra loro la modella e attrice Eleonora Pieroni, che è arrivata apposta da New York per partecipare a questo importante evento benefico.

Il tema e le immagini che formeranno il calendario sono top-secret fino alla serata di presentazione il prossimo dicembre, ma abbiamo potuto assistere Rossano durante le riprese e documentare il backstage riprendendo qualche esclusiva immagine.

 

Il Castello di Sammezzano è stato edificato nel ‘600, in un fantasioso stile moresco, per volere della famiglia Ximenes D’Aragona, più volte rimaneggiato dagli eredi e dopo diverse vicissitudini, è ora in stato di abbandono. Chiuso al pubblico, grazie alla disponibilità di Gianni Ulivi, liquidatore e amministratore della Sammezzano Castle srl, è stato possibile a Rossano aprire le porte del Castello per realizzare questo splendido calendario.  

Arkadia Onlus era presente con una piccola delegazione guidata dalla curatrice Barbara Cortioli. Per info . www.arkadiaonlus.it .

 

   

Milano, 15 settembre 2016

 

Una finestra aperta sul mondo. È Siena, città della fotografia
Dal 29 ottobre al 30 novembre torna l’Art Photo Travel Festival

Il Festival si aprirà con la premiazione del Siena International Photography Awards: 45 mila gli scatti in concorso da 127 paesi del mond

                

   

    • 29 ottobre 2016: inaugurazione del Festival e premiazione della seconda edizione del Siena International Photography Awards: 45 mila immagini in gara da 127 Paesi 
    • ‘Beyond the Lens’: ai Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico in mostra per un mese le foto vincitrici del contest. Due le monografiche, per le categorie Il Vino e Storyboard
    • Otto mostre personali di grandi nomi della fotografia internazionale, da Melissa Farlow a Francesco Cito 
    • 15 workshop, 24 photo tour, 2 conferenze e tanti eventi collaterali 

SIENA. Per oltre trenta giorni, dal 29 ottobre al 30 novembre 2016, la città di Siena accoglie la grande fotografia internazionale con la seconda edizione di Siena Art Photo Travel Festival, una finestra aperta sul mondo e meta d’incontro per centinaia di professionisti, appassionati e giovani talenti. Dopo il successo dello scorso anno, che ha richiamato nella città del Palio grandi nomi della fotografia internazionale, l’edizione 2016 del Festival si presenta ancora più ricca di iniziative e opportunità. Undici mostre tra esposizioni collettive e personali in altrettante suggestive location del centro storico di Siena saranno il cuore di un evento che propone anche decine di appuntamenti tra workshop, photo tour, conferenze e occasioni di incontro informale con autori e fotografi internazionali: da Melissa Farlow, premio Pulitzer e fotoreporter di National Geographic in giuria già dalla prima edizione del contest, a Timothy Allen, fotografo di fama mondiale e responsabile della serie TV Human Planet per la BBC, fino a Majid Saeedi, documentarista iraniano che ha dedicato al racconto del popolo afgano gli anni più recenti della propria attività professionale di fotografo. In occasione del Festival saranno presenti a Siena anche Randy Olson, Francesco Cito, Stefano Unterthiner, Luca Bracali e Marco Urso.

      

              

         

La premiazione del SIPAContest inaugura il Festival. Il Festival si aprirà ufficialmente sabato 29 ottobre con la cerimonia di premiazione del Siena International Photography Awards (SIPAContest), concorso fotografico internazionale che, per l’edizione 2016, vede la partecipazione di oltre 45 mila immagini opere di fotografi professionisti, dilettanti e amatori provenienti da 127 paesi del mondo. Ogni scatto andrà ad arricchire una delle nove categorie in gara: libero colore; libero bianconero; fotografia di viaggio; persone e ritratti; natura; wildlife; architettura, sport; il vino (novità 2016) e storyboard. A decretare il vincitore assoluto e i primi classificati per ogni categoria sarà una giuria composta da ventisei tra le firme più prestigiose della fotografia mondiale: Melissa Farlow, Beth Wald, Tomasz Tomaszewski - già in giuria nell’edizione 2015 del contest - saranno affiancati da professionisti quali Ami Vitale, Karen Kasmauski, Dave Black, Richard Olsenius e Stefano Unterthiner, solo per citarne alcuni. Sul sito del contest, nella sezione giuria, è disponibile l’elenco completo dei componenti, con i relativi profili. La cerimonia di premiazione si svolgerà alle ore 18 presso il Teatro dei Rozzi, dove la sfera di cristallo Pangea sarà consegnata al ‘Photographer of the Year SIPAContest 2016’ e ai vincitori di ogni categoria in gara. Alle 20.30, a due passi da Piazza del Campo, sotto le antiche colonne del Tartarugone di Piazza del Mercato, si svolgerà il Gran Galà.

Beyond The Lens’: la mostra tributo delle foto vincitrici del SIPAContest. Si intitola ‘Beyond the Lens’ la rassegna fotografica collettiva che raccoglierà le immagini vincitrici del SIPAContest 2016 e una selezione delle più belle foto in concorso. Un omaggio all’attimo irripetibile immortalato dai fotografi di tutto il mondo che si sono guadagnati il podio del contest, che potrà essere ammirato in uno spazio unico: i Magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena, in Piazza del Campo, che conserva capolavori del periodo d'oro dell'arte senese, tra cui l’affresco dell'Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Per tutta la durata del Festival sarà inoltre possibile ammirare una selezione d immagini in concorso per le categorie Il vino e Storyboard. La prima raccolta trova la giusta collocazione nelle splendide grotte a mattoni dell’Enoteca Italiana, all’interno della Fortezza Medicea, mentre la seconda sarà ospitata nella sede storica dell’Arciconfraternita di Misericordia con un reportage di immagini che raccontano aspetti diversi della cronaca, della natura e del territorio.

Otto mostre per otto autori di fama internazionale. Location uniche, nel cuore storico della città, ospiteranno per tutto il mese di novembre anche mostre personali di otto grandi fotografi che hanno scelto Siena e il suo Festival: Melissa Farlow, Randy Olson, Timothy Allen, Majid Saeedi, Melissa Farlow, Luca Bracali, Vittorio Guida, Francesco Cito e Marco Urso. Ad accogliere gli straordinari scatti immortalati da Timothy Allen durante i suoi reportage negli habitat più ostili del pianeta e raccolti nella rassegna ‘End of the road’ saranno le sale della Biblioteca degli Intronati, mentre l’Accademia dei Rozzi sarà la cornice della mostra ‘Duality’, omaggio a Melissa Farlow e Randy Olson, che presenteranno un abbinamento di fotografie provenienti da oltre 50 lavori effettuati per National Geographic in 48 paesi del mondo. L’atmosfera e le architetture trecentesche del complesso museale Santa Maria della Scala, in Piazza Duomo, faranno da sfondo alla mostra "Il Palio di Siena in B&W" di Francesco Cito, tra i più celebri reporter del mondo. Un incessante sussulto di emozioni, suggestioni e fascino per una raccolta di scatti realizzata nel corso di oltre 10 anni di attività e che è valsa a Cito il primo premio al World Press Photo del 1996. Le antiche sale del Santa Maria ospiteranno inoltre l’installazione di Vittorio Guida, ‘Where are we now?’, un tributo al mondo contemporaneo attraverso un linguaggio primitivo e digitale, fatto di proiezioni, paure e speranze. Alla biodiversità e alla natura saranno dedicate due mostre: ‘Pianeta Terra. Un mondo da salvaredel fotoreporter Luca Bracali ospitata, presso l’Istituto d’Arte Duccio Buoninsegna e ‘Il signore dell'Artico, l’orso polare e il suo habitat’, di Marco Urso, allestita negli spazi seicenteschi del Museo di Storia Naturale dell'Accademia delle Scienze.

Un omaggio al Medio Oriente con la mostra di Majid Saeedi. In occasione dell’Art Photo Travel Festival sarà inaugurato a Siena un nuovo spazio espositivo nella parte Nord della città. Sarà infatti la Ex Distilleria dello Stellino, in Via Fiorentina, risalente alla prima metà del ‘900 e riqualificata in concomitanza del Festival, ad ospitare la mostra del documentarista iraniano Majid Saeedi. Il grande spazio, dal carattere industriale, è stato appositamente scelto per ospitare un’esposizione dedicata all’Afghanistan e alle immagini raccolte in questa terra di continui conflitti e occupazioni militari.

Workshop, photo tour, conferenze ed altri eventi. Siena Art Photo Travel Festival offrirà agli appassionati di fotografia, ma anche a fotografi professionisti, l’opportunità di partecipare a workshop fotografici e a corsi di postproduzione. Ad aprire il calendario degli eventi formativi sarà Melissa Farlow, fotografa di National Geographic, con il corso sulla fotografia documentaria che si terrà domenica 30 ottobre al Grand Hotel Continental. Una delle maggiori professioniste nel campo della fotografia digitale, Marianna Santoni, considerata un Guru di Photoshop, metterà a disposizione la propria competenza tenendo ben undici workshop tematici, dal 4 al 27 novembre. La cucina senese sposerà la passione per la fotografia con gli appuntamenti A cena con (Giorgio Bianchi; Fausto Podavini; Luca Bracali; Marco Urso), che si terranno in alcuni dei locali più apprezzati del centro storico.

Tra le conferenze, due appuntamenti su tutti: il 29 ottobre, "Fotogiornalismo e Reportage nei paesi in guerra", con Francesco Cito, e il 18 novembre, "Dalla passione alla professione. Come si diventa reporter", con Luca Bracali. Entrambi gli incontri sono validi per l'assegnazione di 4 crediti formativi agli iscritti all'Ordine dei Giornalisti. Il calendario degli appuntamenti, tutti su prenotazione, è disponibile su www.artphototravel.it. Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre possibile partecipare a photo tour guidati alla scoperta di Siena e della sua provincia che vanta la presenza di quattro siti patrimonio Unesco. La lista dei photo tour è disponibile sul sito, con possibilità di scelta tra 24 appuntamenti, dalla scoperta della Val d’Orcia con le luci dell’alba al percorso podistico tra i territori delle 17 contrade accompagnati dallo staff del Siena Urban Running&Walking. Per gli ospiti di tutto il mondo interessati a raggiungere la città in occasione del Festival, sarà possibile usufruire delle strutture convenzionate attraverso un voucher scaricabile dal sito web e accedere ai prezzi e agli sconti riservati da hotel, ristoranti e negozi partner dell’evento.

Siamo orgogliosi - commenta Luca Venturi, ideatore e direttore artistico del Festival - di presentare al mondo una seconda edizione del Siena Art Photo Travel più matura, composita e ricca di appuntamenti. In due anni abbiamo creato un evento importante, che travalica i confini della città di Siena e porta in Italia centinaia di persone accomunate dalla passione per questa splendida arte che è la fotografia, per l’amore del bello in ogni sua forma. Credo che questo successo, che trova conferma nei numeri e nel rilievo dei professionisti di fama internazionale che hanno scelto di esserci e di scommettere sul nostro giovane progetto, ci pone oggi alla pari con i grandi Festival di fotografia del mondo. Siamo partiti da un sogno, che giorno dopo giorno ha trovato linfa per crescere nel sostegno e nell’entusiasmo dei partecipanti, delle istituzioni, dei partner che ci stanno accompagnando in questo percorso. A novembre Siena ‘parlerà’ con la fotografia e sarà uno spettacolo unico. Mi auguro che saranno in tanti a volerne godere perché partecipare, esserci e crederci, sarà il modo migliore per aiutarci a crescere ancora”.

Promotori. Siena Art Photo Travel Festival è promosso dall’associazione culturale Art Photo Travel con il patrocinio del Comune di Siena. Per informazioni sul Festival e sul concorso è possibile consultare i siti web www.artphototravel.it e www.sipacontest.com, la Pagina Facebook, il profilo Instagram e il canale Youtube, dove è disponibile anche l’Official Trailer 2016.

Milano, 25 luglio 2016

I Giochi Olimpici di Rio 2016 saranno le Olimpiadi più visual di sempre

Getty Images è pronta per far vivere a tutti le emozioni del più importante evento sportivo internazionale

Getty Images, leader mondiale nel settore della comunicazione visiva, ha annunciato che documenterà le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Rio 2016 con l’ausilio di una straordinaria squadra di pluripremiati fotografi sportivi e con tecnologie innovative, in grado di trasformare il modo di vivere e seguire l’evento sportivo più importante dell’anno.

Getty Images schiererà un team di oltre 120 persone, con un roster di fotografi specializzati, che scatterà oltre 1,5 milioni di immagini, di cui oltre 85.000 saranno distribuite in tutto il mondo.

Getty Images potrà contare su circa 100 chilometri di fibra ottica, che consentirà ai fotografi di collegarsi in rete da tutte e 32 le location presso cui si terranno le gare dei Giochi Olimpici e di comunicare con gli editor situati nell’area stampa presso il Main Olympic Press Center. Questa velocità di connessione consente di trasferire le foto dai campi da gioco al sito www.gettyimages.it/olympics in soli 120 secondi.

Oltre alla presenza di uno specialista del gigapixel, che scatterà foto panoramiche a 360° delle location e degli eventi più importanti, tutti i fotografi Getty Images saranno dotati di fotocamere a 360°, per realizzare immagini in grado di trasportare lo spettatore direttamente nel cuore dei Giochi Olimpici. Nelle dieci location dedicate all’atletica, alla ginnastica e agli sport acquatici, le fotocamere per riprese aeree e subacquee saranno pronte a immortalare i momenti più importanti da prospettive inedite.

Le Olimpiadi 2016 saranno le più visual di sempre, e noi metteremo a disposizione le nostre eccellenze nel settore della fotografia per immortalare la bellezza di Rio e tutta l’intensità e l’emozione del più importante evento sportivo internazionale. La prospettiva originale dei nostri fotografi, acquisita in anni di specializzazione ed esperienza nel settore della fotografia sportiva, assicura a Getty Images la possibilità di catturare i momenti più importanti e unici delle Olimpiadi,” ha detto Ken Mainardis, Vice President Sports Imagery and Services di Getty Images.         Foto di   © Professional Sport/Popperfoto/Getty Images

Oltre alla copertura in diretta dei Giochi Olimpici di quest’anno, Getty Images offre, grazie all’Archivio Hulton, una delle più ampie collezioni di immagini delle Olimpiadi al mondo. Il suo archivio di immagini sui Giochi Olimpici, gettyimages.it/Olympics, copre più di 100 anni di gare, tra Olimpiadi e Paralimpiadi, a partire da quelle di Atene 1896.

Per vedere e condividere le migliori immagini di Getty Images sulle Olimpiadi di Rio visita www.gettyimages.it/Olympics.

New York, 21 luglio 2016

Galleria Sozzani: David Seidner

In occasione dei 25 anni di 10 Corso Como, la Galleria Carla Sozzani presenta per la
prima volta in Italia una mostra inedita di David Seidner, uno dei massimi esponenti della
fotografia di moda degli anni ‘80 e ‘90.
La mostra, in collaborazione con l’International Center of Photography di New York,
prevede un corpus di cinquanta fotografie che ripercorrono la sua ricerca fotografica in
oscillazione continua tra la moda, il ritratto e la storia dell’arte.
Nato a Los Angeles nel 1957, a diciassette anni si trasferisce a Parigi per lavorare come
fotografo e in breve tempo le sue foto sono pubblicate dalle più importanti riviste. Le sue
collaborazioni con il mondo della moda iniziano a diventare sempre più fertili e le sue
immagini presto documentano couturiers come Azzedine Alaïa, Chanel, Mme Grès, Jean
Patou, Ungaro e Valentino. Nel 1980 lavora su esclusiva per Yves Saint Laurent per due
anni. David Seidner è scomparso prematuramente nel 1999 a soli quarantadue anni,
lasciando una serie di opere che testimoniano la sua personale ricerca sulla fotografia e la
storia dell’arte, dove cercava di apportare quella che considerava la propria “prospettiva
filosofica”.
"Ciò che più mi interessa è evocare lo spirito della pittura attraverso la piega di un tessuto,
la posizione di una mano, la qualità della luce sulla pelle".
Le immagini di Seidner sono ricomposizioni costruite con abilità attraverso riflessioni in
frammenti di specchio o sovrapposizioni, collage, esposizioni multiple, manipolazione
diretta delle stampe, utilizzo di luci dinamiche e flash. La musica di John Cage, il
compositore della musica aleatoria e della “sinfonia dei cambiamenti” ispira molta della sua
ricerca estetica. Nel 1977, mentre lo fotografa per il Los Angeles Times, cerca di
correggere la distorsione del teleobiettivo, e così riprende John Cage dall’alto con cinque
diversi scatti di sezioni del corpo. Inizia da quel momento a riprendere i suoi soggetti con
scatti congiunti che poi ricompone nella figura intera.
Nel 1986 per il Musée de la Mode di Parigi fotografa i piccoli manichini di fil di ferro vestiti
con mini abiti su misura dai grandi couturiers dell’epoca: Balenciaga, Jacques Fath, Lucien
Lelong, Elsa Schiaparelli e Pierre Balmain creati nel dopo guerra per promuovere negli
Stati Uniti la moda francese. Seidner li ritrae in set poveri, semi-abbandonati quasi per
ricreare l’eco degli edifici bombardati e della guerra.
Le sue immagini sono apparse sulle riviste come Vogue (Italia, Francia, America), Harper's
Bazaar, Harper's & Queen, The New York Times Magazine, Vanity Fair, e hanno
influenzato la fotografia di moda per un intero decennio.
Un profondo interesse per il passato, la storia dell’arte e il ritratto lo avvicina allo studio dei
ritratti dipinti a olio del pittore John Singer Sargent. Negli anni Novanta, inizialmente per un
servizio su Vanity Fair, Seidner rintraccia i discendenti dei soggetti dipinti da Sargent,
soprattutto aristocratici inglesi e americani, e li ritrae nei sontuosi costumi dei loro antenati.
Con la serie dei ritratti di Sargent, David Seidner unisce le tecniche della fotografia
contemporanea a colori con le caratteristiche convenzionali dei ritratti dipinti di fine
Ottocento.

Le sue opere sono state esposte in varie istituzioni museali tra cui la National Portrait
Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Whitney Museum di New York. Nel 2008
la Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent gli ha dedicato una mostra personale. Il suo
lavoro Paris Fashions, 1945 è stato presentato all’ICP, International Center of Photography
di New York nel 2009.

Milano, 21 luglio 2016

Getty Images sostiene la nuova campagna Global Girls con i ritratti della pluripremiata fotografa Veronique de Viguerie


 

Getty Images, leader mondiale nel settore della comunicazione visiva, ha presentato oggi una serie di ritratti realizzati da Veronique de Viguerie, fotogiornalista Getty Images Reportage, con lo scopo di dare risalto alla nuova campagna Global Girls. La campagna, realizzata da Project Everyone, verrà lanciata a luglio per sensibilizzare il pubblico in merito ai problemi delle donne e delle bambine di tutto il mondo, mentre le Nazioni Unite sono al lavoro per raggiungere i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile stabiliti il 7 settembre 2015. I ritratti hanno come soggetti le giovani donne protagoniste del remake del video di Wannabe delle Spice Girls, diretto dalla regista MJ Delaney e realizzato per far sapere ai leader di tutto il mondo che cosa le ragazze ‘really really want’ (cioè cosa vogliono davvero, come recita un verso della canzone) nel 2016.

Veronique De Viguerie ha raggiunto il team di Project Everyone a Città del Capo, Mumbai e Londra per documentare con il suo obiettivo il dietro le quinte della realizzazione del video e per realizzare dei ritratti alle artiste coinvolte nel progetto. Ogni scatto mostra uno dei temi più sentiti da ciascuna protagonista: dall’importanza della qualità e dell’accesso all’educazione, alla lotta alla violenza sulle donne, alla sanità, alla battaglia contro il fenomeno delle spose bambine, fino all’impegno per una retribuzione equa e giusta per il proprio lavoro.

Le foto verranno utilizzate da Project Everyone in tutte le comunicazioni volte a promuovere la campagna Global Girls e per creare engagement. Le immagini sono inoltre disponibili in tutto il mondo sul sito di Getty Images, dove possono essere scaricate gratuitamente per uso editoriale e dove tutti i clienti Getty Images, quasi un milione in circa 200 Paesi nel mondo, potranno acquistare la licenza per usi commerciali.

Nel corso delle mie esperienze in Afghanistan, Siria e Sudan ho visto con i miei occhi la lotta delle donne per ottenere una educazione di qualità, per mettere fine alla violenza sulle donne e sulle bambine e per l’uguaglianza di genere.” ha detto Veronique de Viguerie. “Spero che questi miei ritratti, che mostrano donne sicure di sé e che fanno sentire la propria voce, possano aiutare questa campagna a raggiungere il cuore e la mente del pubblico e a stimolare un cambiamento.”

Supportando la campagna Global Girls, Getty Images continua la strada intrapresa come partner fondatore della campagna Global Goals delle Nazioni Unite: 17 obiettivi ambiziosi, da raggiungere entro il 2030, per sconfiggere la povertà, combattere le disuguaglianze e contrastare i cambiamenti climatici. Come partner fondatore, Getty Images ha messo a disposizione le proprie immagini più significative e pluripremiate, i migliori fotografi e la propria esperienza nel settore della creatività per far conoscere al mondo i 17 obiettivi delle Nazioni Unite.

In Getty Images crediamo che le immagini abbiano il potere di cambiare il mondo, per questo siamo orgogliosi di mettere a disposizione tutta la nostra esperienza di leader nella comunicazione visiva, il talento dei nostri fotografi e il nostro network di distribuzione internazionale, per sensibilizzare il pubblico mondiale su questi importanti obiettivi,” ha dichiarato Susan Smith Ellis, Chief Marketing Officer di Getty Images.

In questa era del digitale, le immagini sono più che mai uno strumento importante per la comunicazione, e noi crediamo che, grazie al potere degli scatti della nostra fotogiornalista Veronique de Viguerie, abbiamo l’opportunità di promuovere un cambiamento in positivo del mondo in cui viviamo.”

Questa non è la prima volta che Getty Images si impegna a promuovere il cambiamento in materia di diritti delle donne. Nel febbraio del 2014, infatti, Getty Images ha stretto una partnership con il progetto di Sheryl Sandberg, LeanIn.Org, lanciando la Lean In Collection: una selezione di immagini realistiche e autentiche che rappresentano le donne e le comunità che le supportano. Le foto di questa collezione sono più che triplicate da quando è stata lanciata, e le licenze d’uso sono state acquistate in oltre 65 Paesi, dal Kuwait alla Corea, dall’India a Israele, dall’Angola all’Australia, da Panama alla Polonia.

Il video Wannabe di Global Girls verrà presentato a luglio, insieme a un invito collettivo a condividere un’immagine che rappresenti uno dei temi più importanti per ciascuno dei partecipanti, con l’hashtag #WhatIReallyReallyWant. Per maggiori informazioni sulla compagna Global Girls è disponibile il sito web globalgoals.org.

Milano, 9 luglio 2016

Fotografia, gli scatti di Gianfranco Brebbia in mostra alla BCC di Varese

                                        

La storia del cinema sperimentale entra nella filiale varesina della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate. Dal 13 al 24 giugno negli spazi di via Veratti 1/A sarà visitabile “Idea assurda per un filmaker”, la mostra fotografica su Gianfranco Brebbia e la cultura internazionale a Varese negli anni Sessanta-Settanta. La selezione, composta da sedici scatti in bianco e nero dall’Archivio dell’artista, è curata dalla figlia dell’artista, Giovanna.

Il percorso fotografico proposto si sviluppa attraverso la selezione di fotografie in bianco e nero, alcune di queste realizzate dall’autore stesso, in alcuni casi con autoritratti, altre realizzate da altri fotografi che hanno voluto dedicare alla sua personalità di filmaker di cinema sperimentale immagini a volte molto teatrali.

Spiega la curatrice Giovanna Brebbia: «Le fotografie selezionate, oltre a documentare l’amore autentico di Brebbia per il cinema, in particolare per il cinema sperimentale, offrono lo spaccato di un’epoca, gli anni Sessanta e Settanta, mettendo in luce uno straordinario momento di vivacità artistica nella città di Varese. La fotografia di Fernanda Pivano alla libreria Campoquattro nel 1970, è un documento rappresentativo di questo momento storico ricco di cultura e creatività».

I testi di Gianfranco Brebbia, che accompagnano alcune fotografie, sono stati estrapolati in parte dall’Archivio dell’Autore, in parte da riviste e da volumi che contenevano articoli dedicati al cinema sperimentale, dove lo stesso Brebbia ha descritto le sue tecniche e la sua visione alchemica della cinematografia sperimentale.

«Come banca del territorio abbiamo voluto essere parte delle iniziative che Varese sta meritoriamente organizzando per ricordare un suo artista –spiega il presidente della BCC Roberto Scazzosi– Brebbia è stato una personalità eclettica, capace di esprimersi attraverso molti linguaggi e sempre con una vena sperimentale che ancora oggi affascina. Mi auguro che questa mostra nella nostra filiale possa contribuire a farlo conoscere e apprezzare ancora di più».

La mostra nella filiale varesina della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate rientra nelle iniziative dedicate al filmaker varesino partite lo scorso anno con il primo convegno “Idea assurda per un filmaker” e a seguire il secondo nell’aprile del 2016 all’Università degli Studi dell’Insubria, realizzati in collaborazione con il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”, il Centro Internazionale Cinema Sperimentale “Gianfranco Brebbia” e con l’organizzazione di Consel.

Milano, 14 giugno 2016

MUSEO DEL NOVECENTO:        CLAUDIO SINATTI

Titolo: Slitscape

Curatore: Cesare Cicardini

Date: dal 20 maggio al 4 settembre 2016

Info: www.museodelnovecento.org

 

Slitscape – a cura di Cesare Cicardini - si concentra sull’inedito lavoro fotografico realizzato tra il 2012 e il 2013 da Claudio Sinatti, artista che ha saputo attraversare lungo tutta la sua carriera diversi territori espressivi, sperimentando ed esplorando nuovi linguaggi, dalla net image alla musica, dalla street art alla fotografia.

Writer, video maker, pioniere del video mapping, Claudio Sinatti, prematuramente scomparso nel 2014, è stato uno dei protagonisti della scena underground milanese degli anni Novanta. Slitscape presenta 27 immagini realizzate dall’artista in diversi luoghi tra la sua città, Milano, e il mondo, da Dubai a New York, con la tecnica dello slit-scan, che consiste in una ripresa fotografica in movimento e con un’esposizione prolungata, elaborata da un software. Il risultato non è la rappresentazione statica di un luogo, bensì la restituzione bidimensionale di un tragitto lungo lo spazio e il tempo. Sinatti si avvicina alla fotografia come mezzo artistico compiuto, di sintesi: se da una parte i lunghi frame rappresentati nelle fotografie sono delle vere e proprie mappe, leggibili nei due sensi di andata e ritorno, a livello estetico evocano una lirica riproduzione dell’immagine elettronica. Con Slitscape, Sinatti diviene un viaggiatore nello spazio, capace di sondare oltre la superficie, oltre la materia, scrutando nella profondità del tempo. In mostra sono esposti anche tre video realizzati in collaborazione con importanti compositori e musicisti: Gardening (2000), A Shaved Mint (2007) e Canzone di Sabbia (2012).

Per l’occasione, Luca Barcellona, calligrafo di fama internazionale, esegue interventi di lettering site-specific e un inedito lavoro in dialogo con i paesaggi di Slitscape, in omaggio all’amico Claudio Sinatti.
In memoria di Claudio Sinatti, la Fondazione Vodafone Italia sostiene il progetto di ricerca scientifica sul Sequenziamento di Nuova Generazione del Genoma, finanziato da AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma, e realizzato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Milano, 20 maggio 2016

 

WORLD PRESS PHOTO '16      -    Fotografia e giornalismo

      

La Galleria Carla Sozzani presenta la 59a edizione del World Press Photo, uno de importanti riconoscimenti nell’ambito del Fotogiornalismo mondiale. Ogni anno, dal  una giuria indipendente formata da espert internazionali, è chiamata a esprimere  migliaia di domande di partecipazione provenienti da tutto il mondo, inviate alla Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e rivisteTra i 41 fotografi premiati nelle otto categorie del concorso (spot news, notizie attualità, vita quotidiana, ritratti, natura, sport e progetti a lungo termine) due gli italiani Francesco Zizola (categoria: attualità, secondo premio) e Dario Mitidieri .

Quest'anno la giuria ha scelto come “Foto dell’anno 2015”, un'immagine del fotografo australiano Warren Richardson che ha lavorato al confine tra Serbia e Un raccontando la crisi dei rifugiati. La fotografia premiata, scattata nella notte del 28 del 2015, ritrae un uomo che aiuta a passare un bambino attraverso il filo spinato confine serbo-ungherese a Röszke. L’immagine ha vinto anche il primo premio categoria spot news.

Francis Kohn, presidente della giuria e direttore dell'agenzia France-Presse, ha dicharato Fin dall'inizio abbiamo capito che questa foto era importante. Abbiamo pensato avesse un tale potere per la sua semplicità, in particolare per il simbolo del filo spinato.

      

Aveva la forza per trasmettere visivamente ciò che sta accadendo con i rifugiati. R che sia una foto molto classica, senza tempo. Ritrae una situazione, ma il modo in stata fatta è classico nel senso più ampio della parola.

Tutte le foto vincitrici vengono presentate in un tour mondiale in 100 città in cirnazioni nel corso dell'anno, e vengono viste da più di 3,5 milioni di persone in tutto il mondo.

Il 1° febbraio di quest'anno è stata convocata ad Amsterdam una giuria con da 18 professionisti riconosciuti a livello internazionale nel campo del fotogiornali provenienti da 16 paesi e presieduta da Francis presidente dell'Agenzia France-Presse. La giuria è indipendente, e tutte le voci sono

Una segreteria senza diritto di voto tutela l'equità del processo di selezione ed esposizione, l’unico vincolo espositivo  è che tutte le immagini premiate vengano espo senza alcuna censura. presentati in forma anonima. senza alcuna censura.

      

Sono stati premiati 41 fotografi di 21 nazionalità: Australia, Austria, Brasile, Canada, C

Francia, Germania, Iran, Italia, Giappone, Messico, Portogallo, Russia, Slovenia, Sud

Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Siria, Turchia e Stati Uniti.

Da ventidue anni la Galleria Carla Sozzani presenta questo premio mondiale.

Milano, 7 maggio 2016

Fondazione Luciana Matalon:  "ALLA SCOPERTA DEL GIAPPONE"

   Felice Beato e la scuola fotografica di Yokohama 1860 - 1910. (27 aprile / 30 giugno)

   

La mostra presenta una documentazione fotografica, delle prime immagini scattate in Giappone, tra cui spicca il lavoro di uno dei maggiori fotografi dell’Ottocento: l’italiano Felice Beato.

Questo prezioso materiale, proveniente dalle collezioni del Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari di Firenze, contribuisce ad esemplificare l’interesse e il fascino esercitato dal mondo orientale alla fine dell’Ottocento nella cultura europea.

L’esposizione raccoglie 110 fotografie originali d’epoca (vintage-prints) colorate a mano con prodotti all’anilina, che ne caratterizzano inconfondibilmente la provenienza dall’atelier di Beato, oltre a tre preziosi album-souvenir con copertine originali, in lacca, madreperla e avorio, che testimoniano la moda orientalista largamente diffusa nell’Europa del XIX secolo.

L’iniziativa, curata da Emanuela Sesti, responsabile scientifica della Fratelli Alinari Fondazione, è organizzata e prodotta da Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e Fondazione Luciana Matalon, con il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, dell’Ambasciata del Giappone, del Consolato Generale del Giappone, della Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia e fa parte del programma ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Giappone.

    

Felice Beato, di origini veneziane naturalizzato inglese, nato nel 1832 e morto a Firenze nel 1909, nei suoi primi anni di attività lavora insieme al fratello Antonio e al fotografo inglese James Robertson a Costantinopoli durante gli anni della guerra di Crimea, della quale riportano alcune straordinarie immagini di documentazione. Nel 1857, sempre accompagnato dal fratello e da Robertson, inizia il suo viaggio verso Oriente, raggiungendo l’India e nel 1860 la Cina.

Nel 1863 arriva da solo in Giappone, dove rimane per oltre 15 anni e fonda la sua attività fotografica insieme al pittore Charles Wirgman, specializzato nella caratteristica coloritura delle stampe fotografiche di Beato. La mancanza di colore nelle fotografie ottocentesche era avvertita come un limite e la policromia di queste stampe, unite alla loro raffinatezza e esoticità, hanno contribuito al grande successo commerciale con cui furono accolte, tanto che Beato e Wirgman crearono una vera e propria scuola a Yokohama, alla quale collaborarono molti artisti locali.

    

Tale scuola proseguì la produzione delle fotografie ‘alla maniera di Beato’, anche molti anni dopo la partenza del fotografo italiano, creando uno stile e una moda che perdurò fino ai primi del Novecento.

Per la colorazione di una buona fotografia occorreva quasi mezza giornata. I tempi erano così lunghi che vennero assunti sempre più artisti in un solo atelier, istituendo così una catena di montaggio che aveva una gerarchia produttiva ben precisa e che seguiva anche le inclinazioni e il grado di abilità di ciascun colorista.

La Yokohama Shashin, ovvero la fotografia in stile Yokohama, acquisì notevole importanza grazie al turismo.

I viaggiatori compravano,  come souvenir, gli album con una cinquantina di immagini circa, affascinati dal Giappone e dalle sue più antiche tradizioni di vita sociale e di costume, ma anche dalle atmosfere e dagli irripetibili paesaggi ricchi di fascino e spiritualità, cercando fotografie che confermassero l’immagine esotica che avevano del Giappone, in antitesi alla cultura del mondo occidentale.

Attraverso le fotografie del XIX secolo realizzate in Giappone, si possono leggere i costumi, i paesaggi, la vita quotidiana giapponese: le geishe, i samurai, i lottatori, i monaci buddisti, i piccoli artigiani, i paesani, ma anche i paesaggi, i fiori e le scene di strada. Ogni immagine è una finestra aperta sul mondo orientale, su un lontano e sconosciuto Giappone che grazie alla fotografia si offriva alla curiosità del pubblico europeo del secolo scorso. Per maggior info: www.fondazionematalon.org

Milano, Fondazione Luciana Matalon, 26 aprile 2016

 

60 x 60: PER LA PRIMA VOLTA “CARAVAGGIO IN CUCINA” DI

 RENATO MARCIALIS IN UNA MOSTRA MULTISENSORIALE

 NELL’ANTRO DOVE E’ NATO IL PROGETTO

Dal 20 al 22 maggio 2016, in occasione dei 60 anni dell’Autore, “Caravaggio in Cucina” torna a mostrarsi al pubblico attraverso un’esposizione unica di 60 foto presentate presso lo Studio Renato Marcialis (via Giacomo Watt 10, Milano), luogo in cui il progetto ha preso forma e dove il pubblico sarà accolto nelle ambientazioni fatte di oggetti ricercati e di antiquariato della gastronomia italiana, luci, atmosfere e colori che hanno fatto da culla a queste opere più che da mera cornice.

Autore di scatti affascinanti e originali e con quarant’anni di esperienza nella fotografia enogastronomica, Marcialis ha collaborato alla realizzazione di circa cento libri, ricettari e cataloghi. Dalle sue sperimentazioni sulla luce è nato il progetto “Caravaggio in Cucina”, una collezione in continua evoluzione di nature morte dove il soggetto è illuminato con una fonte di luce assai potente ma concentrata, delle vere e proprie pennellate di luce, che fanno emergere dal buio le forme ottenendo degli effetti fuori da qualsiasi schema e senza l'ausilio della "magia" di Photoshop. Le immagini così realizzate vengono quindi stampate su tela fine art Epson e collocate su un telaio di legno. Sulle immagini viene applicata una vernice di protezione, lasciando visibili delle pennellate che ingannano piacevolmente chi le guarda per la loro sorprendente somiglianza con i dipinti a olio.

Scrive Marcialis: “...e riposto il pennello, disegnai con un raggio di luce, forme e colori, altresì nascosti da una incommensurabile oscurità.” Nulla di meglio di questa concisa frase, spiega la tecnica fotografica delle mie immagini. Il tipico pennello del pittore intriso di colori, in questo caso è sostituito da un ugual pennello dal quale al posto dei colori, scaturisce un raggio di luce con cui illumino, dove ritengo opportuno, i soggetti posizionati in una accurata composizione.”

A divertente contrappunto delle immagini seriose e "quasi" impeccabili che raccontano delle nostre origini e della nostra cultura culinaria italiana, dove i prodotti ritratti arrivano direttamente dall’orto dell’Autore nelle Marche, Marcialis associa un titolo dal sapore poetico e dalla sfumatura ironica, come “Estrema protezione” in cui si vedono dei carciofi con le spine legati da uno spago in un bouquet da sposa, oppure “Mai smettere di sognare” in cui è ritratta una donna, in una delle poche immagini del lavoro che include anche un soggetto umano, che con sguardo pensieroso è assorta nell’atto di tagliare una verza. Info: www.caravaggioincucina.it

Milano, 25 aprile 2016

FORMA MERAVIGLI:  riflessioni sulla  mostra fotografica “War is over” 


Si tratta di foto, tutte di ottima qualità, scattate durante la seconda guerra mondiale, quasi tutte in Italia (le poche non italiane sono state aggiunte solo come completamento: penso a quelle, famosissime, della firma della resa del Giappone a bordo della corazzata Missouri nella baia di Tokyo, nei primi giorni di settembre del '45, quando l'Europa era in pace già da 4 mesi). Ciò che rende originale la mostra è che le 140 foto sono divise in due tipologie secondo la provenienza:
quelle di fonte americana, dei Signal Corps dell'esercito USA, per lo più a colori; quelle di fonte italiana, dell'Istituto Luce, tutte immancabilmente in bianco e nero. Sono comunque esposte correttamente, cioè non in stanze separate: ogni sezione tematica comprende infatti foto di entrambe le provenienze. A dar retta al titolo dovrebbero riguardare solo la fine della guerra, ed è così per la maggior parte; qualcuna però risale a prima dell'inizio od alle prime fasi. In realtà molte foto della fine 1943 o '44 (tutte USA), pur lontane dalla fine ufficiale, illustrano veramente una guerra finita, almeno per i civili, semplicemente perché sono state scattate nel Meridione, nelle zone via via liberate dagli Alleati.
Negli anni della guerra la fotografia a colori era già una realtà corrente (anche se comunque minoritaria) negli USA ed in Germania, merito delle pellicole Kodak e Agfa rispettivamente. Da noi, tanto per cambiare, la tecnologia era più indietro: la Ferrania non era ancora in grado di sfornare pellicole a colori affidabili e nella quantità richiesta. E il colore ha un peso enorme nelle fotografie che devono servire a documentare degli eventi. Siamo abituati a vedere le foto del passato in b/n (che ha dominato fino agli anni '50) e magari non troppo “ad alta risoluzione”; questo dà alle foto una certa patina che le allontana subito da una percezione di immediatezza: sembra roba di un altro pianeta. Ma guardando quelle foto a colori, e tutte di ottima qualità, sembra di sentircisi “dentro”, quasi che fossero state scattate adesso. Solo certi particolari tradiscono l'epoca, come i mezzi di trasporto, ma soprattutto l'abbigliamento della gente, e delle donne in particolare: quello dei civili italiani sembra lontano un secolo (e per le popolazioni rurali lo è), mentre quello delle ausiliarie americane è modernissimo ma troppo legato ai canoni del momento e quindi, per ragioni opposte, ugualmente lontano. Le nostre foto, per contro, potrebbero anche essere della prima guerra mondiale. Altra figura da cioccolatai; è anche da particolari come questo che ci si rende conto di che razza di avversario avevamo sfidato. Ormai dalla prima guerra mondiale era chiaro che in guerra non vince più l'esercito più addestrato, più agguerrito, più indomito, quello che manovra meglio; vince quello che ha dietro di sé più fabbriche, più tecnologia, e non solo come livello, ma soprattutto come diffusione. Viene in mente il famoso aneddoto del giornalista Giovanni Ansaldo che, appena dichiarata la guerra agli USA, per far capire a Ciano che l'avremmo persa, gli mostra l'elenco telefonico di New York del 1940: erano già allora due volumi delle dimensioni di quelli odierni, mentre quello di Milano era un dépliant di qualche foglio appena. 

Le foto USA seguono ovviamente l'avanzata degli Alleati da sud a nord, mentre l'Istituto Luce deve seguire la R.S.I. e ritirarsi con essa nella stessa direzione, man mano che avanza il nemico. Essendo questa l'unica fonte italiana delle foto in mostra, non ci sono immagini della guerra partigiana. Dal punto di vista dei militari non c'è differenza: sono in guerra entrambi. Ma per i civili la situazione sui due fronti è opposta: al sud l'incubo è ormai finito, mentre continua al nord. Però le condizioni di vita nelle due Italie non sono esageratamente diverse: anche se al sud si è finito di sparare, non sono per niente finiti la fame e gli stenti; dovunque la gente deve arrangiarsi, e anche con grossi compromessi, per sopravvivere. Non ci sono foto della pineta di Tombolo (LI), ed è un peccato, perché anche quella specie di città fuorilegge, dove imperversano gioco d'azzardo e prostituzione, fa parte della realtà del momento. Anche l'abbondanza di beni USA tocca appena di striscio la popolazione nelle zone liberate, e anche lì si vive sempre sotto occupazione. Sempre meglio comunque che dall'altra parte, dove dietro l'apparente tranquillità delle foto ci sono le delizie dell'occupazione tedesca.  
Una caratteristica che accomuna i due ambiti è che si tratta sempre di foto di propaganda. Questo in guerra è inevitabile, e vale tanto per i regimi dittatoriali che per quelli democratici. Ciascuno deve far vedere che le cose vanno bene per i nostri e male per i nemici. Prima di tutto, il morale; ed ecco, da entrambe le parti,  primi piani di soldati (i nostri, s'intende) con facce fierissime e spavalde, così come erano nei manifesti: il comando borbonico “Facite 'a faccia feroce” non è affatto sorpassato, e secondo me non lo è neanche oggi. Le foto dichiaratamente di propaganda però sono una minoranza. Sono giustamente privilegiate quelle che illustrano gli aspetti della vita di tutti i giorni. Naturalmente ogni regime ne approfitta per fare un po' di réclame ai propri ideali. Non sorprende perciò che le foto USA facciano già capire che l'american-way-of-life è il migliore del mondo, perché loro in casa hanno ogni ben di Dio: l'abbondanza bene ostentata di ogni genere di consumo tocca corde sensibilissime nelle popolazioni abituate alle razioni di guerra, ogni giorno più magre. Un primo show del consumismo che verrà. All'opposto, le foto dell'Istituto Luce sono costrette a far leva sul senso dell'onore, dei sacri confini violati, della dignità calpestata, eccetera: tutti nobili concetti in teoria, ma coi quali non si campa. Ci sono però, dal lato italiano, alcune foto che sembrano andare contro il regime: quelle di fine luglio '43, con le donne tranviere milanesi che sorridono tenendo in mano il giornale che parla della caduta di Mussolini; in realtà, in quelle poche settimane, pareva caduta la dittatura, ma l'euforia è durata poco. Per trovare foto “contro corrente” da parte italiana bisogna aspettare la fine della guerra.   Un particolare notevole è la censura. Bene hanno fatto gli organizzatori a segnalare quali foto erano state censurate, anche se purtroppo ciò riguarda solo le immagini italiane. Non si dovevano pubblicare le foto che mostravano catastrofi, sofferenze, o qualunque situazione che poteva abbattere il morale. Può sembrare strano perciò che non siano censurate quelle, celebri, che mostrano le statistiche sui bombardamenti di Milano, esposte su un cartellone davanti alla stazione: ma quelle cifre dovevano servire ad incrementare l'odio verso gli Alleati, non a deprimere. Ovvio invece che fossero censurate quelle dove si vedono i soldati travestiti da pecore per non esser visti: l'animale scelto non era quello più consono alla situazione. (Questo fa il paio con una réclame, intercettata e segnalata a non so quale questura, del solito surrogato inventato da qualche genio: “La lana di coniglio è la lana degli italiani"

  Milano, 12 marzo 2016         Giovanni Saccarello