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ARCHIVIO  

CORRIEREBIT SCIENZA 2008

DICEMBRE

DICEMBRE

2009 ANNO DELL’ASTRONOMIA  

ONU e UNESCO hanno dichiarato il 2009 “Anno dell’Astronomia”: quattrocento anni orsono,infatti, nel mese di agosto, Galileo (foto) compiva le sue prime osservazioni al cannocchiale e Johannes Kepler pubblicava le prime due leggi che portano il suo nome, nel testo Astronomia nova. Poco più di sessant’anni prima, nel 1543,  il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico aveva creato i presupposti per uno dei più grandi cambiamenti di paradigmi culturali: il passaggio dal modello geocentrico dell’universo, aristotelico-tolemaico, a quello eliocentrico, già proposto da Aristarco nel IV secolo a.C. e presto abbandonato. Le osservazioni compiute da Galileo nel 1609 portarono alla pubblicazione, nel marzo dell’anno seguente, del Sidereus Nuncius, dedicato a Cosimo II de’Medici, Granduca di Toscana. I disegni di Galileo mostravano la superficie della Luna “ineguale, scabra e con molte cavità e sporgenze”, analoga alla superficie della Terra; le stelle e i pianeti si evidenziavano come corpi diversi, e le stelle erano molte di più di quante se ne potesse vedere a occhio nudo. Il telescopio rivelava anche che la Via Lattea e le nebulose erano ammassi di stelle e non nubi luminose, come si credeva. Per ultimo, Galileo aveva disegnato “stelle vaganti intorno a Giove, come Venere e Mercurio attorno al Sole”, corpi osservati tra la notte del 7 gennaio 1610 e il mese di marzo. E così scriveva: Ora non abbiamo un solo pianeta che gira intorno a un altro (Luna e Terra n.d.A.) mentre entrambi percorrono la grande orbita intorno al Sole, ma il senso ci mostra quattro stelle erranti attorno a Giove, così come la Luna intorno alla Terra, mentre tutte insieme con Giove, con periodo di dodici anni si volgono in ampia orbita intorno al Sole”. Aveva scoperto i quattro satelliti più importanti di Giove, i satelliti medicei. L’idea copernicana prendeva dunque grande forza dalle osservazioni al telescopio di Galileo, che divenne presto famoso in tutta Europa. Keplero - al quale Galileo aveva precedentemente scritto, nel 1597, una lettera in cui definiva Copernico “il nostro maestro” - lo paragonò ad un nuovo Cristoforo Colombo. Tutte le conoscenze astronomiche e la filosofia naturale dovevano subire una revisione imponente, si mettevano in conquasso il cielo e la Terra e tutto l’universo, come avrebbe poi detto Simplicio nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del 1632.  E se proprio in quell’anno Galileo, invece di essere stanco e amareggiato, avesse avuto l’eroismo di affrontare la tortura e la pena per la sua heresia, rifiutandosi di leggere in pubblico l’atto di abiura voluto dai cardinali dell’Inquisizione e mostrando così al mondo la sua fede nella ragione e nelle sensate esperienze, la storia della scienza avrebbe preso forse un  corso più rapido. In ogni caso, siamo al 2009 e, ben quattrocento anni dopo, è ancora Galileo “il nostro maestro”.  

15  dicembre        Anna Busca

NOVEMBRE

2009, ANNO DARWINIANO

Nel 1809 nasceva Charles Darwin che, cinquant’anni dopo, avrebbe pubblicato il testo forse più rivoluzionario della storia della biologia: L’origine delle specie. Il bicentenario sarà celebrato in tutto il mondo, ma intanto sono già partiti progetti e iniziative che si ispirano all’evento. A Milano l’anno darwiniano è stato ufficialmente inaugurato il 10 novembre scorso al Liceo Berchet (www.liceoberchet.it)  con una conferenza tenuta dal prof. Francesco Cavalli Sforza sul tema “Evoluzione biologica, evoluzione culturale”, alla presenza di docenti e studenti, nonché di Ilaria Vinassa de Regny, fondatrice dell’Associazione Didattica Museale del Museo di Storia Naturale (www.assodidatticamuseale.it ),insieme a membri del Centro Filippo Buonarroti (www.centrofilippobuonarroti.it).  Dalla selezione naturale che va interpretata come fenomeno demografico, e dalla deriva genetica, che tende a rendere omogenea una popolazione di piccole dimensioni nel tempo, Cavalli Sforza – studi a Berkeley, una laurea in filosofia a Milano, figlio di Luigi Luca, genetista e antropologo di fama mondiale, e autore di numerosi saggi - è passato poi a trattare i problemi legati all’ominazione. La storia delle mutazioni genetiche della nostra specie è anche la storia delle migrazioni dei nostri antenati, dalle origini all’espansione nei diversi continenti. L’evoluzione culturale umana è molto più veloce dell’evoluzione biologica: le idee, paragonabili alle mutazioni, sono innovazioni intenzionali, non variazioni casuali. Un’idea straordinaria di 35000 anni fa fu per esempio l’invenzione del propulsore, per scagliare con forza lance con punte di ossidiana contro i mammuth. Le idee si autoriproducono in un ambiente favorevole e sono sottoposte a selezione. Esiste anche una deriva culturale, che ha portato per esempio alla differenziazione delle lingue. La popolazione umana è aumentata di circa mille volte in 100.000 anni, ma dal ‘600 a oggi la crescita è stata davvero impressionante. La trasmissione culturale, in passato prevalentemente unidirezionale, da singolo a singolo, o dal singolo a tutti, ora può svolgersi, in senso orizzontale, da tutti verso tutti, contemporaneamente, grazie a Internet. La nostra evoluzione culturale sta quindi procedendo in modo estremamente rapido, e con modalità impensabili fino a pochi decenni fa. E la nostra evoluzione biologica? Si è forse arrestata, come sostiene il biologo britannico Steve Jones? In realtà procede anche questa, anche se l’uomo interagisce con essa, essendo in grado di manipolare geni e selezionare embrioni. Cavalli Sforza ha parlato di un progetto che gli sta particolarmente a cuore: un Parco scientifico a tema, dedicato soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, che presenti attività e installazioni riguardanti la genetica, l’energia e l’ambiente. Intanto, chi vuole “chiacchierare” di scienza in modo piacevole, può andare al roof-garden caffetteria del Museo di Storia Naturale: due giovedì al mese, alle 18.30, si tiene un Café scientifique con docenti, ricercatori, intellettuali. Il prossimo sarà il 27 novembre, sul tema “Si può spiegare la religione da un punto di vista biologico-evolutivo?”.Per prenotare: 0288463337. Per tutte le iniziative programmate nei prossimi mesi: www.pikaia.eu.

24 Novembre    Anna Busca

OTTOBRE 

FESTIVAL DELLA SCIENZA A GENOVA 

E’ in pieno svolgimento la kermesse scientifica che coinvolge il capoluogo ligure con circa 350 eventi – mostre, laboratori, lezioni magistrali, incontri, spettacoli, caffè scientifici – centrati sull’attualissimo tema della Diversità. Fino al 4 novembre si potrà partecipare a dibattiti e iniziative che toccheranno argomenti quali “Clandestini: animali e piante senza permesso di soggiorno”,  Quando le particelle si scontrano”, “La diversità microbica”, per citare solo alcuni tra i numerosissimi e accattivanti titoli che compaiono nel programma. Per orientarsi tra le proposte si può accedere al sito (www.festivalscienza.it) e scegliere uno dei sei percorsi suggeriti per esplorare il tema della diversità nelle sue molteplici sfaccettature. A Genova circa cinquecento animatori scientifici (laureandi, dottorandi, giovani ricercatori, studenti universitari) guideranno i visitatori, presenteranno gli eventi e saranno sempre a disposizione per ulteriori spiegazioni e chiarimenti. Un’occasione da non perdere per imparare divertendosi. 

29 ottobre 2008       A.B

INCIDENTE ALL’LHC  

Proprio nella stessa data della pubblicazione dell’articolo “Alla ricerca del bosone di Higgs”, quando l’accelerazione dei protoni nell’impianto supertecnologico del CERN stava superando ogni aspettativa dei ricercatori, un incidente ha improvvisamente interrotto l’esperimento, verso mezzogiorno. Nel settore 3-4 del tunnel del Large Hadron Collider una vasta fuga di elio ha evidenziato, come causa, un mancato collegamento elettrico tra due magneti dell’acceleratore. Il settore deve essere ora  portato a temperatura ambiente e i magneti coinvolti dovranno essere aperti e ispezionati. Occorreranno dalle tre alle quattro settimane e solo quando il controllo sarà completato si potranno dare maggiori dettagli sull’accaduto. L’esperimento potrebbe ripartire all’inizio della prossima primavera. Robert Aymar, Direttore Generale del CERN, mostra tutta la sua amarezza: “Psicologicamente è un brutto colpo per tutti – afferma – ma si continuerà a lavorare con lo stesso impegno e rigore di sempre”. Ogni pezzo dell’LHC è unico, ed è un prototipo;  in questi casi sono sempre possibili problemi e intoppi, soprattutto nelle fasi iniziali del suo funzionamento. Stephen Hawking dovrà dunque aspettare parecchi mesi per sapere di aver vinto o perso la sua scommessa sulla “particella di Dio”. Per maggiori informazioni www.cern.ch.  

1 ottobre   A.B.

SETTEMBRE

ALLA RICERCA DEL BOSONE DI HIGGS  

L’esperimento al CERN di Ginevra sull’acceleratore LHG, partito il 10 settembre scorso e diventato una sorta di evento mediatico a causa di voci tanto allarmanti quanto infondate sui suoi presunti rischi, sta proseguendo regolarmente. I protoni lanciati in fasci opposti nel Large Hadron Collider dovranno raggiungere un’energia elevatissima, accelerati fino a quasi la velocità della luce – circa 11000 giri al secondo dell’intero anello, lungo 27 km - simulando il momento del Big bang, per potersi scontrare e rivelare o meno la presenza della famosa “particella di Dio”, il bosone di Higgs. Questo dovrebbe verificarsi entro pochi mesi, e i risultati dell’esperimento potrebbero essere comunicati fra un anno. Ma perché Stephen Hawking, con la sua simbolica scommessa da cento dollari, spera che il bosone non venga trovato? Questa particella è associata a un campo che dovrebbe permeare l’universo, il “campo di Higgs”, interagendo col quale le particelle acquisirebbero la massa, differente a seconda del tipo di particella. Tale ipotesi è stata formulata nell’ambito della teoria del modello standard, che prevede l’unificazione delle quattro forze fondamentali (elettromagnetica, nucleare debole, nucleare forte e gravitazionale), dato che al momento del Big bang dovevano essere un’unica forza, poi differenziatasi. Ogni fenomeno che noi conosciamo è riferibile ad almeno una di queste forze. Anche le prime tre forze sono viste come campi e a ciascuno di questi si associa un bosone vettore. I bosoni detti W+, W-, Z0 sono stati scoperti proprio nel corso di esperimenti al CERN, grazie ai lavori di Carlo Rubbia e Simon van der Meer – Premi Nobel 1984 – che provarono l’unificazione dell’elettromagnetismo e dell’interazione nucleare debole nella forza elettrodebole. La gravità invece non è ancora stata descritta nel modello: la scoperta del bosone di Higgs farebbe dunque compiere passi da gigante sulla strada dell’unificazione delle forze. Ma se questo bosone non esistesse,  occorrerebbe rivedere tutta la teoria, e sarebbe affascinante la prospettiva di dover pensare a qualcosa di diverso per poter spiegare l’universo e la sua nascita. Non sarebbe dunque un “esperimento fallito”, bensì un’opportunità straordinaria per avvicinarci ad una migliore comprensione del cosmo e della fisica della materia. 

19 settembre       Anna Busca

XLI° CONGRESSO UAI  

Il più importante appuntamento astronomico dell’anno – il congresso annuale  dell’Unione Astrofili Italiani – si svolgerà a Biella dal 19 al 21 settembre. Avrà un prologo il 18 a   Pino Torinese, dove il giornalista scientifico Piero Bianucci, presidente dell’associazione Apriticielo, guiderà gli astrofili interessati al Planetario e al Parco Astronomico. Le conferenze verteranno su vari argomenti, dal Sistema Solare all’astronomia galattica ed extragalattica, dalla didattica alla divulgazione dell’astronomia. Tra i relatori Jean-Pierre Luminet dell’Observatoire de Paris, cui sarà consegnato il Premio Lacchini 2008. In contemporanea si svolgerà la Fiera Astronomix , che esporrà strumenti ottici e dispositivi per gli appassionati di astronomia. Per maggiori informazioni: www.uai.it.  

THE FUTURE OF SCIENCE  

Dal 24 al 27 settembre si svolgerà la quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della  Scienza, a Venezia (Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore). Il tema di questa edizione è Food and Water for Life, argomento che mette la scienza al centro di uno dei dibattiti più attuali. Nel convegno – cui parteciperanno ricercatori e scienziati da tutto il mondo, insieme a economisti, giornalisti, politici, imprenditori – si cercherà di dare una visione globale di problemi quali la penuria d’acqua, lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, cibo e salute, e di indicare come la scienza e la tecnologia possono contribuire a risolverli. Giovedì 25 le conferenze e la tavola rotonda saranno dedicate alla scarsità delle risorse idriche nel mondo, dove la popolazione è in continua crescita. Si esamineranno dunque strategie per portare acqua potabile a un maggior numero di abitanti del pianeta e per sviluppare sistemi in grado di fornire acqua ad industria ed agricoltura, in modo sostenibile per l’ambiente. Il giorno seguente si parlerà di una meta ambiziosa ma giusta e necessaria, ossia di come porre fine alla fame nel mondo e alla malnutrizione:  il cibo è un diritto per tutti. Si discuteranno metodi per migliorare la produttività e la qualità delle piante coltivate, grazie alle attuali biotecnologie,  e per ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura. Anche le malattie legate a un eccesso di cibo e a diete sbagliate saranno prese in esame. Sabato 27, infine, si affronteranno etica, economia e politica: è necessario comprendere tutti i problemi analizzati in una prospettiva storica, senza perdere di vista gli aspetti politici e morali ad essi legati. Per il calendario degli eventi e per seguire in diretta le conferenze ci si può collegare al sito www.thefutureofscience.org , dove sono anche registrati, in archivio, gli interventi delle passate edizioni.

14 settembre  (A.B.)

IL NEMO  DI AMSTERDAM  

Il National Center for Science and Technology di Amsterdam è un museo  affascinante, proiettato nel futuro, perchè ha lo scopo fondamentale di interessare alla Scienza e alle sue applicazioni, coinvolgendole direttamente in una continua interattività, le ultime generazioni (e non solo!). Il motto del museo è “vietato non toccare”, affermazione che capovolge i comuni divieti imposti durante le visite ai musei tradizionali. Situato nel porto di Amsterdam (Oosterdok), nei pressi della Stazione, Nemo appare come un’enorme nave verde che sorge dalle acque, perfettamente integrata nel paesaggio e simbolo della conoscenza che emerge dalle ricerche e dalle scoperte. E’ il più grande Science Center dell’Olanda. Lo straordinario edificio, sotto il quale passa un tunnel stradale, è frutto di un progetto del Renzo Piano Building Workshop (1997); attraverso un lungo passaggio a scalini si può accedere a una terrazza sovrastante concepita come una sorta di piazza-solarium, da cui, come sulla tolda di una nave, si può godere il panorama circostante. Ma è l’interno, una specie di enorme open space attrezzato e suddiviso in spazi tematici, su cinque piani, che si apre come un mondo fantastico. Le esperienze divertenti che si possono compiere e che sollevano domande e curiosità sono innumerevoli: si passa dalla fisica del moto dei corpi all’idrodinamica, dall’ottica allo studio dell’elettricità e del magnetismo, dall’acustica all’astronomia, dalla biologia della cellula alla genetica. In un vero laboratorio, seguiti da esperti, i ragazzi, indossato il camice da ricercatore, possono dedicarsi alla chimica, alla biochimica, alla citologia, eseguendo esperimenti come l’estrazione del DNA e molto altro. Nella sezione dedicata all’anatomia umana una buona parte si occupa del cervello, della sua struttura e delle sue funzioni;  un settore è riservato ai teen: forse è l’unico museo al mondo in cui si è dato spazio e rilievo ai problemi della pubertà e dell’adolescenza. Una zona riservata ai maggiori di 12 anni spiega, con testi, immagini, modelli, con rigore e franchezza, “tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso”; la riproduzione umana, la contraccezione, le malattie a trasmissione sessuale sono trattate in modo esauriente, anche con giochi (per esempio, un gioco sugli ormoni sessuali, oppure, più curioso, sul “french kiss”). Oltre a giochi su vari argomenti  (imperdibile quello delle bolle di sapone giganti, in cui entrano i bambini) i visitatori possono accedere a filmati e a spettacoli, come le buffe “reazioni a catena” presentate all’ingresso. Al Nemo si può trascorrere l’intera giornata senza annoiarsi un solo istante. Lo Science Center  è aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00 (durante le vacanze scolastiche anche il lunedì). Per ulteriori informazioni si può consultare il sito www.e-NEMO.nl (anche in inglese, con filmato di presentazione e schede sulle varie attività).   

1 settembre           Anna  Busca    

GIUGNO

I 170 ANNI DEL MUSEO DI STORIA NATURALE DI MILANO  

Giuseppe De Cristoforis, nobile milanese, nato l’11 ottobre 1803, studiò al collegio di Volterra, in Toscana, dove si appassionò alle scienze naturali e iniziò, appena quindicenne, a collezionare  insetti, fossili, conchiglie, piante erbacee, minerali, raccolti durante numerose escursioni nelle zone circostanti. Viaggiò in Italia e in Europa, aumentando via via la sua collezione naturalistica e diventando uno dei migliori esperti di insetti e minerali. Sposatosi nel 1823, rimase vedovo, con due figlie, nel 1831. Incontrò nello stesso anno Georg Jan, professore di botanica all’Università di Parma, noto collezionista di coleotteri e lepidotteri, e a novembre De Cristoforis e Jan decisero di unire le loro importanti raccolte naturalistiche, ben rappresentative della flora e della fauna dell’Italia settentrionale. Si dedicarono quindi a viaggi, ad acquisti e a scambi di pezzi della collezione. De Cristoforis compilava l’indice dei minerali, Jan curava in particolare l’erbario, i coleotteri e i molluschi. Nel 1832, anno in cui viaggiarono molto - dall’Austria, all’Ungheria, fino alla Turchia - stipularono un contratto di donazione reciproca, in caso di morte, ma nel 1833, il 1° settembre, De Cristoforis redasse  un testamento in cui esprimeva invece la volontà di lasciare tutta la collezione alla città di Milano, con il solo vincolo di nominare Jan suo curatore. La raccolta si trovava in dieci stanze del palazzo milanese di De Cristoforis, in contrada del  Durino 428 (oggi via Durini 27), e qui rimase fino al 1844. Nel 1836 De Cristoforis compì viaggi importanti, attraversando Russia, Siberia, Finlandia, Svezia, Norvegia, Scozia, Inghilterra, Olanda, Francia e ottenendo innumerevoli scambi e acquisti di pezzi pregevolissimi e rari, in particolare di minerali e di animali vertebrati. Il Museo De Cristoforis-Jan risultò essere il primo museo naturalistico in Italia per importanza. Il 27 dicembre 1837, a soli trentaquattro anni, Giuseppe De Cristoforis morì, dopo pochi giorni di malattia. Il 7 maggio 1838, centosettant’anni fa, nacque quindi ufficialmente il civico Museo di Storia Naturale di Milano, con una delle più ricche collezioni d’Europa. Nel periodo 1892-1907, per volontà dell’abate Stoppani e su progetto dell’arch. Ceruti, si costruì un nuovo edificio, in stile romanico-neogotico, ai Giardini di via Palestro, destinato ad ospitare la collezione in modo che fosse il più possibile esposta ai visitatori. Purtroppo la raccolta andò perduta quasi interamente  nel 1943, con la distruzione del Museo a causa di un incendio scoppiato in seguito ad un bombardamento. Il Museo fu poi ricostruito dopo la guerra. Nell’atrio, tra i marmi di Carrara e il calcare rosso aurora del Garda del pavimento, sono esposti i busti di De Cristoforis e di Jan. Per informazioni sul Museo: www.comune.milano.it/museostorianaturale/index.html    

   25  giugno     Anna Busca

PHOENIX ALLA RICERCA DELL’ACQUA SU MARTE  

Il 26 maggio scorso è felicemente scesa nella zona artica di Marte la sonda Phoenix Mars Lander, con la missione specifica di dare  prove certe dell’esistenza di acqua allo stato liquido nel sottosuolo marziano. In superficie, per i bassi valori di temperatura e pressione del pianeta, il ghiaccio d’acqua sublima e si trasforma in vapore, ma ad una certa profondità le condizioni cambiano e la fusione del ghiaccio diventa possibile. Già i robot Spirit e Opportunity, nelle precedenti missioni, hanno trovato concrezioni (blueberries) e rocce particolari, che sono tracce convincenti di un lontano passaggio di acqua liquida, ma la questione che si pongono gli scienziati è se attualmente esiste, e dove; e naturalmente una sua eventuale scoperta porterebbe a cercare con maggiore entusiasmo microfossili, o addirittura qualche forma di vita, seppure primordiale. E ancora, l’ipotesi di una futura missione umana su Marte prenderebbe forza, perché si potrebbe contare su qualche risorsa idrica, davvero utilissima se si pensa che il viaggio richiederà sei mesi (mentre sono necessari solo tre giorni per arrivare sulla Luna).  Un risultato importante è già stato raggiunto: una patina biancastra trovata e fotografata da Phoenix si è dissolta in poco tempo, rivelandosi ghiaccio d’acqua. Intanto, la sonda sta analizzando al microscopio un campione di suolo marziano, costituito da una leggera polvere, e si aspettano gli esiti. Per maggiori informazioni si può consultare il sito del Jet Propulsion Laboratory di  Pasadena: www.jpl.nasa.gov.   (A.B.)  

TERREMOTI NEL MEDITERRANEO  

A pochi giorni di distanza, tre terremoti in Paesi affacciati sul Mediterraneo: il primo in Algeria, il 6 giugno, di magnitudo 5,5, il secondo in Grecia, l’8, nel  Peloponneso  (magnitudo 6,5), seguito da un sisma nella parte orientale di Creta, il 12 giugno (magnitudo 5,5). Già a febbraio si era registrato un terremoto in Grecia, con epicentro a 55 km da Kalamata, con magnitudo 6,7. Pochi i danni e le vittime di questi eventi sismici, quasi irrilevanti se confrontati con il catastrofico terremoto che ha colpito la regione cinese di Sichuan il 12 maggio scorso, di magnitudo 7,8. Ricordiamo che nella scala Richter -ideata dal sismologo Charles Richter nel 1935 – scala logaritmica, un grado in più corrisponde a una forza del sisma dieci volte maggiore (e l’energia liberata è circa trenta volte più grande). Anche se i geologi sono concordi nel sottolineare che i terremoti algerini e greci hanno origine diversa e non sono correlabili – e tanto meno lo sono con il sisma cinese – colpisce tuttavia la loro vicinanza temporale. Il bacino del Mediterraneo è molto complesso dal punto di vista geologico, perché risulta costituito da un notevole numero di microplacche, spesso tra loro in collisione. Quando, nel periodo Cretaceo, l’espansione della Tetide, l’antico mare che separava l’Eurasia dall’Africa, si arrestò, quest’ultima iniziò a muoversi lentamente verso nord. Le rocce sedimentarie e vulcaniche del fondo dell’oceano furono compresse e si creò un margine di subduzione: una fossa lungo la quale la crosta oceanica sprofondava, creando archi vulcanici insulari. I sedimenti, meno densi, accumulati sui margini continentali, non sprofondarono ma si sollevarono, spinti e lacerati da forze immani: Alpi e Carpazi sono il risultato del sollevamento dei sedimenti del margine europeo, Appennini e Atlante, in seguito, si formarono a ridosso di quello africano. La cosiddetta geosutura tra Europa e Africa passa per la Valtellina e la Val Pusteria e scende verso sud-est. Gli Appennini disegnano una grande “S” di raccordo tra le catene siculo-tunisine e le Alpi meridionali, anch’esse di origine africana. Occorre ricordare che la collisione tra Europa e Africa non è ancora conclusa: nel Mediterraneo orientale il margine africano sta ancora scivolando sotto l’arco magmatico insulare dell’Egeo, e Cipro, per esempio, non è altro che un grosso lembo di crosta oceanica che non è sprofondata ma, stretta in una sorta di “morsa”, si è sollevata. Si possono quindi comprendere le ragioni dell’elevato grado di sismicità dei territori coinvolti: come in un gigantesco puzzle, il movimento di un singolo pezzo può avere effetti sugli altri, anche se i sistemi di faglie e gli ipocentri dei sismi sono diversi.

 

13 giugno 2008    Anna Busca

MAGGIO

BIODIVERSITA’  

Dal 18 maggio all’8 giugno si susseguiranno iniziative e incontri in occasione del 2° Festival della Biodiversità (programma completo nel sito www.festivalbiodiversita.it ) promosso dal Parco Nord Milano, in collaborazione con il WWF, la Regione Lombardia , Legambiente,l’Università di Milano Bicocca e molti altri enti e associazioni. Si vogliono così celebrare due Giornate importanti: quella Europea dei Parchi (24 maggio) e quella Mondiale dell’Ambiente (5 giugno), all’insegna della difesa della preziosa Biodiversità, la varietà dei viventi che popolano il nostro pianeta. Il tema prescelto per quest’anno è la gestione delle “foreste in città”: e anche se Milano non sembrerebbe una città ricca di verde, in realtà basta muoversi verso l’hinterland per trovare spazi enormi come il Parco Nord o il Boscoincittà di via Novara.  Nell’autunno 2004 arrivò addirittura, al Parco Nord, un cervo sperduto, poi catturato e trasferito al Parco del Ticino. Un filmato in proposito sarà proiettato allo Spazio Oberdan il 26 maggio, alle h 17. Da segnalare: laboratori per bambini e famiglie al Biolab del Museo di Storia  Naturale e alla Cascina del Centro del Parco Nord, con giochi a tema e voli di aquiloni, visite guidate al Boscoincittà, all’Orto Botanico di Cascina Rosa, spettacoli teatrali in diverse sedi, conferenze all’Università Milano-Bicocca (“La biodiversità in Italia: la ricerca, la riflessione, le risposte”, giovedì 22 maggio h 14-17, edificio U2, aula 7, piazza della Scienza). Un’occasione importante di educazione ambientale, unita allo svago e al divertimento, e di aggiornamento sulle tematiche ecologiche più attuali.

(A.B.)

GIORNATA DELLE OASI 2008  

Domenica 25 maggio le 130 oasi WWF sparse in tutta Italia saranno aperte ai visitatori che potranno entrare gratuitamente e aderire alle iniziative proposte. La Giornata è dedicata alla biodiversità: percorsi guidati, giochi e laboratori per bambini, ciclopasseggiate, renderanno la visita sicuramente gradevole e istruttiva. Le oasi saranno aperte dalle 10 del mattino. Per informazioni e per l’elenco completo delle oasi www.wwf.it.

(A.B.)

APRILE

I FONDI DEL CAFFE’? UNA RISORSA  

Al Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università La Sapienza di Roma, i ricercatori  Roberto La Vecchia e Antonio Zuorro hanno scoperto che è possibile sfruttare i residui del caffè, rifiuto organico prodotto in ingenti quantità nelle case e nelle industrie, in un modo economicamente ed ecologicamente vantaggioso. Sia i fondi casalinghi che i residui della produzione industriale di caffè solubile possono infatti essere trattati con una soluzione acquosa di etanolo, che estrae il 95% dei polifenoli presenti, ottimi antiossidanti, utilizzabili nel settore cosmetico e dietetico-alimentare. Il solvente viene poi recuperato e quindi non si generano effluenti da smaltire. Il residuo solido può essere usato per rimuovere  metalli pesanti, come piombo e cadmio, e quindi può servire per depurare acque contaminate da specie metalliche nocive, oppure, dato l’alto potere calorifico, può essere  trasformato in pellets per stufe, caldaie o caminetti. Per approfondimenti www.uniroma1.it/eventi/ricerca/caffe.php .

 (A.B.)  

VEDERE LA SCIENZA  

Inaugurata il 31 marzo al Teatro Dal Verme proseguirà fino al 6 aprile allo Spazio Oberdan la rassegna di film e documentari scientifici “Vedere la Scienza Festival ”, presentata dall’Istituto di Fisica Generale Applicata dell’Università degli Studi di Milano. Dato che il 2008 è stato dichiarato dall’UNESCO Anno Internazionale del Pianeta Terra, si è dato risalto ai temi ambientali e  alle esplorazioni spaziali. Da segnalare, venerdì 4 aprile, dalle 14.30,  “La storia del futuro di Marte” (Spagna, 2006) e “Chiamata per gli alieni – Ricerca nello spazio” (Germania, 2007). Ingresso libero. Per maggiori informazioni www.brera.unimi.it.  

(A.B.)

FEBBRAIO

LE PIANTE DEL FUTURO  

Un intervento molto interessante, nell’ambito del ciclo di incontri del Darwin day milanese al Museo di Storia Naturale, è stato quello tenuto il 16 febbraio dalla genetista Chiara Tonelli (foto), docente universitaria e coautrice di testi insieme a Edoardo Boncinelli (Dal moscerino all’uomo: una stretta parentela) e a Umberto Veronesi (Che cosa sono gli OGM), della ed.Sperling & Kupfer. Il suo gruppo di ricerca si occupa principalmente della logica del controllo trascrizionale in piante modello, della morte cellulare programmata in Arabidopsis, della regolazione genica della biosintesi dei flavonoidi.  Lo studio della regolazione genetica delle piante è fondamentale per comprendere come”spegnere” o “accendere” determinati geni, in funzione degli scopi che i ricercatori perseguono: e i risultati attuali sono importanti. Nel campo delle risorse energetiche, per esempio, si sta cercando di ottenere piante da cui ottenere biofuel, bioetanolo da utilizzare come carburante, tali da richiedere bassi costi in termini di fertilizzanti e d’acqua utilizzata: infatti solo riducendo le spese per la loro coltivazione si potrà ottenere un prodotto competitivo sul mercato, oltre che ecocompatibile. Il mais ha bisogno di troppa acqua e concime, quindi le sue piantagioni per la produzione del biofuel sono antieconomiche. La ricerca è mirata alla coltivazione di piante ad hoc, in cui, per esempio, si sia ottenuto il knock out dei geni che controllano l’apertura e la chiusura degli stomi: riducendo la perdita d’acqua per traspirazione, la pianta ne consumerà di meno. Una pianta  molto studiata in proposito è il Miscanthus, di origine asiatica, facile da coltivare. Anche la biofarmaceutica è grandemente coinvolta nei lavori di ricerca genetica sui vegetali, in particolare per la biosintesi di flavonoidi, antiossidanti polifenolici, tra cui gli antociani, presenti soprattutto nella buccia dei frutti. Gli antociani hanno un notevole ruolo nella prevenzione dell’infarto del miocardio; assumere regolarmente spremute di frutti rossi e mirtilli protegge il cuore in modo efficace. Si sono ottenuti dei pomodori OGM iperpigmentati, dal colore viola, che non sono in commercio come alimento, ma vengono studiati per la loro produzione di antiossidanti (soprattutto il licopene). Dai frutti, per esempio dalle banane, si possono ottenere anche vaccini. Si possono poi creare piante adatte a crescere su terreni inquinati da cadmio, mercurio, sostanze nocive, che  vengono assimilate nei loro tessuti decontaminando così il suolo: le piante poi si raccolgono e la detossificazione può avvenire a costi inferiori rispetto ad interventi diretti. In conclusione, le piante del futuro potranno essere di grandissimo aiuto per tutti, in molti ambiti fondamentali che riguardano la salute dell’uomo e del pianeta.  

 21 febbraio 2008       Anna Busca 

DARWIN DAY 2008

Dal 12 febbraio prenderanno l’avvio eventi e manifestazioni correlati alle celebrazioni del “compleanno” di Charles Darwin, in vista del bicentenario della nascita che cadrà nel 2009. Ricco il calendario degli incontri, naturalmente centrati sulle teorie evolutive e in particolare sul tema della domesticazione. Al Museo di Storia naturale di Milano parleranno Giulio Giorello (Il doppio “delitto” di Charles Darwin), Enrico Banfi (Domesticazioni “in sordina”), Manuela Giovanetti (OGM e microrganismi benefici del suolo), Chiara Tonelli (L’evoluzione continua: le piante del futuro) ed altri ricercatori e docenti universitari. Intervengono, anche in altre sedi, Edoardo Boncinelli, Marcello Buiatti, il bioarcheologo inglese Keith Dobney e numerosi illustri relatori. Per il calendario completo delle iniziative, gli orari e le sedi consultare il portale dell’evoluzione www.pikaia.eu.

6 febbraio       (A.B.)

GENNAIO

IL RISCALDAMENTO GLOBALE

In questi giorni a Parigi sono riuniti in convegno duemila esperti mondiali del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Ipcc). Argomento centrale del dibattito, che dovrebbe servire a trarre conclusioni importanti in merito a direttive ambientali di ordine generale, è l’effetto serra: sembra che sei anni fa, all’epoca dell’ultima riunione dei climatologi ONU, siano state  decisamente sottostimate le conseguenze cui avrebbe portato l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. L’effetto serra, come ormai tutti sanno, è dovuto all’assorbimento di energia radiante alle lunghezze d’onda dell’infrarosso da parte dei cosiddetti gas serra, tra i quali spicca la CO2.  In questo modo viene “intrappolato” calore, il che è senz’altro positivo perché consente temperature compatibili con la biosfera: ma se il calore aumenta, la Terra si riscalda eccessivamente e i problemi diventano gravissimi. Considerevoli cambiamenti climatici su scala mondiale  appaiono piuttosto evidenti anche ai più scettici, che continuano a pensare che possano far parte di fisiologiche fluttuazioni, dovute a cause anche astronomiche e comunque non necessariamente solo antropiche: ma gli scienziati in genere sono concordi nel presentare come reale la correlazione tra l’aumento costante del diossido di carbonio e il riscaldamento del nostro pianeta. D’altra parte, non è certo un discorso nuovo: nel numero di Le Scienze del marzo 1978 (quasi trent’anni fa!) veniva pubblicato un articolo di George M. Woodwell, direttore dell’Ecosystems Center del Marine Biological Laboratory di Woods Hole nel Massachussetts, dal titolo ”Il problema dell’anidride carbonica”. Lo scienziato scriveva che “…permanendo le tendenze attuali, entro l’anno 2020 il contenuto atmosferico di anidride carbonica potrebbe arrivare a sfiorare il raddoppio rispetto ai valori presenti (…) L’umanità si trova quindi di fronte a un dilemma storico. Le attività umane, che stanno producendo un continuo aumento del contenuto atmosferico di anidride carbonica, lasciano presupporre un generale riscaldamento del clima nel corso dei decenni a venire (…) La più ovvia delle azioni correttive consisterebbe in una più drastica riduzione del consumo di combustibili fossili…”. Woodwell ipotizzava conseguenze destabilizzanti, sconvolgimenti dei modelli consolidati di sviluppo sociale ed economico, pesanti alterazioni delle condizioni umane. Dal 1959 l’andamento del contenuto atmosferico della CO2 veniva monitorato all’osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii da Charles Keeling dello Scripps Institution of Oceanography. In questo stesso istituto insegnava oceanografia Roger Revelle, che nel 1957 aveva dimostrato che il tasso di assorbimento dell’anidride carbonica dell’aria da parte degli oceani era molto più basso di quanto si fosse ritenuto fino a quel momento. Anche Revelle, in un articolo comparso su Le Scienze nell’ottobre 1982, scriveva che “l’uomo sta conducendo senza saperlo un grande esperimento geofisico che, se fosse adeguatamente documentato, potrebbe portare a un nuovo livello di comprensione dell’oceano e dell’atmosfera. Non è da escludere che si risolva invece in mutamenti climatici che potrebbero essere molto rovinosi”. Revelle si era nel frattempo trasferito come professore di politica demografica alla Harvard University. Qui, tra gli studenti, ebbe Al Gore, futuro senatore del Tennessee nonché futuro mancato Presidente degli Stati Uniti, sconfitto da Bush junior per pochi voti di svantaggio nel collegio della Florida, nelle ultime elezioni presidenziali. E proprio Al Gore, colpito da quanto ascoltato durante le  lezioni di Revelle, si fece promotore di campagne di sensibilizzazione sui temi ambientali, portando nel Congresso, fin dagli anni ’80-’90,  proposte di interventi in ambito agricolo, dei trasporti, dei consumi energetici. In questi giorni è nelle sale cinematografiche italiane un suo film-documentario, Una scomoda verità, che vuol essere un messaggio non solo politico, ma anche etico, diretto a tutti noi. Forse non è più possibile chiudere gli occhi davanti ai ghiacciai che si dissolvono, ai laghi che si prosciugano, alla desertificazione che avanza nel Darfur, ai disastri provocati da uragani sempre più frequenti e violenti. Forse non si deve più accusare di “catastrofismo” chi parla di riscaldamento globale e delle sue conseguenze.  Ognuno di noi, intanto, può fare qualcosa: il decalogo da seguire, che il film, ben documentato, suggerisce, è qui riportato. Per approfondimenti  www.climatecrisis.com.  

Dieci cose da fare. Vuoi fare qualcosa per fermare il riscaldamento globale? Cambia la luce. Sostituisci una lampadina normale con un’altra fluorescente (a basso consumo) per risparmiare 68.039 g di diossido di carbonio l’anno. Fai a meno dell’auto. Cammina, prendi la bici, condividi l’auto o prendi i mezzi pubblici più spesso. Risparmierai 454 g di diossido di carbonio ogni 1.61 km non percorso in auto. Ricicla. Puoi risparmiare 1.088.622 di  CO2 l’anno riciclando anche solo la metà dei tuoi rifiuti. Controlla le gomme. Tenere sotto controllo la pressione dei pneumatici permette di ridurre l’emissione di gas del 3%. Risparmia l’acqua calda. Installa un rubinetto a getto ridotto per risparmiare 158.757 g di CO2 l’anno e lava i vestiti in acqua fredda o tiepida per risparmiarne altri 226.796 g l’anno. Evita grandi imballaggi. Puoi risparmiare 544.311 g di diossido di carbonio riducendo i tuoi rifiuti del 10%. Regola il termostato di casa. Sposta il tuo termostato di 2 gradi in meno d’inverno e 2 in più d’estate. Puoi risparmiare circa 907.185 g di diossido di carbonio l’anno Pianta un albero. Un solo albero assorbe almeno 1 tonnellata di  CO2 nella durata della sua vita. Prendi parte al progetto. Leggi e informati sul sito www.unascomodaverita-ilfilm.it. Spargi la voce! 

Milano, 30 gennaio 2007   Anna Busca  anna.bus@tiscali.it 

FESTIVAL DELLE SCIENZE A ROMA 

All’Auditorium del Parco della Musica si sta svolgendo, dal 15 gennaio, la seconda edizione del Festival delle Scienze di Roma, che si concluderà domenica 21. Il ciclo di incontri, attività e conferenze ha come affascinante tema “Le età della vita”. Psicologi, scienziati, filosofi della scienza, molti dei quali provenienti da università e centri di ricerca di diversi  Paesi, contribuiscono ad accendere il dibattito sulle tappe dello sviluppo dell’uomo, dalla nascita alla morte: si parla  dell’evoluzione del pensiero e delle capacità psico-motorie, delle emozioni, delle complesse problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza, fino a toccare questioni di bioetica molto attuali. Tra seminari di Tai Chi, caffè scientifici e concerti, si potrà ascoltare una Lectio Magistralis di Massimo Ammaniti e Vittorio Gallese dal titolo “Nella mente delle madri” (19 gennaio), nonché alcune conferenze sulla genesi della parola, lo sviluppo del linguaggio, le interazioni cervello-ambiente (20 gennaio), “I limiti della vita”, “La vita, la malattia e il diritto di morire”, “Vita senza fine? La scienza e l’immortalità”  (21 gennaio). L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti. Per il calendario degli incontri: www.auditorium.com, per informazioni 0680241281. 

19 gennaio     (A.B.)

ARCHIVIO  CORRIEREBIT ARTE   2008

La vena creativa di Mondino alla galleria Poleschi  

Aldo Mondino era nato a Torino, il 4 ottobre 1938. E' stato collezionista di autografi di scrittori, musicisti e pittori. Da qui nasce l'idea dei ritratti (Delacroix, Ingres, Satie, Mozart), esposti a Roma. Nel 1959 all'età di 21 anni si trasferisce a Parigi, per poi ritornare nel 1972, rimanendovi fino al 1980. Nel frattempo nel 1977 espone i suoi lavori  al Musèe d'Arte Moderne di Parigi intitolata Mythologies quotidiennes. Gli anni successivi sono caratterizzati da lunghi viaggi: in Oriente comincia dal Marocco e prosegue in Palestina. Seguono altri viaggi accompagnate da mostre: Chicago, Ginevra, Parigi, Vienna, Londra. Ora  a distanza di tre anni dalla scomparsa, avvenuta a Torino il 10 marzo 2005, la  prestigiosa galleria Poleschi Arte di Milano, in Foro Buonaparte 68, tel. 02.86997098 - info@poleschiarte.com) dedica all'artista Mondino, sino al 21 febbraio 2009, un  doveroso omaggio. Mondino and Friends, a cura di Vittoria Coen, in mostra anche tre ex allievi: Roberto Coda Zabetta, Federico Guida, Davide Nido. L'artista torinese sfugge a qualsiasi catalogazione. Il motivo? Basta leggere la sua biografia. Neppure il surrealismo, nonostante il periodo giovanile, quando frequenta maestri come Matta e Lam. Nel 1993, espone alla Biennale di Venezia in una sala personale, con una serie di quadri di grandi dimensioni che raffigurano i dervisci nell'atto di danzare: accanto opere eseguite con zollette di zucchero, tappeti e un grande lampadario realizzato in ferro battuto e penne biro dal titolo Jugen Stilo. Catalogo (euro 30,00. pag.116 - foto colori e b/n.), a cura di Andrea Poleschi (in copertina, Mondino "Gange" 2000, cioccolatini su tavola, cm 240x140). L'ultima sua mostra in vita si tenne a Bologna nel gennaio 2005 presso la galleria De Foscherari.                                  

Milano, 20 dicembre 2008                                    Giuseppe Lippoli

LECCE: I TESORI D'ARTE DI CRACOVIA    (18 dicembre / 22 marzo 2009)

      

Unica tappa in Italia dei Tesori d’arte di Cracovia. Inaugurata il 18 dicembre nel Museo provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce una mostra, che, organizzata dall’Assessorato alle Attività culturali della Provincia di Lecce con il patrocinio di Regione Puglia, Ministero per i Beni culturali, Istituto di Culture Mediterranee e Salento Negroamaro, è stata finanziata con risorse dell’Unione europea, nell’ambito dei Por 2000-2006. Le opere d’arte provengono dal Museo del Castello reale di Wawel, la collina che domina Cracovia e che attrae fino a un milione di visitatori l’anno.  Si tratta di arazzi, orologi e sculture in argento, bardature finissime che hanno segnato l’incontro artistico e culturale tra Oriente e Occidente. Una degustazione d’arte raffinata che racconta l’elegante vita dei reali nella corte di Cracovia, ma anche il loro amore per l’arte italiana e l’espressione del barocco in Polonia, come ha ribadito il direttore del museo provinciale, Antonio Cassiano. Soddisfatto l’assessore alle Attività culturali della Provincia di Lecce, Aurelio Gianfreda: “In attesa di valorizzare e potenziare al massimo i beni culturali della nostra terra come il sistema delle cripte bizantine, uniche al mondo, puntiamo sui grandi eventi per attrarre sempre più turisti nel nostro territorio. E’ felice infatti il connubio tra turismo e cultura. La mostra dei Tesori di Cracovia è l’unica tappa in Italia, è un evento di rilievo internazionale che ci pone in stretto contatto con l’Europa”.   “Siamo felici di essere qui a Lecce”, dice il direttore del Museo polacco, Jan K. Ostrowski. “Non è nostra consuetudine “esportare” le opere d’arte per mostre. Abbiamo fatto un’eccezione qui a Lecce per valorizzare gli stretti contatti che il nostro Paese ha avuto con l’arte e la cultura  italiana. Lo stesso castello di Wawel nel periodo del suo massimo splendore, vale a dire nel ‘500 venne ampliato da due architetti fiorentini tant’è vero che nel cortile del castello sembra di stare nella piazza di Urbino”. Dietro le quinte ha lavorato per raggiungere questo  prestigioso obiettivo  lo scultore salentino,  Enrico Muscetra, che, operando ormai da tempo a Cracovia, ha caldeggiato la realizzazione dell’iniziativa ed è stato per questo ringraziato dall’assessore Gianfreda. La mostra con accesso gratuito sarà visitabile tutti i giorni fino al 22 marzo 2009, quando i tesori rientreranno a Cracovia perché si apre la stagione del turismo nella città di Papa Wojtila.  Questo evento segna l’inizio di Salento Negroamaro, la rassegna delle culture migranti che apre le porte del Salento al resto del mondo. Dopo i Paesi Latino Americani, l’evento sarà dedicato al Mondoex: al mondo ex comunista in concomitanza con il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Forte sarà quindi lo scambio culturale e il dialogo tra il Salento e il mondo dell’Est. Lo ha annunciato il fautore di Salento Negroamaro Gigi De Luca, che ha presentato tra l’altro in anteprima il nuovo logo-manifesto della rassegna realizzato a titolo gratuito dal maestro Ennio Calabria.

Cavallino, 18 dicembre 2008                            Carmen Mancarella  

VAN TAME: PENNELLATE DI LUCE TRA MILANO E NEW YORK  

E’ stata inaugurata in questi giorni presso la Galleria d’Arte Santa Marta, di via Santa Marta,  la prima personale a Milano dell’artista Van Tame. Nell’esposizione sono presenti quindici opere recenti, 2007-2008, tutte eseguite a olio su tela, e tra queste, dieci raffiguranti angoli della metropoli americana New York, quattro della nostra Milano: uno scorcio del Castello Sforzesco e di piazza Cardusio, il Duomo con la sua imponenza e piazza Cadorna. “Artista grafico di professione e pittore per passione, Van Tame dipinge vivacemente e con gioia sia le scene urbane, sia i paesaggi rurali con pennellate veloci e luminose che sembrano fuochi artificiali a comporre il paesaggio. Per via dell’energia e dei colori, i lavori dell’autore riflettono la vita in tutte le sue forme, dalla natura alle creazioni dell’essere umano...”: con queste parole il critico Louise Nicollet descrive le opere dell'artista. Nato nel 1959 a Laos, nei pressi del Mekong Delta a sud-ovest del Vietnam, Van Tame vive e lavora a Lione dove si stabilisce nel 1980 e attualmente le sue opere sono esposte anche in alcune Gallerie d’Arte di Parigi. La mostra, accolta con grande interesse dal pubblico milanese, proseguirà fino al 30 Gennaio 2009.  

Dicembre 2008                                       AMont*  

MINT AL PIAZZALE CANNONE DEL CASTELLO SFORZESCO  

MINT ritorna a Milano, dal 19 al 23 Novembre 2008, in uno degli scorci più suggestivi della città, nel Piazzale Cannone del Castello Sforzesco, all’interno di una moderna tensostruttura in acciaio e vetro che la scorsa edizione ha saputo offrire al pubblico un inedito e suggestivo punto di vista sulla città. Milano International Antiques and Modem Art Fair, la mostra mercato d’arte antica, moderna e contemporanea giunta alla sua terza edizione e già diventata un appuntamento irrinunciabile, in Italia e non solo. Evento particolarmente atteso da appassionati e collezionisti per l’importante offerta di opere di altissima qualità; a conferma che anche in questi periodi di incertezza l’arte più affermata rappresenta una delle forme di investimento alternative più affidabili. MINT è un elegante rassegna “boutique” che ha saputo felicemente accostare alle opere d’arte antica capolavori d’arte moderna e contemporanea rispondendo così alla tendenza sempre più diffusa tra le nuove generazioni di appassionati d’arte di ricercare un raffinato connubio di linguaggi, epoche e stili. E per ribadire ancora una volta che l’essenza di MINT è nel confronto tra antico e moderno gli Organizzatori dedicheranno a Milano una mostra i cui protagonisti saranno Bernardo Bellotto ed un gruppo di fotografi contemporanei. La manifestazione nasce per iniziativa della Fondazione MINT, Milano, che ha come obiettivo la promozione e lo sviluppo internazionale dell’antiquariato e dell’arte moderna nel territorio. L’organizzazione è curata da Revolution srl, Torino, società specializzata nell’ideazione e realizzazione di grandi mostre e significativi eventi d’arte.  

Novembre 2008                                    AMont*

Disegni inediti di Fellini e la sua musa Betti al T. Filodrammatici 

Uno dei film più amati di Federico Fellini La dolce vita sta per compiere cinquant'anni, a Rimini la Fondazione a lui intitolata gli dedica due giorni di convegno e una mostra: I libri di casa mia - la biblioteca di Fellini in mostra, con gli oltre duemila volumi appartenenti al maestro e conservati nell'archivio del Museo Fellini, che ha deciso di esporli al pubblico (fino al 13 aprile 2009). La mostra sarà suddivisa in percorsi, per consentire ai visitatori di orientarsi tra i libri che l'artista custodiva nella casa romana di via Margutta e nel suo atelier di corso Italia. Adesso dopo la prima edizione della mostra "Fellini e la sua musa. Disegni inediti della collezione Liliana Betti" con il patrocinio del Comune di Milano e della Fondazione Federico Fellini, ospitata con grande successo nelle Sale Municipali di Palazzo Bargnani Dandolo ad Adro in provincia di Brescia. Grazie al contributo del Sindaco Danilo Oscar Lancini per sua concessione e promotore della mostra, arriva  al Teatro Filodrammatici 1 (ingresso Piazzetta Paolo Ferrari 6), situato nel cuore di Milano, di fianco alla Scala. Ma senza nulla togliere alla bella mostra e al regista cinematografico, il vero evento in questa occasione è un altro: per la prima volta il Teatro Filodrammatici apre le porte mettendo a disposizione gli spazi alti dal palco, che proseguirà anche nei mesi successivi allestendo mostre con l'obbiettivo di connotare il Teatro Filodrammatici come luogo di sostegno e promozione dell'Arte. Quindi la rassegna è il primo atto del Progetto Atelier, curato da Fabrizio Visconti - dice: partendo da "Fellini e la sua musa", l'intero percorso di mostre e installazioni che avranno luogo in  Teatro e che faranno parte del progetto, le mostre avranno tutte accesso gratuito, in modo tale da stimolare la partecipazione popolare al percorso proposto. In esposizione una selezione dei cento disegni realizzati da Fellini, appartenenti alla collezione Liliana Betti (1937 - 1998), scrittrice adrense, una fra le  più importanti figure del cinema italiano del Novecento, legata al grande regista Fellini da un lungo sodalizio professionale e umano per vent'anni. (Fino al 14 dicembre - ore 16.30 - 19.30, domenica 10.00 - 14.30, chiuso lunedì, ingresso libero). La Betti, collaborò con Fellini affiancandolo sul set nelle vesti prima di segretaria di produzione, poi di assistente alla regia, in occasione della lavorazione di alcuni dei film più importanti, partendo da Giulietta degli spiriti (1965), Fellini Satyricon  (1969), Amarcord (1973), Casanova  (1976), infine La città delle donne (1980). In visione disegni in bianco e nero e a colori, bozzetti e schizzi autografati da Fellini, opere realizzate durante le pause di lavoro, la maggior parte dedicate alla Betti. Curata da Enrico Ghezzi e da Domenico Montalto: Fellini ritrasse Liliana molte volte, nelle scene e nelle fogge più divertenti. L'esposizione prevede anche una scultura realizzata da Carlo Previtali "Omaggio a Federico Fellini" intitolata Gradisca, anno di esecuzione 2005, ceramica raku colorata. Nato a Bergamo il 1947, vive e lavora a Grumello del Monte (Bg). Per tutta la durata della mostra si proietta il documentario Diario segreto di Amarcord, un divertente backstage di uno dei film più importanti e apprezzati del regista riminese, tra l'altro premiato con l'Oscar come miglior film straniero. Scritto dalla Betti e diretto da Maurizio Mein, svela il provino umoristico e divertente di alcune sequenze, episodi non montati, come il provino di Sandra Milo, un inedito Fellini mentre scherza sul set e disegna personaggi previsti e non montati. Catalogo Skira, euro 30.00. Per informazioni: Ufficio stampa - Francesca Bianucci - mobile: 3356178582 - email: francescabianucci@alice.it                                                                  

 Milano, 27 novembre 2008                  Giuseppe Lippoli

PALAZZO REALE:  "DA CANALETTO A TIEPOLO"   (Collezione Terruzzi) 

La collezione Terruzzi si è formata negli ultimi cinquant’anni sull’onda di una grande passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni.
Quello che più colpisce visitandola è la complessità delle scelte che non si polarizzano essenzialmente su tematiche e generi particolari. Al di là infatti di taluni nuclei fondamentali – la pittura veneziana del Settecento, in primis – la raccolta si compone di un florilegio di testimonianze artistiche che spazia dalle tavole a fondo oro e dai fronti di cassone rinascimentali alle tormentate espressioni paesaggistiche di Magnasco, a quelle trionfali di Giovanni Paolo Panini, via via fino alla produzione moderna di Guttuso, De Chirico o Severini. Il nucleo pittorico si integra poi con una delle più consistenti – per qualità e quantità – raccolte di mobili sette/ottocenteschi in mano privata, la grande maggioranza dei quali di qualità assolutamente museale. Porcellane, argenti ed arazzi completano l’insieme della collezione, che nella sua globalità comprende più di 5000 pezzi.
Il volume focalizza l’attenzione su un settore particolare, su una delle grandi passioni di questi collezionisti, la pittura veneziana del Settecento. Vedute e paesaggi di Carlevarijs, Canaletto, Marieschi e Guardi, come di Marco Ricci, Richter e Cimaroli dialogano con le storie mitologiche ed eroiche del Ricci, di Pellegrini e Pittoni, come con il chiacchiericcio di Longhi o con le favolette di Jacopo Amigoni. Le ultime due sale sono un omaggio a Tiepolo, padre e figlio: di Giambattista viene esposto il ciclo realizzato per Palazzo Sandi a Venezia, di Gian Domenico parte degli affreschi provenienti da Palazzo Valmarana a Vicenza. Due cicli di superba qualità artistica: di grande forza plastica e cromatica il primo, di una sublime, asettica eleganza quasi neoclassica il secondo. Due sezioni a parte mostrano l’altra faccia del collezionismo dei Terruzzi, la predilezione per gli arredi e le arti decorative: sono esposti alcuni dei mobili più preziosi della raccolta, come anche alcune delle più eleganti porcellane, sia occidentali, che orientali. Una campionatura numericamente contenuta, ma qualitativamente altissima che ancor più testimonia il pregevole livello di questa raccolta.  

Milano - Palazzo Reale - 3 ottobre 2008 

GIANFRANCO PARDI

Mostra di Gianfranco Pardi allo studio Marconi di Milano e alla Galleria Fumagalli di Bergamo Inaugurate il 19 Settembre, allo studio Marconi di via Tadino a Milano, e il 20 Settembre 2008, alla Galleria Fumagalli di Bergamo, le mostre del’Gianfranco Pardi. Le esposizioni hanno come titolo “1970-77 più opere recenti”. In occasione delle due mostre sono stati editi due bellissimi volumi disponibili nelle due gallerie. All’inaugurazione, nello studio Giò Marconi sembrava di essere tornati alle mostre di un tempo, molti i visitatori, bello l’allestimento, ricca l’esposizione. Alla mostra erano presenti i maggiori artisti italiani che operano a Milano amici dello scultore e pittore milanese nato nel 1933. Le due esposizioni rimarranno aperte, la prima fino all’8 novembre 2008, la seconda fino al 31 ottobre. Degli anni ’70 è in mostra tutta la serie di opere in acrilico su tela e cavi d’acciaio dal titolo “Architettura…”. Delle opere recenti in mostra citiamo: “Go” del 2007 in acciaio verniciato, “Danza” del 2006 in ferro verniciato e “Topos” del 2006. (Nella foto i maestri scultori Pietro Coletta, Arnaldo Pomodoro, Giuseppe Maraniello e Achille Guzzardella  all'inaugurazione della mostra.)

Milano, 21 settembre 2008           achille guzzardella

IL CAPOLAVORO LA GIUDITTA DI BOTTICELLI AL DIOCESANO  

Giunta alla sesta edizione di “Un capolavoro per Milano”, dopo l’esposizione del 2002 con L’Ecce Homo di Antonello da Messina, proveniente dal Collegio Alberini di Piacenza; il 2003 con L’Annunciazione di Domenico Beccafumi; il 2004 La cattura di Cristo del Caravaggio, proveniente dalla National Gallery of Ireland di Dublino; il 2006  La Sacra Famiglia con Sant’Elisabetta e San Giovannino di Andrea Mantegna ed infine nel 2007 L’Annunciata di Antonello da Messina, proveniente dalla Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo. Dal 1 ottobre il Museo Diocesano ospita il capolavoro “Giuditta” del maestro fiorentino Sandro Botticelli, l’opera è databile  al 1470 circa ed è composta da due piccoli dipinti (tempera su tavoletta, cm 31x25). L’iniziativa culturale parte da un progetto promossa da Bipiemme Gestioni e il Gruppo Banca Popolare di Milano e dal Museo Diocesano – Fondazione Sant’Ambrogio. L’opera dapprima proveniente dalle collezioni Medicee e successivamente a partire dal 1632 collocata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Ora per la prima volta un’opera di un maestro assoluto della pittura rinascimentale italiana sarà ammirato a Milano fino al 14 dicembre 2008, tutti i giorni, dalle 10.00 alle 18.00, escluso i lunedì (Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95). Alessandro Filipepi detto Botticelli (Firenze 1445 – 1510), con queste due opere pittoriche affronta il tema della Giuditta, di straordinaria bellezza, a sinistra Il ritorno di Giuditta a Betulia, raffigura Giuditta che, scortata da un’ancella, ritorna da Betulia dopo aver decapitato Oloferne, il generale assiro che minacciava la sua castità e la libertà del popolo ebraico, nell’occasione l’altra tavoletta intitolata La scoperta del cadavere di Oloferne, posta a destra, raffigura l’interno della tenda del condottiero il cui corpo robusto giace senza testa davanti alle espressioni raccapriccianti dei suoi uomini. Le due tavolette, che il formato suggerisce dovessero destinate a una devozione privata e create per essere ammirate da una distanza molto ravvicinata, sono ricordate dalle fonti e dai documenti solo a partire dal Cinquecento. Si narra che dal Seicento vengano descritte come unite in una sorta di dittico, racchiuse in un’unica cornice, ma nulla lascia trapelare che questa fosse la collocazione originaria, purtroppo, non si conosce nulla di certo. La mostra  è accompagnata da un Catalogo Silvana Editrice, Milano, 2008 – euro 12,00. A cura di Paolo Biscottini, con testi di Ernesto Borghi, Giovanni Ferrario e Nadia Righi. Per informazioni: telefono 02.89420019.

Milano, 25 settembre                        Giuseppe Lippoli

 

MUSEO DIOCESANO:  UN CAPOLAVORO PER MILANO  (dal 1° ottobre)

Ormai alla sesta edizione, anche quest’anno il Capolavoro per Milano, frutto della collaborazione tra il Museo Diocesano e Bipiemme gestioni, propone ai visitatori un’opera di un maestro assoluto della pittura rinascimentale italiana: Sandro Botticelli. Le due tavolette, provenienti dalle collezioni Medicee e oggi agli Uffizi, si datano al 1470, in quella fase in cui Botticelli elimina progressivamente il chiaroscuro, proponendo una particolare interpretazione delle leggi prospettiche rinascimentali e cercando la definizione del movimento delle figure tramite eleganti evoluzioni dei panneggi. Così le figure, grazie alla particolare e raffinata incidenza della luce e alla ricercatezza ornamentale, appaiono come eleganti silhouette più che corpi tridimensionali, aprendo a quella svolta stilistica che caratterizzerà l’arte del maestro fiorentino nei suoi anni maturi.
Il tema di Giuditta è presente nell’arte italiana sin dal Medioevo, con una forte valenza simbolica. Botticelli propone una lettura fedele del testo biblico, scegliendo uno schema compositivo del tutto nuovo e articolando la narrazione in due scene distinte nelle quali cambia tono e registro linguistico: il Ritorno di Giuditta a Betulia mostra colori chiari e toni luminosi ed è attraversato da un’aria leggera e quasi leziosa al contrario dei toni bui e drammatici della Scoperta del cadavere di Oloferne.
Di straordinaria bellezza e intensità è il volto di Giuditta, con quella pensosa malinconia che caratterizza le opere del maestro fiorentino.

ARTESANTERASMO -      MAURIZIO ZACCARDI           (dal 2 ottobre)

Dal museo omonimo di Fontanelle in provincia di Parma, inaugurato a maggio in occasione delle celebrazioni per il padre di Don Camillo e Peppone, arriva a Milano la mostra di Maurizio Zaccardi. Un omaggio al “mondo piccolo” di Giovannino Guareschi con una ventina di sculture in bronzo che si ispirano ai disegni umoristici che il giornalista e scrittore pubblicava sul “Candido” (da lui fondato), da cui attaccava i comunisti ma anche il governo democristiano. accardi, nel riprenderne le caricature, dà abilmente vita a personaggi nuovi, fantasiosi e grotteschi. Tra gli altri ci sono don Camillo e Peppone su una cinquecento Fiat e su un’Alfa Romeo storica, libere interpretazioni di sequenze del film; c’è il crociato con una forchetta al posto della spada (sull’arrembaggio della burocrazia romana alla navicella della fiera di Milano) e c’è l’accaparratrice di poltrone. La mostra sarà corredata di foto e documenti storici gentilmente messi a disposizione dalla famiglia Guareschi. Scrive Vittorio Sgarbi nella presentazione al catalogo pubblicato dal Monte Università Parma: Guareschi sarebbe potuto essere uno scultore e Zaccardi ha provato a dimostrarlo. Figure o piccoli gruppi, derivati dai disegni umoristici di Guareschi, ma non fino al punto da esserne una semplice trasposizione tridimensionale. Il corrispettivo plastico dei disegni satirici di Guareschi è il bozzetto, la scultura anti-monumentale per antonomasia, da ‘mondo piccolo’ […]. In questa accezione volutamente ‘piccola’, anche quando manifestata attraverso la resistenza del bronzo, Zaccardi innesta invenzioni ricche e mutevoli, talora con toni grotteschi che ricordano Daumier, padre storico del genere. Zaccardi, però, è capace anche di slanci di divertito, rustico Surrealismo […]. Bambolotti arguti e deliziosi, aerei, come nel caso dell’ottimo cavaliere ‘forchettato’, controparte figurata delle posate ‘parlanti’ di Bruno Munari, nel quale Zaccardi è abilissimo a controllare l’eleganza dei volumi tondeggiati, fra Maillol, Bueno e Botero. Una fantasia pura, senza altri fini che la propria soddisfazione creativa…”   c.stampa   

CORREGGIO a PARMA                        (dal 20 settembre)

Alla Galleria Nazionale in Pilotta e all’interno del Teatro Farnese sarà concentrato, con il coordinamento di Lucia Fornari Schianchi un insieme strepitoso delle opere più significative del Correggio oggi “trasportabile” esistente nei diversi musei di tutto il mondo .  Una mostra superba che diventa parte di un percorso davvero emozionante che porterà ad ammirare - tutti concentrati in un raggio di poche centinaia di metri intorno alla mostra - i tre capolavori assoluti del Correggio: i sontuosi cicli affrescati nella Cupola della Cattedrale, quelli nelle due Cupole del Monastero di San Giovanni Evangelista e il sublime insieme rappresentato dalla Camera della Badessa in San Paolo. Da sottolineare che sarà possibile salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San Giovanni, grazie a speciali impalcature che saranno allestite per l’occasione e offriranno l’opportunità di apprezzare da vicino questi due straordinari capolavori. Per apprezzare meglio il contesto storico in cui operò il Correggio, verrà anche proposto un itinerario alla scoperta di superbe opere di vari Maestri del Rinascimento: in primis, la meravigliosa Camera d’Oro del Castello di Torrechiara e la Camera di Diana nel castelli di Fontanellato. Insomma, un concentrato di emozioni per far emergere nel panorama dell’arte italiana il, grande, seducente “Pittore della luce”, che stupirà per quel continuo passaggio di registro dal sacro al profano e che condizionerà molti artisti fino all’epoca barocca.

19 settembre 2008          achille guzzardella

LA FILOSOFIA E L'ARTE DI SHINJO ITO A MILANO 

E' stata presentata in questi giorni a Palazzo Crivelli di Milano, con grande interesse di pubblico, la Mostra "In Arte, Buddha. La Filosofia e l'Arte di Shinjo Ito" con l'eccezionale presenza di Sua Santità Shinso Ito, figlia di Shinjo Ito e leader spirituale della corrente buddhista Shinnjo-en.Le opere, esposte per la prima volta in Italia e firmate da Shinjo Ito, uno dei più importanti artisti buddhisti giapponesi del XX Secolo, sono state suddivise in cinque parti: Statuaria Buddhista, Rilievi, Busti e altre Statue, Calligrafia, Incisioni e Disegni, Fotografia.Dopo Tokyo, Osaka, Nagoya, Fukuoca, Sapporo, New York, Chicago e Los Angeles la Mostra, che è stata ospitata a Milano, proseguirà per Firenze al Museo Nazionale Alinari della Fotografia dal 30 Ottobre al 30 Novembre.La Mostra è stata organizzata in collaborazione con Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia e con il patrocinio del Comune di Milano.Le visite alla Mostra che sono gratuite, consentendo la partecipazione di un numero limitato di persone necessitano di prenotazione.  Per info: www.shinjoito.com/it  

Settembre 2008                                    AMont*  

CANOVA ALLA CORTE DEGLI ZAR  

E’ ancora visibile la mostra inaugurata a Palazzo Reale di Milano il 23 Febbraio scorso sulle sculture Neoclassiche italiane collocate  all’Ermitage di San Pietroburgo. La mostra prorogata per il grande successo di pubblico è unica nel suo genere. Certamente l’opera caratterizzante l’esposizione è: “Danzatrice con le mani sui fianchi “ di Antonio Canova, marmo del 1812 che si erge in tutto il suo splendore compiacente di essere ammirato. E poi c’è una delle repliche della famosa “Testa ideale di Elena” di mano Canoviana come pure “Testa di Paride” e “Testa del Genio della Morte”, e pure “Le Grazie” e “Maddalena penitente” e “Amorino Alato”. Completano la mostra diversi marmi dei più bravi scultori che seguirono l’esempio del grande Maestro di Possagno. Voglio menzionare: Lorenzo Bartolini, scultore che con “La Fiducia In Dio” (La prima esguita è al Poldi Pezzoli di  Milano) raggiunge un posto rilevante nella Storia della scultura Italiana e lo fa considerare lo scultore più interessane dopo il Canova del primo Ottocento Italiano (in mostra anche: “Ninfa dello scorpione” e “L’ammostatore-Bacco fanciullo”); e poi ci sono opere di Pietro Tenerani (in mostra: “Flora” e “Psiche svenuta” e i bei busti: “Busto del principe Michail Voroncov”, “Busto della granduchessa Marija Nikolaevna”), di Pompeo Marchesi (in mostra: “Busto del granduca Aleksandr Nikolaevič”), di Giovanni Antonio Cybei (in mostra: “Stagioni”), di Luigi Bienaimè (in mostra il bel marmo: “Busto di Nicola I” e “Amore che abbevera le colombe di Venere” e “Pastorella” e “Zefiro” e “Baccante danzante”) , di Carlo Albacini (in mostra: “Flora” e “Iside”), di Carlo Finelli (in mosra : “Le Ore danzanti” e “Venere che sorge da una conchiglia”), di Emil Wolff (in mostra: “Amore con gli attributi di Ercole” e “Psiche con l’urna di Proserpina” e “Ninfa in riposo dopo la caccia”), e di John Gibson (in mostra: “Amore pastore”) di Rinaldo Rinaldi (in mostra: “La Pace”), e di Bertel Thorvaldsen (in mostra un bel “Ganimede”), e di Giovanni Duprè (in mostra: “ Pescatore” e “Bacchino” della crittogama). Fanno da cornice alla bella mostra una serie di splendidi vasi di marmi pregati, i vasi delle manifatture imperiali.   Una mostra unica, da non perdere. 

Milano - 27 luglio 2008 -                            achille guzzardella

Corrente e Sassu a Palazzo Reale            (fino al 7 settembre)

Con piacere ho visto alcuni giorni fa le due mostre, inaugurate a Palazzo Reale di Milano il 10 giugno scorso e visibili fino al 7 settembre 2008, relative, la prima agli oli  e acquarelli di Aligi Sassu, la seconda, dal titolo Corrente-Le Parole della Vita-Opere 1930-1945, esposizione  di  quel periodo fortunato dell’Arte Italiana di tanti artisti che ho in gran parte conosciuto e ritratto in scultura. Menziono gli artisti in mostra, tutti maestri dell’Arte Italiana del secolo scorso: Badodi, Birolli, Broggini, Cassinari, Cherchi, Fontana, Gauli, Genni, Guttuso,  Lanaro, Mafai, Manzù, Migneco, Morlotti, Mucchi, Paganin, Pirandello, Santomaso, Sassu, Scipione, Tomea, Treccani, Valenti, Vedova. Il mio invito a vedere le mostre in questione è per tutti ma, è rivolto soprattutto ai giovani, ai giovani dei licei e delle accademie, per potere carpire gli aspetti di una felice stagione dell’Arte Italiana dove i valori erano quelli di sempre, quelli della pittura e della scultura, delle arti figurative.     

Milano - 14 Luglio 2008                                                      achille guzzardella

L’Autoritratto di Yan Pei-Ming al GAMeC  di Bergamo      

Inaugurata il 19 marzo 2008 la mostra personale dell’artista Yan Pei-Ming alla GAMec - galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, via San Tomaso, 53. Prima personale in un museo italiano dedicata a questo artista di origini cinesi, uno dei maggiori protagonisti dell’arte  internazionale contemporanea. In visione venti opere di grande formato, tra cui molti acquarelli, per la maggior parte esposte per la prima volta al pubblico. Da citare International Landscape, 2006; Pape Jean-Paul II, 2005; Selfportrait af Four Ages, 2006; la serie di acquarelli New Born, New Life, 2007. La mostra è articolata in quattro sezioni tematiche: Autoritratto con paesaggio, Autoritratto con religione, Autoritratto con parenti, ed infine Autoritratto con vita e morte. La pittura di Yan Pei-Ming è caratterizzata da un impianto materico mediante l’applicazione di pennellate violente. I primi dipinti sono quasi monocromatici, nero, bianco, rosso. Fino al 27 luglio, la GAMeC di Bergamo (insieme alla mostra di Luca Vitone, di Victor Man e della rinnovata collezione permanente). Orari: martedì-domenica: 10-19; giovedì 10-22 – lunedì chiuso – Ingresso intero 4,00 euro; ridotto 2,50 euro (il biglietto dà diritto all’accesso a tutte le mostre). In rassegna  Papa Giovanni XXIII, eseguito nel 2005, olio su tela (commissionato a Yan Pei-Ming dalla Banca Popolare di Bergamo che l’ha concesso in deposito alla GAMeC), Mao del 2005, Paesaggio internazionale, 2006, (olio su tela, 200x400 cm), L’ultimo imperatore, 2007, Autoritratto, 2007. Le opere eseguite ad olio sono state realizzate nello studio di Digione, invece per quanto riguarda gli acquarelli a Shanghai (dove è nato nel 1960), usando carta e colori inglesi, ma acqua e pennelli cinesi. Accompagna la mostra un catalogo bilingue, edito da Electa, Milano,2008, con un testo di Giacinto di Pietrantonio, formato cm 28x28 – pagine 144, prezzo 55 euro. Yan Pei-Ming emigra nel 1981 in Francia, dove studia prima all’Ecole nazionale des Beaux-Arts di Dijon  poi all’Institut des Hautès Etudes en Art Plastique di Parigi. Fin dall’inizio l’artista si distingue per i temi della figura umana e soprattutto per il ritratto. Ha partecipato alla Biennale di Venezia (1953, 2003), alla Biennale di Lione  (1997), alla Biennale di Siviglia (2006) e dopo alla Biennale di Istanbul (2007). Per informazioni GAMeC tel. 035.270272 – fax: 035.236962 – www.gamec.it. – Servizi educativi: tel. 035.399529 – e.mail: giovanna.brambilla@gamec.it   

 Milano - 12 luglio 2008 -                               Giuseppe Lippoli  

GRANDI MOSTRE SUI LIGARI                        (fino al 19 luglio)

La mostra “ I Ligari – Pittori del ‘700 Lombardo”, nelle due sedi milanesi Galleria  Gruppo Credito Valtellinese e Museo Diocesano, rimarrà aperta fino al 19 luglio 2008. Le due esposizioni hanno riscosso notevole successo di pubblico. Voglio qui segnalare alcune delle tele più interessanti:  di Pietro Ligari  “L’Immacolata con Gesù bambino e l’Eterno” , “La decollazione di San Giovanni Battista” , la “Confutazione dell’eresia” e i bei ritratti di Gervasio Ligari e di Giovanni Andrea Ligari, parroco di Colorina e di Cesare Ligari la bella tela, interessante per il girotondo quasi ascensionale dei santi fraticelli attorno al crocifisso dal titolo “I l crocefisisso con Sant’ Antonio di Padova, San Giuseppe di Leonessa, San Fedele da Sigmaringen e i due santi francescani” e l’olio su tela “Cena di Emmaus” custodito a Torino nel Convento della Congregazione di San Filippo. Di Vittoria Ligari segnalo “Mosè fanciullo spregiatore del faraone” della Banca Popolare di Sondrio”.

Milano - 10 luglio 2008 -                             Achille Guzzardella

Mostra delle opere acquisite dal Museo della Permanente dagli anni '70 ai nostri giorni

Museo della Permanente – mostra delle opere acquisite dal 1970 ad oggi Aperta al pubblico al palazzo della Permanente di Milano la bella rassegna sulle opere del museo della insigne istituzione ottocentesca. La prima parte della rassegna era stata esposta un anno fa. Sono presenti le opere donate dagli anni settanta ad oggi. Mostra che meriterebbe un bel successo di pubblico, curata e ben allestita dal direttore del museo Alberto Ghinzani e dal critico Alberto Veca. La rassegna sarà visibile fino al 31 Agosto, un occasione per i visitatori di conoscere l’operato nelle differenti tendenze artistiche ma sempre ben riconducibili alla realtà pittorica, scultorea o grafica dei maggiori e più importanti artisti che hanno operato e operano tutt’ora nel territorio Lombardo. Sono presenti opere di Giuliano Vangi, Tino Vaglieri, Attiglio Steffanoni, Attiglio Rossi, Franco Rognoni, Giuseppe Novello, Alfredo Mazzotta, Giovanni Mattio, Trento Longaretti, Piero Leddi, Achille Guzzardella, Piero Giunni, Alberto Gianquinto, Renato Galbusera, Renato Ferrari, Guido Di Fidio, Giancarlo Colli, Giovanni Cerri, Carlo Cattaneo, Giovanni Cappelli, Giovanni Blandino, Enzo Vicentini, Emilio Tadini, Anna Santiniello, Alfredo Pizzo Greco, Mimmo Paladino, Armando Marrocco, Agenore Fabbri, Lucio Del Pezzo, Otello Brocca, Grazia Varisco, Walter Walentini, Mauro Staccioli, Giancarlo Sangregorio, Mauro Reggiani, Lorenzo Piemonti, Gianfranco Pardi, Elena Mezzadra, Vittorio Matino, Luigi Fulvi, Michele Festa, Bruno Di Bello, Enrico Della Torre, Alex Corno, Pietro Coletta, Nino Cassani, Giovanni Campus, Agostino Bonalumi, Rodolfo Aricò, Togo(Enzo Migneco), Gianriccardo Piccoli, Giancarlo Ossola, Gino Meloni, Attilio Forgioli, Franco Daleffe, Giuliano Collina, Nado Canuti, Franco Zazzeri, Giulio Turcato, Luigi Stradella, Amilcare Rambelli, Mario Raciti, Cristiano Plicato, Aldo Pancheri, Gottardo Ortelli, Claudio Olivieri, Giancarlo Marchese, Paolo Iachetti, Costantino Guenzi, Giorgio Griffa, Alberto Ghinzani, Libero Ferretti, Enzo Esposito, Sergio D’Angelo, Alfredo Chighine, Giancarlo Cerri, Alik Cavaliere-Emilio Scanavino. 

Milano - 9 Luglio 2008 -                 achille guzzardella

 

LIGABUE  -  250 opere  a  Palazzo Reale      (fino al 26 ottobre)

Ligabue torna a Milano, dopo quasi trent’anni dalla prima mostra, per una consacrazione vera e propria che restituisce a questo grande artista il ruolo che gli spetta a pieno titolo nella pittura italiana del ‘900. L’esposizione presso Palazzo Reale, curata da Augusto Agosta Tota con catalogo edito da Franco Maria Ricci, può essere definita la più grande mostra mai realizzata su Ligabue: oltre 250 opere di cui ben 215 dipinti a olio - quindici dei quali inediti - oltre ad oggetti che gli appartenevano e una ricca filmografia d’epoca (di Raffaele Andreassi) che ci racconta la sua vicenda umana con una poetica struggente. La mostra si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Si avvale inoltre del patrocinio di: Senato della Repubblica; Presidenza del Consiglio dei Ministri; Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Ministero della Pubblica Istruzione; Regione Lombardia; Provincia di Milano. Un genio, quello di Ligabue - spiega Vittorio Sgarbi nel suo testo in catalogo - che nella sua assoluta istintività, nella sua arcaica complicità con la natura, era in grado di inserirsi a pieno titolo nell’arte contemporanea, proponendo un linguaggio figurativo che parla di cose semplici a persone altrettanto semplici. Ligabue identificava il perfetto artista popolare, il “poeta contadino” che non poteva non raccogliere i favori di Zavattini e di coloro che trovavano in lui un sicuro punto di riferimento nella cultura italiana del Dopoguerra. A qualcuno - scrive il critico Luigi Cavallo nel suo contributo in catalogo - la mostra potrà sembrare il seguito di quel “Miracolo a Milano” di Cesare Zavattini, tra i primi sostenitori del pittore, in cui non era facile distinguere tra realtà e fantasia, tenerezza e amarezza se non attraverso argomenti oggi in disuso, come la nostalgia, la malinconia. E così è davanti ai quadri di Ligabue: scene di vita vista con gli occhi di chi, per dramma o per fortuna, è rimasto imprigionato nel fanciullo primordiale. Senza per questo (semmai proprio per questo) non diventare pittore maturo, consapevole, come spiega nel suo testo in catalogo un altro grande artista del ‘900, Marino Mazzacurati, o come sottolineano i numerosi autoritratti. In mostra ne è presente un’intera sezione. L’iconografia sempre intensa, eccitata, goffa e grandiosa degli autoritratti è quella che ciascuno di noi si porta dentro: terribile o grottesca, struggente nella confessione delle proprie interiori paure, infantile nell’impaccio, aggressiva nell’eccitazione di un’inquietudine segreta e instabile, sfrontata con sguardo di sfida, in una galleria di situazioni ed emozioni che trascorre attraverso tutti i sentimenti dell’esistenza. Un diario intimo che Ligabue è venuto annotando con ostinazione maniacale, emozione fatta pittura, attraverso colore e forma che aderiscono al sentire, si impastano con esso. Si intreccia inevitabilmente con l’altro grande filone degli animali, ritratti con una drammaticità che ci lascia sorpresi ogni volta.  Provava per loro un amore fortissimo – dice Mazzacurati – e nell’aia di casa bastava che facesse strani gesti con le mani ed emettesse un leggero sibilo, perchè tutti gli animali come impazziti gli corressero intorno. È il mito di Orfeo o del Flauto Magico, questo del mettersi in rapporto con le forme più elementari di animalità, per giungere a possedere nella sua interezza sè stesso e per questa via, attraverso le prove dell’acqua e del fuoco, poter salire alle stelle. E noi con lui, con Ligabue: o perlomeno questa è l’emozione che regala la mostra, l’evento artistico di Milano che dà il benvenuto a un grande pittore e riesce a restituirci tutto il suo dramma della vicenda umana, con rigore ma anche poesia, senza inquinare, anzi, arricchendola, la straordinaria qualità pittorica di uno dei più grandi artisti italiani del ‘900.  

Milano - Palazzo Reale -

MOSTRE DEGLI ARTISTI DELLA PERMANENTE  IN TRE SEDI

La Permanente con l’impegno della Commissione Artistica 2007-2008 è riuscita a realizzare ben tre esposizioni dei soci artisti. La prima si è tenuta dal 12 aprile al 12 maggio nella città di Garbagnate Milanese nello  spazio comunale Corte Valenti, mostra dedicata a ben 51 scultori che operano per lo più nella capitale lombarda, sculture sia astratte che figurative e concettuali. La seconda mostra si è tenuta nella  Villa Tittoni di Desio dal 6 a 25 maggio. Mostra realizzata da ben 166 artisti, pittori, scultori e grafici; una panoramica sulla produzione lombarda contemporanea, accanto all' esposizione permanente museale del caro scultore Giuseppe Scalvini che fu per tanti anni animatore della vita artistica ed espositiva della storica istituzione milanese. La terza mostra che documenta l’opera di ben 157 artisti, inaugurata nel Palazzo Gallio a Gravedona sul lago di Como nell’alto Lario occidentale è di sicuro impatto visivo. Si è inaugurata il 28 giugno e rimarrà aperta fino al 27 luglio. Sono bene esposte opere di amici scultori, pittori e grafici. Artisti noti operanti nel territorio lombardo ma anche giovani promesse. La mostra è ben allestita e curata nel suo percorso. Cito alcuni nomi presenti oltre il sottoscritto: Alberto Ghinzani, Franco Zazzeri, Alfredo Mazzotta, Pino Di Gennaro, Luciano Bocchioli, Nino Cassani, Giancarlo Colli, Francesca Magro, Elvino Motti, Giulio Crisanti, Harry Rosenthal, Giorgio Scaini, Giorgio Scano, Togo  e Franco Vasconi.

Milano, 7 luglio 2008 -                     Achille Guzzardella

ALIGI SASSU a Palazzo Reale  (17 giugno - 7 settembre)

La Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano, e lo Studio-Archivio Sassu di Milano, hanno realizzato la mostra Aligi Sassu: dal mito alla realtà. Dipinti degli Anni Trenta permette di scoprire la stagione più ricca nella lunga ricerca artistica di Sassu, dal punto di vista sia della sperimentazione linguistica sia della messa a fuoco dei soggetti. Sassu è stato un artista precoce. Fu scoperto da Martinetti e fatto esporre a soli sedici anni alla Biennale di Venezia, nella sala riservata ai Futuristi. La scelta di circoscrivere l’esposizione alla pittura, Sassu fu anche scultore, autore di numerose opere monumentali, ceramista, illustratore, scenografo, risponde alla volontà di esplorare proprio l’evoluzione del linguaggio dell’artista, dalle forme del mito a quelle della realtà. Evoluzione che trova nella pittura le sue pagine più indicative. La mostra è curata da Giuseppe Bonini. Gli apparati scientifici sono a cura di Giuseppe Bonini e Barbara Oteri. 

Milano, 15 giugno 2008            achille guzzardella

GIANNI DOVA  alla galleria "Il Castello"

Tra le varie mostre viste a Milano in questi mesi del 2008 finalmente una esposizione degna di nota, quella su Gianni Dova. Inaugurata l’8 Maggio  alla galleria “il Castello” dai due fratelli Conte, figli di quel  guido Conte. gallerista della Brera di anni fa. L’esposizione riesce a coinvolgere anche il più profano dei visitatori se non altro per la varietà e la bellezza dei colori dei molti oli appesi. Dova è sempre Dova, con le sue atmosfere magiche fatte di spazi, di forme, di equilibri quasi scultorei messi in luce a mio giudizio proprio in questa mostra. Chi è attento rimane coinvolto e si compiace di queste forme, di questi colori turchini. È il Dova degli anni ’50-60, il Gianni migliore, quello chiaro, netto e misterioso. Ogni artista, ogni artista vero, ha dei momenti e periodi felici e questo è quello di grazia, anche se tutta l’opera dell’artista Romano, ma di crescita e vita  d’artista Milanese, è interessante e felice. Anche l’ultimo periodo della sua arte, quello che io conobbi più direttamente e vidi fare in alcune realizzazioni quando andai a ritrarre l’artista (in seguito, poi, presi l’abitudine di andarlo trovare e diventammo amici) è magico per i colori e si presta ancor più per indovinate combinazioni estetiche. Il quadro di Dova non perde la funzione d’un tempo, allieta e abbellisce l’ambiente. Non voglio entrare nel merito delle singole opere in mostra ma vi invito ad andare a vedere l’indovinata e  bella esposizione, messa in opera dai due giovani galleristi milanesi, che ben ricorda l’amico e maestro del  secolo passato. 

Milano - 29 Maggio 2008                                                              achille guzzardella

A MILANO SCRITTURA DI LUCE E COLORI FRA RUSSIA E ITALIA 

In posizione strategica e privilegiata, nel cuore della metropoli lombarda, la "Casa del Pane" di Porta Venezia ospiterà in questi giorni un'interessante mostra d'arte contemporanea dal suggestivo titolo "Visioni D’Autore – Beyond The Views", e patrocinata dal Comune di Milano, con tre Artisti a confronto: due fotografi russi e un pittore italiano, lontani nella tecnica ma vicini nelle tematiche: Lev Melikhov, importante esponente della fotografia internazionale; Sergey Yastrzhembskiy, noto fotografo russo, nonchè, Consigliere Speciale di V. Putin per i rapporti con l'Unione Europea; Giuseppe Viola, pittore, scultore a livello internazionale e fondatore della corrente Imagismo. Delle oltre 100 opere selezionate per questa esposizione, sono stati attentamente valutati lavori che, se pure differenti tra loro per tecnica e impatto visivo, confermano una stretta relazione per quanto riguarda il soggetto, conferendo alla totalità della mostra un percorso omogeneo sicuramente interessante per il visitatore attento che di fatto potrà ammirare gli stessi soggetti, stessi luoghi e stessi personaggi osservati ed interpretati in maniera differente dai tre artisti, stimolandone curiosità e critica. Una precisa linea nell'allestimento ed una logica e studiata disposizione delle opere conferiscono alla mostra una visione lineare ed avvincente. L'esposizione, riproponendo il dialogo tra fotografia e pittura da cui è nata la modernità con le ricerche degli impressionisti, si propone come atto culturale, esponendo per la prima volta al pubblico italiano le opere di due artisti russi dall'obiettivo magico e rileggendo - alla luce del confronto - l'opera pittorica di un artista italiano conclamato quale è Giusppe Viola. Ne emerge un risultato suggestivo, che ripropone l'attualità di tale confronto. La mostra aprirà al pubblico dal 30 Maggio al 22 Giugno 2008; il catalogo edito da Nava Milano è stato curato dal Critico d'Arte Domenico Montalto mentre l'organizzazione della mostra è stata affidata al Centro Diffusione Arte.

La mostra si sposterà a Mosca nel Maggio 2009. Per info: Tel.+39 02 90721422 

Maggio 2008                                                           AMont*.  

VILLA NECCHI - CASA MUSEO

Si è tenuta oggi l'inaugurazione di Villa Necchi Campiglio, che da domani sarà ufficialmente aperta al pubblico nella sua nuova veste di "casa museo" milanese dopo oltre tre anni di lavori di restauro e 6 milioni circa di euro di costi. Donata nel 2001 dalle ultime proprietarie al Fondo per l'Ambiente Italiano (Fai), Villa Necchi Campiglio è una della rarissime case rubane del centro di Milano ed è stata recuperata grazie a un Accordo di programma (da 4,6 milioni di euro) promosso nel 2004 dalla Regione e siglato nel 2005 con il Fai, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia e il Comune di Milano. "Sono emozionato e orgoglioso di essere qui oggi - ha dichiarato il presidente lombardo, Roberto Formigoni, nel corso della cerimonia di inaugurazione - alla presentazione di un gioiello architettonico come questo che rappresenta uno straordinario esempio della nostra cultura, del nostro lavoro e del rapporto tra il nostro territorio e la sua gente. Villa Necchi Campiglio è una bellezza che parla a noi e ai visitatori che vogliono conoscerci fino in fondo". Formigoni ha sottolineato quindi "l'importanza del contributo dei privati nel restauro della villa e della capacità delle istituzioni pubbliche di coinvolgerli in progetti di alto valore culturale". "La prospettiva dell'Expo 2015 - ha aggiunto Formigoni - accentua ancor di più la possibilità che abbiamo di rendere accessibili al pubblico altri tesori della nostra Regioni semi sconosciuti al grande pubblico. Da alcuni anni la Regione ha deciso di seguire la strada dell'Accordo di Programma come quello che ha portato al recupero di questa villa: ad oggi ne sono stati sottoscritti 21 per 185 milioni di euro, e sempre 21 sono i cantieri culturali aperti. Molti di questi Accordi sono stati con il Fai, come Villa Panza a Varese e il mulino di Baresi a Roncobello, in provincia di Bergamo". "Oggi uno dei tesori di Milano - ha spiegato l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Massimo Zanello, anch'egli presente all'inaugurazione - torna a rivivere grazie alla collaborazione tra pubblico e privato che ha reso possibile donare alla fruizione di tutti non solo questo splendido gioiello architettonico ma anche le collezioni in esso contenute, come quella di Claudia Gian Ferrari".   

Milano, 28 maggio 2008                     achille guzzardella

DISEGNI DI WALTER LAZZARO  

Note d'infanzia del 1921 è il primo disegno realizzato dal maestro Walter Lazzaro (1914-1989), tecnica mistra su cartoncino, all'età di sette anni, con dedica al padre riportato sul retro del dipinto. L'opera pubblicata sul catalogo monografico Walter Lazzaro. Raccolta dei disegni. A cura di Wanna Allievi, testi di Felice Bonalumi e Simone Ferrari, edito da Giorgio Mondadori, Milano, 2008, foto in bianco e nero, pagine 184. In copertina Autocamaldolese, conosciuto ache con il titolo Autoritratto, 1944, disegno a matita su carta. Il volume presentato in occasione della mostra  personale dell'artista romano nella galleria d'arte Lazzaro by Corsi, via Broletto, 39 - Milano. In esposizione disegni tra i più significativi che Lazzaro  ha eseguito, alcuni di essi inediti, altri ancora in visione al pubblico per la prima volta. Disegnare per Lazzaro non è mai stato un esercizio minore bensì  parallela a quella pittorica. Una delle caratteristiche primordiale dell'artista è stata quella di sperimentare diverse tecniche usando molti materiali con risultati notevoli, matita, penna, pastello, carboncino, tempera, sia su carta, cartone, cartoncino,  tecniche miste e sanguigna su carta. Lazzaro disegnava ovunque si trovasse e su qualsiasi supporto  e senza uno stile univoco, spesso quelli che aveva a portata di mano (interni di buste, biglietti di treno, cartoline postali, e persino la copertina di un elettrocardiogramma). Esempio lampante è il titolo Sul treno del 1972, un bellissimo disegno,  matita su carta eseguito su cartolina postale. Altri ancora Europa unita, 1960, penna su carta; Attesa, 1970; In treno, 1970; Ricordo di settembre, 1971, tecnica mista su carta; Cavallo, 1981, tecnica mista su carta. Per questo motivo sia la monografia  che la mostra sono suddivise per argomenti; figure, ritratti, autoritratti, nudi, paesaggi, animali, opere sacre, rispettandone però l'ordine cronologico. In rassegna anche diversi omaggi a grandi della nostra pittura e della nostra letteratura: Al grande Morandi del 1953, dello stesso periodo Carrà, due omaggio a Ungaretti, rispettivamente del 1961 e del 1969, e poi ancora omaggio a De Chirico (del 1961 e del 1975). Alcuni lavori della fase iniziale: Giovinetta (da Leonardo), disegno, matita su carta, 1931, Battistero, 1933, matita colorata su carta.  Da citare altri due lavori del periodo giovanile intitolati Pensionato,  entrambi del 1935. Segue una serie di Volti sia maschile che femminile, Maternità del 1968. Per concludere, la strada per storicizzare anche questo aspetto continua. Catalogo disponibile in galleria - telefono e Fax: 02.8052021 - www.gallerialazzaro.it 

 Milano -29 maggio 2008 -       Giuseppe Lippoli

CORREGGIO                             (a Parma dal 20 settembre)

E' destinata a bissare il clamoroso successo della mostra del Parmigianino e resterà nella storia come la più ampia ed organica mostra che mai sia stata dedicata ad Antonio Allegri più noto come Correggio.
Per organizzare questo grande evento di rilievo internazionale, atteso da anni, è stato da poco istituito un Comitato, frutto di un importante sforzo congiunto delle istituzioni di Parma: Comune, Provincia, Soprintendenza, Università, Diocesi, Monastero di San Giovanni Evangelista, con il sostegno della Fondazione Cariparma. Tutto per rendere omaggio a colui che rappresenta uno dei più grandi artisti dell'epoca rinascimentale: il Correggio, appunto.
Dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009, nelle sale della Galleria Nazionale in Pilotta e all'interno del Teatro Farnese sarà concentrato un insieme strepitoso delle opere più significative del Correggio oggi "trasportabile" esistente nei diversi musei di tutto il mondo. Una mostra superba, quella curata da Lucia Fornari Schianchi e organizzata da Luca Sommi, che diventa parte di un percorso davvero emozionante che porterà ad ammirare - tutti concentrati in un raggio di poche centinaia di metri intorno alla mostra - i tre capolavori assoluti del Correggio: i sontuosi cicli affrescati nella Cupola della Cattedrale, quelli nelle due Cupole del Monastero di San Giovanni Evangelista e il sublime insieme rappresentato dalla Camera della Badessa in San Paolo. Da sottolineare che sarà possibile salire sino alla cupola della Cattedrale e a quella di San Giovanni, grazie a speciali impalcature che saranno allestite per l'occasione e offriranno l'opportunità di apprezzare da vicino questi due straordinari capolavori. Per apprezzare meglio il contesto storico in cui operò il Correggio, verrà anche proposto un itinerario alla scoperta di superbe opere di vari Maestri del Rinascimento: in primis, la meravigliosa Camera d'Oro del Castello di Torrechiara e la Camera di Diana nel castelli di Fontanellato. Insomma, un concentrato di emozioni per far emergere nel panorama dell'arte italiana il, grande, seducente "Pittore della luce", che stupirà per quel continuo passaggio di registro dal sacro al profano e che condizionerà molti artisti fino all'epoca barocca.      

15 aprile 2008                       achille guzzardella

ALLA SOCIETA' UMANITARIA LA PRIMA ESPOSIZIONE MONOGRAFICA DI GIANNI VILLA 

Si è inaugurata in questi giorni presso gli spazi espositivi della Società Umanitaria di Milano una personale del Maestro Gianni Villa, curata da Rolando Bellini e Monica Triguna. Gianni Villa, sessant'anni suonati, figura salda e piena, ciuffo da ragazzino e occhiali da presbite, un sorriso aperto che non ha età è un uomo singolare anche nel vestire oltre che nel dire spiccio. La mostra, prima esposizione monografica dell'artista, milanese di nascita, presenta un'ampia selezione delle opere del Maestro ripercorrendo tutto il suo percorso artistico dagli anni '70 ad oggi. L'esposizione svolge attraverso la lettura dei curatori, il linguaggio segnico dell'artista. Gianni Villa è un creativo affascinato dalla ricerca artistica, sinonimo, per lo meno per lui, di armonia anarchica, un ossimoro desueto. Teatri di legno e di terra, di pietra e di plastica, questa galassia in costante espansione propone alfine un ventaglio inaspettato, imprevedibile "di valori tattili". Proprio attraverso questo suo modo di operare si manifesta l'eccentricità e tutta l'originalità del vedere sognante, fantasmatico e tuttavia profondo e originale dell'artista. Il Maestro mette in gioco i legami (tutti i possibili) fra scienza e tecnica da un lato e, dall'altro, morale e religione. La spiritualità e la materialità, l'etica, ma anche il nocciolo duro della scienza dei suoi molti domini sono posti su un unico piano.Una metafora, quella di Gianni Villa, ora drammatica - quella dei suoi cavalieri - ed ora allegra e scanzonata - quella degli "straballazz" - dell'incredibile mondo oggidiano.  Una mostra che affranca positivamente la curiosità artistica di ogni visitatore. 

Milano, Aprile 2008                                                                     AMont*

MIART 2008: UN SUCCESSO DI VENDITE E DI PUBBLICO

MiArt 2008: un successo di presenze, vendite e critica. Migliaia di visitatori hanno affollato i tre padiglioni di fieramilanocity. La Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si afferma così evento di richiamo per Milano, oltre a confermarsi punto di riferimento per collezionisti importanti, numerosi in questa edizione della manifestazione. MiArt 2008 si è aperta con un grande evento inaugurale a cui hanno partecipato oltre 17 mila visitatori per un totale di oltre 38mila presenze. Circa 900 i giornalisti accreditati fra italiani e stranieri, 200 le gallerie presenti, di cui un terzo estere, un ulteriore dato significativo dell'espansione internazionale e dell'attenzione di cui la fiera gode da parte delle gallerie straniere.Un parterre importante di appassionati e collezionisti internazionali. Centinaia di iniziative sparse per la città grazie alla sinergia sviluppata con le istituzioni che collaborano con MiArt a cominciare dagli enti patrocinatori, Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia e alle altre importanti istituzioni pubbliche e private come Università Iulm, NABA, Fondazione Stelline, Fondazione Pomodoro, ICE, l'Associazione ACACIA, Artegiovane Milano, Contemporanea.'L'edizione numero tredici di MiArt ha rappresentato un'importante progetto per tutta la città - ha dichiarato Paolo Galassi, Presidente di Fiera Milano International - poichè è riuscita a fare sistema dando vita non solo a un grande evento fieristico, ma anche a una festa dell'arte che ha coinvolto Milano a 360 gradi"."Questa edizione si chiude con ottimi risultati di vendite e grande soddisfazione da parte dei galleristi, sia in termini di numero e qualità dei visitatori, sia per le trattative avviate in fiera" afferma Sandro Bicocchi, Amministratore Delegato di Fiera Milano International.Proprio i risultati positivi delle vendite, i dati sull'affluenza di pubblico qualificato e l'interesse manifestato da tutti i media per la manifestazione e i suoi eventi collaterali, confermano la tenuta del mercato dell'arte e rendono Milano meta privilegiata del collezionismo e "capitale" italiana del mercato e della cultura.  

Milano, Aprile 2008                                                                 AMont*

 

I GRANDI CAPOLAVORI DEL LOUVRE AL PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA DI VERONA 

Sarà "La Bella Ferronière", capolavoro di Leonardo da Vinci, il testimonial della grande mostra "IL LOUVRE, Capolavori a Verona. Leonardo, Raffaello, Rembrandt e gli altri. Ritratti e figure" che aprirà i battenti il prossimo 19 Settembre alla Gran Guardia della città scaligera e sarà aperta al pubblico sino al 15 Febbraio 2009. Con "La Bella Ferronière" giungeranno a Verona altri 140 capolavori del museo parigino, tutte opere regolarmente esposte nelle sale del Louvre e non provenienti dai depositi. Nel mondo si tratta del maggior prestito mai concesso dal Louvre. La mostra ideata da Brigitte Gallini, Marco Goldin e Vincent Pomaréde è la prima di un progetto quariennale che dal prossimo Autunno al 2011 intende portare a Verona, con cadenza annuale, capolavori mai visti provenientii da alcuni dei principali musei del mondo. Nel progetto sono infatti direttamente coinvolti il Louvre, il Museum of Fine Arts di Boston, il Musée Rodin di Parigi, il Van Gogh Museum di Amsterdam ed il Kroller-Muller Museum di Otterlo, ovvero i due "santuari" delle opere di Van Gogh. Cinque secoli di grande pittura, ma anche di sculture e disegno, raccontati in modo trasversale in un rimando continuo di temi, soggetti e sensazioni. Le cinque sezioni della mostra - afferma Marco Goldin - attraverso circa 140 opere totali con una larga maggioranza di dipinti, tracciano una strada che descrive la messa in scena di una classe sociale tra realismo e allegoria. Ma poi abbandonano questo tono sfarzoso, o talvolta dolente nella rappresentazione del popolo, per concentrarsi su quel percorso che va dall'intimo al sacro.Idea della rappresentazione privata, e quasi silenziosa, che occupa tutta la parte conclusiva della mostra, se si eccettuano i quadri dedicati al ritratto mitologico. Perchè il ritratto dell'anima prima, e la rappresentazione della morte poi, sono il sigillo sull'idea del volto e del corpo. Uno specchio, una voce, una cenere che si spinge sul mondo. Il fascino della figura umana e il fascino del pensiero. Come sogno e memoria.La mostra è promossa dal Comune di Verona, dal Museo du Louvre e da Linea d'Ombra per l'organizzazione mentre l'edizione del catalogo è stata curata da Linea d'Ombra Libri.  Per informazioni: www.lineadombra.it 

Milano, Aprile 2008                                             AMont*

FRANCIS BACON         (dal 5 marzo al 29 giugno a Palazzo Reale)

Lo straordinario percorso artistico di Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) si può ammirare a Palazzo Reale di Milano in una mostra antologica promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, organizzata e prodotta da Palazzo Reale, Skira e Arthemisia. La mostra punta a sottolineare l’importanza di uno dei massimi artisti della seconda metà del XX secolo, nelle cui opere trova espressione il sentimento interiore e individuale dell’uomo moderno, con immagini forti e violentemente tragiche. Dai piccoli intensissimi ritratti ai monumentali trittici, i suoi quadri risultano contraddistinti da una profonda partecipazione emozionale e da valenze simboliche del tutto personali, ricche di allusioni cinematografiche, letterarie e religiose: un corpus senza eguali nella storia dell’arte degli ultimi cinquant’anni. 

Milano, 2 marzo 2008                   achille guzzardella

CESARE TALLONE

Museo Villa dei Cedri, Bellinzona, Svizzera 16 marzo - 15 giugno 2008

Cesare Tallone, pittore assai noto nella seconda metà dell’800, ma oggi confinato ai margini di una storia dell’arte che pure per lungo tempo lo ha considerato fra i più significativi esponenti di un’epoca. Il Museo, fra l’altro, nel 1989 aveva proposto un omaggio all’opera del figlio Guido. Dobbiamo risalire di oltre cinquant’anni, al 1953, per ritrovare una mostra monografica importante che faceva seguito a quella tenutasi nel lontano 1921 a due anni dalla sua morte. Certo le sue opere sono comparse in numerose mostre collettive sulla pittura dell’Ottocento, in particolare a Milano e a Bergamo, le due città nelle quali il pittore visse a lungo insegnando all’Accademia di Brera e all’Accademia Carrara: a Milano nel 1988 la mostra “Il secondo ottocento italiano, le poetiche del vero” e nel 1994 “Pittura lombarda del secondo ‘800, lo sguardo sulla realtà”, mentre a Bergamo tra il 1995 e il 1996 sono state allestite due mostre che presentavano opere di Tallone, quella per il “Centenario del circolo artistico” e quella sui “200 anni dell’Accademia Carrara”. L’unica mostra monografica che è stata realizzata recentemente è quella svoltasi a Lovere sul lago d’Iseo, dedicata soprattutto a quadri di paesaggio. Ed è proprio quale figura di insegnante eccellente – fra gli allievi ricordiamo Giuseppe Pellizza da Volpedo e Carlo Carrà – che l’artista viene più spesso ricordato, dimenticando invece la sua apprezzata attività come ritrattista. La mostra di Villa dei Cedri, prevede l’esposizione delle opere più significative del pittore, che illustrino lo svolgersi della sua carriera di maestro e di artista, con uno speciale riguardo alla produzione del ritratto, senza tralasciare i soggetti di genere ed il paesaggio, attraverso un confronto con opere di artisti a lui contemporanei come Giovanni Boldini, Antonio Mancini, Luigi Rossi, Adolfo Feragutti Visconti. Significativa è anche la presenza di opere di suoi allievi come Pellizza da Volpedo, di cui il museo possiede un quadro realizzato nel periodo in cui il pittore seguiva le lezioni di Tallone all’Accademia Carrara. Uno spazio è dedicato anche ad alcuni paesaggi e ritratti del figlio, Guido Tallone. Coinvolti per i prestiti musei italiani e svizzeri, oltre a prestigiose collezioni private.  La mostra è accompagnata da un catalogo introdotto dai saggi dei due curatori, Matteo Bianchi e Cristina Palma, e da apparati storico critici di sicuro interesse per la ricostruzione e la rivalutazione dell’attività dell’artista.

GIACOMO BALLA

Palazzo Reale di Milano presenta una retrospettiva sul grande maestro del futurismo curata da Giovanni Lista, Paolo Baldacci e Livia Velani  . L' intento è quello di riesaminare da vicino l'opera di un grande protagonista dell'avanguardia storica italiana che fu artista, progettista, inventore, fotografo, pubblicitario, attore di teatro e di cinema, scultore e pittore.  A trentasette anni dall'ultima retrospettiva romana a lui dedicata. Milano accoglie per la prima volta una mostra completa ed analitica dedicata a Balla che ripercorre il trentennio più importante della sua carriera: quello che va dal 1900 al 1929, dall'esperienza divisionista fino agli anni del futurismo. I visitatori avranno l'occasione di ammirare 200 opere tra olii, tempere, pastelli, acquarelli, disegni, assemblaggi, sculture, fotografie e documenti alcuni dei quali provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni private internazionali, come il Museum of Modern Art di New York, il Centre George Pompidou di Parigi e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Milano, 10 febbraio 2008          achille guzzardella

PRESENTATA ALLA FONDAZIONE ARNALDO POMODORO MiArt 08 

E' stata presentata presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro la prossima edizione di MiArt 08 con la presenza e gli interventi di autorità e rappresentanti della cultura milanese che hanno illustrato a giornalisti e critici le nuove peculiarità di questa prossima edizione. Questa Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea è da sempre un osservatorio attento e sensibile ad ogni evoluzione artistica e si conferma luogo culturalmente privilegiato per l'attenzione dedicata alle continue novità del mercato. I tre settori di MiArt, elemento distintivo della manifestazione, rappresentano l'arte italiana ed internazionale dalle avanguardie storiche alla sperimentazione più recente, attirando collezionisti con interessi ed esperienze differenti. Il Settore Moderno propone eccellenze della produzione Italiana ed internazionale dal Futurismo alla Metafisica, dal Cubismo all'Informale. Il Settore Contemporaneo presenta opere di artisti ormai storicizzati a partire dagli anni Settanta, mentre la sezione Anteprima è dedicata alle gallerie connotate dal carattere sperimentale delle proposte. Hanno animato il dibattito, con interventi personali: Sandro Bicocchi, Presidente Fiera Milano International, Paolo Taverna, Direttore Generale di Fiera Milano International, Massimo Zanello, Assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Giovanni Puglisi, Rettore dell'Università IULM, Milovan Farronato, curatore e consulente di MiArt 2008 per le gallerie di sperimentazione, Davide Rampello Presidente Triennale ed il grande Maestro Arnaldo Pomodoro.La tredicesima edizione di MiArt avrà luogo dal 4 al 7 Aprile 2008, con inaugurazione su invito Giovedì 3 Aprile, all'interno di "Fieramilanocity" nei padiglioni 1, 2 e 4 del Portello. Per informazioni: miart@fmi.it  www.miart.it  

Milano - 8 febbraio 2008  -                                    AMont*.

Arturo MartiniGrandi sculture da Vado Ligure  

Vado Ligure (SV), Museo di Villa Groppallo  6 dicembre 2007 - 8 marzo 2008 

A sessant’anni dalla sua scomparsa questa mostra rappresenta il tributo di Vado al grande maestro trevigiano che trovò nella cittadina ligure il conforto degli affetti e l’ambiente dove conobbe i suoi più felici momenti creativi.

Sono le vicende del primo conflitto mondiale a portare nel 1916 Arturo Martini in Liguria, prima a Genova, impegnato nell’industria bellica come tornitore e fonditore di proiettili e quindi a Vado Ligure come operaio specializzato presso l’officina Senigaglia. A Vado lo scultore si trasferisce dal 1920, anno del suo matrimonio con Brigida Pessano, dalla quale avrà due figli, Maria (Nena) e Antonio. Nonostante la sua permanenza nella cittadina ligure, dopo i primi anni, sia saltuaria, Martini non interrompe mai i contatti con Vado, cui lo legano la famiglia e la casa scelta come ricovero alle sue opere, che resterà un punto fermo nella sua vita irrequieta.  Nel periodo ligure il linguaggio plastico di Martini giunge a piena maturazione, l’esempio antiaulico e anticlassico della sua scultura depurata d’ogni particolare esornativo dal linguaggio della stilizzazione popolare, è destinato a lasciare implicazioni sulle successive vicende artistiche italiane. La mostra, promossa dal Comune di Vado e curata da Cecilia Chilosi presenta un significativo nucleo di opere, che ben testimoniano delle diverse tappe del suo percorso creativo e dei differenti materiali da lui interpretati: gesso, bronzo, terracotta e marmo. Verrà allestita nel Museo di Villa Groppallo le cui sale conservano in permanenza alcune opere di Arturo Martini tra cui i quattro magnifici gessi preparatori per il Monumento ai Caduti (inaugurato nel 1924), la prima commissione pubblica che Martini riceve nel 1923, e il Benefattore, monumento funebre in terracotta di don Cesare Queirolo eseguito tra il 1932 e il 1933.  A Vado Martini, in uno dei suoi più felici momenti creativi, da lui stesso definito del "canto",  porta a maturazione nella sperimentazione della terra il suo linguaggio. E' con le opere realizzate in questo periodo che egli ottiene il massimo riconoscimento che gli sarà tributato in vita: il primo premio alla Quadriennale di Roma del 1931.

CENTO - LA MADONNA DEL PRESEPE

La Madonna del Presepe da Donatello a Guercino” è il titolo di una preziosa e sorprendente mostra in programma alla Pinacoteca Civica di Cento (FE) dal 2 dicembre al 13 aprile 2008, che rievoca e rende omaggio alla storia misconosciuta di una immagine mariana di intensa devozione e di straordinaria importanza per la città di Cento, divenuta nei secoli fonte di ispirazione per artisti dal talento geniale come Donatello e Guercino.
Curata da Giuseppe Adani, Giancarlo Gentilini, Fausto Gozzi e Cristina Grimaldi Fava, la mostra è promossa dal Comune di Cento e dall’Associazione Amici della Pinacoteca Civica di Cento, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Arcidiocesi di Bologna e Ferrara – Comacchio, e il sostegno di Cassa di Risparmio di Cento (main sponsor), Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, Associazione Imprenditori Centesi per la Cultura, Borghi International Spa.“La Madonna del Presepe” è un magnifico bassorilievo in stucco policromo dipinto, recentemente riscoperto nella chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco a Cento, che giunse nella cittadina ferrarese nel lontano 1516 come dono di una munifica famiglia locale al Convento di Santa Caterina.
Il bassorilievo si presenta come una composizione singolare, ardita e davvero magistrale, sia nella virtuosa modellazione a “stiacciato” prospettico, nell’intensità espressa delle figure e nella loro calibrata disposizione, sia nella originale invenzione iconografica, dove l’umanità sapida di un tema particolarmente caro alla devozione popolare si coniuga con colte allusioni antiquarie.
ll’inizio del XVII secolo Guercino rese omaggio a questo soggetto sacro fissandolo per sempre in un disegno di eccezionale modernità e scioltezza di tocco, aggiungendo al tema iconografico originario due splendidi angeli che porgono alla devozione dei fedeli l’immagine della Madonna.
Dal piccolo capolavoro grafico del Guercino, ritenuto irrimediabilmente perduto ma da poco rinvenuto e nuovamente visibile in questa occasione, derivarono nei secoli XVII e XVIII incisioni, cartapeste, terrecotte, stampe e una cospicua produzione di canzonette spirituali; testimonianze preziose espresse attraverso i diversi linguaggi dell’arte, della poesia e della musica che sono ampiamente documentate in mostra, unitamente a documenti di archivio.
Dopo la soppressione del Convento di Santa Caterina all’inizio del XIX secolo, lo stucco venne relegato nella piccola Chiesa dei SS. Rocco e Sebastiano, dove a poco a poco la devozione e la fama di prodigiosi miracoli si spensero.
Nel 1987 un intervento di restauro riportò a nuovo splendore la qualità artistica originale dello stucco, pesantemente ridipinto nel corso dei secoli, consentendo agli studiosi nuove indagini stilistiche storiche e documentarie che hanno portato ad attribuirne la realizzazione a Bartolomeo Bellano, il discepolo prediletto di Donatello a Padova e suo collaboratore nel completamento dei pulpiti di San Lorenzo a Firenze. Il Bellano avrebbe quindi tratto ispirazione dal genio donatelliano, elaborando una composizione di commovente tenerezza materna, unita ad una grande forza espressiva.
La mostra rappresenta dunque un’occasione unica e rara per ripercorrere la suggestiva storia di questa immagine dal fascino immutato, approfondendo con rigore scientifico la genesi e l’importanza artistica dell’opera attraverso una accurata analisi comparativa con gli altri esemplari superstiti di questa medesima tipologia, tra cui due importanti rilievi che si devono alla mano di Donatello stesso, con opere provenenti da collezioni private, chiese e importanti musei italiani ed esteri, come il Museo Bardini di Firenze e il Victoria and Albert Museum di Londra.
A conclusione della mostra, “La Madonna del Presepe” verrà traslata nella Chiesa parrocchiale di San Pietro a Cento, dove potrà rinnovarsi l’antica devozione di fedeli e pellegrini.
Catalogo Minerva Edizioni, con testi di Card. Carlo Caffarra, Antonio Paolucci, Giuseppe Adani, Cristina Grimaldi Fava, Don Pietro Mazzanti, Salvatore Baviera,
Marco Cecchelli, Rodolfo Papa, Renza Bolognesi, Giancarlo Gentilini, Alessandra Sarchi, Luigi Samoggia, Anna Valentini

NUOVO MUSEO DEL DUOMO DI MONZA

Un nuovo, emozionante Museo ipogeo per presentare, per la prima volta in modo organico, oltre al Tesoro, tutti i capolavori del Duomo di Monza. Con la realizzazione del nuovo Museo Gaiani, che completa ed arricchisce gli spazi espositivi esistenti, il prossimo 8 novembre 2007 sarà presentato alla stampa il Museo e Tesoro del Duomo di Monza. E’ l’occasione per ammirare l’unicità delle opere d’arte esposte e l’interezza del percorso museale, comprendere la complessità dei 10 anni di lavori durante i quali il nuovo Museo è stato studiato e realizzato sotto l’antica Cattedrale voluta da Teodolinda, Regina dei Longobardi. A "firmare" la nuova architettura è Cini Boeri, con l'apporto, per l'immagine coordinata,  di Pierluigi Cerri e di due "maghi" dell'illuminotecnica come Serena e Francesco Iannone. Il nuovo Museo, direttamente accessibile dall’esterno, è articolato su due livelli modellati al loro interno interpretando il desiderio della committenza di poter contare su di una struttura il più flessibile e polivalente possibile che, oltre alle collezioni permanenti, potesse ospitare anche mostre temporanee, eventi musicali, conferenze e incontri. A farsi integralmente carico della complessa opera sono stati Franco e Titti Gaiani, mecenati monzesi che hanno voluto garantire una nuova "casa" ai tesori accumulati durante i millecinquecento anni di storia della Cattedrale di Monza. Il percorso del nuovo Museo - che sarà tra i più importanti al mondo del suo settore -inizia dalla stessa Cattedrale ed esattamente dalla cappella nella quale è custodita la Corona Ferrea , con cui furono incoronati imperatori e re, da Federico Barbarossa a Napoleone Bonaparte. Storia e leggenda si intrecciano alle origini del Tesoro del Duomo di Monza che, con i suoi pezzi di raffinata bellezza e di incomparabile valore storico e artistico, rappresenta da secoli l'orgoglio della città insieme alla basilica cui fu donato e che lo ha custodito - dopo sottrazioni e restituzioni - fino ad oggi. Basilica che, proprio per la presenza del Tesoro, fu teatro di avvenimenti religiosi e politici narrati nei rilievi, negli affreschi e nell'apparato decorativo dell'intero edificio. Lo straordinario complesso degli oggetti d'oro e d'argento donati dalla regina Teodolinda alla fondazione della chiesa longobarda e da Papa Gregorio Magno al battesimo del figlio Adaloaldo (603), si è arricchito nel tempo con ulteriori donazioni da parte di importanti regnanti e uomini di chiesa, quali Berengario I, re d'Italia nell'888, e Ariberto da Intimiano, arcivescovo di Milano dal 1018. Il complesso di oggetti venne trasferito dalla sacrestia nel quale giaceva da anni al Museo Filippo Serpero, spazio espositivo voluto dalla Parrocchia nel 1963. La nuova area espositiva è di complessivi 1400 mq e trasforma il "Serpero" - del quale si prevede in futuro il restauro integrale – nel più vasto e complesso percorso di visita che confluisce in un unico grande vano. La scelta e l'ordinamento delle opere prevede due nuclei espositivi ben armonizzati tra loro, anche se strutturalmente distinti, che riflettono la ripartizione del patrimonio in altrettante sezioni, assumendo come sparti acque il 1300, anno in cui la famiglia Visconti decide di rifondare l'edificio voluto da Teodolinda nel VI secolo, in occasione del primo Giubileo di papa Bonifacio VIII. Pertanto, nella prima parte del percorso sono esposte le opere provenienti dalla prima basilica, mentre nella seconda è testimoniata la storia del Duomo e del Tesoro dal Trecento ad oggi.

 

 

CORRIEREBIT  MUSICA     vedi archivio2008

 

CORRIEREBIT TEATRO  ARCHIVIO 2008

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO: THE BEST PARSONS DANCE   

Dopo l’ennesimo successo di pubblico e critica riscosso nella passata stagione, a partire da venerdì 13 febbraio 2009  torna sul palco del Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano, la celeberrima Compagnia di David Parsons con “The Best of Parsons Dance”. Occasione imperdibile per appassionati della danza, fans, ma anche per neofiti, questo spettacolo raccoglie alcuni dei grandi classici del coreografo americano, vera e propria icona della Post Modern Dance, una sorta di antologia delle sue coreografie più note ed emozionanti. Fondata nel 1987 da David Parsons e dal light designer Howell Binkley - la Parsons Dance è tra le poche Compagnie che, oltre ad essersi affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, siano riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo, creando coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. Fin dagli esordi, l’alta preparazione atletica degli interpreti e la capacità del fondatore di dare anima alla tecnica, sono state gli elementi distintivi della Compagnia. Come ha scritto il New York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”. Le creazioni di Parsons - prima fra tutte la celeberrima “Caught” del 1982 - , portano tutte il segno di una straordinaria teatralità e di un lavoro fisico che si trasforma in virtuosismo e leggerezza. È una danza solare, che diverte in quanto

espressione di gioia, capace di trasmettere emozioni semplici e dirette, risultando estremamente accessibile quindi anche al grande pubblico. Le performance della compagnia sono esaltate con fantasia e immaginazione dal light designer Howell Binkley, mentre tra le collaborazioni eccellenti figura Luca Missoni,che ha firmato i costumi di molti pezzi. Composta da undici ballerini fissi, la compagnia vanta un vasto repertorio di coreografie originali, che trova in questo “Best of” un’affascinante compendio. Le musiche utilizzate da Parsone per le sue creazioni spaziano dalla musica classica,  Rossini e Mozart, al jazz di Phil Woods e Miles Davis, dal leggendario musicista brasiliano Milton Nascimento a Robert Fripp - chitarrista e fondatore dello storico gruppo rock inglese King Crimson -  per arrivare fino alla popolare musica della Dave Matthews Band con le celeberrime hit degli Earth, Wind & Fire.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "LA COSMETICA DEL NEMICO"

Al Teatro Filodrammatici, continua il ciclo dedicato alla scrittrice belga Amélie Nothomb, inaugurato il 9 gennaio, con lo spettacolo La Cosmetica del Nemico, progetto e regia di Corrado Accordino in scena dal 23 gennaio all’8 febbraio.

Due uomini nella sala d’attesa di un aeroporto, i primi approcci, l’insistenza di uno, la diffidenza dell’altro. Un incontro premeditato mascherato dalle lusinghe della casualità, e subito scatta la trappola. Angust viene trascinato dalla persuasiva e feroce ironia di Textor Texel in un gioco al massacro. La vittima si scoprirà assassina, l’innocenza assumerà le sembianze del tiranno, le parole il significato del sangue. I piani di realtà subiranno improvvise oscillazioni, tali da far dubitare dell’attendibilità degli eventi, delle loro risposte alla sopravvivenza.
Il gesto irriverente della morte irrompe nelle vite di questi due coinquilini della coscienza. Un dialogo mozzafiato, un’indagine sulla doppiezza dell’uomo che svelerà i lati oscuri dei due personaggi, mettendo in mostra il nemico interiore che distrugge tutto ciò che vale, che mostra il disfacimento insito in ogni realtà.

“Questa è la storia del disordine mentale di un uomo.

Il felice coraggio della parola di Amélie diviene il pretesto scenico per rappresentare i volti degli attori infettati dalla rabbia -le immagini di paesaggi interiori -il ronzio assordante del pensiero in fuga - l’ape che ronza - l’onda che si spezza- il cane che abbaia in lontananza- il luogo astratta e metafisico delle verità nascoste, le stanze della dimenticanza”.

 

Corrado Accordino

TEATRO SAN BABILA: "FIORI D’ACCIAIO” di Robert Harling (dal 13 gennaio)

Dramma e commedia si alternano in “Fiori d’acciaio”, piece tratta dall’omonimo film dell’ex coreografo Herbert Ross, uscito nelle sale nel 1989. Uno spettacolo tutto al femminile per Caterina Costantini, Sandra Milo e Rossana Casale che scandaglia l’animo delle donne, attraversando generazioni differenti. Le risate sono qualche amare in “Fiori d’acciaio”, perché la storia è commovente, ma allo stesso tempo molto divertente. Il testo è bello e coinvolgente e vede protagoniste sei donne dall’età e dai caratteri completamente diversi, unite da un’amicizia profonda, fatta anche di gelosie e pettegolezzi. La commedia è ambientata in un salone di bellezza della Lousiana. Qui le sei amiche si incontrano e si scambiano confidenze. Il modo fragile e superficiale che hanno di affrontare la vita si scontra però con la durezza della realtà, che fa emergere in loro una forza d’animo che pensavano di non avere. Ne nasce una storia vera, fatta da donne vere, che amano, ridono, lottano e affrontano le prove della vita con forza inaspettata e sorprendente ironia, “donne che sono come fiori, fiori d’acciaio”…  Alcune delle protagoniste di “Fiori d’acciaio” sono le stesse che hanno fato ridere e commuovere in “8 donne e un mistero”. Rossana Casale si presenta nella doppia veste di attrice e cantante.  A dirigere sapientemente “Fiori d’acciaio” è il bravo Claudio Insegno.  

                                                                        Il Direttore Gennaro Davanzo       

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO:   I LEGNANESI - 1949-2009 

                    60 ANNI IN UNA GRANDE RIVISTA (dal 30 dicembre)


E un dì nacque legnarello”, 8 Dicembre 1949: fu la prima rappresentazione assoluta della Compagnia I LEGNANESI, fondata in quello stesso anno da Felice Musazzi. La Compagnia con i suoi personaggi ne hanno fatta di strada e grazie ai loro interpreti, Provasio Dalceri e Campisi, le maschere di Teresa Mabilia e Giovanni vivono ancora oggi… In tutte le commedie questi tre personaggi, con l’aggiunta dell’ambientazione del cortile, hanno saputo rendere unico il genere e lo spettacolo, raccontando le storie della tipica famiglia lombarda che in tutti questi anni ha aumentato il sentimento di immedesimazione del pubblico, proiettandolo nella vita quotidiana avvolta dalle sue gioie e i suoi dolori. In ogni rivista c’è tutto il talento del gruppo, dal sogno dei balletti alla realtà sociale del cortile, dalle scene umoristiche ispirate all'attualità ai tradizionali cliché comico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore e dalla grande presenza scenica dei personaggi. Dal 1949... le nostre storie, il nostro dialetto, la nostra cultura, ovvero la nostra vita, caratteristiche che il pubblico ha imparato ad apprezzare seguendo la Compagnia in tutti questi anni. Perciò I LEGNANESI, in occasione del sessantesimo anniversario della loro fondazione, hanno deciso di festeggiare con Voi questo unico ed irripetibile momento portando sul palcoscenico uno spettacolo che ripercorre la storia della Compagnia, con le scene che l’hanno resa indimenticabile. 

BLUE NOTE:  Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra  

Nick The Nightfly & the Montecarlo Nights Orchestra  si esibiranno al BLUE NOTE MILANO (via Borsieri 37), da giovedì 27 a sabato 29 novembre. Con loro, sul palco del tempio del jazz milanese, ospiti d’eccezione per  presentare al pubblico l’ultimo disco, ”The Devil”, uscito nei negozi tradizionali e digitali il 3 ottobre. Per la serata di giovedì 27 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.00, mentre per le serate di venerdì 28 e sabato 29 novembre gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30 (apertura porte: ore 19.30; per informazioni/prenotazioni: 899700022). Il prezzo dei biglietti acquistati entro le due ore precedenti ogni concerto è di 25,00 euro (prezzo “advance”) mentre il prezzo dei biglietti acquistati direttamente all’ingresso dello spettacolo è di 30,00 euro (prezzo "door"). E’ previsto inoltre uno sconto del 40 % sul prezzo “door” (prezzo del biglietto scontato pari a 18,00 euro) per i clienti in pensione oltre i 65 anni. Hanno diritto alla riduzione del 40% anche i giovani fino ai 26 anni compiuti ai soli spettacoli delle 23.00. Dal 21 novembre, inoltre, è disponibile in esclusiva su I-tunes “Work Song” di Oscar Brown Jr, brano riarrangiato e reinterpretato da Nick The Nightfly & Monte Carlo Nights Orchestra (Gabriele Comeglio sax alto, direzione dell'orchestra, Giulio Visibelli sax tenore, Ubaldo Busco,  Maurizio Meggiorini sax baritone, Emilio Soana,  Pippo Colucci, Umberto  Marcandalli tromba, Angelo Rolando, Mauro Parodi trombone, Claudio Angeleri piano, Marco Esposito basso, Tony Arco batteria, Dario Faiella chitarra).“Work Song” scritto dal cantante e attivista americano racconta della condizione disumana in cui i carcerati lavoravano per la costruzione delle ferrovie e delle strade negli anni ‘60 in America. Un altro omaggio di Nick The Nightfly alla “musica del passato” e a Oscar Brown Jr. dopo l’uscita, del suo nuovo album “The Devil” (Edel). Il disco contiene 12 brani di cui 5 inediti scritti da lui e arrangiati da Gabriele Comeglio della Monte Carlo Nights Orchestra. “The Devil” (produzione esecutiva ed artistica di Nick The Nightfly, con la  collaborazione di Gabriele Comeglio per gli arrangiamenti dei brani) è caratterizzato dal sound della Montecarlo Nights Orchestra e dall’inconfondibile voce di Nick. Questa la track list dell’album: “The Devil” e “Can't buy me love”  (Nick duetta con Sarah Jane Morris), “Maniac”, “That's the way love goes”, “Moanin”, “Blue moon”, “Berchidda blues” (con Paolo Fresu in un assolo di flicorno),“One for my baby”, “For your love”, “Michelle”, “Dat  there” e la bonus track “Patu patu patu” (in cui Nick duetta con la sensuale voce della cantante di New Orleans, Kim Prevost).  

 

TEATRO SAN BABILA“UN ANGELO IN CASA BRAMBILLA”

di Rino Silveri con Piero Mazzarella, Rino Silveri, Elena Petrini,Cinzia Bregonzi

E’ sempre un piacere il ritorno sulle scene di Piero Mazzarella, ultimo storico interprete della commedia in dialetto milanese, che anche quest’anno non manca all’appuntamento con il pubblico del Teatro San Babila. Piero Mazzarella è accompagnato sul palco dall’inseparabile fratello Rino Silveri, autore, regista, attore, con il quale forma una coppia complice e affettuosa tanto amata dal pubblico. ”Un angelo in casa Brambilla” è la terza commedia dedicata da Rino Silveri alla saga della tipica famiglia milanese, dopo “L’importanza de ciamass Brambilla” e “La famiglia Brambilla in vacanza”. Le risate sono assicurate, le battute sagaci e di un’ironia tagliente. La storia vede protagonisti il “Professor” Prospero (Piero Mazzarella) e la consorte Pina, alle prese con i quotidiani e divertenti battibecchi sulla milanesità. E mentre fervono i preparativi di Natale, particolarmente atteso anche per l’arrivo della nipotina, le divertenti discussioni tra i due non si fermano neanche davanti al quesito: albero o presepe? Il primo, fortemente desiderato dall’”americanizzata” Pina, il secondo, voluto invece, dal più tradizionalista Prospero.  Ad incrinare l’atmosfera festosa arriva, però, la notizia dell’improvviso malanno della nipotina e quindi la sua impossibilità a trascorrere il Natale con i nonni. Ma ecco, che una sera, dopo un black out, al riaccendersi della luce, dietro l’albero, compare quello che a tutti sembra un angelo. La bambina dice di chiamarsi Stella, di essersi smarrita e di non riuscire a rintracciare i genitori. Stella viene, pertanto, accolta calorosamente in casa Brambilla. Ma chi è davvero Stella? La bambina che dice di essere o l’angelo che tutti credevano fosse?

                                                            Il Direttore Gennaro D’Avanzo  

 

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO:  HAIRSPRAY – GRASSO E’ BELLO

Dopo un esordio davvero esplosivo, arriva da martedì 25 novembre al Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano il Musical Hairspray – Grasso…è bello!, la prima versione al mondo in lingua non inglese, firmata Massimo Romeo Piparo. La commedia musicale, che ha debuttato in prima nazionale assoluta lo scorso 30 settembre al Teatro Sistina di Roma, è stata proclamata dalla Borsa Teatro la più vista nel secondo semestre 2008 (Giornale dello Spettacolo del 21 ottobre scorso). Il grande spettacolo, in replica a Milano fino a domenica 21 dicembre, proseguirà la tournée nei principali teatri d’Italia (tra gli altri, Bologna e Bari). Hairspray può essere definito senza dubbio il Musical del decennio: conquista l’Oscar del Musical a Broadway e l’Oscar del Musical europeo a Londra dopo appena poche settimane di programmazione. Con l’energia di una memorabile colonna sonora anni ’60, è una storia  a lieto fine in cui la protagonista riesce a ribaltare gli stereotipi del classico concetto di bellezza in favore della femminilità grandi forme: “questo è il mio modo di ballare ed è dedicato a tutti, ma proprio tutti, senza differenze né di peso né di colore”. Nel cast di Massimo Romeo Piparo (Jesus Christ Superstar, Evita, Tommy, My Fair Lady, La Febbre del Sabato Sera, Lady Day e Alta Società) l’esuberante Stefano Masciarelli nei panni rigorosamente femminili della triste “cicciona” che riconquista sorriso e fiducia in sé stessa grazie alla figlia e al ballo. Il popolare attore, reduce da tre anni di trionfante tournée tra Palazzetti e Teatri con La Febbre del Sabato Sera, è chiamato qui ad una prova molto impegnativa,  oltre che per le due ore di trucco che lo attendono ogni sera, anche per le numerose sfumature che un personaggio en travesti richiede. Hairspray rappresenta uno dei casi in cui Cinema e Teatro intrecciano le proprie sorti intorno ad un prodotto sempre vincente: nasce come commedia cinematografica senza canzoni firmata nel 1987 da John Waters; diventa Musical teatrale negli Usa agli albori del nuovo millennio; ritorna sul grande schermo lo scorso anno in un grandioso e scintillante film-musical (oltre 100 milioni di dollari l’incasso nei soli Stati Uniti) con John Travolta con Christopher Walken, Michelle Pfeiffer, Zac Efron, Queen Latifah. Un cast stellare già reclutato per l’attesissimo sequel annunciato per la prossima stagione. La forza vincente del musical è contenuta nelle musiche di Marc Shaiman arrangiate e dirette dal M°Emanuele Friello (Cats, La Febbre del sabato Sera, Lady Day, Alta Società) che rievocano i fasti e l’allegria del rock & roll degli anni 60 con travolgenti incursioni rhythm&blues e gospel che aggiungono brividi ed emozioni ad una colonna sonora che non permetterà al pubblico di rimanere fermo sulla poltrona.

TEATRO VENTAGLIO SMERALDO: "SOLO ME NE VO"   (dal 13 novembre)

In questo spettacolo la grande attrice italiana Mariangela Melato si confronta con un genere per lei nuovo, il One woman Show, nel quale racconta storie, recita monologhi intensi e brillanti, canta e balla affiancata da ballerini e musicisti. Mariangela Melato ci offre una carrellata di storie inventate e storie vissute, fa considerazioni personali sul modo di vedere la vita, cita testi teatrali di Brecht, Gaber, Shakespeare, Tennesee Williams. Ci racconta della sua Milano degli anni ‘60, del Bar Jamaica e dei suoi inizi nel mondo del Teatro. Ci racconta di sé come attrice e come donna che con orgoglio ha fatto della solitudine una scelta di vita ed è così, sola, che si presenta sul palco al suo pubblico. 
Sola me ne vo è una parentesi diversa nel percorso teatrale della Melato e al tempo stesso la grande prova di un’attrice, che arrivata al culmine della sua carriera, si rimette in gioco misurandosi con un genere completamente nuovo, elegante ed originale con testi che portano la firma di Vincenzo Cerami, Giampiero Solari, Riccardo Cassini e Mariangela Melato. Le musiche originali e gli arrangiamenti delle canzoni sono del maestro Leonardo De Amicis, le coreografie originali di Luca Tommassini. La regia è affidata a Giampiero Solari. Una squadra che ha già collaborato in diverse occasioni e che non a caso si è riunita intorno a questa grande artista.
 
Prodotto dalla Ballandi Entertainment,
Sola me ne vo debutta a Genova il 16 gennaio 2007 in prima nazionale assoluta e prosegue con una tournée di almeno 140 repliche girando l’Italia da nord a sud nei teatri più prestigiosi toccando città come Milano, Catania, Bologna, Firenze, Napoli e Roma fino a dicembre 2007. Con Sola me ne vo la Ballandi Entertainment amplia il suo sforzo produttivo a 360° nel mondo dello spettacolo

TEATRO CIAK Webank.it  Fabbrica del Vapore: MARCO TRAVAGLIO 

Dal 18 novembre va in scena sul palco del Teatro Ciak Webank.itFabbrica del Vapore di Milano Marco Travaglio con Promemoria - 15 anni di Storia d’Italia ai confini della realtà-.  La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente.” - afferma Marco Travaglio – “La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente.” Promemoria è uno spettacolo che, come suggerisce il titolo, prende in esame gli ultimi anni della storia politica e sociale del nostro paese. Una riflessione amara sullo scorrere del tempo che obnubila la capacità di ricordare. Il percorso parte dalle ceneri della prima Repubblica, per arrivare sino ai nostri giorni, un’epoca politica piena di contraddizioni e disincanto. Il tutto immerso nel sapiente sarcasmo e nella tagliente ironia di Marco Travaglio. Così ci parla dello spettacolo il regista, Ruggero Cara: “Il “Travaglio” della memoria: così, oltre il gioco di parole, potremmo chiamare questo nostro tentativo di coniugare il puntuale e quasi implacabile impegno giornalistico di Travaglio con la musica di Corvino”. Musiche che si propongono di volta in volta come cornice, evocazione, suggestione o provocazione. Di capitolo in capitolo musica e parole dialogano sui toni della farsa, del grottesco e della tragicommedia svelando alla fine del racconto una tragicità preoccupante che invita lo spettatore a sfuggire alle facili lusinghe dell’antipolitica e ad assumersi le proprie responsabilità.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "LA FATTORIA DEGLI ANIMALI" (dal11/11)

Il Teatro Filodrammatici propone la sua Prima Produzione, La Fattoria degli Animali affidandone il concept, l’adattamento e la regia a Bruno Fornasari. Una caustica e attualissima critica del potere, dal genio di G. Orwell. che affronta il pubblico adulto con la forza eversiva della provocazione, scostandosi dalla favola originale in una nuova elaborazione per la scena. La drammaturgia, creata dal gruppo durante le prove, ambienta la vicenda in una cittadina isolata “…tra le montagne di una certa catena montuosa tra qui e l’altro capo del mondo”, all’interno di una fabbrica di carni ed insaccati. La fabbrica, gestita da affaristi senza scrupoli che trattano i loro dipendenti alla stessa stregua degli animali che macellano, viene riconquistata dai lavoratori con una rivolta, che trasforma la vecchia società dei padroni in una nuova impresa collettiva chiamata La Fattoria degli Animali – Società Cooperativa Carni ed affini. Come nella Fattoria orwelliana, il compito di organizzare i lavoratori ricade sui leader che hanno reso possibile la rivoluzione, ossia tre degli operai più intelligenti della piccola comunità: Napoleone, Palladineve e Piffero. Da qui prende il via la vicenda, che si sviluppa come una fedele trasposizione contemporanea della favola classica, raccontata ed agita da sei attori, alternativamente narratori e personaggi. La costruzione del mulino verrà sostituita con la costruzione di un avveniristico macchinario, che permetta di ridurre le fatiche di tutti pur mantenendo costante la produzione, il potere di Napoleone verrà sancito con la trasformazione della Cooperativa in una SPA che permetta di far incassare utili al suo Presidente, la morte di Boxer avrà una sinistra analogia con i casi, sempre più diffusi, di incidenti sul lavoro. Napoleone e Piffero, neo-capitalisti, gradualmente ricostituiranno il regime di sfruttamento che avevano aiutato a combattere, mentre Boxer e Berta torneranno alla fatica e alla fame, senza mai perdere la fede nei loro carnefici. Per maggiori informazioni:  www.teatrofilodrammatici.com 

Teatro Ventaglio Smeraldo: Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers

Si tinge di magia, fascino ed eleganza il palco del Teatro Ventaglio Smeraldo con l’arrivo, il 7 novembre, di Raffaele Paganini, amatissima étoile del balletto italiano, con uno spettacolo destinato a far sognare: “Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers”. Non si tratta della storia di Fred e Ginger, ma di una vera e propria rivisitazione di un’epoca: gli anni ’30, ’40, ’50, che furono tempio del loro successo, rivivranno con tutto il loro fascino e classe, animati da un artista che incanta con la sua danza i palchi di tutto il mondo. Un’ora e mezzo di evasione, di sogno scintillante, di luci, colori e immagini passate eppure ancora così vive nell’immaginario di chi c’era e di chi ha potuto apprezzare solo attraverso film, racconti e canzoni. Lo spettacolo, diviso in due parti, prende spunto da due pietre miliari della storia del cinema e riporta in vita il mito della coppia di ballerini più celebri di sempre. In the Navy propone le avventure dei marinai americani sbarcati in Europa, tra balli sfrenati e storie d’amore con le ragazze del luogo: la spensieratezza e la voglia di vivere di un’epoca ormai lontana. In Fred e Ginger assistiamo invece all’ascesa artistica dei due ballerini, accompagnata dalle immagini degli spezzoni dei loro film più celebri, in una Los Angeles scintillante e ricca di lustrini. A riportare in scena il fascino della Rogers non una sola ballerina, ma più di un’artista con il proprio stile e personalità a ricostruire le mille sfaccettature del suo talento e appeal. Atmosfere sognanti e fascino d’altri tempi, sottolineate dalle musiche immortali di George Gershwin e di Glen Miller a cui si sommano le note originali di Marco Melia. L’estrema versatilità e la capacità evocativa della multivisione renderà possibile l’impossibile, regalandoci anche un incontro virtuale tra Paganini e Fred Astaire, tutto giocato sul filo della sfida e dell’ironia, contribuendo ad immergere lo spettatore in una delle più brillanti epoche del secolo scorso. “Omaggio a Fred Astaire e Ginger Rogers  è uno spettacolo destinato ad un pubblico di ogni età, una parentesi di magia, fascino ed eleganza d’altri tempi.  

 

TEATRO MANZONI:    "LA PAROLA AI GIURATI"      (dal 4 novembre)

New York, 1950. È il 15 agosto e una giuria popolare composta da dodici uomini di diversa estrazione sociale, età e origini sono chiusi in camera di consiglio per decidere del destino di un ragazzo ispano-americano accusato di parricidio. Devono raggiungere l’unanimità per mandarlo a morte e tutti sembrano convinti della sua colpevolezza. Tutti ad eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza costringe gli altri giurati a ricostruire nel dettaglio i passaggi salienti del processo e, grazie a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le certezze, insinuando in loro il principio secondo il quale una condanna deve implicare la certezza del crimine al di là di ogni ragionevole dubbio. Fra violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed estenuanti discussioni, l’unanimità sarà raggiunta e l’imputato verrà dichiarato non colpevole.
“La parola ai giurati” di Reginald Rose è un testo socialmente coinvolgente e profondamente ideologico, nonostante il suo impianto realistico. Le varie e sfaccettate tipologie umane e caratteriali sono colte in una situazione claustrofobica nella quale emergono gli aspetti comportamentali più contraddittori. L’impianto drammaturgico si basa sullo svolgimento di un dramma giudiziario, ma ciò che ha ispirato Alessandro Gassman fin dalla prima lettura è la possibilità di portare alla luce i pregiudizi e le false certezze che caratterizzano il comportamento dei giurati e che affiorano nel momento in cui devono assolvere il compito più difficile per un uomo: quello di decidere della vita di un altro uomo. La vicenda è incentrata su due capisaldi del sistema giuridico anglosassone: la presunzione di innocenza e la dimostrabilità della sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Interpretato dallo stesso Alessandro Gassman e da altri undici ottimi attori, lo spettacolo si avvale della puntuale traduzione di Giovanni Lombardo Radice che rispettosamente ha saputo adattare e plasmare questo straordinario testo teatrale sul corpo e sulla voce dei dodici protagonisti.
Allo spettacolo, premiato dalla critica e dal pubblico, è stato assegnato il Biglietto d’Oro come campione d’incassi della scorsa stagione.

TEATRO SAN BABILA: "HO PERSO LA FACCIA"      (dal 4 novembre)

Come può sentirsi un giovane bellissimo, divo della televisione se, al risveglio da un’operazione chirurgica, si ritrova la faccia di Carlo Delle Piane? E come può sentirsi Carlo Delle Piane con il volto levigato di una giovane star televisiva?Partendo da questi due interrogativi si sviluppa la divertente commedia scritta da Sabina Negri,  basata sul contrasto fra sostanza e apparenza.La vicenda vede protagonisti il chirurgo plastico Edoardo Valzelà (Carlo Delle Piane) che apprende, tramite la lettera di un avvocato, che la moglie Benedetta (Sabina Negri Calderoli) vuole chiedere il divorzio. La donna, brillante carrierista, lo sta lasciando, infatti, per Tommaso, un giovane ed effimero attore spesso protagonista delle riviste di gossip, tanto amate dall’infermiera Teodori (Erica Blanc). Proprio su Tommaso, il medico sta per eseguire l’ennesimo intervento di chirurgia estetica. Edoardo, però, scoperta la tresca tra i due, escogita una diabolica vendetta…Tommaso, al risveglio dall’anestesia, si ritroverà con le fattezze, non certo belle, di Edoardo, mentre quest’ultimo assumerà quelle dell’aitante attore. Pungente e ironica la riflessione che emerge sul mondo dello spettacolo, la cui qualità spesso lascia a desiderare.  Ma la commedia evidenzia anche quella mania tanto attuale di volersi “rifare la faccia” a tutti i costi per essere sempre perfetti, come ci impone oggi la nostra società, basata più sull’apparenza che sulla sostanza. Il testo, scorrevole e particolarmente arguto, è anche ricco di molta ironia.  Carlo Delle Piane, celebre “brutto” dello spettacolo italiano, con questo nuovo testo di Sabina Negri, si cimenta in una straordinaria prova d’attore interpretando due opposti personaggi. Erica Blanc non smentisce la sua classe e la sua esperienza teatrale, molto bravi anche Silvano Piccardi, nella parte dell’infermiere, Alessandro Tedeschi, nel ruolo del bell’attore, e Felice Casciano negli spassosi panni del manager-gay.  L’autrice, Sabina Negri, veste anche i panni della moglie fedifraga del chirurgo.

 

TEATRO FILODRAMMATICI:  "PRENDITI CURA DI ME "    (dal 21 ottobre)

Prenditi cura di me è la storia di Franco Maggi, giovane e già noto cardiochirurgo, che diventa Assessore alla Salute con l’intento di ripulire il sistema sanitario sempre più corrotto dalle forze politiche. Franco dopo poco tempo scopre che il suo partito politico in realtà non ha lo stesso obiettivo; nasce così una sfida che mette a dura prova la sua stabilità emotiva. Il desiderio conscio di Franco è quello di voler pulire il mondo che lo circonda, di renderlo perfetto, di smascherare le falsità e la corruzione. Il desiderio inconscio di Franco, invece, è quello di distruggere il suo falso sé, di ritrovare la propria autenticità, di ritornare a sentire emozioni e sentimenti che la società borghese, da cui si sentiva protetto, ora lo ha portato ad essere un uomo del tutto inerte di fronte alle emozioni. Lui per primo sente di aver deluso le proprie aspettative e di non avere una struttura idonea per sopportare tutte le nuove avversità che un ruolo di potere può portare.   Franco è come un capocomico stanco, che non vuole più interpretare il suo personaggio; cambia ogni sera le battute di una recita, mettendo in difficoltà gli attori che recitano con lui. Nell’ultimo atto, finalmente solo con sé stesso e il pubblico, potrà togliersi un costume che non gli appartiene, mettersi a nudo e immaginare una nuova vita. Prenditi cura di me. Questo vorrebbe dire il protagonista ogni qual volta incontra qualcuno.

TEATRO MANZONI:  "ADORABILI AMICI"   con Laura Lattuada   dal 7 ottobre

Tutti noi vorremmo sapere che cosa pensano davvero i nostri migliori amici di noi e, nello stesso tempo, abbiamo paura di saperlo. Perché in fondo al cuore siamo coscienti che anche noi, parlando di loro con terze persone, ci lasciamo andare a critiche spietate e commenti crudeli con l’aria di parlare con affetto e per il loro bene.
Immaginiamo di sentire in una segreteria telefonica una conversazione fortuita in cui i nostri migliori amici parlano di noi non proprio come ci aspetteremmo: la frustrazione e il desiderio di vendetta sono immediati.
Chiuse in una casa di campagna, nel corso di un week-end claustrofobico, due coppie affrontano l’amara verità dei loro rapporti, in un gioco al massacro in cui nessun colpo basso viene risparmiato.
“Adorabili amici”, commedia ironica e graffiante di Carole Greep, permette a tutti di identificarsi nel ruolo di vittima o di carnefice a seconda del contesto, e di capire che anche l’amicizia si basa su una costruzione e ricostruzione continua di affinità e aggressione. Quando poi l’amicizia è tra due coppie le interazioni si moltiplicano e tutto si complica: si combatte per se stessi, per la coppia e anche nella coppia.
“E’ raro che una commedia teatrale possa influenzare i comportamenti. Mi piace vedere come le coppie controllano i loro cellulari quando escono da teatro” dichiara perfidamente l’autrice che, dopo una ascesa inarrestabile, si è affermata in Francia con questo testo rimasto in cartellone a Parigi per molti mesi.
Saranno Ettore Bassi e Laura Lattuada con Alessandra Raichi e Massimiliano Vado a prestare il volto alle due agguerrite e disincantate coppie di amici. La regia di Patrick Rossi Gastaldi contribuirà a dare ritmo e veridicità ad una vicenda caratterizzata da usi e costumi dei nostri giorni.

TEATRO FILODRAMMATICI:   ERCOLE IN POLESINE  (dal 7 al 19 ottobre)
ovvero il mito greco tra i fumi della Val Padana
scritto, diretto e interpretato da Natalino Balasso       

Hanno percorso in lungo e in largo l’Italia, ci hanno insegnato a leggere e a scrivere, ci hanno raccontato le loro fantastiche storie. Ma chi sono questi antichi greci di cui non ci ricordiamo più? Sono molto più vicini a noi di quanto sembri. Perché i desideri, le ansie, le paure sono rimasti gli stessi. ‘Ercole in Polesine’ è un viaggio nel tempo e nel mare. E’ il divertente viaggio attraverso 5000 anni di storie, miti, leggende che ci parlano di Dei cornuti e imbroglioni, di eroi svogliati e mitomani, di uomini disperati e sbruffoni. E tutte queste storie ci fanno pensare a come siamo adesso, a tutta quella strada che (non) abbiamo fatto dai primordi della civiltà ai postumi del bancomat. Ecco alcuni tra gli argomenti: L’era matriarcale, La Dea Madre, I primi Dei greci, Maschio e Femmina in Occidente, Il viaggio degli Argonauti, Fetonte e il carro del Sole, La nascita di Paride, Orfeo ed Euridice, Cadmo ed Armonia e L’Odissea. Natalino Balasso ha scelto ancora una volta un contenuto inconsueto per le sue iperboli comiche e la sua grottesca parlata, che sembra fatta apposta per raccontare i più antichi tra i miti greci. Non c’è parodia, ma una trattazione quasi ferrea del mito, ricavata dai racconti degli antichi, nelle versioni meno ibride e dalle impressioni di importanti saggisti. 
“ Quello che salta agli occhi a chiunque guardi uno degli sceneggiati tv nostrani, è che non siamo più in grado di innamorarci delle storie. E non è perchè le storie, gira gira, sono sempre le stesse (anche una volta erano sempre le stesse), è perchè oggi ci interessano più gli attori che i personaggi, più i nomi che le vicende. C'è tutto un materiale umano negli antichi racconti mitologici, fatto di sudore e di gioia, di guerra e di sesso, che sembra nascosto dalle parole difficili dei nostri letterati traduttori. Quello che voglio fare con questo spettacolo è restituire a quelle storie le passioni vere, gli odori e i sapori che non sono perduti, perchè sono quelli che viviamo tutti i giorni, in quest'epoca poco epica.”  
                                                                Natalino Balasso 

TEATRO CARCANO: SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE  (dal 15 ottobre)

La nuova produzione della Compagnia del Teatro Carcano diretta da Giulio Bosetti, dopo un’anteprima al Teatro Comunale di Treviso il 10 ottobre con repliche l’11 e il 12, debutterà in prima nazionale al Teatro Carcano mercoledì 15 ottobre 2008 con repliche fino al 9 novembre.Seguirà una tournèe che toccherà, tra le altre, le città di Alessandria (13 novembre), Trieste (21-30 novembre), Caserta (18-21 dicembre), Bologna (20-25 gennaio), Firenze (27 gennaio-1 febbraio). La Compagnia affronta per la terza volta un’opera di Pirandello, dopo i successi del Berretto a sonagli e Così è (se vi pare) delle scorse stagioni. Per Giulio Bosetti, un ritorno a un testo amatissimo, che recitò per la prima volta agli inizi della carriera nel ruolo del “Figlio” nella messa in scena con maschere curata da Gianfranco De Bosio.Negli anni ‘70 ne fu regista e interprete - questa volta nel ruolo del “Padre” - mentre negli anni ‘80 prese parte - sempre come “Padre”- all’allestimento diretto da Giuseppe Patroni Griffi: un successo clamoroso a livello nazionale.Ed è proprio nel ricordo di quell’esperienza che Giulio Bosetti si accosta nuovamente a Sei personaggi, dedicando questa sua nuova fatica registica ai giovani, al pubblico di domani, a chi ancora non ha sperimentato la vertigine e l’emozione dell’immersione nella misteriosa teatralità di uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi.

 

Via degli Angioli intitolata a Giorgio Strehler

Martedì 1°  luglio 2008 alle 11, alla presenza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, si terrà la cerimonia di intitolazione della via dedicata a Giorgio Strehler.
La strada che avrà il nome del grande regista, fondatore con Paolo Grassi del Piccolo Teatro, è l'attuale via degli Angioli, che collega corso Garibaldi con via Rivoli, nella quale ha sede la Scuola per Attori fondata da Strehler vent'anni fa e oggi diretta da Luca Ronconi. Oltre al sindaco Moratti, presenzieranno alla cerimonia il direttore del Piccolo, Sergio Escobar, e l'attrice Andrea Jonasson, che leggerà un breve testo di Giorgio Strehler. La manifestazione sarà accompagnata dagli allievi della Scuola che canteranno un brano dal Flauto Magico di Mozart e l'Inno alla Gioia tratto dalla Sinfonia n. 9 di Beethoven. www.piccoloteatro.org  

26  giugno   dalla  redazione  

Al Teatro Parenti: Mojo - Atlantic Club 
Mojo - Atlantic Club di Jez Butterworth  per la  regia di Massimo Mesciulam,
con Pier Luigi Pasino, Michele Di Siena, Alessandro Marini, Marco Pieralisi, Diego Savastano, Vincenzo Zampa si rappresenta al Teatro Parenti (Sala Anima)  il 27 e il 28 giugno. La produzione è del Teatro Stabile di Genova .
Per informazioni  tel.  02/59995206  info@teatrofrancoparenti.com  

    Giugno     dalla redazione  

Il Re muore  di Ionesco al Piccolo Teatro Studio  

Continua fino al 25 maggio al Piccolo Teatro Studio la rappresentazione di "Il Re muore" di Eugène Ionesco, fortunato atto unico prodotto dal Teatro Biondo Stabile di Palermo nella scorsa Stagione che ha riscontrato un particolare successo di critica e di pubblico. La messinscena del sottile, tragico, ironico e surreale  testo del drammaturgo francese-rumeno, nella traduzione di Edoardo Sanguineti per la riuscita regia di Pietro Carriglio, vede come protagonista principale il bravissimo Nello Mascia, Re Bérenger I, coadiuvato da un ottimo cast di attori: da Alvia Reale ed Eva Drammis, Marguerite e Marie le due mogli-regine, a un pregnante Aldo Ralli, il medico-astrologo, a Fiorenza Brogi, Juliette la domestica, ad un divertente Sergio Basile, la guardia. L'intreccio tra potere, ineluttabilità della morte e crisi di valori, viene evidenziato da un testo profondo che attraverso un linguaggio immediato e ironico sottolinea in modo drammatico la crisi della società moderna. La freddezza della regina Marguerite di fronte all'imminente morte del Re é potenziata dalla figura del medico-astronomo che rappresenta la scienza fredda e distaccata. A questi personaggi si oppone la figura positiva della regina Marie, l'unica con profondi sentimenti che risulteranno però inutili con l'aggravarsi della malattia e la conseguente presa di coscienza del Re. Le scene e i costumi di Maurizio Balò sono risultati altrettanto validi. Ultime due repliche  da non perdere il 24 e il 25 maggio. (recensione della precedente La cantatrice calva)  

24 maggio     Cesare Guzzardella  

Al San Babila "Tre tizzuni, attizza, attizza"

Tre tizzuni, attizza, attizza" è uno spettacolo che ripercorre percorsi di vita, nostri e degli artisti che hanno calcato la scena del San Babila. I tre "tizzuni" sono i legni che si usano per fare il fuoco, ne fanno tanto di più quanto più sono messi vicini. La maestria sta nel far bruciare tutto il legno. Ma anche noi, nella vita, siamo maestri di fuoco.E se siamo bravi a bruciare, dando tutto, con ardore e con amore, ci trasformiamo in cenere. Ma sotto la cenere c'è ancora e sempre fuoco. Il titolo nasce da una filastrocca materna, ma poi il percorso dello spettacolo passa attraverso la poesia, le canzoni, la letteratura. C'è anche un ventriloquo, Pietro Ghislandi, che strapperà sorrisi a ritmo di disco dance.Con Edmondo Capecelatro e Walter Di Gemma, attore e cantante in vernacolo formano un allegra ma sentimentale brigata, accompagnati anche dalle voci di Clara Clementi e Giuseppe D'Antonio. Alla chitarra c'è Paolo Canola."

23  maggio      Gennaro D'Avanzo

  TEATRO PARENTI:  “UN CUORE SEMPLICE”     

Nel 1877, tre anni prima della sua morte, Gustave Flaubert pubblicava Trois contes  (“Tre racconti”) e il primo era Un coeur simple, la “schietta narrazione di una vita oscura, quella di una povera ragazza di campagna, devota ma mistica, senza esaltazione e tenera come il pane fresco”, come la descriveva lo scrittore stesso. Da questa novella Luca De Bei, autore teatrale diplomatosi nel 1986 al Teatro Stabile di Genova, ha tratto un monologo di struggente dolcezza, recitato dall’incomparabile Maria Paiato. Nei panni della protagonista, la serva Félicité, tanto ignorante e ingenua quanto buona e onesta, la grande attrice dà voce via via a tutti i personaggi del racconto. Il palcoscenico si anima quindi in modo miracoloso: lo spettatore vede all’inizio, in una stanza spoglia, una vecchia sola e morente che traccia il bilancio della sua vita, e quindi, seguendo la sua storia,  la rivede bambina, orfana infelice, poi fanciulla speranzosa innamorata di un uomo che invece l’abbandona, infine domestica fedele e devotissima di una giovane e ricca vedova, Madame Aubin. I figli che rimpiange di non aver avuto vengono sostituiti, nel suo cuore, dalla piccola Virginie Aubin e dal nipote Victor, ma entrambi muoiono giovanissimi, l’una di tisi e l’altro,  mozzo su una nave, di febbre gialla all’Avana. Nessun affetto sopravvivrà a Félicité, neppure un pappagallo, Lulù, che le sembra un legame con Victor, perché viene dall’America, dove lui è scomparso. E sarà proprio solo questo uccello impagliato a tenere compagnia alla donna nei suoi ultimi giorni: lei lo vede volare come lo Spirito Santo nel momento supremo della sua morte, e con questa visione, con il sorriso sulle labbra, la sua anima pura si consegna a Dio. Ottima prova d’attrice per la Paiato – memorabile anche la sua Maria Zanella di due stagioni fa - e lunghissimi applausi da un pubblico visibilmente commosso. Da non perdere (si replica fino al 4 maggio, nella Sala Anima di via Pier Lombardo). Per informazioni:  www.teatrofrancoparenti.com 

24 aprile 2008                            Anna Busca

TEATRO MANZONI:   " SINFONIA D'AUTUNNO "      (dal 6 al 25 maggio)

Trentasei ore, tanto dura l’incontro tra Charlotte e Eva. Trentasei ore in cui l’autore scava nel rapporto tra le due donne:e sono parole di odio/amore, i sentimenti che  hanno segnato  l’intera relazione tra  madre e figlia. Testimone degli  eventi è il marito di Eva. Charlotte, la madre,  in quelle ore parla delle proprie amarezze e solitudini, le svela alla figlia, lo fa forse per la prima volta senza difese, senza maschere. Anche Eva cerca di raccontarsi nelle sue difficoltà, ma le parole che escono non sono quelle giuste e il conflitto sembra non potersi risolvere, il perdono appare impossibile anche se il cordone ombelicale non si è mai spezzato: “non si finisce mai di essere genitori e figli”. “Sinfonia d’autunno” è e rimane una “storia d’amore” speciale tra due donne dipinte con crudezza e nitore da uno dei più grandi “esploratori” di sentimenti che il secolo scorso ci ha regalato. Naturale successore  di August Strindberg, (non a caso si laurea in Storia della letteratura con una tesi su di lui) per la qualità della scrittura, per l’asprezza del dialogo, per le tematiche affrontate nella sua lunga carriera, Bergman non ci offre un finale consolatorio:  tutto resta aperto, non è detto se le due donne si riconcilieranno. La scena concepita da Aldo Buti , l’interno di una canonica norvegese, con il suo nitore abbagliante, esalta ancora di più la notte in cui le due portano alla luce i fantasmi e le ombre del loro passato. Lo spazio è fermato nel tempo, scandito solo da luci che impietosamente traghettano le due protagoniste verso il culmine del loro incontro. Il mattino vedrà la partenza  anticipata di Charlotte. Due  attrici di  grande  carisma  e  straordinaria  bravura e profondità  sono le  protagoniste eccezionali  dello spettacolo: Rossella Falk e Maddalena Crippa,  per la prima volta insieme.          note di regia di Maurizio Panici          

 

TEATRO SAN BABILA: "VA TUTTO STORTO"    (dal 22 aprile)

Cosa fareste se il giorno del vostro matrimonio arrivasse un uomo con un’urna e vi dicesse che contiene le ceneri della vostra amante, che ha espresso come ultimo desiderio che vengano cosparse sul letto nuziale? E se subito dopo arrivasse il vostro datore di lavoro a licenziarvi su due piedi in un beffardo regalo di nozze? Continuereste davvero a sorridere a tutti, mascherando il vostro dramma o per lo meno provando a uscirne incolumi? E riuscirà Giacomo, nella messa in scena il nostro sposo, a scamparsela? Prima di poterlo sapere, il protagonista sarà costretto a dimenarsi tra ex amanti, giornalisti ficcanaso, mariti in lutto, onorevoli spietati e sorelle impiccione. Tutto per potersi salvare la faccia e rimanere illeso, proprio lui che, in fondo, è il vero responsabile di tutti i suoi mali. Ecco in soldoni la sapida trama di “Va Tutto Storto!!”, un titolo un programma, per la simpatica commedia di Olivier Lejeune adattata nella versione italiana da Nino Marino, che parla proprio di questi “piccoli” imprevisti, ma fornendo alla fine un prontuario di pratiche e simpatiche risposte. Ed è così che, tra situazioni a dir poco rocambolesche, raffiche di battute e qualche fugace attimo di sentimentalismo, tutto si svolgerà a un ritmo infernale e fino all’ultimo momento andrà, appunto, tutto storto. Cento minuti di devastante e diabolica comicità a successo garantito. Spettacolo con Fabio Ferrari e Gianluca Ramazzotti

TEATRO CARCANO:  "TUTTA COLPA DI GARIBALDI"     (dal 9 aprile)

Giuseppe Garibaldi. Nessuno può competere con i monumenti a lui dedicati: a cavallo, a piedi, seduto. Nessuno può vantare  la percentuale di vie, corsi, piazze, teatri a lui intitolati. Nessuno ha dormito in così tanti luoghi diversi (e pensare che soffriva d’insonnia). Nessun altro condottiero è riuscito a mettere tutti d’accordo: soltanto i commissari tecnici Bearzot e Lippi hanno potuto scalfirne il prestigio e la popolarità, ma la loro è stata una gloria assai passeggera. Eppure, molti italiani – anche se non sempre lo ammettono pubblicamente – pensano che la cronica instabilità della loro poco amata e molto odiata patria sia soprattutto colpa di Garibaldi: L’Italia unita è stata un’assurda forzatura. Lo Stivale, il cosiddetto Bel Paese, da sempre terra di scorribande e di conquiste, vittima dei propri gretti campanili, non era pronto né adatto per essere uno Stato unitario e non è mai maturato a sufficienza per diventarlo. Gli autori hanno pensati e scritto uno spettacolo che racconta le peripezie tragicomiche di un autore-attore (Gioele Dix) al quale è stato commissionato l’allestimento di un testo celebrativo su Garibaldi. Studiando a fondo la sua straordinaria biografia pubblica e privata, scopre una figura complessa che sfugge a ogni definizione e retorica. Si sente respinto e attratto da quel temperamento ondeggiante fra epici slanci e clamorosi ritiri. Un personaggio perfettamente funzionale all’immagine contraddittoria che gli italiani hanno di se stessi. Il protagonista si chiede: l’Italia è un soliloquio di Garibaldi? O piuttosto sono gli italiani ad avere tradito la promessa di un sogno possibile? “Tutta colpa di Garibaldi” è uno spettacolo documentato, dinamico, divertente, polemico, senza peli sulla lingua. Alla ricerca delle radici e delle ragioni del nostro carattere di cittadini incompiuti.

Gino Cervi – Attore; protagonista del ‘900

Auori: Andrea Drchi, Marco Biggio

Edizioni: Erga

Formato: 17x24   Confezione: Brossura

Pagine: 373   foto B/N 70    Prezzo: 17,50 euro 

Un libro completo e dal ricco apparato iconografico, dedicato alla vita e alla carriera di un attore protagonista del '900. Il paziente lavoro di ricerca dei due autori liguri riunisce infatti tutto quanto si può sperare di sapere sulla straordinaria carriera teatrale, cinematografica e televisiva di Gino Cervi: non solo la biografia e la bibliografia, decine di foto e di locandine dei suoi maggiori spettacoli, aneddoti e curiosità, la filmografia completa corredata da recensioni e testimonianze ma anche schede e notizie puntuali sui dischi incisi, sui doppiaggi di film americani registrati, sugli sketch e le pubblicità che lo videro protagonista. Un testo definitivo rivolto agli appassionati del cinema e a quanti continuano a ricordare con affetto e ammirazione uno degli attori più importanti e significativi di tutta la storia dello spettacolo italiano.  Prefazione di Claudio G. Fava. 

TEATRO MANZONI:  "IL LETTO OVALE"        (dall' 8 aprile)

“Il Letto Ovale” è la versione italiana, rivista e attualizzata, di “Move over mrs Markham”, scritto negli anni Sessanta dai due londinesi John Chapman e Ray Cooney e prodotta da Fabrizio Celestini & Andrea Maia e Il Sistina. Uno spettacolo esilarante e coinvolgente diretto magistralmente da Gino Landi, da sempre apprezzato per le sue regie teatrali e televisive. Dalla sua regia affiora un sorriso leggero e anche un po’ compiaciuto di fronte a uno stile di vita particolare, preoccupato soprattutto per le nuove tende da abbinare al tappeto del salotto. La storia è stata ambientata in Italia e ai giorni nostri, appunto in un salotto borghese di Milano. In un appartamento ristrutturato sopra gli uffici della casa editrice di Filippo ed Enrico, si ritrovano i due soci con le loro mogli, un eccentrico arredatore, una ragazza alla pari disinibita, un’operatrice di call center, un santone indiano ed una scrittrice bizzarra. L’intreccio è quello classico: due coppie a confronto, qualcuno sa qualcosa che l’altro non deve sapere, in una ci si tradisce e nell’altra no. Poi l’imprevisto fa scattare la peripezia. La pagina di una lettera caduta per caso da una borsetta creerà una serie di imbarazzanti equivoci, un gioco reso con brio, ma senza scadere mai nella volgarità. Giovanna, moglie fedele di Filippo, si troverà al centro di un intreccio di tradimenti di cui diverrà l’inconsapevole vittima. Ma a tanta frenesia, eccitazione e follia, in una serie di esilaranti colpi di scena, seguirà la resa dei conti finale dove, come in ogni commedia che si rispetti, trionferà la verità. Molto abilmente Gino Landi innesta sull’impianto drammaturgico di base gli stilemi che appartengono al nostro varietà. In scena un Maurizio Micheli (già presente recentemente nella memoria del pubblico come protagonista insieme a Sabrina Ferilli de “La Presidentessa”) che qui in un attimo entra nei panni di Filippo Branca. Un personaggio timido, pigro e un po’ trasandato, con atteggiamenti e movimenti che disegnano il tipo senza calcare troppo la mano sullo stereotipo. Accanto a lui una brillante Barbara d’Urso che con il suo ruolo di moglie, in due ore di spettacolo, mostra tutto il suo talento e la sua verve capaci di divertire ed affascinare lo spettatore. Due personaggi, due temperamenti ma una sola, innata classe: i due funzionano, insieme, simpaticamente, con spigliatezza e versatilità espressiva. Con loro in scena Sandra Milo, divertentissima nel ruolo di Sveva Sanfelice (un riferimento alla Sveva Casati Modigliani?), una svagata, ma comica scrittrice di favole per bambini; Pierluigi Misasi (nei panni di Enrico) che tratteggia un esilarante “fedifrago” che ha nei tempi e nella napoletanità i suoi punti di forza; Lisa Angelillo (la moglie di Enrico) una donna trascurata che decide di vivere l’ebbrezza e la follia del tradimento;  Alessandro Marrapodi (l’arredatore di interni), divertentissimo nella sua eccessiva e comica esagerazione. Completano il cast Adriano Evangelisti, che disegna abilmente un nostrano santone indiano, Lusiana Pedroso (la cameriera) e  Valeria Brambilla (l’operatrice di call center). 

TEATRO PARENTI:  " FINALE DI PARTITA " di S.Beckett  

Fino al 6 aprile è di scena al Parenti il lavoro che lo scrittore e drammaturgo irlandese Samuel Beckett, premio Nobel per la letteratura 1969, fece rappresentare per la prima volta a Parigi il 3 aprile 1957. Fin de partie è un testo difficile e appassionante, una metafora continua della morte, che raggiunge l’uomo anche prima della reale morte fisica. Franco Branciaroli dirige e interpreta con somma bravura lo spettacolo, realizzato nel 2006 in occasione del centenario della nascita di Beckett. Branciaroli dà al protagonista, Hamm, grande potenza emotiva, grazie anche alla felice scelta di un linguaggio particolare, con una pronuncia “francese” a tratti esilarante, che riesce a far ridere il pubblico anche quando il testo trasuda angoscia e infelicità. Ed è questa l’operazione compiuta da Beckett. Il tragico e riesce a essere talvolta comico, perché tale è la vita dell’uomo nella sua finitezza. Hamm è paralizzato e cieco, non può alzarsi e non può vedere, ma parla e dà ordini al servitore Clov, che ha le gambe di legno e non può sedersi. Inizialmente Hamm è coperto da un lenzuolo, come un cadavere. La stanza è grigia  e sembra una tomba. Dalle uniche due finestre si può affacciare faticosamente Clov, che però vede solo immagini insignificanti, e solo grazie all’uso di un cannocchiale. Il mondo è vuoto, il tempo è ripetitivo ed è anch’esso uno spazio vuoto, da riempire di parole e di discorsi inconcludenti. In due bidoni dell’immondizia, vicino alla sedia a rotelle di Hamm, si trovano Nagg e Nell, i suoi genitori. In realtà sono come morti, con moncherini al posto delle gambe, e regrediti ad uno stadio infantile, perché chiedono continuamente la pappa, o un biscotto, o un bacio. Il dialogo tra Hamm e Nagg è terribile, come terribile è l’urlo di Hamm (“Padre mio!”), ripetuto più volte, a somiglianza dell’urlo di Cristo in croce. Ma Hamm grida a Nagg: “Maiale, perché mi hai fatto?”, perché la sua sofferenza, la sua morte, sono iniziate con il suo concepimento. E  i morti sono rifiuti, spazzatura. Hamm crea una sorta di trinità nella preghiera, invitando il padre-ectoplasma e Clov, che puzza già di cadavere, a pregare in silenzio: ma il silenzio è spezzato da un altro suo grido tremendo, rivolto a Dio (“Carogna, non esisti!”). Nell, la madre, muore “di oscurità”, Clov lascia definitivamente  il suo padrone, coperto dal suo lenzuolo-sudario. Hamm, che vuole essere sempre sicuro di trovarsi al centro della stanza, resta, come tutta l’umanità, in una solitudine senza speranza. 

 Milano - 2 aprile 2008                                                Anna Busca

TEATRO PARENTI:  " LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE " 

Nella bella Sala Pirelli del teatro Parenti, in via Cadolini, è in scena fino al 20 marzo un interessante lavoro tratto dall’ultimo racconto, pubblicato postumo, dello scrittore austriaco Joseph Roth (Die Legende vom heiligen Trinker). Un umanissimo Piero Mazzarella, in una sorta di lungo monologo intervallato da frequenti “bevute”al bancone di un café parigino, narra le toccanti vicende di un clochard ubriacone, Andreas, che vive sotto i ponti sulla Senna e che, un bel giorno, riceve alcuni franchi in elemosina. Andreas si considera quasi miracolato e si ripromette di donarli alla piccola santa Teresa,  in una chiesa di Parigi, ma per diversi motivi, soprattutto perché i “miracoli” si ripetono, non riesce a saldare il suo “debito” se non  poco prima di morire. Il poetico racconto, in parte autobiografico, è considerato il testamento spirituale del suo autore, che morì etilista a soli quarantacinque anni, a Parigi, nel 1939. Il regista Ermanno Olmi ne trasse un bellissimo film nel 1988. Mazzarella, raccontando la storia di Andreas, che in realtà finisce per interpretare, avvince e commuove il pubblico, che si lascia trasportare in una Parigi nebbiosa e piovosa, buia e malinconica, in cui l’unica luce non è altro che il Mistero. Molto suggestivo lo spazio scenico ideato da Gian Maurizio Fercioni, animato da bei filmati che tali non sembrano – si fondono perfettamente con la scena – di Stalker. Sensibile e intelligente, come sempre, la regia di Andrée Ruth Shammah. Alla fine dello spettacolo, Piero Mazzarella chiacchiera un po’ col pubblico, ed è un momento molto piacevole della serata, un affettuoso e divertente commiato dal grande attore, che il 2 marzo ha compiuto ottant’anni e si sente un po’ stanco (ma in realtà ha energia da vendere!).  Assolutamente da non perdere. (www.teatrofrancoparenti.com

Milano, 15 marzo 2008                     Anna Busca

TEATRO MANZONI:   Morlacchi sorprendente ne " Il dubbio di Castellitto

Sergio Castellitto ha portato in scena al teatro Manzoni di Milano il dramma dell'americano Shanley "Il dubbio". Ambientato nel '64 in un istituto cattolico del  Bronx, il lavoro si dipana in brevi sequenze sceniche definite da scenografie essenziali ma funzionali alla vicenda e ha come  principali protagonisti Stefano Accorsi nel ruolo di padre Flynn e Lucilla Morlacchi in quello di suor Aloysia. La trama di sicura attualità vede il bel sacerdote, ben voluto dagli allievi soprattutto per i suoi modi anticonvenzionali, accusato dalla responsabile dell'istituto, una grandissima Lucilla Morlacchi, di aver abusato di un allievo, l'unico di colore. Senza una prova certa, gli spettatori rimangono sempre nel dubbio che il giovane e simpatico Accorsi sia  colpevole della gravissima accusa che gli viene contestata. Anche alla fine dello spettacolo non sapremo mai se si tratta di un reale o presunto  caso di pedofilia. Non è nemmeno sufficiente la rivelazione che la madre del dodicenne allievo, la brava Nadia Kibout, fa alle direttrice sulla omosessualità del figlio o il trasferimento in altra sede di padre Flynn a dare certezza allo spettatore. Brava anche Alice Bachi, la giovane insegnante suor James. L'idea d'intervallare le brevi scene con le musiche di Bob Dylan danno un carattere di apparente leggerezza, permeata da una vena di nostalgia. "Il dubbio", per la bravura degli interpreti e per l'importanza delle tematiche trattate risulta sicuramente consigliabile.Alla prima rappresentazione grande successo di pubblico e applausi anche a Sergio Castellitto.  Fino al 6 aprile al Teatro Manzoni 

6  marzo                     C. G.       

TEATRO PARENTI:  LA RIGENERAZIONE di Svevo

Per il ciclo Il cuore del palcoscenico, è in scena fino al 9 marzo nella Sala Grande della sede storica del teatro Franco Parenti  l’ultimo dei tredici lavori teatrali di Italo Svevo, La rigenerazione, scritta probabilmente nel 1926, con la regia di Antonio Calenda.  Il protagonista, Giovanni Chierici, interpretato da un magnifico Gianrico Tedeschi, si sottopone ad un’operazione di ringiovanimento, e le vicende famigliari ruotano intorno a questa decisione. Si alternano continuamente situazioni comiche ad altre drammatiche, con colpi di scena e battute fulminanti, dove i temi della morte, del lutto, della vecchiaia con tutti i suoi problemi si intrecciano con i ricordi, i rimpianti per amori perduti, la gelosia, le speranze della giovinezza. Svevo trae spunto dalla “cura Voronoff”, di moda all’epoca, per riprendere la figura del vecchio che vuole “riprendersi la vita”, già tracciata nei suoi romanzi e racconti. Gli ossimori “vecchio giovane” e “giovane vecchio” si incarnano nei personaggi che animano la commedia, in una specie di gioco delle parti che lascia comunque l’amaro in bocca. Pur non essendo certo  i lavori teatrali il meglio della produzione artistica dello scrittore triestino, tuttavia si coglie anche in  questi, e particolarmente ne La rigenerazione, un’intelligenza pungente, un’analisi attenta – e quasi premonitrice - dei problemi di una società in crisi. Informazioni e prenotazioni  www.teatrofrancoparenti.com.

    2 marzo 2008                                              Anna Busca

TEATRO SAN BABILA:    "LE CUCINE INNAMORATE"     

Dopo il successo di pubblico della prima presentazione di “Le cucine innamorate” Gennaro D’Avanzo, direttore del San Babila - qui nell’inedita veste di regista e attore - ripropone un nuovo multiforme appuntamento dello spettacolo che lo vede in scena con la grande Liliana Feldman e con un affiatato parterre di ‘giovani’ cantanti e autori milanesi. Con loro anche Edmondo Capecelatro, esperto di ‘napoletanità’. Tutti insieme, nel calderone di sorrisi da cui nasce il titolo, danno allegro sapore alla scena con gags, musica dal vivo e poesia, componendo simpaticamente uno spettacolo che viaggia attraverso trent’anni di teatro, riportando alla memoria momenti stregati che viaggiano lievemente tra Milano e Napoli, tra Danzi e Totò, Jannacci e De Filippo. Bravissimi proprio i giovani interpreti: la cantante Stefania Colangelo e i superlativi cantanti-attori-cabarettisti-musicisti che concorrono a creare le atmosfere magiche e un po’ folli. Ma di quella follia sana, che guarda alla poesia con un pizzico di amarcord

Teatro Strehler:    il “Tartufo”

Un’ ironica e divertente messa in scena vede fino al 24 febbraio al Teatro Strehler la compagnia diretta da Carlo Cecchi in uno dei più celebri testi di Molière, Tartufo. L’ottima regia di  Cecchi, anche in scena nel riuscito ruolo di Orgone, i costumi d’epoca di  Sandra Cardini, la spoglia ed essenziale scena di Francesco Calcagnini, l’efficace traduzione italiana in versi di Cesare Garboli, ma soprattutto l’ottimo livello del cast di attori, contribuiscono al grande successo, anche di  pubblico, che la pièce sta ottenendo in questi giorni. Il testo di Molière sembra scritto oggi per l’attualità dei significati. L’ipocrisia del falso devoto Tartufo trova una convincente interpretazione da parte del bravo Valerio Binasco. L’ingenua ottusità di Orgone - talmente sordo agli avvertimenti dei familiari da non farsi scrupoli a cacciare di casa il figlio Damis e a non credere alle parole della moglie, quand'ella gli rivela le mire di Tartufo e il suo amore per lei, fino a lasciare tutti i beni all’impostore-  è ottimamente delineata da Cecchi. La vicenda sostanzialmente rispecchia in modo limpido il mondo attuale dove  la mancanza di etica, lo strapotere di chi è ai vertici della società e l’ipocrisia di chi vorrebbe esserci, anche in modo non lecito, sono facilmente osservabili. Molière risolve la vicenda con un lieto fine: Orgone finalmente capisce l’inganno, Tartufo viene arrestato e i contrastati rapporti di famiglia si risolvono, tutto grazie alla magnanimità del re. Bravissima Angelica Ippolito, madre di Orgone, e Licia Maglietta, la moglie. Bravi Antonia Truppo, la serva, Elia Schilton, il cognato e tutti gli altri. Per ulteriori informazioni e per i prossimi spettacoli:  www.piccoloteatro.org/ 

23  febbraio     Cesare  Guzzardella

TEATRO PARENTI:     "IL METODO GRÖNHOLM"   di J.Galceràn  

Jordi Galceràn, nato a Barcellona nel 1964, è  autore di lavori teatrali che a partire già dalla metà degli anni Novanta, quando era appena trentenne, gli sono valsi premi e riconoscimenti non solo in Spagna ma anche a livello internazionale. Si è inoltre occupato di adattamenti di opere straniere, tra le quali la goldoniana “Trilogia della villeggiatura”,  ha pubblicato testi e  racconti, collabora alla sceneggiatura di film. Nel 2003 il Teatro Nacional de la Cataluňa ha messo in scena Il metodo Grönholm, che è stato portato in diversi Paesi e ora è anche in tournée in Italia, con la regia di Cristina Pezzoli. La terza tappa è stata Milano, per sole quattro serate - dal 14 al 17 febbraio - nella nuova sala del Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo (www.teatrofrancoparenti.com ). La storia – ispirata a situazioni reali – si svolge in una stanza di un’azienda multinazionale, dove si ritrovano quattro candidati a un ambito posto di dirigente, che devono sottoporsi al quarto ed ultimo colloquio “congiunto” di selezione. Si tratta di tre uomini (ottimamente interpretati da Armando De Ceccon, Enrico Ianniello e Tony Laudadio) e una donna (la bravissima Nicoletta Braschi). Presto scoprono che la scelta verrà effettuata con un metodo particolare: il selezionatore forse è all’interno del gruppo, travestito da candidato, e potrà così osservare senza rivelarsi i comportamenti e le dinamiche psicologiche di ognuno, oppure, semplicemente, i selezionatori stanno valutando e ascoltando i candidati tramite videocamere o microfoni nascosti. Intanto, vengono sottoposti a numerose prove, alcune delle quali esilaranti e imbarazzanti, altre drammatiche e crudeli. Alla fine, un colpo di scena svelerà il segreto del  metodo Grönholm, e la conclusione sarà amara. Lo spettatore non può fare a meno di sentirsi coinvolto nella vicenda, perché cerca lui stesso di capire che cosa sta per succedere e chi sarà il candidato prescelto o il possibile selezionatore mascherato. Per il curioso gioco delle parti, i dialoghi incalzanti, le situazioni che cambiano rapidamente nonostante lo spazio scenico fisso e volutamente quasi claustrofobico, l’interesse del pubblico si mantiene elevato e lo spettacolo risulta intelligente e gradevole. 

19 febbraio 2008        Anna Busca

TEATRO MANZONI:  " IL DIVO GARRY " con G. Jannuzzo   dal 5 febbraio

“Il divo Garry” è una commedia brillante e sofisticata, incentrata sulla prorompente personalità di Garry Essendine, attore di successo che si avvia con qualche preoccupazione verso la mezza età. Bello e affascinante, ma capriccioso e viziato, Garry è attorniato da una corte di fedelissimi sudditi e di donne adoranti. Ecco quindi il nostro “divo” ritratto alla vigilia della partenza per un’importante tournée in Africa. Accudito dal fidato maggiordomo Fred e dalla sollecita governante Miss Erickson, Garry è costantemente protetto dal suo entourage, di cui fanno parte l’efficiente segretaria Monica, l’agente Henry e il produttore Morris, e da Liz, l’ex moglie di Garry, donna pratica e concreta che, pur avendolo lasciato anni prima, continua a prendersi cura di lui e della sua carriera artistica. Ogni volta lo difendono dalle pretese che lo assediano: quelle romantiche delle sue conquiste, prontamente rispedite a casa dopo una notte d’amore, e quelle artistiche di squinternati scrittori in erba, come l’eccentrico Roland Maule, anch’egli vittima a suo modo del fascino di Garry. In questo solido equilibrio tra Garry e i suoi angeli custodi si insinua, pericolosa e determinata, Joanna, moglie di Henry, amante in segreto di Morris e da sempre, anche lei!, innamorata di Garry. Joanna pare essere l’unica a comprendere chi sia il vero Garry Essendine, l’unica a giocare con lui ad armi pari. Ma non ha fatto i conti con Liz…La Contrada affronta questo allestimento come un classico. I lavori di Coward, il cui valore in Italia è tutto da riscoprire, sono stati interpretati da attori del calibro di Richard Burton, Laurence Olivier ed Elizabeth Taylor, e continuano ad essere rappresentati ovunque: Present laughter è uno dei grandi successi a Londra di questa stagione, tuttora in scena al National Theatre. Il Teatro stabile triestino continua dunque nella riscoperta di autori di grande rilievo, rivisitati alla luce della modernità, con un occhio attento al congegno teatrale, alla ricchezza delle trame e dei dialoghi. Riveste i panni del protagonista Gianfranco Jannuzzo, che con questo spettacolo inizia un rapporto di collaborazione con la Contrada di Trieste. L'affidabile e affascinante Liz ha invece il volto di Daniela Poggi, anche lei al primo lavoro con la compagnia della Contrada. 

TEATRO CARCANO: "SIOR TODERO BRONTOLON" con Giulio Bosetti  dal 13 febbraio

La storia è nota: il vecchio Todero, insensibile e avaro, promette in sposa la nipote Zanetta a Nicoletto, figlio del proprio agente Desiderio, per evitare di disperdere la dote al di fuori delle mura domestiche. Tale progetto non è gradito alla nuora Marcolina, che invece predispone un matrimonio di prestigio, ma non può contare sull’alleanza del marito Pellegrin, uomo privo di qualità e di carattere. Con l’aiuto di un paio di colpi di scena, la vicenda ha la fine sperata, anche se, come spiega il regista, la vicenda rimane in realtà aperta e il lieto fine momentaneo: “la tirchieria, la diffidenza di Todero verso gli altri si proiettano più che mai sul futuro prossimo, e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa.” Il carattere di Todero, dipinto dallo stesso Goldoni come “l’uomo che brontola sempre; cioè che trova a dire su tutto, che non è mai contento di niente, che tratta con asprezza, che parla con arroganza e si fa odiare da tutti” è uno dei più odiosi della produzione goldoniana; tuttavia, l’interpretazione che ne dà Giulio Bosetti si scosta da una recitazione di maniera privilegiando l’approfondimento dei lati universali del personaggio, che ce lo fanno sentire, a trecento anni di distanza, ancora fratello.

TEATRO SAN BABILA:    "LA MORTE DI CARNEVALE"   dall' 8 gennaio 

Che complicazione il decesso di Pasquale! E’ naturalismo spinto quello de La morte di Carnevale, ambientata nel vecchio e fascinoso golfo di Napoli. Ed è proprio la location a conferire quel sapore di goliardica confusione che ne è la formula vincente. Con l’uso divertente e spassionato di quel dialetto popolare ma comprensibile, che sta ancora al confine col verismo ma non fa mai rimpiangere i grandi che ne hanno derivato il successo. Carnevale non è il periodo di feste in maschera ma un vecchio usuraio, ovviamente tirchio all’inverosimile, sino all’ultimo e ancora oltre, che in tre atti di grande effetto lascia gli squattrinati eredi alle prese con le vicissitudini che accompagnano la spartizione della ricca eredità. E’ così che a fianco dell’ultimo letto si radunerà l’intero vicinato, in un vero e proprio presepe vivente di caratteri, speranze, ambizioni: davvero tutti contano che l’uomo, una volta trapassato, possa lasciargli in eredità i bramati averi. Tra questi, Antonietta, la nuova e giovane compagna, e Raffaele, il nipote “disoccupato nato” che cercherà di ‘coricarsi’ con l’avvenente zia, cui si prometterà per future nozze. Con loro il portinaio sempre disponibile, il notaio, la vicina col marito strano e la venditrice di limoni. E c’è persino lo “schiatta muorti”, che non riesce a far entrare il vecchietto nella bara, quasi questo riuscisse a irridere tutti con l’ennesimo dispetto. Ad Antonietta e Raffaele, così pensano, non resterà che ‘unirsi’ contro tutti…

TEATRO MANZONI:  "I DUE GEMELLI VENEZANI"  dall'8 gennaio

Massimo Dapporto interpreta il duplice ruolo di Tonino e Zanetto ne “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni, diretto da Antonio Calenda. Capolavoro della comicità e della scrittura scenica, il testo offre al protagonista un banco di prova eccezionale, pari a pochi nella storia del teatro. Lo spettacolo – che fa omaggio al genio goldoniano nel trecentesimo della nascita – è la nuova produzione di Noctivagus e del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e ha debuttato al Politeama Rossetti di Trieste in prima nazionale il 16 novembre 2007. “I due gemelli veneziani”, vero capolavoro della scrittura comica, s’incentra sull’incanto del gioco teatrale dei simili e degli opposti, portato a livelli altissimi da un Goldoni ormai pienamente padrone delle tecniche della drammaturgia settecentesca e della sapienza scenica di chi il teatro lo scrive, ma sa anche “farlo”, di chi impone agli attori una parte, ma solo dopo averla costruita sulle loro personali potenzialità e inclinazioni. Ne risulta una commedia che, dall’esordio nel 1747 ad oggi, non ha smesso di sorprendere e divertire e sembra immune al peso del tempo. “I due gemelli veneziani” coniuga con sapienza ed equilibrio studio dei caratteri e virtuosismo comico, e contestualmente si lascia percorrere da insolite inquietudini grottesche (non sottovalutiamo l’innovazione della descrizione della morte in scena che Goldoni inserisce nell’ultima parte della commedia) e adombra, forse con qualche malinconia nella conclusione, l’imminente avvento del mondo borghese con i suoi livori e le sue concrete preoccupazioni a cui, purtroppo, il gioioso gioco di scambi e travestimenti è destinato a cedere il passo. «I due libri  su’ quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro» scrisse Carlo Goldoni: ne “I due gemelli veneziani” c’è tutto un mondo di sentimenti, inquietudini, emozioni e umanissime rivalità e tutto il “ludus" del teatro (fatto di equivoci, frenesie, mascheramenti, malintesi) che il grande autore veneziano usava con tanta destrezza. E sebbene il plot abbia radici lontane (nell’antica tradizione latina, nelle commedie plautine e terenziane quali i “Simillimi” o i “Maenechmi”) il genio goldoniano riesce a donargli in un soffio l’universalità. Su questo terreno si muove Antonio Calenda - concertatore di un allestimento in equilibrio tra realismo e fantasia – dirigendo un cast che saprà armonizzare sensibilità di analisi e virtuosismo interpretativo. Di assoluta centralità il ruolo del titolo che Goldoni scrisse nell’intento di mettere in luce le doti del Pantalone Cesare d’Arbes: «Per meglio consolidare la sua fama – scrive infatti l’autore nei “Mémoires” – bisognava farlo brillare a viso scoperto; era quello il mio disegno, il mio principale scopo. [...] Io lavoravo per lui a una commedia intitolata “I due gemelli veneziani”. Avevo avuto abbastanza tempo e modo per esaminare i vari caratteri personali dei miei attori. In D’Arbes avevo notato due movimenti opposti e soliti nel suo aspetto e nel suo giuoco. A volte era l’uomo di mondo più ridente, brillante e vivace; a volte assumeva l’aria, i tratti, i discorsi d'un sempliciotto, d'un balordo: e quei mutamenti accadevano in lui naturalmente, senza che ci pensasse. Tale scoperta mi suggerì l’idea di farlo comparire sotto quei due aspetti nello stesso lavoro».E questo sarà il compito a cui è atteso uno degli attori più versatili e completi che oggi vanta la scena italiana, l’ottimo Massimo Dapporto. Maturo nell’espressività, darà vita al paradosso di Zanetto e Tonino, giostrandosi fra i loro opposti caratteri e sintetizzando in un unico corpo il ruolo di antagonista e protagonista, comico e spalla. Accanto a lui si muoverà un nutrito cast di attori di consolidata esperienza.

 

TEATRO ARSENALE:   "LA CANTATRICE CALVA & C" 

Eugène Ionesco, drammaturgo francese di origine rumena, scrive La cantatrice calva nel 1950, anno della sua prima disastrosa rappresentazione al Thèatre des Noctambules di Parigi. Il lavoro – considerato inizialmente dai critici privo di significato e in seguito rivalutato come capolavoro di Ionesco e di grande successo - trae origine dalla lettura di un manuale di conversazione in inglese, i cui protagonisti sono gli immancabili Mr e Mrs Smith, il cui frasario è involontariamente comico e da “teatro dell’assurdo”. Ionesco compie la geniale operazione di riprendere la struttura “didattica” del manuale per trasporla in ambito teatrale, creando personaggi-marionette che ripetono schemi di frasi e situazioni nonsense in cui tuttavia gli spettatori possono riconoscersi, perché la banalità del quotidiano, soprattutto nei salotti piccolo-borghesi, è spesso infarcita delle stesse espressioni e della stessa vuotezza. Il dialogo tocca l’apice dell’insulsaggine quando i coniugi Smith discutono di Bobby Watson  e dei suoi famigliari, che si chiamano tutti Bobby Watson, per cui la confusione e l’incapacità di comprendere di chi e di che cosa si parla raggiungono il massimo. I rintocchi della pendola scandiscono le parole, sintatticamente ordinate ma vuote, come puri suoni (e tali diventano nel delirio verbale dell’ultima scena). Perfino il titolo stesso della pièce è paradossale, perché la cantatrice calva non esiste come personaggio: viene solo citata in uno scambio di battute (“E la cantatrice calva?”  “Si pettina sempre allo stesso modo”). La critica dell’Autore al conformismo e alla follia nascosta nella vita di ogni giorno, la volontà di creare una sorta di “anti-teatro” in opposizione al teatro classico o psicologico, rappresentando in scena quasi un vuoto metafisico, appare chiara nei personaggi degli amici degli Smith, i coniugi Martin, che hanno perfino dimenticato, in un assoluto e terrificante oblio, di essere marito e moglie. E  ha ragione l’eccellente regista dello spettacolo, Marina Spreafico, quando afferma che l’insensatezza dell’opera di Ionesco è solo illusoria, perché cela “una lucida e luminosa analisi della vita umana e dell’appena trascorso mondo del secondo ‘900”. In perfetta sintonia con questo pezzo anche il meno noto La ragazza da marito, conversazione tra un uomo e una donna, finti spettatori, che parlano di temi attuali (cambiamenti climatici, la violenza, la guerra) in modo banale, usando luoghi comuni e affermazioni lapalissiane, che appaiono in tutta la loro irrazionalità ma che appartengono purtroppo al nostro vissuto. Si ride, infine, proprio di noi stessi. Ottima la compagnia di attori, tra i quali spicca la bravissima Maria Eugenia d’Aquino. Da vedere.

Fino al 19 dicembre (e poi dal 10 giugno al 5 luglio 2008). Per info:  www.teatroarsenale.org

12 dicembre 2007                            Anna Busca

CORRIEREBIT ENOGASTRONOMIA2008

CORRIEREBIT FOTOGRAFIA ARCHIVIO 2008 

FRANCESCO CARUSO – MUSE                     

Genio del desnudo.  La fotografia di nudo artistico è sempre stata di difficile interpretazione; al fotografo è richiesta una particolare sensibilità per non cedere nell’esplicito e nel volgare. Nell’arte il confine tra erotico e pornografico è molto labile e l’artista misura la sua abilità e sensibilità con non facili equilibrismi su quella linea di confine. Francesco Caruso, fotografo toscano, dopo felici esperienze nella pubblicità, moda e cinema, approda al glamour e al nudo artistico e, con una raffinata interpretazione delle forme e dei gesti, eleva la foto di nudo ad opera d’arte, confermando come si può interpretare il nudo e l’erotismo con sensibilità e raffinatezza. Non a caso le sue apprezzate fotografie sono apparse su  Panorama, Max e Maxim dove, in Spagna, è stato definito “Genio del desnudo”. Sull’onda di questo successo è nato il libro “MUSE”, edito da Alsaba Edizioni, che raccoglie il lavoro di Francesco svolto negli ultimi cinque anni, dove in raffinate composizioni mostra il meglio della sua arte e delle sue modelle. Il libro è l’occasione per una serie di mostre itineranti ospitate nella catena alberghiera “UNA Hotels & Resorts” che ha fatto da location anche a molti degli scatti raccolti nello splendido libro fotografico. La prima mostra e presentazione del libro “MUSE” a Milano è dal 14 al  22 novembre 2008 presso l’UNA Hotel Tocq in Via De Tocqueville 7/d adiacente a Corso Como, una delle zone più alla moda della città. Per info: www.francescocaruso.com.   

                                             

Armando Melocchi www.myspace.com/armandomelocchi

 

BETTINA RHEIMS - PUOI TROVARE LA FELICITA’ - SGUARDI DI DONNE SENSUALI E COMPLICI.

           

Allo spazio FORMA di Piazza Tito Lucrezio Caro 1 a Milano, in mostra le immagini della fotografa francese Bettina Rheims, nata nel 1952, con un passato di modella, giornalista e fotografa ufficiale del presidente francese Jaques Chirac che la nominò Cavaliere della Legion d’Onore. Le fotografie di Bettina indagano il lato più glamour e trasgressivo del mondo femminile, attraverso sguardi complici e irriverenti di donne in pose audaci. Di fronte al suo obiettivo hanno posato attrici, modelle, spogliarelliste e pop star, ma anche donne comuni, tutte messe in scena da Bettina che, tra gioco e provocazione, ha creato delle immagini di donne sensuali protagoniste della scena e della vita. Lo stile della Rheims è unico e frutto di un lavoro paziente, accurato, volto a creare delle donne perfette icone di se stesse. Le oltre 90 grandi fotografie in mostra a Milano, sono una retrospettiva e un omaggio al lavoro della fotografa. Per il particolare contenuto e significato delle immagini esposte, la mostra è vietata ai minori di anni 16.     24-9-2008 Armando Melocchi      www.myspace.com/armandomelocchi

                                

Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1     INFO: FORMA Centro Internazionale di Fotografia 

 

FAMIGLIA CHA VAI, FRIGO CHE TROVI - Fotografie di Ambra Zeni. 

Una volta si diceva “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei” oggi, la fotografa Ambra Zeni, ha usato il sinonimo “Famiglia che vai, frigo che trovi” per dare il titolo ad una ricerca fotografica sui consumi e sui consumatori. Ambra ha chiesto di aprire dinanzi al suo obiettivo due porte: quella di casa e quella del proprio frigorifero. Gli scatti rubati a queste “intimità” hanno creato un interessante panorama sui modi di convivere e sui consumi nella moderna società italiana. Le foto di Ambra ci mostrano, oltre alla famiglia modello “Mulino Bianco”, una società di convivenze composte da semplici amici, oppure da coppie gay, da padri o madri separati con figli, singoli divorziati coi genitori, vedovi e molte altre “coppie” con un fattore che li accomuna: una certa omogeneità negli acquisti. Diverso è solo il modo di riempire i frigoriferi, influenzato dal ritmo di vita di ciascuno e dal numero di conviventi ma specchio comune di una società influenzata dai consumi in continua evoluzione. Un interessante sguardo dentro le abitudini di ciascuno di noi.Le immagini della fotografa Ambra Zeni, venticinquenne laureata in Comunicazione alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano, sono oggetto di una mostra alla Fabbrica Del Vapore in Via Procaccini 4 a Milano, dal 16 al 27 settembre 2008; info: www.polifemo.org

Armando Melocchi -  www.myspace.com/armandomelocchi    

MASSIMO SESTINI – NEWS PICTURES 

  

Trent'anni di storia italiana, tra costume, politica, cronaca, ritratti, gossip sono passati sotto l’obiettivo di Massimo Sestini, fotografo pratese classe 1961. Dal 18 al 24 settembre 2008, la Galleria Grazia Neri di Milano gli dedica una mostra, la prima della sua brillante carriera. Sestini è un fotografo straordinario, un “paparazzo dell’informazione” il cui successo si misura in una costante presenza sulle pagine delle maggiori testate giornalistiche nazionali e internazionali. Massimo, come nessun altro, ha la capacità di raccontare da vicino, velocemente, senza limiti, gli eventi, «sapendo combinare in modo straordinario contenuto, tecnica e composizione», come afferma Grazia Neri. La mostra a lui dedicata è un rapido sguardo su trent’anni di fotografie che raccontano in maniera spettacolare le piccole e grandi storie del nostro Paese e del Mondo; spaziando dalla cronaca al ritratto, dalle “paparazzate” alle foto che documentano avvenimenti storici e immani tragedie. Galleria Grazia Neri – Via Maroncelli 14 – Milano www.grazianeri.com 

Milano - 18-9-2008 Armando Melocchi   www.myspace.com/armandomelocchi 

 

ALIDA VALLI, MOSTRA E VOLUME        

Una mostra fotografica e un volume che raccoglie le immagini  delle quattro rassegne iniziate a partire dal 2005 fino ad oggi. Con questa dedicata ad Alida Valli si conclude il ciclo di quattro mostre dedicate ad alcune grandi attrici italiane che hanno segnato la storia del cinema italiano e non solo, diventate icone. Ospitata in  un piccolo spazio ricavato all’interno del negozio di San Pietro all’Orto, 26 – Milano, di Pier Giuseppe Moroni e curata dall’Agenzia Neri che ha fornito le fotografie. Fino all’8 settembre 2008, ingresso libero, dal martedì al sabato dalle 9,30 alle 18,00. L’esposizione ricostruisce in parte la straordinaria carriera attraverso alcune delle più belle foto scattate sul set dei molti film che ha interpretato. Alida Valli icona di eleganza e bellezza, di rara personalità e capacità recitativa. Grande interprete che giunse al successo nel 1941 con il film di Mario Soldati, tratto dal romanzo di Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico. Dall’esperienza dei telefoni bianchi al thriller di Dario Argento, inoltre è stata diretta da Alfred Hitchcock nel film Il caso Paradine, 1947, da Carol Reed, Il terzo uomo,1949 e da Luchino Visconti (indimenticabile la sua interpretazione in Senso del 1954). Il volume icone, edito da Electa, riunisce le foto di tutte le esposizioni, la prima dedicata a Monica Vitti, la seconda a Virna Lisi, la terza a Silvana Mangano, fino a concludersi con questo appuntamento. Testi di Gemma Brandi e Pier Giuseppe Moroni, pagine 144, in vendita in libreria al prezzo di 35 euro, Verona, 2008. Proprio di recente si è conclusa la mostra antologica dell’artista-fotografo Arturo Ghergo al Palazzo Reale di Milano dal titolo “Arturo Ghergo. L’immagine della bellezza”. In mostra gli scatti dell’artista che immortalò le stelle del cinema italiano. Da Alida Valli a Silvana Mangano, tra l’altro inserita nel catalogo della mostra. Alida Valli era la diva preferita dall’artista. Le fece parecchi ritratti, tutti differenti tra loro. Riusciva ad essere sempre diversa e possedeva un grande fotogenia. Insomma non si ripeteva mai la stessa espressione.

Milano - 10 luglio 2008 -                 Giuseppe Lippoli

Francesca e Kerstin :   RACCONTI E IMMAGINI DI BAMBINI

Presso "Libri e Caffè", via Pietro Maestri 1/angolo viale Premuda, dal 10 al 17 maggio, (inaugurazione sabato 10 maggio dalle ore 17), verranno presentati il libro di Francesca Colosi  e la mostra fotografica di Kerstin Schonbohm. I protagonisti di entrambi gli eventi sono i bambini. Bambini  spesso meno fortunati di quelli che incontriamo abitualmente ma non per questo meno ricchi di sentimenti, di gioia di vivere e storie da raccontarci.

Milano - 8 maggio 2008 -                 ago

Il linguaggio universale nelle fotografie del World Press Photo 2008 

Da più di cinquant’anni le migliori fotografie giornalistiche provenienti da ogni parte del mondo vengono proposte, selezionate e inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam, dove una giuria composta dai più accreditati esperti, eleggono le migliori immagini dell’anno, divise per categorie. Dal 1955 il premio è diventato uno dei più ambiti e importanti riconoscimenti per i fotogiornalisti. Le foto vincitrici dell’ultima edizione sono in mostra dal 3 al  25 maggio alla Galleria Carla Sozzani di corso Como 10 a Milano. La mostra del WPP ha una valenza storica, oltre che giornalistica, in quanto nelle 10 categorie del premio vengono riassunti tutti gli avvenimenti più importanti dell’anno 2007. I fotografi premiati sono capaci di sintetizzare, spesso in una sola immagine, le sensazioni di un avvenimento comunicandolo a tutto il mondo, trascendendo dalle differenze culturali, linguistiche e sociologiche. In sintesi, il WPP eleva la fotografia come linguaggio universale, che raggiunge livelli altissimi di comunicazione. La mostra di corso Como è organizzata dall’agenzia Grazia Neri e si svolge in contemporanea con la mostra al Museo di Roma in Trastevere organizzata dall’agenzia Contrasto. Sponsor internazionali sono Canon e TNT. L’immagine eletta foto dell’anno 2007 è quella del fotografo inglese Tim Hetherington che rappresenta, purtroppo ancora una volta, un soldato della guerra in Afghanistan che, stanco, prostrato e affranto, riposa in un bunker. Gli italiani premiati in diverse categorie sono stati Francesco Zizola, Simona Ghizzoni, Stefano de Luigi e Massimo Siracusa, a loro vanno i nostri più sinceri complimenti.

Per info: www.worldpressphoto.org  www.grazianeri.com  04-05-2008 Armando Melocchi www.myspace.com/armandomelocchi

 

"IL SECOLO DELL'AVVOCATO"

Da mercoledì 23 aprile, fino al 2 giugno 2008, al Palazzo della Ragione sarà aperta al pubblico la mostra “IL SECOLO DELL’AVVOCATO” dedicata a Gianni Agnelli a cinque anni dalla scomparsa.
Curata da Marcello Sorgi, l’esposizione, giunta a Milano dopo le tappe di Roma e Torino, ripercorre la vita di Agnelli attraverso filmati, immagini e una raccolta di oltre duecentocinquanta scatti di grandi nomi della fotografia italiana e internazionale.
“Grazie alla documentazione completa curata da Marcello Sorgi – ha detto l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi -, la mostra racconta la vita di Gianni Agnelli in un percorso fotografico che, documentando tutta la varietà degli incontri che ha fatto nella vita, ripercorre la storia di questa grande personalità della storia italiana, che ha indicato mode, tendenze, gusto, sensibilità, amore per la vita”.

FOTOGRAFIA EUROPEA:  ROXANNE LOWIT - GIUSEPPE VARCHETTA                    

Mercoledì 30 aprile alle ore 19 aprirà la mostra fotografica Pattern Room. Fotografie di Roxanne Lowit e Giuseppe Varchetta, con un testo di Marco Belpoliti, presso la Collezione Maramotti in via Fratelli Cervi 66 a Reggio Emilia. Il titolo dell’esposizione è aperto, volutamente evocativo.
Richiama inoltre l’antica funzione dei locali in cui la mostra è allestita: l’ideazione e la realizzazione di prototipi e modelli, quando l’edificio era fabbrica di produzione Max Mara.  
La mostra si inserisce all’interno della manifestazione Fotografia europea, organizzata dall’amministrazione cittadina, che quest’anno è alla sua terza edizione e ha come tema il corpo nel suo aspetto multisensoriale.
Le immagini di Roxanne Lowit e di Giuseppe Varchetta sono due diversi sguardi che documentano, interpretandole, le intriganti relazioni tra il corpo delle opere, degli artisti e dei visitatori nello spazio espositivo, scatti realizzati in occasione dell’opening della Collezione. La mostra vuole evidenziare questo complesso sistema di relazioni di forze e di energie che si potenzia nei reciproci rispecchiamenti.
Un testo critico di Marco Belpoliti accompagna e commenta il lavoro dei due fotografi, proponendo una riflessione sulla triangolazione autore, opera, visitatore e sul ruolo del fotografo.  
Gli scatti di Roxanne Lowit rendono protagonisti i corpi, trasformando in icona l’artista dinnanzi al proprio lavoro oppure “rubando” insolite confidenze fra artisti e opere in un gioco di libere ed eleganti narrazioni. Lei stessa dichiara: “Le nove fotografie scelte mostrano non solo gli artisti, i loro lavori e le proprie muse, ma anche gli spettatori che interagiscono con le opere, immortalando lo spirito del momento –l’interazione tra macchina fotografica e soggetto, tra artista e musa, tra me e voi. Sono ora completamente ritornata ai “patterns” (“modelli”, “fantasie”, “disegni”), avendo io cominciato la mia carriera disegnando fantasie come designer tessile. Fui felicemente fuorviata da una macchina fotografica che mi ha oggi riportato alla “modelleria” in cui una volta i modelli venivano tagliati e dove il percorso della creatività continua”.  
Le immagini rigorosamente in bianco e nero di Giuseppe Varchetta riprendono spazi rarefatti, ma densi di significato e fissano le energie sottili che corrono tra corpi che si tangono: quelli dei visitatori e quelli delle opere, consegnandoci identità inedite delle opere stesse, ogni volta rinnovate dalle differenti percezioni di chi guarda.

Gourmand World Cookbook Award 2008

Miglior libro fotografico al mondo sul vino Il nostro libro 'Le Marche... l'orto del vino' ha partecipato il 13 aprile 2008 all’Olympia Theatre di Londra al 'Gourmand World Cookbook Awards' 2008. Per la manifestazione sono arrivati librida ben 107 paesi e hanno partecipato 25 editori italiani. Siamo felicissimi di comunicare a tutti gli amici lettori che in finale 'Le Marche... l’orto del vino' ha vinto il premio come 'Miglior libro fotografico al mondo sul vino' superando la concorrenza di libri provenienti da 12 paesi. L’editore, l’autore Andrea Zanfi e il fotografo Giò Martorana esprimono un sincero ringraziamento a tutti. 'Il volume fa parte della collana annuale sulle grandi aziende vitivinicole delle regioni d’Italia. Andrea Zanfi intervista i protagonisti di storie affascinanti e lunghe tradizioni. Giò Martorana offre un’incredibile serie di foto con il suo tocco elegante e appassionato'. Carlo Cambi, Andrea Zanfi e Giò Martorana hanno vinto precedentemente come “Migliori al mondo” nel 2004 con “Viaggio tra i grandi vini di Sicilia”. Carlo Cambi (Poggibonsi - Siena) è stato anche premiato “Migliore editore al mondo per il settore vino” nel 2005.

Per maggiori info: www.carlocambieditore.it 

Milano - 21 aprile 2008 -   c.stampa

ANDREA BARIN:  " DISEGNI "        alla Forni Galleria d'Arte di Bologna -  dal 12 aprile

Il disegno è il mezzo espressivo che Andrea Barin predilige, è "un giovane artista torinese, amante dell’incisione e delle tecniche di quest’arte antica ma, soprattutto, e forse conseguentemente, amante della matita e del disegno, come cifra unica di identità artistica." Queste le parole di Daniela Del Moro, autrice del testo in catalogo, Saranno una ventina le opere selezionate per questa personale, tutte di formato medio (salvo un grande disegno di un metro e mezzo) e tutte eseguite a matita su cartoncino Schöller. Concepiti con un’attenzione particolare al dettaglio, i suoi disegni raffigurano interni o particolari di interni che spesso rivelano un'apertura verso l'esterno, una finestra spalancata sui tetti della città, una porta aperta su un giardino, su un patio o un terrazzo,  sempre e comunque frammenti di realtà, rigorosamente in bianco e nero ed esclusivamente eseguiti a matita.
 Così Daniela Del Moro interpreta il suo lavoro:  "(…) Lontano dalla più decadente nostalgia, il sentimento malinconico di un artista come Barin alimenta la sua ricerca per un nuovo “senso” del tempo, un tempo che Lui ha “sofferto” da adolescente e che lo riscatta, oggi, in una dimensione straordinaria del “fare”: i suoi disegni sono, infatti, opere del tempo, nella stratificazione lenta di mine che aggiungono forme ad un ricercato equilibrio del chiaro-scuro. Un tempo diventato compagno di vita, amico di letture e collega di tecniche raffinate per raccontare e sfogliare un personalissimo diario, un “paesaggio” dove ogni elemento è attore e non comparsa, dove “nulla accade per caso” e nulla è solo ricordo…" (…)
Andrea Barin nasce nel 1971 a Torino. Dopo la maturità artistica prosegue gli studi all'Accademia Albertina conseguendo il Diploma di Pittura nel 1996. Vive e lavora a Torino.

 

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